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UNIVERSITY OF ILLINOIS LIBRARY AT URBANA-CHAMPAIGN 



APR 2 7 f 
JAN 2 6 199C 



N0T1CE 






L161— O-1096 



STORIE BRESCIANE 



Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/storiebrescianed07odor 



STORIE 

BRESCIANE 



DAI PRIMI TEMP 



SINO ALL'ETÀ NOSTRA 



NARRATE 



FEDERICO ODORICI 



Vol. VII. 



BRESCIA 



PIETRO DI LOR. GILBERTI 

IirOCRAFO - t. IERAJO 



1857 



Sotto la tutela delle leggi. 



545. 

OdUs 



Cutmttafrttti 



Come navicella che lietamente al porto s' avvicina 
condottavi, non eh' altro, dalla violenza medesima del 
flutto che diresti combatterne i fianchi, e ne accelera 
invece il corso desiderato, la storia vostra progredi- 
sce sempre più. 

Noi scorremmo nell'ultimo volume gli avvenimenti 
dalla metà del secolo XIII al cadere del 4 332. Ve- 
demmo alla morte di Federico II risollevate le parti 
guelfe, ch'erano le nostre, combattere le imperiali 
che s'attestavano qua e là dentro le rocche della pro- 
vincia. Epperò concordie fra le città lombarde, e in- 
terni provvedimenti, e statuti pei castelli da confine e 
pei Malesardi, quegli esuli fatali che nell'esilio ritem- 
peravano gli sdegni e gli amori della fazione^ ed atti 
pubblici d' ogni fatta, che noi pubblicheremo in questa 
parte del Codice Bresciano a porvi innanzi la rigo- 
gliosa vitalità del nostro Comune, durata contro agli 
assalti degli Eccelini, e della Casa d'Angiò, che blan- 
diva i nostri guelfi per averli più servi che compagni. 

Noi vedremo nel Codice i documenti di quella 
nuova servitù combattuta dai profughi, e spegnentesi 



collo spegnersi degli Angioini: vedi «ino le ristorate 
libertà del Comune, e gli statoti e le paci e le salde 
operosità del vescovo Berardo e dei consoli bresciana 

che ne seguivano i larghi divisamene: donde poi la 
cresciuta potenza, e dalla potenza la virtù che ci mosse 
a combattere noi soli contro tutto Y impero nella 08- 
sidione del 4 311, quando Arrigo VII per sua cle- 
menza ci permetteva di non morire e di far testamento. 

Noi porremo nel Codice gli atti estremi del libero 
Comune cessato per sempre intorno al 4 332, per 
quanto spetta alla gloria municipale del fare da s< : 
ma continuato però sempre lombardo per più d'un 
secolo, e che datosi finalmente allo Stato veneziano, 
gloriosissimo e nostro, ne serbò costante la fede sino 
a quel giorno in cui trovossi deluso in prima, quindi 
venduto ad altri con esso lui. 

Ma di un'altra potenza noi vedremo i richiamati 
diritti-, quella cioè della Curia, la più estesa e più 
forte delle bresciane feudalità, che dai tempi di Gio- 
vanni da Palazzo e di Berardo Maggi rinvigoriva: noi 
vedremo il sacerdote di castello in castello, chiamati i 
vecchi del paese, rinnovare le antiche servitù dell' ec- 
clesiastico vassallo: quelle servitù nuove, caratteristi- 
che, originali, sfuggite a molti, da molti ad arte non 
toccate, noi le daremo in questa parte del Codice di- 
svelatoci di vera e quasi che intatta istoria nostra. 



APPENDICE AL VOLUME VI. 



CODICE DIPLOMATICO 

BRESCIANO 



CONTINUA IL COMUNE BRESCIANO 

FINO ALLA MORTE DI FEDERIGO II 

CIOÈ 



Precedono i documenti sorvenuti dopo la pubblicazione della V parte 
del Codice Diplomatico sino al 1202. 



CCXVII. 

( Anno 1133 — 2 settembre ) 

Obcrto da Brescia e la sua chiesa di &. Vigilio. 

Bolla d' Innocenzo li ad Attone abbate dì Fallombrosa. 

Breschi 1. 
Ut ergo divina suffragante clementia in ecclesia beati Vigilii 
qua? in Gremonensi Episcopati! loco qui turris Trintina dicitur 
quom itaque dilectus filius noster Obertus brixiensis Ecclesia? 
canonicus cum consensu patris sui Ricchelini etc. per manus 
nostras beato Petro sub annua pensione .... obtulit persol- 
venda etc. 

Viene sottoposta all' abbate Vallambrosiano (Datum Senis UH non. 
Septemb. 1133). 

1. Breschi, Vita di s. Atto vescovo cumento III. — ■ Ugbelli, Italia 

di Pistoja, 1855, pag, 244, do- Sacra Ep. Veron. col. 777. 



10 CODICI 



CGXVIII. 

( Annu i ico — 9 febbraio ; 

11 comuue di Madcrno. 

Privilegio di Federico I. 

Facendo parte quesf alto di un decreto di Roberto T€ di Provenza 
del 1322, pensava recarlo come un frammento di esso: ma forse meglio, 
come abbiam fatto di quello di Ottone 1 in queir alto inserito, è il porlo 
qui siccome spettante all' età dei liberi Comuni lombardi. 

In nom. Sanctc et Individue Trinilatis. Fridericus divina 
favente clementia Romanorum imperator el semper augusto*. 
Ad imperium spectat dignilatem etc. 

Notum esse volumus qualiter Nobis concedentibus super 
lacum Benacum homines liberos babitantes in Materno in ter- 
ritorio Brixiano ad instantiam Materni et Laurei fidelium no- 
strorum ipsum Comune et Universitatem Materni, mares et 
feminas cum uxoribus et fdiis, ac filiabus eorum servis et au- 
eillis suis omnibus proprietatibus et substanciis eorum, mobi- 
libus et immobilibus presentis et futuris prò majori securitate 
sub nostre imperialis potestà tis mundiburdium ex integro in 
perpetuum recipimus, salva tamen imperiali justitia. Precipimus 
itaque ut nulla civitas, nullus Episcopus, Dux, Marchio, Comes, 
Sculdasius, seu aliqua magna parvaque persona eundem Co- 
mune et Universitatem Materni in co loco habitantem mine 
et in futurum distringere, pignorare, vel calumuiare presu- 
ma t. Et nullus potestative in eorum mansiones ingredi tentet. 
Nec fiat eis contradictio venandi, piscandi, aucupandi per tolum 
lacum Benacum, Ripatium, Toloneum, Hostaticum, aut aliquaui 
publicam factionem ab eis exigat etc. 

Dat. V Idus februarj Ann. Dom. Incarn. MC. LX Ind. Vili. 

ì. Vitali, Rer. Matern. Monum. — Storie Bresciane, tomo IV, 

Ms presso il Com. di Maderno, p. 313, ove a linea penultima 

e Coti. 02 della mia Raccolta. leggi 1160. 



DIPLOMATICO 1 I 



CCXIX. 

( Anno ! 162 ? ) 

L'abbate di s. Eufemia. 

Lupo 1. 

Sentenza dei cardinali legati per Vallalta, per differenze già poste nelle 
mani del vescovo di Brescia e dell'abbate di s. Eufemia. 



CGXX. 

( An. 1177 — 7 marzo ) 

La pieve di Bovegno. 

Inedito 2. 
Atto di Gandolfo arciprete (successore forse di Bresciano, del quale 
ha una carta 8 luglio 1159 A, n. 1 dell' archipresbiterale Archivio), pel 
quale si conosce che la pieve manteneva V Arciprete, un prete, due chie- 
rici, costituiti come al solito in collegio sacerdotale o capitolo, chiamato 
dei confratelli della chiesa di s. Giorgio di Bovegno. 

CCXXI. 

(An. 1177 — 22 luglio) 

11 comune di Bovegno. 

Inedito 3. 

Il Comune di Bovegno compera da Mazzolo Ferratio un bosco in 
contrada Marlina. 

CCXXTI. 

(An. 1180 — 23 febbraio) 

La Porta Matolfa. 

Inedito 4. 

Otto preposi tus eccl. sci Faustini et Iovite .... per se et 
vice siioium fra t rum investiverunt etc. una pezza di terra juris 
predietse ecclesia? et jacet prope Portaru Matulfi extra fossalum. 

1. Lupo, col. 1302 del Cod. Dipi. pilato da Pietro Voltolina, prete 

Bergom. — RONCHETTI, Storia da Iseo, nel 1765. 

di Bergamo al 1162. 3. Perg. Rot. 2, n. 1 dell' Arch. Com. 

2. Pergam. A, n. 3 dell 1 Arch. Com. di JBovegno — ed Annali sudd. 

di Bovegno — « ed Annali di quel 4. Arch, prepos. di s. Afra — e Cod. 
Comune. Volume in foglio, com- 62, pag. 59 della mia Raccolta. 



12 CODICI 

CCXXIIJ. 

( Anno 1 157 — 2 -j\ 

I denari nuovi milanesi e bresciani. 

lordilo l. 

Alberto Gambara compera da Guglielmo Vitello no fondo perito 
e mezza honorum denariorum inforHatonm ti novorum ». ti I 

CCXXIV. 

Mn. 1181 — 20 gennaio; 

La sentenza dei rettori lombardi. 

Inedito 2. 

Ivi si nomina Uyo Domini Taxonis Consul Brixia. 

ccxxv. 

( Anno 1184 — 24 marzo ) 

1/ arciprete di Grlniouc. 

Inedito 3. 

In Christi nomine die lune qui fuit sexto die exeimte mense 
martii in loco Pontisvici sub portico plebis presentia honorum 
hominum quorum nomina inferius leguntur. per lignum quod 
in sua tenebat manu dominus Johannes venerabilis episcopio 
brixiensis investivit archipresbiterum de Grimono, nominatim 
de una petia nemoris qui iacet in cinte Pontisvici. Coheret ei 
a mane comune, a meridie Olium, a sero Olium. a monte fi- 
lium retoldi si ibique alie sunt coherentie. Ita ut faciat exinde 
a presenti die ipse et sui successores aut cui ipsi dederint una 
cum accessione et ingressu seu cum superioribus et inferiori- 
bus suis quicquid voluerint sine omni sua suorumque heredum 
successorum contradictione, prò solvendo anualiter fictum in 
omni festo sancti martini XII denarios vel ad octavam, et si 
non solverit in suprascripto termino debet dare duplum. Et si 

l.Arch. del co. G. B. Calini. Pubbli- 2. VERCI, Storia degli Ecceliui - 
cheremo altrove quest'atto, non ha t. III. 

guari sovvenutomi, che sarebbe il 3. Archivio Secreto di Cremona - 
più antico ricordo di denari bresc. D, 11, in line. 



DIPLOMATICO 13 

suprascriptus archipresbiter vel sui successores vendere volue- 
rint, debent suprascriplum dominum episcopum vel successores 
appellare et dare ei per duodecim denarios minus debet quam 
alii nomini, et si emere noluerit, vendat cui melius potuerit 
vendere, excepto servo aut ecclesie vel potenti. Ita tamen ut 
suprascriptus dominus episcopus ex hoc habeat duodecim de- 
narios. Et insuper promisit suprascriptus dominus episcopus 
per se et suos successores suprascripto archipresbitero ejusque 
successoribus aut cui ipsi dederint suprascriptam petiam ne- 
moris ab omni homine defendere cum ratione sub pena dupli. 
Actum est hoc anno domini Millesimo C. L. XXXIIII. Ibi fuere 
oddo advocatus, teutaldus Aericus de Virola, ardericus clericus 
de Pontevico, Eidius de Pontevico testes rogati. 

Ego Albertus sacri palatii Notarius interfui et rogatus hoc 
breve scripsi. 

Ego Ambrosius de Vescovato sacri palatii notarius etc 

Ego Dodhus de Vescovato Notarius etc 

GCXXVI. 

( Anno 1188 — 22 settembre ) 

1/ accordo fra Piacenza e Parma. 

Astezati f. 

Intervengono adesso i rappresentanti di Bergamo, di Brescia e d'altre città. 

In nomine Domini. Amen. Anno 1188. X. Kal. Septembris in 
Civitate Placentiae in publica concione ante majorem Ecclesiam 
congregata presente Domino Godefredo Comite de Lamello, Mar- 
tino de la Turre, Uberto de Landriano, Ottonobello Zindilario, 
qui sunt de Civitate Mediolani; Domino Apozazio Advocato de 
Brixia, Bonapace, atque Desiderio Judice ejusdem Civitatis Bri- 
xiae; de Marchia interfuerunt praesentes Otho Judex, Gerardus 
de Calaono; de Civitate Placentiae erant praesentes in conclo- 
ne illa Albertus Mantegatius, Petrus Vicecomes, Opizo Novel- 
lus, et Gulielmus Scorpius; Detesalvus Advocatus de Bergorao, 
qui in colloquio tunc temporis Placentiae facto vicem Rectoris 
obtinebat, concordia, et voluntate Gulielmi de Losa, tunc 
1. Astezati, Commenl. Manelrru de Obsid. Brix. pag. XXX. 



14 CODICE 

Potettatit Bononiae, et Rectori, Lanfranci de Oldanii Rectorii 

Mcdiolani, Ubcrtini de Valezo Rectoris Vcron.-r, àttODIi de 
gano Pra?loris Man tua?, et Rectoris. faoobi de Fettone Rectorii 
Novaria?, Ugonis Voglerii Eectorii Regi), M ' . . . . Lufchi Re- 
ctoris Vincentiac, Fiorii Judicis Recloris Tanisii, atque Miti de 
Brixia, qui omnes in jam dieta concione aderant; prtacepit 
jam dictum Bononiae, et illum Regii, et illuni Parma?, ut Pai- 
mam irent, et Parmensibus aperte Rectoribpt praeciperent, qua- 
tenus Verona? usque ad proximum colloquium ibi statutum 
ante Rectores adessent, parati attendere, et obedire omnia piac- 
cepta, qua? Rectoribus eis fecerunt de facto Placentinorum: 
nec interim aliquo modo Placentiam offenderent per commu- 
ne, vel divisum per se, vel per alios, et quod non permitte- 
rent aliquos in offensione Placentinorum per suam terram, 
vel per suam forciam ire, et quod Consiliare venirent [arare 
attendere totum, sicut tupra dictum est. Et ibidem Detesalve 
prsccepit Placentinis, ne infra hunc terminum Parmenses of- 
fenderent per commune, vel per divisum, per se, vel per alios, 
nec permitterent aliquos per suam terram, vel per suam for- 
ciam in offensionem Parmensium ire. Statuit insuper voluu- 
tale Reclorum, quod Piacentini simile juramentum Parmen- 
sibus facere debeant. Itemque jam dictus Detesalve concordia, 
et voluntate illorum Rectorum praecepit Rectori Man tua?, Ve- 
rona?, Tarvisii, atque Vineentiap, ut Cremonam irent, et a parte 
Rectorum eis dicerent, quod Placentinos non offenderent, nec 
vetarent eos eorum terra, vel aqua uti; et praecepit Rectori 
Mediolani, Novariae, atque Vercellarum, ut denuntiarent Pa- 
piensibus colloquium a Rectoribus Verona? statutum, ad quod 
si vellent, securiter venirent, et a parte Rectorum eis dicerent, 
ne Placentinos offenderent, nec eos eorum terra, vel aqua uti 
prohiberent; quod si facerent, quisque Rectorum similiter ve- 
tabit Papiensibus sua; si vero Parmenses jam dieta praecepta 
plenarie non adimpleverint, dixit quod Rectores eos in ban- 
num mittent, et Placentinos adjuvabunt, et taliam militum 
facient ad dandum in adjutorium Placentinorum, et ibidem 
in continenti jam dictis testibus eadem concione existentibus 
Bonapax de Brixia concordia, et voluntate ipsorum Rectorum 



DIPLOMATICO 15 

ibi pnesentiuni lioc idem dixil, et confi rmavit, quod Detesal- 
vus dixerat. 

CGXXYII. 

( Anno 1 188 ) 

mancrliio e Bagnolo. 

Inedito l. 

A pagina 143 del tomo V delle Storie ricordammo la contessa Fer- 
linda, che prima del 1169 lasciava la sua corte di Bagnolo al vescovo di 
Brescia. 

In quell'anno Raimondo vescovo prò mercede anime sue...ac Due Co- 
mitisse Ferlende que curtem Bagnoli eptu prò anima sua reliquit, autorizzava 
le monache sce Marice de Minervio di cavarsi un acquedotto, animandolo 
coli 1 acqua del fiume di Bagnolo: vaso chiamalo il Rumo de Menefher con 
atto 12 novembre 1169 super Laubia s. Martini civit. Brix. da noi ci- 
tato nel Codice, presente Pietro prevosto di s. Pietro in Oliveto. 

Nel 1188 Giovanni vescovo, presenti Ugucione Marlinengo, Alberto 
Confalonieri, Milone Lavellongo, Milone di Ugone, Raterio della Garcia ed 
altri, riconosceva pel monasterio di Manervio i privilegi al medesimo con- 
cessi dal vescovo Maifredo. 

Senonchè oltre al vaso dedotto dal fiume Bagnolo già dal 1165, Boc- 
caccio dei Boccacci ed altri di Manervio investivano il monastero (noi diemmo 
in parte il docum.) de aqueductu Muloni prò investitura firmata super al- 
tare sce Marioz predicti monasteri presenti Vuifredo de Lograto, Raterio de 
Garza, Lafranco de Unsado, Vuido de Purziano etc. — e con altro docum. 
11 maggio 1165 parecchi de loco Porziano investivano il monastero del 
diritto di far passare l'acqua del Mulone per la corte di Purziano, presenti 
Guglielmo da Oriana, Alberto da Golonengo, Berardus Madii, Boccaccio 
da Minervio ecc. 2 . 

GCXXVIII. 

(AD. 1119 — 1146 — 1192 ) 

Rodeugo. 

Inedito 3. 

Tre documenti noi recammo del monast. di Rodengo: l'uno del 1090 
(correggi il 1093 sotto cui fu dato, pag. 77, n. 14 del t. V), il secondo 
del 1111 (ivi). 

1. Luchi, Cod. Dipi. Brix, pag. 7, Ivi il documento dell' Osp. di 

8 ecc. del mio esemplare. Rodengo. Un indice del quale 

2. Luchi, 1. e. pag. 7 e seg. ivi esiste per mano del prete 

3. Archivio dell 1 Ospitale di Brescia. Barelli. 



-10 CODICI 

Or citeremo un atto del 1119, eoi quale ùcku Kai m su- 

burbio civit. Drix. in loco Vivario Vidone de !<■<<• Brémbic <t nw 
de loco Terrenzano invegte il clerium mistum ti offeUUem mo\ 
colai de loco Rodingo. Un altro del 1146 , col quale mense junii in m 
de Rodingo eie. Tanasius fil. q. Stavotendi di loco Cocalie fedi finen et 
refulationem in manib. dom. Giselberlum priorem ti mi &st. de 

Rodingo di alcune pezzo di terra. 

La terza del 1192, con cui Giannettone di Cazzago cede al monastero 
di s. Nicolò in Rodengo parte di molino, ed un fondo in Cazzago. 

CCXXIX. 

( An. «19! — 9 febbraio | 

11 |»i*oc<'sso Leonciise. 

Inedito 1. 

Notevole è questo brano di processo Leonensc in conciona Brixie per 
alcune misure agricole e costumanze feudali ivi accennate nelle interro- 
gazioni testimoniali contra i Bonacorsi di Verola: 

Quatuor sextaria grani ad starium Brixiae 

Mediam quartam vini 

Dabat ei medietatem unius scutiferi in feudum 

Tenere terram ad tercium 

Medium starium ordei ad grossos 

XXXII mozolos milii et milice et de fasel et de panico 

Trahere unam fluram frumenti 

Frumentum in covibus sex trentinas de terra ad medium, et 

IIII trentinas de terra ad quartum et XXX coves siliginis 

et octo sojos de uva fullata 
Novena minalia frumenti 
Medium conzum de vino de livello .... et XXXII sojos vini 

in gratis 

CGXXX. 

(An. 1192 — 14 agosto) 

La strada di Cremona. 

Inedito 2. 

È un processo per quistione insorta fra il convento di Manervio e 
Lanfranco di quel luogo. 

1. Luchi, Cod. Dipi. Brix. p. 205 2. L.UCHI, Codex Diplomai. Brix. 
del Codice Labusiano — ■ e 74 del pag. 11 e 12 del mio esemplare 

mio — n. 26 della mia Raccolta. n. 26. 



DIPLOMATICO il 

Sosticnsi quod domini de Manervio non sunt nniversales domini de 
curie Manervii quia sunt ahi milites. Si citano come consoli di Brescia 
del 1190 Oprando Martinengo ed Obizzo degli Ugoni. 

Caracusa figlia di Azzone vessillifero parla dell'uso di gettare contra 
un 1 opera nuova di cui non si riconosce la legalità (come fecero le monache 
di Manerbio contro la Chiusa di LafFranco) colla formola: ego renuncio 
opus novum ad ogni colpo di pietra. Manfredo Castagna, Ugone Pacheno 
ed un Bofella erano consoli allora di Manervio. Un testimonio asserisce dnos 
de Minervio tenere nemora quee appellabantur Communio, per feudum ab 
Episcopo . . . . sed arimannos dicit esse qui dicunt se debere tenere nisi 
per imperatorem. 

Vi si nomina la chiesa di s. Salvatore di Manervio e il titolo di s. Sil- 
vestro, il prato dei Sacerdoti, la sfrata que veniebat a mane porte mona- 
sterii de Manervio a Cremona versus Brixiam. Vi si citano le Marghe e i 
Cardinali per la direzione delle acque irrigatorie ecc. 

CCXXXI. 

(An. 1175 - 1194 — 1268 ) 

Alcune piccole rettificazioni. 

Nelle Storie Bresciane, t. V, pag. 236, è un console Galzcrio, che 
supposi dei Poncarali, come risulta dall'Elenco del Peroni. Ma nella carta 
del 1494 dov'è citalo, e da me pubblicala nel t. VI, pag. 85, corse per 
errore il nome Desiderio. Anche al l. V, pag. 228, nota 2, in sostituzione 
del citato Zaccaria si legga — Archivio di s. Giovanni, documento del 
1175. — Nel t. VI, p. 193, prima linea di testo — Colla morte di Carlo ecc. 
leggasi — Colla morte di Corradino ecc. 

CCXXXII. 

( An. 1196 — 4 novembre ) 

Alberto dei Giudici di Brescia. 

Vcrci 1. 

La Lega Lombarda decide che Bassano spetti ai Vicentini, ed as- 
solve Eccelino da Romano di un debito che aveva col comune di Padova, 
presenti D. Bruxadus ambaxator Brixice et D. Albertus de Judice BrLxice 
Rectoribus societatis Lombardice, 



Verci, Storia degli Eccelini - t. Ili, pag. 125, docum. N. LXII. 
Odorici, Slork Brcsc. Voi. VII 2 



18 CODICE 



CCXXXIII. 

( Ari. 1128 — 22 agosto ) 

I livelli in Valcam. del ve*c. Giovanni. 

Inedito 1. 

Hcredes q. Dni Bellotti et q. dni Guucardi <\. Dni Arde- 
manni de Brcno II solid. imp. prò decimis Novalium de Breono 
et de Buenno et de Vcsia et de Astrio et de Denimo et de Io- 
nico ex investitura olim facta per dnum Joannem Brix. Kpum 
in q. dnum Bellotum et Guiscardum prout continetur in carta 
inde facta .... die lune 8 exeunte Aug. 1198. 

Dal medesimo libro di Transunti delle Investiture Episcopali compilali 
dal Lucili, poco sotto il suddetto documento ed all'anno \'lol sono citali 
come livellane episcopali parecchie chiese: fra queste citeremo 

1237 Plebs s. Martini de Gargnano. 

Sorores Convertita; de civitate Brixiae prò ecclesia s. Sai- 

vatoris et Eccl. s. Mathiae dictarum sororum. 
Ecclesia nova s. Gregorii terra* s. Vigilii de Valtrumpia. 
Ecclesia s. Michaelis dedicata de novo in terra de Villa 

de Valtrumpia. 
Ecclesia s. Marchi edificata ad domum ordinis humilia- 

torum de Medio (in Brescia) 
Hospitale de Remedello inferiori 
Hospitale s. Joannis de foris 
Monasterio de Provalio 
Ecclesia s. Salvalorìs de Brixia. 

CGXXXIV. 

( Anno 1200 — 13 novembre ) 

Le decanie di Voliamo ed il Tese. Giovanni. 

Inedito 2. 

In Christi nomine die sabbati XIII exeunte novembri sub 
portic. Solarii plebis de Buarno in presentia dni Archipres- 

1. Luchi, Transunti d'Investiture Quirin. E, I, 1, in Episcopum 
dell 1 episc. di Bresc. Cod, autogr. Joannem. — Storie Bresciane, 
della Raccolta Ducos, n. XXX. t. VI , pag. 265. Ivi si corregga 

2. Fainus, Whesaur. Brix. Eccl. Cod. il giorno (13 nov.). 



DIPLOMATICO 19 

biteri Oberti et dni presbiteri Otonis et dni Azonis de Pal- 
latio etc. — Omnes suprascripti juraverunt ad s. dei Evangelia 
dicere et designare veritatem et tacere mendacium de jure et 
jurisdictionibus et usantiis Curtis Buarni que et quas dnus 
Epus debet et solitus est babere. In Deganias de plano Buarni 
et Prandalii — Postea die Lune sequenti procur. prenominati 

homines scilicet Madalginus et Guyelinus etc et 

Testa Carvanni de Degagna Carvanni et Guydo Berxani et Al- 
bricus de Degagna de Tegis et balza de Mandalo. Confessi 
fuerunt coram dno Ioanne de Pallatio Brixiensi Epo et coram 
aliis illius terre coadunatis in platea ecclesie Buarni quod 
juraverunt ad s. dei Evangelia designare et dicere veritatem 
et celare mendacium de jure jurisdictionibus et rationibus et 
usantiis quae et quas d. Epus debet et solitus est habere in 
Curte et Plebatu et deganiis de Buarno et Prandalio et per 
sacramentum dixerunt et disegnaverunt ibi ita ut inferius legi- 
tur, scilicet quod degania de Carvanno debet .... facere et 
solvere dno Epo et illi qui tenent prò eo tres soldos Imp. et 
dimid. prò uno quoque foco et faxum unum feni et unam 
spalam porci prò uno quoque qui occidit porcum cum osso 
rotundo sine fraude. sine lardo et cudica et quinque bacetas 
grani prò foco scilicet frumentum et sigalem et fabam et 
omnes quatuor deganie debent facere ecclesiam s. Marie et 

s. Ioannis et partem subligis et quatuor Iripethentis, 

quas non debent dare, sed debent casam in laborerio ponere. 
Que tripithenta dant illi Provalii et Liani. Illi de Vestino dant 
unam subligam et trabunt eam usque ad pontem et ponunt 
eam in sicum usque ad terminum. Et illi de Ano .... alte- 
ram et eam traunt usque ad pontem. Et illi de Ydro alteram 
et eam traunt usque ad pontem. Et illi de Provalio alteram 
et tria trepethenta et trahunt eam, et ea usque ad pontem. 
Illi de Luyano unum trepethentum et trahunt eum usque ad 
pontem ed usque ad terminum, et Curia dat eis tres terminos 
prò una quaque subliga sine fraude, et si predicta cadent non 
debent bamnum curie, et Curia aufert eis bamnum centum sol. 

Imp. unius detur prò una subliga et de trepethentis 

in arbitrio curie et de laborerio et plancis in arbitrio dni 



%0 CODICE 

otnncs quorum Deganie implent . ••<• baptismu 

faciunt loallam et trci j arte* lobie el quartana 

dnus prò illis Praodalii et omncs quorum degan iif debenl . 

domum castri usque ad summitateui ijjiiImuiu murìf castri. 
Item illi Carvanni Cagnaie <•[. Scemi et Osesegni debent dare 
prò uno quoque foco sex parapstdes scili ce t duaj in Natale 
dni et duas in Pascha et duai in s. Maria AUgu&ti el ili: de Ino 
dant et traunt prò foco unum plausi um lignorum in I 
et in Natali et trahunt molas cum deganie TeJie et Pl.titi. Et 
quando rex seu Imperato* 1 venit forai in Lombardiam domtu 

seu sors s. Maria? illorum dant unum multonem et illi 

de Carciis altcrum et illi de Osegno alteram item illi de Car- 
vanlio dant unum pastum et illi de Cagnaga altcrum et illi 
de Eno alterum et illi de Secino et Cersescgno alterum etc. 
Item illi de Carvanno et Cagnaga et Secino et Cersesegno se- 
gant piata de subtus et ducunt fenum et dominus debet dare 
eis comedere quando segant ad segare. Et illi de Ino segant 

prata seu segala et ducunt fenum et dominus dat eis 

unum pastum quando segant. Item illi de degagna Carvanni 
debent facere Postam in Gaimoncello si gazia est in Trato cum 
preceptum eis fuerit. Et si Cazia est in Canale debent facere 
in Vissoale, et si est in silva Scura debent facere ad Robia . . . 
. . . Illi de Ino debent facere Rostam, et ad perticlam et per 
tres Tices in anno etc. et si non defenderent Rostam debent 
dare Guadiam Vacliam unam sine fraude et prò bamno et si 
ursus occisus fuerit auferatur una ovis sine fraude illi de de- 
gania in qua occiderit et si exierit de plebatu Buarni et oc- 
cisus fuerit non in eo plebatu illi de degania in qua moretur 
dant pecoram et quando bernarii vadunt ad caziam per vilJas 
prefate deganie vadunt et colligant cenam et faciunt cenam 
cum illis qui jungunt ad gaziam et cum cani bus tunc illi de 
Sicino dant decimam et quatuor pastos, quatuor bominibus 
prò pasto. Illi de degania de Teys dant duo Epo et illis qui 

tenent prò eo quatuor solidos imp. prò foco aflctatos 

et spalam porci et unum faxum feni et unum plaustrum ligno- 
rum et duas parapsedes ad mensuram Curtis frumenti et 
sigillis et fabam et trabunt .... cum illis de Ino et degania 



DIPLOMATICO 2l 

Plani et quando tradunt etc de bernaria debent 

facere idem ut in Degania Carvanni et si caziam est in ca- 
nalis Liani debent facere Rostam in Basini et si est in Fo- 
yero debent facere Rostam in Arona de bamno si non defen- 

dant debent facere illud idem ut in Degania Carvanni 

dare prò quolibet foco quinque solid. imp. prò 

condutiis idem debent facere de ecclesia et baptismo et cazia 
et Ponte ut alii et cuiusdem de fleto debet habere dominus 
in Villa Tellie ili i de Friolis debent dare unum pastum, et 
i 11 i de Teliis alterum et illi de Dosina alterum et quando Rex 
seu imperator venit foras fìlii Calvi debent dare unum mul- 
tonem et Filii Acerbi de Teliis alterum et filii vici de Dosina 
alterum et illi de Degania segant segablam dominicam rastel- 
lant fenum et ametunt et ducunt. Dominus dat eis comedere 
duas vices in die et omnes illi qui trahunt molas et Ugna 
debent trahere ad cameram dni Episcopi Brixiae. Item dicunt 
Albricus et Botilia quod illi de degania Telie debent facere 
ad Fobiam et si non defendunt de bamno. Idem ut aliis et 
filii Fobie cum suis consortis debent dare 24 Imp. fleti in 
degania Plani debent dare prò foco tres soldos imp. et dimid. 
duo Episcopo et illi qui tenent porco spalam porci et faxum 
feni et parapsidis giani et plaustrum lenee et trahunt molas 
ita ut faciunt illi de degania Tellie. Item super predia Bene- 
dica et Pedecavalerii et Fogerini et Caraily et illi de Progno 

qui de Progno sunt Domus Otte Progni et Golodicanis 

et Dominicum dant lectulas et rapitias quando Dominus ve- 
niebat ad Buarnum, et illi qui habent terram .... scilicet 
illi de Suminico et Corvino et de Prato et de Ponte quando 
dominus veniebat ad Buarnum ibat et accipiebant de ratio- 
nibus et lignis et de sepibus in terris conditionalium et por- 
tabant ad domum dominicam et faciebant ignem et deferebant 
lectulis et raputias et lumina ad Curtem et serviebant ante 
dominum et tenebant Curiam et faciebant ambaxatas et de- 
ferebant carnem manzi et scodelas ad domum domini et guar- 
dabant domum in nocte si timebat dominus prò discordia, et 
ducebant dampnatos ad Iudicium et custodiebant latrones et 
hoc totum ad dispendium episcopi. 



±2 copici 

ilem omncs condilionale* <)<• Degan ia Plani arant braydam 
dominicam et znpant cara et segati t legablam dominicam et 
hoc totum ad dispendium dni. lA lori lancte Marie Progni 

cum illa de Aguzino et illa Mandali debent dare trd nmlto- 

nos quando Rex venit vel Imperator foras etc Et 

Gulielmus dixit quod fuit prò illis mulionibui trai loUdot: 

tantum debent facere Rostam in Gardoncello si cazia est in 
Canale et facere caziam et dare kmnura ita ut dictum est, 

et casamentis de Borasendis sunt de districto domini 

et fosìna platee sunt similiter de districto. Ilem dicunt Gu- 
lielmus et descazatus et Lafrancus Lentus quod vidcrunt Po- 

gerum dare Guadiam et facere rationem etc Item 

dnus Lafrancus Lentus et Morandus et Botilia quod Cafonus 

faciebat rationem et distringebat per curtem Buarni etc 

Et domus rupia .... que est post ecclesiam s. Maria? et de 
dieta Curte et ab Ecclesia versus mane et de dieta curte ex- 
ceptis etc. etc. et illis domibus illorum de Collo (Colilo) et illis 
Presbitero rum de Prigno. Et omnes domos de ultra pontem 

sunt de dieta curia exceptis etc et omnes illi qui 

habitant circa et ultra pontem debent laborare ad ecclesiam, 
implent fontes, et laborare ad pontem et facere Rostas etc. . . . 
Item quod vicini levant et aptant Curtem et turrim quod 
castrum est visinorum et vadiunt illum per focum .... ut 
alii, si dominus vel vicinitas habet discordia et dominus Epus 
debet intus habitare et habere suas guardias si vult in turrim 
et in castro. Et si discordia non esset et dnus vult facere eum 
custodire bene potest facere eum custodire vel turrim. Et 
dominus similiter habet decimas et bene sunt manifeste. Et 
omnes uuicumque vassallorum de Degania Carvani sunt de 
districtu domini episcopi in omnibus. Illi Deganie de Tey ex- 
ceptis illis de Dosina qui distringunt prò illis de 

Dominicus de Pathoerza debet dare 18 Imp. et due fugatie et 

duos speresilos, et dominus dat comedere latorum etc 

dat decimam de Novalibus dno etc 

Morandus et Botilia etc. dicunt quod Dominus Episcopus potest 
auferre fodrum hominibus suis qui sunt de suo districtu si 
vult et alii dicunt quod dominus Eps. potest ei facere bonum 



DIPLOMATICO 



23 



et inalum si vult sed non debere unquam. Itera dicunt Iuris- 
dictionem Iudicandi imponendi penas male factoribus et 
faciendi iudicia et justitias pertinere ad dnum Epum. Item 
nullus debet facere vel ordinare cazias ursorum vel aprorum 
vel cirvorum infra suas Cazias et si eveneri t quod in casu 
vel in ... . occiderit predictas feras vel forte predicte fere 
ainire ad bestias suas et cazarent eas et occiderent, quod de- 
bent dare suam rationem domini. Et si non darent potest eos 
dominus bamnire. Et si cazarent extra suas cazias et caperent, 
dominus non potest eis aliquod malum dicere nisi de vilania. 

Item dicunt si plures foci et deganiis et Curie Buarni irent 
stare in simul in die s. Georgii et manerent in simul, usque 

quo conditia sunt soluta debent solvere nisi per uno 

foco. Et si ante se pararent debent solvere nisi prò uno quo- 
que foco. Et si de uno foco fierent plures quilibet debet solvere 
tantum quantum facit unum focum etc. 

Et omnia predicta qua? designata fuerunt dixerunt bona 
fide sine fraude salva ventate etc *. 



Actum est hoc in Platea Buarni Anno dni Millesimo ducente- 
simo Indictione III Interfuere ibi dnus Presbiter Redulfus 
et Dnus Azo Palladi et Dnus Petracus Causidicus etc. 

Ego Presbiter Vitalis notarius Buarni et rogatus a iam dictis 
designatoribus hanc cartam Iuramenti et designamenti 
scripsi. 

Io. Andrea Benaleus Cur. Epalis Brix. Cariceli, quaedam regi- 
stro veteri existente in Archivio diete curie etc. feci et prò 
fide subscripsi, 



1. Questa carta che debbe annove- 
rarsi fra le più caratteristiche del 
tempo, ci mette dinanzi un'an- 
tica ecles. giurisd. di cui molto si 
è detto, ma della quale non ha 
fra noi documento più singolare 
di questo. Delle decanie esiste un 
avanzo nell 1 attuale Degagna, ter- 
ricciuola valsabbina presso Car- 
vanno. Intorno alle tripetenti ed 
alle sublige di Liano e di Pro- 
vaglio , che dovevano trascinarsi 



fino al ponte, dicemmo il parer 
nostro : cosa fossero i tre termini 
concessi dalla Curia per ogni su- 
bliga non so. Si avverta Y uso di 
fare le chiese di s. Maria e di 
s. Giovanni, cioè custodirle e man- 
tenerle, comprese le scale e la lob- 
bia; se non che il vescovo assume 
il quarto di questo a scarico della 
decania di Prandaglio. La casa 
del castello sino ai merli deb- 
be tenersi dalle decanie, le quali 



24 



CODICE 



<x\\x\ 

( Anno 1204 

Lega di Mantova e di Brescia. 






Si fa por anni 25, e prometfesi reciproco Ri uà per la 

guerra contro Ferrara, Milano, Crema, Brescia e Piacenza. Aclut 
scopio Manfucn juxtu Sanclum Venerium a. MCC (Giuramento dei i 

mantovani ). 

CGXXXVI. 

( Anno 1204 — 8 gcnuai-j | 

1 Agli di BLaffrauco IMartineugo. 

loedilo 2. 

In Christi nomine die Jovis octavo intrante lanuario. In 
palatio S. Martini Episcopatus Civ. Brixia?. D. Iohannes Divina 
gratia Brixiensis Episcopus. Ibi investivi t de di recto suo feudo 
D. Peytachinum et Dnum Pemolinum fratres et filios q. D. 
Lanfranci de Marti nengo. Qua investitura facta, ipsi fratres 
juraverunt lìdelitatem dicto D. Epo sicut est consuetum suo 
Domino, qui alii suis Dominis debet jurare fldelitatem. Quo 
jura mento per eos prestito, D. Epus diclos fratres in osculo 
pacis recepit. Postea D. Epus precepit dicti fratribus ut debe- 
rent ei manifestare Feudum, quod tenent ab Episcopati!, et 



quando Y imperatore viene fuori 
hanno obblighi diversi. Notevoli 
poi sono gli statuti della caccia 
vescovile da farsi in Gardoncello, 
in Trato, in Canale ed in Visolio, 
luoghi tuttodì fra i più celebrati 
per le cacce. Il facete o defen- 
dere Rostam terrei lo stesso che 
fare la posta o la guardia: dove 
le ceoe dei cacciatori obbligate 



per le terre vescovi 



gli ob- 



blighi di quelli di Progno per 
fare i letti e servire da came- 
rieri al vescovo nelle sue gite 
alla caccia di Vobarno, cui do- 
vevano somministrare persino alle 
stoviglie, fare il cuoco, T amba- 



sciatore, il carceriere ad dispen- 
diwu Episcopi. E la notizia più 
antica di bresciana fucina, eh 1 era 
del vesc. in Vobarno, V abbiamo 
da questo doc. — come sappiamo 
che il castello di Vobarno, creilo 
dalle terre della decania, era da 
quelle custodito. Quanta storia di 
consuetudini ignote, di statuti, di 
leggi , di ecclesiastiche e civili 
cose da quest 1 unfeo brano di 
pergamena! 

1. Campi, Cremona fedelissima città 

ecc. - 1585 , pag. 27. 

2. Dalle Misceli. Zamboniane presso 

il sacerdote Lodrini, e dal mio 
Codice num. 132. 



DIPLOMATICO 25 

Dnus Petrus de Marlinengo, prò se et dictis nepotibus suis, et 
maxime prò illis qui surit heredes Dni Ugocionis de Marli- 
nengo dixit et rnanifestavit tale feudum, quod dicti sui ne- 
potes, et ipse tenent, et alii sui participes. zz Segue la desi- 
gnazione dei feudi, e poi conchiude ~2 Actum est hoc anno 
Dni millesimo ducentesimo quarto Ind. VII. Interfuere testes 
Presb. Dnus Bertoldus de Buarno Dnus Martinus Clericus de 
Cremona, et D. Albertus Clericus de Flumicello et D. Scal- 
mandus de Gambara, et D. Lafrancus Abiaticus de Bocii (forse 
Bocacii) Ego Ireneus D. Henrici Imp. tabellio etc. 

GCXXXVII. 

(Ad. 1205 — 8 dicembre) 

Giovami! vescovo ed il Comune di Pisogne. 

Inedito 1. 

Giovanni Palazzo vescovo di Brescia transige coi sindaci del Comune 
di Pisogne, i quali concedono al vescovo tutte le comunità sottoposte a 
quelle di Pisogne oltre l'Ohio, e che possa il vescovo aver legne grosse 
da quelle terre e goderne i pascoli; promettono a Giovanni il tributo di 
un agnello come livellarla feudalità. 11 Palazzo investe i sindaci di Pisogne 
di tutte quelle cose comuni che sono oltre l'Ollio per annui soldi 40 di 
moneta bresciana. Se potrò avere il documento porrollo in altre pagine, 
ove saranno altre cose della Curia bresciana. 

CCXXXVIII. 

( Anno 1206 — 6 marzo ) 

Gli Avogadri (scudieri del vescovo. 

Inedito 2. 

In Christi nomine amen. Testim. dom. Aposatij Advocati et 
dni Maifredi Advocati contra Reverend. D. Ioharmem de Palatio 
Brixiae Episcopurn datae sub dno Ugone de Grumetello tunc 
consule Iustitiae Brix. 



1. Dal libro intitolato - Archivio del Comune. - St.Bresc. p.256, t. V. 

Comune di Pisogne - descritto 2. Da un codice Quiriniano. Apo- 

Panno 1765 da Francesco Gadal- grafo del secolo XVII. Si veg- 

do; due volumi in foglio, presso il gano le Stor. Bresc. t. V, p. 261. 



i>(i i ODICI 

Girardinus Advocati ministralis comunis Brixi^ juramento 
testificat se fuisse et stetisse in obsequio Dni àpoiatij kàfOi iti 
prò sculifero per sexdecim annos \el circa, et per multai 
vices annuatim ibat cum dno Aposatio .... dotti Apoiatiuf 

equitabat cum domino Iohanne Brix. epa et cum dno Iobanne 
de s. Gervasio gen. Vicedomino quandoque, et quandoque line 
Vicario Curia? Episcopatus Brix. et dixit quod multoties fitti 
in Curia de Cem et Mu et vidcbat quod dnus Albertonus f jet. 
de Cerno qui erat Gastaldus illarum Curtium prò domino 
Episcopo solvebat, et redebat sibi fleti vice Advocatorum viginti 
solidos Imperialium prò investitura Gastaldiae prò qualibet 
illarum Curtium, et viginti solidos Imperialium annuatim pio 
fodro, et tres solidos Imperiales annuatim prò apporto, et dicit 
dnum Milonem de S. Gervasio qui tenui t illas Glutei plures sol- 
visse sibi ex ipsis curtibus vice Advocatorum sicut justum est. — 

Item dicit quod per plures vices fuit in loco Civitatis, et 
videbat Gastaldiones qui prò tempore erant solvere et dare 
prò ratione Advocatorum viginti solidos Imperialium pio inve- 
stitura Gastaldiae, et annuatim tres solidos Imperialium prò 
apporto sed non recorda tur de nominibus illorum Gastaldiorum 
preter de Martino de Rueno qui per multas vices sibi teste 
vice Advocatorum illos denarios solvit et reddidit. 

Item illud eadem dicit se vidisse observari Gastaldiones in 
Curia Pisonearum simul cum Gratacasolo et in Curte Ise, 
et dicit Muttum de Ise prò ipsa Curia Ise sibi pluribus vici- 
bus nomine Advocatorum recipienti illos denarios solvisse, et 
Iustachinum quedam qui tenebat illam de Pisognis similiter 
ut supra prò ipsa curte sibi eodem modo solvisse. 

Item dicit per multas vices se vidisse Lafrancum Zosi de- 
fìcientem prò Curte Bagnoli Dnae Leonora? uxoris D. Epposatii 
viginti soldos Imperialium prò investitura Gastaldiae et tres 
solidos imperialium prò apporto, ipso Lafranco dicente: Do- 
mina accipite hos denarios prò Curte Bagnoli prò ratione 
Advocatorum, et. dicit quod non recordatur per quas vices et 
dicit se scire quendam Obtasianum dedisse sibi teste vice Advo- 
catorum plures vices tres solidos imperialium prò apporto ex 
Curte Bagnoli et totidem et Curte S. Quinti. 



DIPLOMATICO TI 

Item dicit se vidisse Io. Medicum de Gavardo Gastaldionem 
dai Episcopi in Curie Gavardì et in Curte Buami per plures 
annos et per multas vices dicit ipsum Johannem solvisse et 
dedisse sibi nomine Advocatorum viginti solidos imperialium 
prò Investitura Gastaldi» et tres solidos annuatim prò apporto 
ex qualibet illarum Gurtium et videbat quod libenter dabat, 
et dicebat quod Advocati soliti erajit habere illos denarios prò 
suis rationibus et hospitabat se testes et optime sibi dabat 
cibum, et potum, et fenum et annonam prò equo. 

Item dicit se per plures vices vidisse Gastaldiones Curtis 
Gabbi solvisse dno Apposatio tres solidos Imperialium prò ap- 
porto, sed qui fuerint illi Gastaldi ignorat. 

Item dicit se vidisse Petrum Grassum de Tusculano per 
plures annos Gastaldum dni Episcopi prò Curte Materni et in 
Curte Tusculani, et dicit ipsum Petrum multoties solvisse et 
dedisse sibi solidos viginti imperialium prò investitura Gastal- 
diae et tres solidos Imperialium annuatim prò apporto quos 
dicebat ei se dare nomine Advocatorum prò earum rationibus 
prò qualibet illarum Curtium, sed tamen dicit se non recor- 
dare per quas vices dedisse sibi praedictos denarios. 

Item dicit se habere auditum semper a sua recordatione... 
quod Advocati debent habere equum episcopi Brixiae cum ve- 
nit Mediolanum a consecratione et auditum habere quod ipsi 
habuerant equum Episcopi Johannis qui fuit predecessor istius 
Episcopi qui nunc est. 

Item dicit Mathaeum Tornioli et Brexianum Judicem de Tu- 
sculano per multas vices dedisse Advocatorum nomine prò qua- 
libet illarum Curtium scilicet Materni et Tusculani viginti so- 
lidos imperialium prò investitura Gastaldiae et tres solidos Im- 
perialium annuatim prò apporto*, et in hoc presenti anno dicit 
ipsum Mathaeum Tornioli dedisse prò ipsa Curie de Materno 
sibi et Zanetto Scutifero Dni Apposatij solidos 16. Imperialium. 
15. solid. in denariis prò investitura Gastaldiae, et tres solid. 
prò apporto, et quedam fratrem Archipresbyteri ejusdem loci 
similiter dedisse sibi vice Advocatorum, et ipsi Zanetti dedisse 
soldos duos imperialium prò apporto ex ipsa Curte Tusco- 
lani. 



28 codici; 

ltem dicil se habere visum triginlaquinque annis et pluf 
Gastaldioncs Gurtis Materni qui pio tempore sunt et Gastal- 
diones Curtis TuscuUmi prò qualibet illarum Curtium dari 
omni anno duas bari Hai Nuncii Advocatoruin quai capiant 

modiura olei ...... Avocati insimul habuere Advoeatoi Tim, 

sed qua de causa ipse testcs ignorar, et dicit se per quatuor- 
decim vices prò ipsis Advocatis habuitte ili Bf barillai* 

Dnus Milo q. dni Alberti dne Aymclinre de Ugonibus cui 
fìdes adservata jurasset et testificat se ivisse obvium q. dni 
Iohanni Brixiensis Episcopi cum veniebat Mediolanura a con- 

sacratione et dicit quod cum ipse fuit ad Greminum 

de Accusanis quod vidit dnum Aposatium de Advocatis qui 
habebat pelliciam vagrinam in dorso, descendentem de equo, 
et capientem habenas freni ipsius dni Episcopi et illum equum 
addexterantem usque dum fuerit in conclone Brixiensi juxta 
Regiam S. Petri, et cum equus descendisset dicit se vidisse 
Advocatos accipere equum istius Episcopi et illum Domui Ad- 

vocatorum duci fecisse, et audivi t quod redemerat 

dictum equum ab Advocatis prò quattuor libris Imperialium 
vel Mediolanensium quas dederat eis. 

M. Podazetus Canonicus Brixiae juravit et testificavit se ne- 

scire utr Advocati debeant habere palafredum Episco- 

porum BrixiaB cum venerint a consecratione .... sed tamen 
dicit se habere auditum per plures quod ipsi Advocati debent 
habere illum palafrenum quond. Episcopi Iohannis cum venit 
a consecratione, et quod ipse Episcopus redemit eum interventu 
pecunia^ quatuor librarum Imperialium seu Mediolanensium. 

Item dicit se usum fuisse cum Domino Raìmundo Episcopo 
Brixia?, et cum ipso .... debebat locare Curias Episcopatus 
Gastaldionibus videlicet Bruscido, Corvolo, Lanfranco, Botigia, 
Feno de Cem et fìliis ejus in locatione facienda dicebat eis 
de ratio advocatorum minuenda, nil augenda ego non me . . 

.... sed eorum justitise Et illud dicebat Zaninum 

de Pavono qui tenuit curtem Pisognarum cum Gratacasolo, 
Brusciadus tenuit Curtem Bagnoli, Lafrancus Botigia S. Quiri- 

cum^Corvolus Isei Fenum et Filii et ipsi Gastaldiones 

respondebant dicentes bene cum corda .... cum Advocatis. 



DIPLOMATICO 29 

Item dicit de Gilberto de Pridem et fratribus qui tenebant 
Pisognos ut supra. Item dicit de . . . fra tre presbiteri Noboli 
et Discaciato de Bagnolo qui tenui t Curtem Gavarcli, et Discacia- 
tus tenui t Curtem Bilami, et dicit Mathaeum Tornioli, et Di- 
scaciatus presb. tenuisse Curtem Materni et Botellus tenuisse 
Curtem Tuscolani, et vidisse quemdam Macasium et quosdam 
alios de terra Sabij tenentes Curtem Sabij quibus omnibus di- 
cebat Episcopus de ratione Advocatorum ut supra dictum est. 

Interrogatus qua? erat ratio Advocatorum in qualibet pre- 
dictarum Curiarum, respondit quod audiebat ab illis qui ute- 
bantur in Curia et a quibuscumque Gastaldionibus quod Ad- 
vocati debebant habere soldos vigiliti Imp. in introitu Gastaldi» 

et tres soldos Imperiales prò in omni Natali, sed 

nescit specificare de quibus Curijs. Interrogatus, respondit se 
numquam fuisse ibi ubi aliquid solutum fuisset Advocatis de 
suprascriptis. 

D. Brixianus Iudex de Tusculano juramento testificatur quod 

dnum Petrum Grassum de Tusculano Barbanum et se 

testem fuisse Gastaldionis q. dni Iohanni Brix. Episcopi de 
Curte Materni et Tusculani et hoc per decem annos et plus et 
quandoque predictas Curtes tenuerunt prò Domino Episcopo 
tamquam Nuncij, ita quod non conduxerunt eas, sed emebant 
frugis illarum ab Episcopo Curte pretio, et tunc .... dabant 
aliquid Advocatis, sed quando Episcopus locabat eis ipsas Curtes 
dabant prò una qualibet illarum viginti solidos Imp. prò in- 
vestitura Gastaldi» et in omni Natali ut supra illud tempus 
duos soldos Imperiales prò ratione eorum, sed nescit qua de 
causa. De aliis honoribus Episcopatus nihil scit. 

D. Martinus f. d. Marchisii Fulconi juram. testificatur quod 
tempore d. Iohanni de Palatio Brixienses Episcop. qui mine est 
locavi t sibi Curiam Pisognarum simul cum Gratacasolo quod 
ipse prò investitura sua? Gastaldi» dedit et solvit Advocatis vel 
eorum Nuntio viginti soldos Imp. prò sua ratione et per Ga- 

staldiam ipsius Curia? et singulis annis quo ..... 

tenuit ipsam Curiam prò ipso dno Epo, dicit se solvisse prò 
ipsa Curte Advocatis vel eorum Misso prò se vel suum missum 
tres soldos Imp. prò amisceno seu prò apporto, donec A ci vocali 



30 codici 

habuerant tolam Advocatiam, et post acquisitionem factam a 
Dno Epo. de tertia parte Advocati./: didl se solvisse tantum- 
modo ipsis Advocatis prò apporto seu prò amcsseno ex ipM 
curie duos soldos Imp. scd nescit per quot vices, quod totum 
dicit se fecisse de voluntate ipsius dni Episcopi, et dicit se 
audisse Petrum filium Multi de Ise confitentem quod pio Curte 
de Ise consimili modo feccrat et solverat Advocatis quemad- 
modum ipse testis prò illa de Pesognis similiter ut supra. 

D. Azo de Palatio juramento testificai se fuisse in Ecclesia 
S. Pctri de Doni quadam vice ubi domnus Petrarcus de Nuce 
qui tenebat quasdam Curtes Episcopatus cum se teste et qui 
adhuc tenet vice sui et suorum dedit et solvit Odiloni filio 
dni Apposalii prò Curie Materni duos soldos Imp. prò apporto 
et totidem prò illa Tusculani et prò illa Sabij tantum prò 
media Curte et dicit quod dnus Episcopus non fuit ad haec 
nec aliquid onus novit quod hic testis scit, sed dicit quod 
dnus Epus dicit quod Advocati non debent babere aliquid de 
Curte Bilami, et dicit se ... . Uger . . . . q. d. Desideri um 
Judicem solvisse et dedisse Advocatis prò qualibet illarum Cur- 
tium excepta illa Sabij viginti solidos Imperialium prò inve- 
stitura Gastaldiae. 

D. Sagingrua juramento testificatur se audisse dicit tempore 
ilio quo quond. D. Joan. Brixioe Episcopus qui fuit de Flu 
micelio venit Mediolanum a Consecratione, quod tunc Advocati 
habuerunt palafrenum ejus quem equitaverat et credit verum 
esse illos Advocatos habuere illum Palafrenum. 

Muttus de Ise juramento testificatur viginti annorum esse 
quod ipse usus est tenere Curtem de Ise, et p. Episcopum q. 
Iobannem quem fuit de Flumicello fuit Gastaldio per annos 
decem et plus, et dicit quod omni anno cum fleto Natali 
Dni dabat Advocatis vel eorum Misso tres solidos Imp. prò 
Amisseno ex ipsa Curte, et dicit se semel dedisse ex ipsa curte 
prò investitura Gastaldiae viginti soldos Imp. ipsis Advocatis vel 
eorum misso et hoc totum dicit se fecisse consensu et voluntate 
ipsius Episcopi, et dicit tempore istius d. Epi per plures vices 
solvisse Advocatis illos tres solidos prò amisseno sicut dictum 
est, et dicit se habere auditum illos Eps dedisse pluries. 



DIPLOMATICO 31 

Oliverius de Ise Quadros Portce civis Brixiae cui remissum 
est sacramentum a partibus testificat se vidisse una vice Muttum 
de Ise in civitate Brixiae ad bancum domui D. Abbatis S. Eu- 
phemice dare et numerare dni Aposatii Advocatorum viginti 
sold. Imp. seu duplum mezanorum quos dicebat se dare prò 
Investitura Gastaldi» Curtis de Ise. Interog. quantum. Respondit 
decem annos esse vel circa uti sibi videtur. Item dicit se ha- 
bere visum duodecim anni sunt et plures, per plures vices 
ipsum Muttum prò ipsa curte annuatim dare Advocatis tres 

sold. Imp. prò apporto per dnas vices illos denarios 

nomine ipsius Mutti solvisse quandocumque Dno Apposatio et 
aliquaado dno Maifredo quia ipse Muttus est consanguineum 
germanus istius testis, mandabat sibi teste illos tres solidos ut 
eos Advocatis daret, et dicit quod denarji i Ili de aporto sol- 
vebantur in omni Natali vel circa. 

Vascrignus filius Buscaroli de Iseo juramento testificatus est 
50 annos vel plus quod vidit patrem suum tenentem Curtem 
de Ise per q. Epum Raimundum et ex ea fuisse Gastaldionem 

per viginti annos et plus per ipsum Episcopum simi- 

liter ipsum Maifredum quem ipse et in vita utriusque tenuit 
ipsam Curtem per 30 annos et plus et in ea fuit Gastaldius 
et dicit se scire et vidisse quod quandoque intrabat Gastaldium 
semper dabat Advocatorum vel eorum Misso viginti soldos Imp. 
prò Invest. Gastaldi», et tres soldos annuatim prò Amasseno. 
Item dicit se in vita duorum eorum Episcoporum vidisse Bru- 
sca um patrem suum tenentem et procurantem 

quando Curiam Bagnoli et quandoque Curiam Civilati et quan- 
doque illam de Mu cum Comolo fratre suo et ex eis Gastal- 
dionem esse dicit quod videbat eam reddere Advocatis prò 
qualibet eorum sicut prorsus reddebat de illa Ise vel eorum 
Nuntio. Item dicit se per multas vices ivisse et equitasse cum 
ipso Maifredo et cum Episcopo Raymundo per Curias episco- 
patus, et aliquando veniebat dictus Boniprandus Advocatorum, 
et aliquando D. Apposatius cum ipsis Episcopis et multoties vidit 
quod quando Gastaldi intrabant Gastaldice Curtis Gavardi, et 
Curtis Materni et illius de Tuscolani, quod dabant Advocatis 
vel eorum Nuntio viginti sold. Imp. in omni Natali prò Amas- 



;ì2 

%CnO ex qualìbet ipsarum Cui Lumi, et 'jiio.l % i<] j t fccere OOBV 

tlam lurtam prò Cuna Gwardi, et Maternum de Nateti* 
Curtc Materni, sed illud qui (àctebat prò Curte Tuiculqni 

memovalur. 

D. Iacobus Brixiensis Arcbidiaconus juramento tettificatar 
quindecim annos esse et plus ut m1>ì videtur de tempore quod 
Dnus Epus Ioannes praxleccssor istius Episcopi [ocarit libi 

Curtem Pisonearum simul curii Gratacasolum nominatimi prò 
triginta duabus libri* imperialium per annum et dicit se eam 
tenuisse per tres annos et ilio tempore dicit Dnus à\ppee#> 
tius et quosdam alius de domo sua petisse «ibi soldos vigiliti 
Imp. prò introitu Gastaldioc et tres soldos Imp. prò apporto 
et ipse testes dicebat quod eos non dant nisi boc iacient de 
voluntate, et consensu Episcopi, tandem ductus ante presen- 
tiam Episcopi habuit mandatum et licenliam eos dandi Ad- 
vocatis ipso Episcopo confitente eos ita debere avere, et sic 
solvi t de primo anno, nec sit quod postea solvisset nec prò 
Investitura nec prò Amesceno; de facto aliarum Curtium Epi- 
scopati dicit se nescirc nisi tantum quod audivit pluries Ad- 
vocatos dicere se liabere debere speciali tei* in Curte de Ma 
vigiliti soldos Imp. annuatim et lotidem de illa de Ceni et 
de omnibus aliis Curtibus prò investitura totidem et quosdam 
alios sepe et sepius dicere audivit, sed aliter veritatem nescit. 
D. Oprandus de Canevarijs de Bagnolo qui est plebis illius 
loci juramento testificatur se testem et . . . Olfinum Luccam, et 
dnum Octavium de Bagnolo tempore q. dni Raimundi Brixien- 
sis Episcopi tenuisse Curtem Bagnoli per eundem Epum .... 

per tres annos, et collegisse per illud tempus univer- 

sos redditus illius Curtis, atque babuisse et omnia facta Curtis 
tractasse, et circa triginta anni sunt, et eo tempore dicit se 
et socios quadam vice Brixiam venisse, et cum essent in co?i- 
tretta S. Benedicti et irent inde per stratam dicit ipsum Ar- 
nulfum tunc dixisse contra se et socios quod dnum Bonipran- 
dus Advocatus conquestus erat de se, et sociis, et quod necesse 
erat eos ire usque ad domum suam ad inveniendam veritatem 
de ejus querela et sic ceperunt ire. Cum fuissent iuxta domum 
dni Boniprandi in Curte ejus, dicit se audisse quod Arnulfus 



DIPLOMATICO 33 

eum vocavit, ut de domo descenderet, et statim ipse d. Boni- 
prandus descendit, et ad eos venit, cui ipse Arnulphus cepit 

dicere quid est in causa quod nos conqueremini de 

quid vobis debcmus aut quo tenemur? et ipse dnus Bonim- 
prandus discedens dixit. Ego conquestus sudi de vobis de vi- 
giliti soldis Mediolanensibus quos mihi debetis prò cautione 
mea prò Investitura Gastaldiae et de tribus soldis Mediolanen- 
sibus quos annuatim mihi debetis prò Amìsseno et tunc Ar- 
nulphus respondit. domine, ne habeatis prò malo nos volumus 
vobiscum concordare, nos hic aliquos denarios non habemus, 
et dixit et confessus fuit quod ipse d. Bonimprandus eos de- 
beat habere et sic petilus termin. ipsi dni de ipsis denariis, et 
ipse dedit, sed nescit quantum, et dicit quod ipse Arnulphus 
in concordia sui lestis et alterius sociis venit .... Brixiam 
et invenit illos denarios, et prò majori parte dedit d. Boni- 

prando secundum quod sibi testis et socio et quod 

bene concordatus erat cum ipso Advocato, et dicit se nescire 
si fama sit in illa terra Advocatis solitos esse habere predictos 
denarios de illa Curte, et dicit quod non fuerunt appellati in 
illis tribus annis quibus tenuerunt ìpsam Curtem ab Advo- 
catis, tunc quod d. Boniprandus dedit eis terminum. 

De facto equi Episcopi quando venit a consecratione ut supra 
Advocati dicebant nil scire. 

Lanfrancus, de Viso de Bagnolo juramento testifica tur ab 
introitu istius Quadragesime vel infra se audisse predictum 
dnum Oprandum de Canevariis qui superius testificatus est 
cum fìlio quod socii sui qui fuerunt secum in Castaldia Curtis 
Bagnoli tempore Epi Raimundi solvenmt Advocatorum viginti 
solidos Mediolanenses prò investitura Gastaldie et tres solidos 
in alia parte sed nescit de qua re. 

Bubulcus de Mol .... juramento testificatur se per mul- 
tas vices audivisse quod Advocati consuevei unt habere equum 
quam Epi Brixienses equitabant quando veniunt a consecra- 
tione sua et quod eorum ratio est debere habere equum illius, 
tamen dicit se nescire ut predicti Advocati aliquo tempore 
habuissent illum equum vel non, quod recorcletur se vidisse 
quadam vice Dominum Boniprandum Advocatum qui adexte- 

odorici. Storie BreSc. Voi. VII 3 



34 CODICI 

rabat quidam Brixicnsem Kpiscopum per stratam UiqtSC 
medium Me taluni ted ncscii nude renerit lune ille Epii 
non rccordatiir de illius Episcopi Domine, el i.cni quod dnui 
Boniprandus lune habuisset eqtnim illiui Episcopi. 

Marcilius Sentarius iurameuto testificatur se babere Budi- 
tum mulloties a quadraginta annii infra quod Advocati soliti 
sunt habere cquiim Episcopi Brixiac tempore quo fenit a con- 
secrationc, sed tamen dicit quod .... \idii eoi habem .... 

Aclum est hoc in Palatio liguorum comunis Brixia; die Mar- 
tis sexto infrante .... anno Domini Millesimo ducenlesimo 
sexlo Indictione nona. TntcìTuere Dnus Paganus LuciaUé Brixiae 
Po testa s, dnus IlcataUlus de Muscolinis, dnus Io. de Ludrino, 
dnus Brucagninus de Grumclello et Bonifatius lestes rogati *. 

GCXXXIX. 

( Anno 1206 ) 

Cremona, Brescia, Bergamo e Parma. 

Inedito 2. 

Loro società, risultante da un giuramento del podestà e del consiglio 
di Brescia. 

infra octo dies ex quo petitum fuerit per rectores creinone 
vel per eorum nuntios vel suis lilteris sigillatis salvo cambio 

sine fraude prò eis qui cssent capti Et bec atlendam 

et observabo usque ad nomini dicm infrante decembre pio- 
ximo et ab ilio die usque ad decem et novem annos completos 
hoc acto quod et tempore potestas seu consules 

1. Più cose ci apprende il processo. gadri in pellicìa vagrina teneva 

Vediamo gli Avogadri scudieri le briglie del cavallo del prelato 

del vescovo Giovanni ricevere fino a s. Pietro, comperato poi dal- 

dalle gastaldie delle curie episco- lAvogadro per 4 lire imp.Appren- 

pali di Cerno, di Mù, di Civi- diamo ancora siccome Iseo, Civi- 

date, di Pisogne, d'Iseo, di Ba- date, Bagnolo e l'altre soprascritte 

gnolo, Vobarno, Sabbio, Gavar- fossero corti episc. già dal 1170, 

do, Toscolano, Maderno, una cioè da 1 tempi del vesc. Raimondo, 

quota feudale che loro apparle- E la carta nel suo complesso dà 

neva quali scudieri della Cu- un concetto della vastità dei feudi 

ria. Notevole poi anche ci parve episcopali di Brescia. Storie Bre- 

la descrizione dell'ingresso d'altro sciane, tomo V, pag. 261. 
vescovo Giovanni (l'anteriore al 2. Arch. Secr. di Crem. K, 21. Alber- 

sudd.), in cui lAposazio degli Avo- to de Musso fu podestà nel 1206. 



DIPLOMATICO 35 

cornunis brixie qui mine sunt vel prò tempore enmt debent 
jurare hec omnia et facere jurare consules vel potestates co- 
niunis Brixie qui prò tempore erunt ante eorum exitum hec 
omnia attendere et observare et singulis qninqueniis hec sa- 
cramenta debent renovari ca unum mensem ex quo 

requisitimi fuerit per rectores creinone vel eorum nuntium. 
Et in constituto comunis civitatis brixie ponent hec omnia 

debe fieri et jurari ab omnibus hominibus 

civitatis et districtus brixie ad quindecim annis supra et a 

septuaginta annis infra, nec de ipso constituto deb 

Et hec omnia observabo sai vis sacrameli tis concordie Perga- 
mensium Papiensium et Parmensium et salvis sacramentis factis 

Comitibus Curtis nove tis nove. Et hec sacramenta 

salventur eo intellectu quod quando cremonenses ut dictum 

est poterent brixiensium ut prò predictis terris ree 

manutenendis stent ad suum servi tium quod non debeat obesse 
huic concordie et sacramento si pergamenses aut papienses aut 

parmenses aut comenses? nove ca vice dicerent quod 

brixienses non ireut ad servi tium cremonensium vel quod 
vellent eos ad aliam partem ducere prò suo servitio faciendo. 
hoc acto si papienses et pergamenses steterint ad societatem 
et amorem cremone et brixie quod sint excepta et salvata 
eorum sacramenta ut supra. Alioquin non sint exceptata. Et si 
aliquid fuerit additum vel minutum seu mutatum in concordio 
rectorum et consulorum sonatorum ad campanam cremone 
scilicet et brixie illud attendam et observabo nec aliter aliquid 
addi vel minui vel mutari possit absque comuni conscilio ipsa- 
rum civitatum ad campanam sonato. Ibique dominus Albertus 
de Musso de Bononia potestas brixie prò comuni et nomine 
comunis brixie iuravit ad sancta dei evangelia attendere et 
observare et facere in omnibus et per omnia sicut superius 
scriptum est et ordinatimi, et addidit quod usque ad festum 
omnium sanctorum proximum faciet iurare hoc sacramentum 
omnes homines civitatis et episcopatus et districtus brixie a 
quindecim annis supra et a septuaginta annis infra vel ad 
alios terminos sibi mutatos a infrascripto potestale cremone 
vel eius nuntio sine fraude: .'<t de credentia vero eiusdem ci vi- 



36 CODH i 

tatis brixie iuraverunt eundem Mcramentufn Epin opti d 
Pattonus <le carza. Viliui fulconua. Ballotti^ d<- ,. Jo- 

hannes de salerò, [acobui de Duce* Orttiui ocanonus. Gaforui 
de cazago. Redulfus de petro de virola. Anselmui «le rilra. 
Tolominus de lizocco. Tomasiui de palazo. A-cerbintu de Duce. 
Venturinus jobannia de oddi. Petrui «le bulgari*. Bonapai lec- 
capistus. Stephanus de calcarla. Marchisius de capriana causi- 
dicus. Bonusdies de daibertis. Stephanus bocardus. Oberine de 
manegoldo. Iacobus de Cazago. Gratiadeiu calamarius. Carne* 
valus spatarius. Redulfus de salis. WuidoltUl de porta. Albertus 
grataeelus. Manfredus ocanonus. Sci i iuufl de bornatno. Girardui 
de castellano, Garbaguinus. Accatatiua de capitepontis. I 
gnu t US de bellino. Gaforus sedhe/.ia. Gii ardii-, de castello. Ja- 
cobus de ruccii. Gratiadeus ocanonus. Umbertus fugacius. Uber- 
tinus framoxinus. benrigliinus de mercato. Kavacena. Oddo 
de oco. Lanfrancus faba. Oprandus de Aimonibus. Niger bo- 
cardus. Armannus de Oriana. Milo de martinengo. Berardus de 
moresco. March isius ocanonus. Iohannes de terenzano. Bona- 
cursus de domna ceruta. Iohannes bocardus. Martinus de do- 
mino obizone de Ugonibus. Albertus de paterno. Iohannes de 
cazago. Ricerius de capriolo. Johannes ardenghi. Zaghinus de 
pontecarale. Gratiadeus de domino lugaro. Iohannes de baia- 
monte. Wilielmus domini Ugonis de pallazo, Obizo de Ugoni- 
bus. Tetocius de manegoldo. Albertus golia. Milo grassus. Pe- 
trus ocanonus. Iohanninus gorzonus de mairano. Lanfrancus 
de rozonibus. Taxonus causidicus. Lanfrancus de benis. hettu- 
rardus de guxago. Iohannes de muro. Bonfadhus de porta. 
Stephanus de cazago. Bartholomeus macho. Ubaldus de breno. 
Michael tabernarius. Azo de Plevethiciis. Iacobus oculus bovis. 
Wizemanus de puteo. Iohannes de pataro. Egidius de Ugonibus. 
Brexanus bonus. Delagithus iudex. lanfrancus bodhera. Alghi- 
sius de pallazo. Albriginus de capriauo. Bonacursus de calcinato. 
Martinus sagittadeus. Deghelsalvus notarius. lanfrancus de re- 
molinis. Castellanus. Petraccius de nuce. Milo de domino Al- 
berto. Berardus madius. fredericus pasturellus. Iohannes de 
torbiato. Walcerius de calcaria. Balduinus de Salodo. Bergo- 
mascus de porta. Petracius de capriolo. Tropinus de capriano. 



DIPLOMATICO 37 

Patrigus homezolus. Boxadrus de pontecarale. Ugo de lavello- 
longo. Giroldus de pontecarale. Petrus de petenalupo. Vittus 
de casalolto. lanfrancus de pataro. Obizo de maiavacca. Gai- 
taninus. Mon tenari us de manno. Oddolinus de foro. Osbertus 
de malagno. Oldeprandus de mercato. Wido siccasol. Bellebo- 
nus cagnolus. Ugucionus rozonus. Gratiadeus de buracco. Egi- 
dius de cazago. Egidius de guxago. Petrus de beldecaro. Bona- 
cursus de capite pontis. Uguccionus de bassaguerra. Iohannes 
de affocano. Iohannes de crema. Girardus bruxatus. Girardus 
oddonus. Vigo de pontecarali. Azo confanonerius. Widottus de 
mercato. Àinathus cigala. Albertus bruxathus. Anselmus oculus 
bovis. Bonacursus de tangetino. Lodherengus Oddo pappa. Lan- 
francus testa. Raimondus de Ugonibus. Petrus manducasinus. 
Milo de griffo. Obizo macho. Novellus de mercato. Balduinus 
de Calabria. Iohannes faba. Lanfrancus de salis. Albertus ranza. 
Conradus de guxago. Ugucionus de aimonibus. Otto de mo- 
resco. Ranzerius de porta. Petrus de calcaria. Albertus de Con- 
cisio. Marius de palazo. Lanfrancus marsinus. Girardus de bocio. 
Wilielmus de Ugonibus. Iordanus portilis. Otto de rozonibus. 
Petrus de oculo. Conradus de bagnolo. Ranbaldus de Ugonibus. 
Albertus bailus. Ribabous mediolanensis. Wilielmus de taber- 
nariis. Bursa de colio. Omnes suprascripti juraverunt et fece- 
runt suprascriptum sacramentum in prefata credentia brixie 
sonata et collecta ad campanam. Et postea vero eundem sa- 
cramentum juraverunt et fecerunt omnes infiascripti homines. 
Videlicet Manfredus de buzolano. Enverardus de salis. Bernar- 
dus de largon. Danisius de prandonibus. Albertus de rodengo. 
Lanfrancus de porta. Gaierius. Albertus belfantus. Iacobus 
siccasol. Bozolinus. florius de lavello longo. Petrus confanonerius. 
Lanfrancus de basso, hemanuel de concisio. Gotofredus de do- 
mino mario. Iacobus domini ribaldi de salis. Mandugasinus. 
Lanfrancus de pelegrina. Petrus gogus. Cremascus. Pisanus de 
prandonibus. Iacobus de puteo. Martinus de quinzano. henricus 
panpurius. Iacobus domini jacobi de palazo. lanfrancus de 
lodrino. Bonacursus de cazago. Venturinus de tosina. Redulfus 
de bornatho. Ugo domini milonis de griffe Girardus scotatus. 
Iohannes de porla. Rascazus de concesio. Benedictus de callino. 



38 ($DIC£ 

Wilieltuus fìlius ejus. Stephanili ailricanus. Carnev.ilus capili 
ferri. Sagibenus de capriano. Blanchinardttf. Laofraoctii de 

tonso. Rogerius de porta. Ogeritll solcnn alena. Robetti de 

bellino. Pellipalrius de avianis. Atiselmus de cruce. Alberto- 
de roberto. Albertus de Pratoalbuino. Lanfrancui de cazago. 
Iohannes gezonis. Giroldus de zuppa, [obannef de domini dulce. 
Bonapax johannis odde. Lanfrancus de Damerino. Tetualdttf de 

cazago. Aimericus de monteclaro. Anselaius de porta. Ugo de 
martinengo. Ventura beccanti*. Bartholomeui fida, florianni «le 

terfolio. Martinus pellati de ponter.arali. lohannei de populo. 
Goizus de gambara. Rainiondinus de sulis. Cesar de roionibtts. 
Albertus de gambara. Girardus de cruce. Obizo bellotti. Ioli m- 
nes de gabiana. Iacobus de rophino. Walacinus stopellus. Su^tus 
de gambara. Branca de gambara. Otto alamannus de gambara. 
Giroldus de malsperono. Mussus de palazo. Lanfrancus de por- 
ticu. Robertus de osmerino. Comes JYarisius. Comes pizus. Comes 
Wizolus. lacomus confanonerius. Ardicionus de pontecarale. 
Iohannes de cazago. Bonincontrus de cavriolo. Oprandus de 
sancto gervasio. Comes Azo. et Comes albertas de casalollo. 
Bonefacius de domina ceruta. Algisius de torbiato. Lanfrancus 
de domino arcatole de bugizolo. atque Attolinus de torbiato. 

Ego Otto notarius sacri pallatii omnibus suprascriptis interfui 
et hanc cartata rogatus scripsi. 

CCXL. 

( Anno 1207 — 12 e 15 febbraio ) 

La promessa obbligata. 

Inedito 1. 

Due Bresciani promettono che il comune di Brescia si terrà dalla 
lega di Milano. 

Anno ab incarnatione domini nostri Ieshu Christi Millesimo 
ducentesimo septimo Indictione undecima in coro sancte Marie 
ecclesie de Brixia. die martis duodecimo intrante februario in 
presentia domini Guidonis Lupi tunc potestastis brixie et do- 

l.-Arch. Secr. di Croni. D, 11. — Storie Bresciane, t. V, pag. 262. 



DIPLOMATICO 39 

mìnorum Iohannis et fulci judicum ipsius potestatis rogato- 
rum testium. domini Obizo Ugonus et Inverardus de Guxago 
de brixia quisque eorum in solidum obligando omnia sua bona 
pignori et renuntiando auxilio nove constitutionis et omnia alia 
iura promisere sub pena centum libra rum imperialium Ma- 
nuelo fìlio domini Mathei falconerii interroganti nomine co- 
munis Creinone et prò comune Creinone quod facient ita quoti 
comunis brixie non asociabit se cum comune mediolani, et quod 
non erit secum in societate et quod non aligabit se aliquo 
modo cum comune mediolani usque ad annum novum nisi 
parabola potestatis Creinone data in Consilio Cremone per cam- 
panam pulsato et quod bona fide facient quod nullus homo bri- 
xie iurabit de aliqua societate cum comune Mediolani et quod 
potestas mediolani et ambaxatores qui cum eo sic recedent ad 
presens vel qui cui potuerint a brixia. Et suprascripti Obizo et 
Inverardus constituerunt se de suprascripto pignore prò supra- 
scripto Emanueli nomine comunis Cremone et prò comuni possi- 
dere. Et iuraverunt per sancta dei evangelia omnia predicta 
attendere et observare. Ea propter suprascriptus Manuelus no- 
mine comunis Cremone iuravit per sancta dei evangelia quod 
solvet vel solvere faciet suprascriptis Obizoni et Inverardo quin- 
quaginta libras ad rationem imperialium ad octo dies proximos. 

Ego Nicolaus sacri palatii Notarius interfui et hanc Cartam 
rogatus scripsi. 

Anno ab incarnatione domini nostri Ieshu Christi Millesimo 
ducentesimo septimo indictione undecima, in camera lobie. 
quadre domini episcopi de brixia. In presenzia domili Guido- 
nis Lupi marchionis dominorum Iohannis de bajamonte et 
fulchi de fabris et Wilielmi talamatiis et Osberti de la botra 
et Andree de zovengis de Cremona testium. Manuellus fìlius 
domini Mathei falconerii solvit ed declit quinquaginta libras 
ad rationem imperialium vice et nomine comunis Cremone do- 
minis Obizoni de Ugonum Ivrardo de Guxago ibi presentibus. 
qui vero domini et Inverardus ibi ipsos denarios dixerunt de 
eis quinquaginta libris se bene esse soluti ab ipso Manuelo 



Ì0 CODICE 

prò sunrasciipto comune Creinone confessi fuerunl n nuotiando 

exceptioni non numerate pecunie et lic date. Aduni etl bo 
veneris sexlo quartodecimo exeunte februaiÌO« 

Ego Nicolaus sacri palati! Notariui interrili efl bai* Cartam 

rogalus scripsi. 

CCXLI. 

(AD. 1207 - 26 ottobre) 

Le due Società. 

Inedito i 

I consoli del Comune e della Società dei Casaloltli fanno pai 
Società e fazione dei militi di Leno. 

Anno dominicc incarnafionis millesimo ducentesimo senti- 
mo, Indictione undecima, die sabati quinto exeunte octubri, 
in ... . brixie: in publica concione, praesentia domi- 
norum Wuidonis lupi marchionis et oddonis de cornile et jo- 

hannis de et poncii de pianis et Roghleri biaque et 

lombardi guazonis et Morini de bellottis et oddonis de persico 

et oldofredi adii et gabrielis de ardengis et Ro- 

gnerii de riparolo et jacopi de curtis et tetoldi de tetaldis et 

petri busii et nicole roddharii testium rogatorum 

domini lacomus Confanonerius et Girardus de Bagnolo et Milus 
de Gripho consules comunis brixie suo nomine et nomine to- 

tius sue partis et sue societatis et berufaldus fllius 

suprascripti mili de gripho et lanfranchus de porta et Rizerus 
de cabriolo et Girardus de carnevalibus et albertus de lavello- 

longo consules societatis ex una parte prò se et tota 

sua parte et prò omnibus qui adhesunt sue societati seu parti. 

Et ex altera parte albertus de conceso et bruxatus 

consules comunis brixie et eorum qui intraverunt locum leo- 
nensem et marius de palazo et lanfrancus boccabarla de sale 

procuratores mil Lene prò se et tota sua parte et 

suo nomine et nomine eorum qui erant de sua parte et sua 
societate et prò omnibus qui adheserant sue parti seu socie- 

1. Arch, Secr. di Creiti. D, 32, — Storie Bresciane, t. V, pag. 265. 



DIPLOMATICO 41 

tati .... vicissim inter se fecerunt pacein et filiera et refill* 
tationem de omnibus offensis et damnis et maleficiis qui inter 

eos et su et vicissim inter se remiserunt omnem 

offensam et indignationem et hanc pacem et finem et reffu- 

tationem et remissionem in vicissim inter se quelibet 

pars prò se in suo nomine et nomine eorum omnium qui 
erant de partibus eorum et qui adheserant partibus eorum 

scilicet nerius et girardus de bagnolo et millus de 

gripho consules comunis brixie qui remanserant in civitate 

cum societate et parte sua et infrascripti berufald de 

porta et Rizerius de cabriolo et girardus de carnevalibus et 
albertus de lavellolongo consules societalis que dici tur domini 

Iacomi et qui remans in civitate prò se et tota sua 

societate et prò omnibus qui adheserant partibus eorum et 
albertus bruxatus et albertus de conceso et consules comunis 
brixie eorum qui intraverunt locum leonensem et lanfrancus 
boccabarla et marius de palazo procuratores milicie leonensis 

ceperunt predicto modo predictam pacem et predi- 

ctas fines et remissionem infrascriptarn suo nomine et nomine 
eorum omnium qui adheserant sue parti et eodem modo fe- 
cerunt pacem et fines et reffutationes suprascriptis Iacomo et 
milo et Girardo de bagnolo et suprascripti berufaldo et lan- 
franco de porta et Rizero et Girardo et alberto consulibus 
diete societatis domini Iacomi recipientibus suo nomine et 
nomine eorum omnium qui adheserant sue parti et hec omnia 
facta fuerunt salvo quod obveniat in tregua de quibus nulla 
fiebat remissio et excepto quod super offensis et maleficiis pre- 
ciperet comune Creinone et ad maiorem evidentiam et fìrrni- 
tatem suprascripte pacis suprascripti Iacomus et millus et Gi- 
rardus de bagnolo et berufaldus et lanfrancus et Rizerius et 
Girardus et albertus consules sue societatis et suprascripti al- 
bertus de et albertus bruxatus et suprascripti pro- 
curatores marius et lanfrancus vicissim inter se obsculo pacis 
dato et recepto fìrmaverunt dictam pacem et fi ... . remis- 
siones. Ibique etiam suprascripti consules et Iacomus et millus 
et girardus de bagnolo et berufaldus et lanfrancus de porta 
et Rizerius et albertus et Girardus consules societatis de civi- 



'l°> CODICE 

tate et ex altera parie albertus brasatili et albertus <lr con- 
ceso et suprascripti procura tores lanfrancus boccabarla et 
marius de palazo iuravcrunt ad sancta dei evangelia corpo- 
ralitcr supra unum librum tuprajcrìptam pacem ef fi r ■ . 
remissionem fìrmas tenere et nullo modo contri venire et k i 
scirent aliquis velie corumpcre bona fide prohibebunt et k i 
aliquis vel per aliquos frangerctur quod ipsi esscnt ci vel cis 
contrarli et quod bona fide dabunt operano quod tota ma pan 
teneatur suprascriptam et observent suprascriptam pacem et 
fìnes et reraissiones. Et ad majorem firmi latem montenariai 
de nuvolino et dcgoldeus de grasso et Johannes de trìpholio 
et oddo advocatus et carnevalis de codeferro et tecoldus de 
moscholinis et anselmus de porta et federieus de porta et Gra- 
tiadeus de calcherà et benvegnutus de domino Guala et lan- 
francus doradonna et albertus baius et Iacomus de drozo et 
bonapax faba et marchisius de canono et ventura beccarius et 
ugozonus de rozonibus et martinus petenalupus ex una parte, 
et pelegrinus de mandugalaso et marchisius de gilotto et ta- 
xonus judex et bonacorsus de tanghitino et Gezus de torbiatho 

et bosius de sale et albertus pillattus et birbixono 

et stephanus de glotto et maranta et lanfrancus de rozo et 
lanfrancus de lothrino et lanfrancus de tonso et martinus so- 
letto ex parte vicissim inter se fecerunt flnem et 

reffutationem et pacem eodem modo et remissionem de omni- 
bus offensis et maleflciis et dampnis inter se datis et factis et 
corporaliter ad sancta dei evangelia iuraverunt ut supradictum 
est attendere et observare suprascriptam pacem et fìnes et 
remissiones. his ita pactis dominus albertus de dovario, consul 
comunis cremone precepit ibi in publica concione domino 
Widoni lupo potestati comunis brixie per sacrameli tum quo 
obstrictus erat ut lamentationes eorum reciperet que in tregua 
dicentur se dampnum passos eosque condempnare ad satisfa- 
ctionem qui treguam rupissent ad maiorem etiam cautelam 
precepit dictus dominus albertus consul comunis cremone 
utrique parti predictam pacem et fìnes et remissionem firmarli 
in perpetuo tenere et observare et penam mille librarum im- 
perialium iroposuit illi parti que contra suprascriptam pacem 



DIPLOMATICO 43 

faceret seti pacem violaret et petiìt eidem domino Wuidoni 
lupo ut predictam penam exigeret ab ea parte que pacem 
violaret. 

Ego lanfrancus domini henrici imperatoris notarius interfui 
et hanc cartam rogatus scripsi. 

CCXLII. 

( Anno 1208 — 22 aprile) 

JLa Palaiica dì Brescia, e la Società con Cremona. 

Inedito l. 

Anno ab incarnatione domini nostri ieshu cristi Millesimo 

ducentesimo octavo Indictione undecima bosumi ad 

Palancavi Brìxie die octavo exeunte Aprilis. Coram domino 
pagano de burgo et domino allegro mariano et domino gri- 
gorio de persico et domino henrico de tincto et domino Egi- 
dio de orscasale et Andrea love testibus rogatis. 

Nec non presentia domini poncii pizeni et domini iohannis 
bonserii qui erant nuncii domini Asaviti sancti nazarii pote- 
statis cremone ad recipienda infrascripta sacramenta eius vice 
prò communi cremone juraverunt ad sancta dei evangelia . . 

Martinus et Grimerius filii domini boccaci de ma- 

nervio in quodam brevi in quo sic continebatur Iuro 

ad sancta dei evangelia quod attendata et observabo prece- 
ptum et precepta quod et que mihi fecerunt dominus Asa- 

vitus cremone prò communi cremone vel per suos 

nuncios et quod faciam omnes secum attendendis 

omnibus suis preceptis et quod faciam totam meam par . . . 
.... sicuti in carta concordia brixie et cremone continetur. 

Nocte veniente dicti diei et coram dictis testibus 

sunt in eodem breve ut dietimi est et eodem modo. 

Eadem nocte. In domo fìliorum domini boccacii. Coram 

domino Grigorio de persico et domino poncio pizeno 

et domino Jobanne bonserio testibus rogatis pax 

fìliorum domini boccacii .... dictum breve et eodem modo. 

1. Arch. Secr. di Crem, K, 55. — Storie Bresciane, t. V, pag. 268. 



44 codici 

Postea vero die Vii exeuate diclo mense aprilif. la domo 

bosumi ad pallancam (sic) Coram domino pagano de burgo et 
domino henrico de tincto et domino Migro et domino ecidio de 
orscasale. testes Obizo de ngonii et ùnrerardui de Gutago iura- 

verunt eodem modo in omnibus. 

Eodem die VII exeunte aprile, coram domino A sa \ ito po- 
testate cremone et domino poncio et domino Nigro mariano 
et domino iohanne bonserio et domino pagano de burgo et 
egidio de orscasale. Testes Milus graasui de agonia et iobannei 
de baiamonte juraverunt eodem modo ut dictum est, et hoc 
fuit in domo bosumi ad pallancam. 

Postea die sexto exeunte aprile. In domo bosumi ad pal- 
latam coram dicto domino Asavito et domino Wielmo eius 
milite et domino girardo de summo et domino lombardo gua- 
zono et domino Maltraversio et Anzelerio Oldoino et domino 
pagano de burgo et egidio de orscasale et Grigorio de persico. 
Testes Martinus et Grimerius filii domini boccacii iterum iura- 

verunt ut dictum est et Albertus de Manuel de 

conciso et giroldus de sala et Opizo de ugonis et lodherengus 
de . . . Wielmus de sala juraverunt eodem modo ut dictum est. 

Dicto die presencia eorundem testium Manzo de ponteca- 
rale et Oddo 

Eodem die coram domino poncio et domino INigro et do- 
mino Egidio de bella. Rigerius de cavriolo et 

Jacomus de pontecarale. 

Eodem die coram domino Asavilo potestate Cremone et 

domino Grigorio de persico et INigro Mariano testes 

bertolinus et Martinus pellati de pontecarale et gi- 

rardus de bagnolo juraverunt eod 

Eodem die coram domino henrico de tincto et Iohanne 

bonserio et Monaco de Anzellerio Oldoino test. 

Stephanus de torbiato juraverunt eodem modo ut dictum est. 

Eodem die coram dictis testibus Albertus domini feraguti 

et lafrancus ejus frater et Ug desideri i et Gualzerius 

de pontecarale juraverunt eodem modo ut dictum est. 

Eodem die coram domino pagano de burgo et domino egi- 
dio et domino Nigro et domino henrico Grigorio 



DIPLOMATICO 45 

test. Vianisius de lavellolongo et lafrancus de sala et gusta- 
ìnonte juraverunt eodem modo ut dictum est. 

Die V exeunte Aprile. Coram domino egidio et domino 
grigorio et domino poncio test. Goizo de gambara juravit eodem 
modo ut dictum est. 

Post omnia predicta die V exeunte aprile justa terciam 

Dominus Gubertus multid nuncius a domino 

Asavito sancti nazarii potestate cremone ad hoc preceptum 

faciendum ex parte domini Asaviti domino Izolino 

et Goizo de gambara et bo de conciso et Ma- 

nuello de conciso et Loderengo de martinengo 

de torbiato et lafranco de sale et Grimerio domini Boccacii . 

et Obizo de ugonis et Inverardo de Guxago et 

Wuelmo de sala ut usque prò se et omnibus aliis 

XII obsides potestatis cremone et non dederunt aliquem. 

Coram domino Grigorio et domino benrico et domino egidio 
et domino Iohanne et domino Monaco testibus. 

Ego Oldofredus notarius omnibus predictis interfui et scripsi. 

CGXLII1. 

(Anno 1208 — 8 febbraio) 

Gli arcieri di Mantova. 

Inedito 1. 

Il console di Cremona scrive al podestà ed al consiglio mantovano 
perchè lo soccorrano di militi e di arcieri (militibus et arcatoribus) contro 
i Bresciani. Il preceptum factum del documento annuncia un patto stabilito 
cui fosse tenuto il comune di Brescia. 

CGXLIV. 

(Anno 1208 — 28 ottobre) 

Mantova e Cremona giurano contro Brescia. 

Inedito 2. 

Anno ab incarnationi domini nostri Iehsu Christi. Millesimo 
ducentesimo cctavo . Indictione duodecima . die mercurii tercio 

1. Arch. Secr. di Cremona, H, 98. — 2. Archivio Secreto di Cremona, E, 
Non ho avuto peranco il docum. 2t. — Storie Bresciane, t. V, 

— Storie Bresc. t. V, p. 269. pag. 269. 



46 CODICE 

cxeunte mense Oclubri. In esercita Mantuanorum propc ca- 
strum San Lei sub temptorio domini Azonis March ioni'» est4 
presentia domini talamatii de gaidoldif* et domini Alberti 
Struxii. et domini ysachi de dovaria et domini petrì de tin- 
ctis. et domini guiliclmi de belletto et domini bernerii de 
mastaliis. et domini Egidii de melliolado ibi testium : hoc 
est sacrameli tum quod feccrunt omnes infrascripti Mililes man- 
tue cum cremonensibus. Coram suprascriptis tcstibus cuius 
sacramenti tenor talis est. Ego Juro ad sancta dei evangelia 
adiuvare commune cremone de omnibus suis guerris quns ha- 
bent vcl habituri erunt meis propriis expensis et dampnis et 
predictis salvis sacramentis factis intcr manluanos et Cremo- 
nenses secundum quod in cartis Concordii facli inter eos con- 
tinetur. Et specialiler contra Brixienses faciendo guerram a do- 
mo nostra et a domo cremonensium cum cremonensibus et 
sine cremonensibus ad voluntatem communis cremone. Et boc 
nominatim et exprcssim ibi dicium quod nullum sacramenlum 
ab ipsis Mantuanis suprascriptis Brixiensibus antea factum de- 
beat nec possit nocere quo minus teneantur suprascripti Man- 
tuani adiuvare suprascriptum commune cremone contra ipsos 
Brixienses secundum quod superius dictum est et scriptum 
ad voluntatem communis cremone. Et hoc totum quod supe- 
rius dictum est et scriptum tenealur et observetur et teneri et 
observari debeat usque ad vigiliti annos. Ibique in continenti 
secundum quod superius dictum est et scriptum et determi- 
natum juraverunt ad sancta dei evangelia attendere et obser- 
vare. Oprandus de gaflarro. henrigliettus de conrado de boso. 
Johannes bonus de gaimbrio. Mantuanus de conrado de boso. 
benricus de feraria. Ibique statim dominus Azo estensis Mar- 
chio et Mantuanorum potestas. et omnes infrascripti milites 
sacramento corporaliter a se prestito quod prò suprascripto 
concordio facto vel faciendo non dederant nec promiserant nec 
dari nec promitti fecerant per se nec per sumissam nec scie- 
bant aliquem dedisse nec promisisse nec onorem .... scie- 
bant alicui vel aliquibus prò hoc promissum fore nec aliquid 
aliud quod possit sciri vel putari et si scirent vel invenirent 
vel scire vel invenire possent quod statim manifestabunt. Et 



DIPLOMATICO 47 

hoc totum secuiidum quod superius scriptum est et dictum 
et determinatum juraverunt ad Sancta dei evangelia omnes 
infrascripti milites adtendere et observare usque ad prefa- 
tum terminum. videlicet Guazo sansonius. bonushomo magi- 
ster. baila. Johannes eius fllius. dominus Ottobonus de bei- 
loto, dominus lafrancus de crema. Ambroxius patarinus. 
Albertinus ferarius. dominus Conradus calorosus. Ingibaldi- 
nus de ingibaldo. dominus Albertus calorosus. dominus Al- 
bertus de sancto lazaro. Noradinus de Goide. dominus Albri- 
ghettus de Goide. dominus Ugo de Botono. dominus trimia- 
ninus de torculo. dominus bonamens iudex. dominus bosus 
de poltronis. dominus bocamajor. Arninboldus brexanus. An- 
selmus de bosa. petrus de bocadebove. Egidius de Ardeman- 
no. Nigrellus. henricus de crema. Guazo de storto. Jacomi- 
nus de Bughetto. dominus Johannes de rivalta. Guelfus 
de grosolani. paganis de raimondo. dominus bonaventura 
de Adthelardis. brixiauus de goide. Guazo de goide. Otto- 
nellus de Gonzaga, dominus gandulfus de Axandris. Comes 
bonifazius. Comes Martinus. dominus Lafranchus de domino 
Agnello, petrus de Axandris. Carnislevam de letebelane. do- 
minus petrus de Ca farro, dominus Albertus de Vicedomi- 
nis. Novariensis de Axandris. Albertus Scalpertus. bulsus de 
poltronis. Ottobonus de Attone. Ugo de bucia. Guido de 
campedello. Valarianus de longovardis. petrus de bendedeo. 
lafrancus de ghezo. ionardinus de vernasco. Girardus de 
oculo. Manfredus de oculo. petrusbonus de Vigarello. Man- 
tuanus de braida. Gibertus iudex. Johannes Judex de regio. 
Ego Nicolaus de Januariis sacri pallatii notarius interfui etc. 

CCXLV. 

(Anno 1208) 

Atto di lega fra gli Estensi e Ferrara. 

Muratori 1. 
Azzone VI marchese di Este e le città di Ferrara e di Cremona fanno 
società offensiva e difensiva, presente il nostro conte Narisio. 

i. Murat. Antichità Estensi,, - parte I, pag. 387. 



i-8 CODI 

CCXLVI. 

(Addo 1209 — 20 v 
L 1 .'in. sol ii/. ione. 

Inedito 1. 

Cremona e assolta dalla scomunica incontrata per tanta dalli Q 

di Pontcvico, diocesi bresciana. 

Anno clominice incarna tionis millesimo ducentesimo nono 
indictionc duodecima die veneris undecimd exenntc angusto. 
In chameta domini Guilielmi balbi archipresbiteri m. in pre- 
senta et testimonio bonisfilii clerici predicti arebi presbiteri. 
et martinini sculifcri sitprascripti archipresbiteri. magistri an- 
selmi canonici ecclesie maioris cremone et [acobi de canovariis. 
atque Johannis clerici archidiaconi m. testium rogatorum. do- 
minus Guilielmus balbus arebipresbiter m. absolvit Consules 
et consiliarios comunis cremone ab exeomunicatione cui sub- 
posuerat eos prò causa quam arebipresbiter et clerici de pon- 
tevico movent esse comuni cremone et absolvit ci vita lem 
cremone ab interdicto ab eo facto prò eadem causa. 

Ego Albertus manarinus notarius sacri palacii interfui et liane 
cartam rogatus scripsi. 

Anno dominice incarnationis millesimo ducentesimo nono 
indictione duodecima die veneris undecimo exeunte augusto. 
In ebamera domini Guilielmi balbi arebipresbiteri m. in pre- 
senta et testimonio bonisfilii clerici predicti arebipresbiteri et 
Martinini scutiferi suprascripti archipresbiteri et Iacobi de 
canevariis atque Iobannis clerici archidiaconi m. lestium ro- 
gatorum. Magister anselmus canonicus ecclesie maioris cremone 
dedit ibi in marni suprascripti domini archipresbiteri literas 
domini Innocentii pape et sigillo eius sigillatas in quibus literis 
sic continebatur. — Innocentius episcopus servus servorum 



1 . Archivio Secreto di Cremona, E, mona citata a pag. 273 , fatta in 

14. — Storie Bresciane, t. V, Alberto Manavino per questa lite 

pag. 272. — Non ho potuto avere di Pontevico; ond 1 io non posso 

la procura dei Consoli di Cre- recarvela come sperava. 



DIPLOMATICO 49 

dei fllio abbati sancti petri in cellorio papiensi salutem et 
apostolicam benedictionem. Ne iusticiam alicuius cum alterius 
arguamur iniuria promovere causam quam archipresbiter et 
clerici Ponlisvicì brixiensis diocesis contra commuriitatem Cre- 
tnone obtinuerunt archi presbitero mediolanensi corniti propter 
graves inimicicias que peccatis exigentibus dhioscuntur inter 
civitates utroruraqtie vigere ab ipsius duximus examine esse 
vocandam, eamque tuo iudicio comittentes per apostolica tibi 
scripta mandamus quatenus partibus convocatis et auditis 
hinc inde ppositis quod iustum faerit appellacione remota 
decernas, faciens quod decreveris per censuram ecclesiasticam 
firmiter observari. testes autem qui fuerint nominati se se 
gratia odio vel timore subtraxerint per censuram eandem ap- 
pellacione cessante conpellas ventati testimonium peribere. 
Nullis literis veritatis et iusticie preiudicantibus a sede apo- 
stolica impetratis. Dat. ferentini XVII Kal. octubris pontificatus 
nostri anno undecimo. Et ibi suprascriptus magister anselmus 
nomine comunis creinone appellavi t se domino apostolico. 

Ego Albertus Manarinus notarius sacri palacii interfui et hanc 
cartam rogatus scripsi. 

CCXLVII. 

(Anno 1209 — 20 aprilo) 

La pace fra gli urbana e gli estrinseci di Brescia. 

Inedito l. 

Anno dominice incarnalionis Millesimo Ducentesimo Nono 
Indictione duodecima, die decimo exeunte Aprili presentia dn.... 
domini Henrici dei gratia Manine episcopi et dominorum Al- 
berti Strimi et Ugolini de Sesso et Monachi de villa et pas- 
savie ... e gayoldis et Johannis amati et Morini de belottis et 

Aymerici dodhoni et Redulfi de ianebonis et Jacob arri- 

xius et comes Albertus de Casaloldo et flamengus de manervio 
et Wilielmus de manervio et Op . . . et philippus de corviono 

1. Arch. Seor. di Crem. C, 84, — Storie Bresciane, r. V, pag. 271 
Odorici, Storit Bregc. Voi. VII * 



50 coftict 

et Ribaldinus de ramcdellis et trinca de pontevigo et ftrexa- 
nns morcscliis et Joannci de burnitale et jrnchelfredof 

de grumedellis et Ugo de domina Straeie et Rayn de 

Pontecarali et Barufaldus et Albertus de Ganbara et Dgitio 
batlisloppa et Alghisius de paleso edevacca et Mertiiiai 

de pontecarali et Jacominus de Sala et Albertus testa et Ugo 
de Absalon et Marlinellus de.... pontecarali Albertus Strida 
et Ugo de pontecarali et Marchmus de bugizol et Gratiadew 

de bezozo et bonpbadinus de iobanne benrìci annali de 

razo et bellebonus de manervio et Slebla et Codefeninus et 
Gratiolus de Cazago et Oldof'rcdus de Cazago et Jacomus dio- 
tius et Wilielmus de acalyno et brexanus de boraezolo et l'ol- 
fìnus de pancano et petius goggus et Ardricus de framuxinis 
et petrus ottobelli de pontecarali ex parie socielatis mililum 
qui suiti extra civilatem Brixie et multi alii ex una parte. Et 
diaconus et Alvernatius de pontecarali et Johannes trefoli i et 
theubaldus de vanza ... et Wilielmus maranta. Albertus golta 
et Cesar rozonus et Ventura beccaria et Oddo advocatus et 
Mayfredus prandonus et Johannes de conleis et Anselminus 
benni et Armatius orianne et Lafrancus hosmerini et Già tius 
moreschi et Lanfrancus boccabarla et Ranzerius de porta et 
presbiter de abbis et Anselmus de Lastalla et Johannis alberici 
et Albertonus de yse et Faurardus faba et Ogerius de Claris 
et Ogerius de nuvolinis et petrus ocanonus et ymbertus patria 
et Masonerius et berardus faba et petius flumiane et degoldeus 
grassi et pedherzanis fugatius et Alegrinus ferati et Goyzus de 
Gambara et lanfranchinus de Cazago et Johannes ghezonis et 
buttanus et lanfrancus de lodi-ino et Albertus de concexio et 
Obizo Ugonus et tomaxius de palazo et lanfrancus curatus et 

Wilielmus et Jacobus de Cazago et bruzella et Martinus 

de quinzano et petrus marxilius et Waldricus nerza et Jacobus 

ambroxii et Jacobus de Saler et Inurardus de guzago 

et Conradus de bagnolo et lanfrancus patari et Novellus de 

mercato et Conradus spanciferri runt in civitate brixie 

et multi alii ex alia parte, iurassent precepta domini TVolfkeri 
dei gratia sancte Jquilegensis ecclesie .... lis aule per totam 
Ytaliam legali, de discordia quam insimul habebant et de pace 



DIPLOMATICO 51 

facìenda et tenenda et in Walterius bertoldus ibi eodem 

domino patriarcha presente et precipienle de voluntate et pre- 

cepto ipsìus et vice iam dicti domini patriarche omnibus 

suprascriptis ibi prasentibus prò se et totis suis partibus ut 

fìrmam pacem et in inter se perpetuo observent et te- 

nent. Item precepit et dixit ut omnia dampna data a comu- 
nibus utriusque partis inter se vicissim in ... . emissa dampna 
vero data ab aliquo aliquarum partium in diviso sint in ar- 
bitrio domini Regis et ipsius domini patriarche. Et hec omnia 
utrique parti precepit prò se et aliis de eorum parte perpetuo 
observari deberi per sacramentum quod fecerant et per fideli- 
tatem et gratiam domini Regis et ipsius domini patriarche et 
etiam sub pena quinque millium Marcharum argenti cujus pene 
medietatem qui contrafecerit conponat domino Regi aliam vero 
medietatem conponat illi contra quem fecerit. Item precepit et 
dixit suprascriptis de utraque parte ibi presentibus per sacra- 
mentum quod fecerant et per fidelitatem domini Regis ut prò 
se et suis partibus absentibus debeant absolvere et remittere 
omnia sacramenta facta vel recepta a duobus annis infra cum 
aliquo vel aliquibus predictarum partium seu cum aliquo co- 
mune civitatis vel loci vel aliqua alia persona. Qui suprascripti 
de utraque parte prò se et suis partibus ibi corano do- 
mino patriarcha iam dictam absolutionem et remissionem viva 
voce fecerunt et ipsa sacramenta absolverunt et remiserunt. 
preterea iam dict precepit et dixit suprascriptis de utra- 
que parte ibi presentibus per sacramentum et fidelitatem do- 
mini Regis ut debeant relaxare et dimittere, et ab rios 

utriusque partis usque per totam diem sequentem. Ibique 
omnes suprascripti de utraque parte prò se et tolis suis par- 
tibus fecerunt inter vicissim. Insuper iuraverunt ad 

sancta dei vangelia per se prenominatam pacem et omnia su- 
prascripta in perpetuili» tenere et observare et attendere, et 
quod bona fide operam dabunt ut omnes de eorum parte iam 
dictam pacem et omnia suprascripta perpetuo attendant te- 
neant et observent. 

Ego Emanuel domini henrici regis notarius interfui et 
liane cartam scripsi. 



;w 



rji co:, ici 



CCXLV11I. 

( An. HI I | ■ 

La pace fra Mantova, Brescia, Verona e trenionu. 

loedilo l. 

Anno domi nice ioearnationii millesimo ducentesimo unde- 
cimo indictione quintadecima die marti* sex lo in tran te martio: 
in pallacio conimunis brìxiein presentta et testimonio domini 
Oldefredi de avocatis. domini Egidii de giroldis. domini Al- 
l)erli de nialabotto. baruffoldi coi crii alane bailardi corerii 
testium roga tornir». Isti sunt illi <jni iuruverunt socielatem 
inter Gremonam et socielatcs. domi/tus Narishcs comes. doroi- 
nus Albertus comes. dominus Jacob de pontecarale tunc p(h 
testas communis brixie Gabrielus de grumetello. Otto Willredi. 
Gaitaninus. Johannes index de lodrino. Magister de chol .... 
filinis. Marchisi us petoni. Rethulfus de mercato. Wilielmus 
siaia. Giroldus de claris. delaydus iudex calliarius. bonfadus 
sassus. Girardus iostachi. Riboldus melanesius. Paitotius Sagin- 
grua. Jacobus Varnerius. bonnonius de porticu. Jacobus bisola. 
Ugo absololonni. Caymarius de porta. Vanbertinus ronza. Jo- 
hannes de villa nota ri us. bonaventura gualandi. Sechafenus 
bemeinus. bonifacius notarius. zulTredus de plevethiciis. Jaco- 
bus domini Ribaldi de Sale. Wido siccasol. Lafrancus de lo- 
drino. Albertoxius sethexia. Albertus de cathegnano. Albertus 
canis. Lafrancus de porticu. martinus de alcheriis. Attolinus 
gaitani. Albertolius de mercato, baiamontus de Salodes. Jaco- 
bus de sancto gervasio. burgesius lavellilongi. Albertus ballius. 
bonaventura lanpafoiata. Petrus de carnario. Jacobinus pape. 
Oricus ocanonus. benvegnutus domini Laurencii. Johannes sar- 
tor de ponpiano. Abbonus de abb. turisendus prinardus. Pe- 
trus domini Ottobelli de pontecarale. Petrus domini Saingrua. 
dominus Acursus de pontecarale. Albertus pilattus de sancto 
gervasio. lolerus advocatus. durellus de lacu. ferinus de bor- 
nado. saldinus filius lafranci de Salodo. Stephanus bellamici. Ri- 
zerius de soro. Ognerus de Pesckera. Arighetus de Soncino. 

1. Arch. Secr. di Cremona- E, 18. ove si corregga l'indie. B. 64 

— Storie Bresc. t. V, p. 277, dell 1 Archivio. 



DIPLOMATICO 53 

Martinus belli a lesi in. bonfatus gaifanus. bellebonus cagnolus. 
Plaitus Albertus. Johannis bibulci. bentallus notarius. Jacobus 
domini Martini de bornado. Anzelmus leazarri. Amighettus per- 
■vallin. Bonfatus prinardus. faxolus tabernarius. Lafrancus do- 
mini mauri, bartolameus de Capriolo. Oddo domini Apposazii. 
dominus Raynerius ballius. Jacobus bachocus. Piscinus prans- 
donus. Montenarius manni. Nebla. Jacobus maynetti de pon- 
tecarale. bellottus ciciamice. Goyzonus de mairano. Fapanis de 
soro. Naymerus de gaytano. lafrancus Rozonus. Jacobus druzius. 
Graciadeus baratellu. Stephanus Risolotti. Albertus notarius 
de gavardo. bruxatus boizonus. Jostachus taiasacus. Martinus 
Saxine. Ugo bossonis. Stephanus affricani. Amadeus abiatici. 
Martinus domini Azonis de mairano. bonifacius domini Bona- 
cursii. Albertus de mercato. Albertus de lavellolongo. Goyzo 
de pontecarale. Ranbaldus Ugonus. lafrancus domini zaclieni 
de pontecarale. Patronus de la garza. Oddo de callino. Mille- 
tus domini Streve. Stephanus de capriano. Albertus de bran- 
dico. boninsegna de Monterotondo. Redulfus de bornado. Pe- 
trus de fontanigra. Carazucca de bondiis. Anselmus de Cruco. 
Gughelfredus de Grumethello. Wiscardus domini Boxadri. Gi- 
rardus bruzella. Girardus bocii. Johannes bartholomei vide. 
Johannes de torbiado causidicus. Oddo de prandonibus. Ste- 
phanus Wasarlande. teutaldus de pontecarale. Graciadeus de 
mayrano. Girardus de castro, lafrancus bocii. Cardevacha de 
camegnono. Petrus domini Pbri de Sale. Berardus Madii. Gi- 
roldus de pontecarali. henricus Confanonerius. Jacobus seca- 
soldus. Ugo de Martinengo. Riboldus de Calvisano. Uldefredus 
de Gazago. Gualcerius de calcharia. Manuellus de concisio. da- 
nesius de prandonibus. petrus Confanonerius. Graciadeus ba- 
gozii. Gabrielus ballius. Federicus de porta. Stephanus belin- 
tesimi. Federicus de lavellolongo. Prothezalius de carzacho. 
belclarus de ca\cinado. Lafrancus de marsine Martinus pellati. 
Petrus petenalupi. Capoanus domini teutaldi. Ugezonus bapstopa. 
Stephanus de sancto Gervasio. Codeferrinus. Girardus bruxadus. 
Albertus domini lafranchi belle. Raimondus de Ugonibus. Z.a- 
cheus de pontecarali. Marcus de pallacio. Jacob de francignena. 
Johannes gille. Girardus Ormerini. Martinus seretus. Bonfatus 



{H CODICE 

truffi. Vandalus. Otbertui codeferrui. Wilielmui <i* Adro. Pe- 
trus de chathagnano. Paselus filius giranti. Jacobus de bul- 
garo, boxadrus de pontecarali. Stephanm de tarbiado. Jo- 
hannes paitari. Martin us Solzilious. Alberini de patberno. Gil- 
bertus filius domini Ulini. Monachili filius ambrosi! pattarini. 
Philippus. dominicus de bua r no. Jacobtu Znchi. Jie/adinus. 
Omneboni, filius Riboldi caligarli. MarLinus Sarasinus de bum no. 
Otlebonus de buarno. Muttus. Johaninus de plumacio. Marti- 
nus spiga. Suzuspillus. Albertinus de corteselle. Johaninus de 
trignano. bernardus de Ahollo. benvenutus de porta. Girardus 
osberti de sai. Absalon. Casolus. Stephanus giaciadei. Wiliehntu 
francigena. bagatta. Malheus. barberius. Sthancarius. Girardi- 
nus de collognola. Nicholaus tabernarius. Stefaninus filius ma- 
gistri Widonis. Girardus filius ambrosii patarini. Aymericus de 
Monteclaro. barufaldus domini Millonis Griffi. Lotherengius de 
Martinengo. bonacorsus domine cerute. Graciadeus de vilane. 
Carnevalus spatarius. lafrancus pulmonus. Griffo, mercati. Jo- 
hannes de urgnano. Gracianus Saynigrua. bursa de caulis. Op- 
pizo maco. Graciadeus prandinus. Lafrancus cella. Jacob cili- 
ci noco. Deatatus de Capite pontis. Albertus maldeventre. Al- 
dricus Alberti. Teutaldus caritatis. Giroldus de castro. Albertus 
Stria. Lafrancus de carzago notarius. Albertus de capriano. 
Omneboni zorzus. Markesius regum. Albertus portilis. Gracia- 
deus arma. Albertus prandonus. Albericus montenarii. Cente- 
narius. Loreucinus canalis. Arlottus notarius. Mayfredus sancte 
agathe. In nomine domini. Ego iuro ad sancta dei evangelia 
quod attendam et observabo et operam dabo ut attendant et 
observent omnia pacta, omnesque convenciones et promissiones 
que continentur in carta concordii et società tis Cremone, Ve' 
rone et Jzonis Estensis marchionis et Ferrarle et Mantue et 
eorum qui ad hanc societatem pervenerint secundum condi- 
ciones instrumentorum et quod faciam facere talem sacra- 
mentum omnibus personis mei districtus a quindecim annos 
supra et ab septuaginta infra. Item quod ego non parlamentabo 
prò me nec per alium ore neque per scripturam cum homi- 
nibus Mediolani, Placentie, Creme, nec cum Izilino (sic) nec 
cum Saliens in guerra, nec cum aliis hominibus nec supra- 



DIPLOMATICO 55 

scriptorum hominum, nec suprascriptarum cìvitalum nec cura 
inimicis Creinone absque parabola Consuliim et potestatis com- 
munis demone. 

Ego Albertus manarinus nolarius sacri palatii interfui et 
hanc cartata rogatus scripsi. 

CCXLIX. 

(An. 1211 — 2 ottobre) 

La pace tra Bresciani e Cremonesi. 

Inedito 1. 
Anno dominice incarnationis millesimo ducentesimo unde* 
cimo Indictìone quintadecima secundo die infrante Octubri in 
Brixia in campanea in ora sancte Ste fante presentia dominoruni 
henrici de tintis et bellengerii mastallii et martini de suox et 
marchisini mariani et lantelmi pistoris testium ibi rogatorum. 
Dominus martinus et dominus Grimerius de Boccatio et do- 
minus Jostaccus de Bighizolo et dominus stefanus Bocardus et 
dominus Girardus de oddonibus de Foro et dominus Alverna- 
cius de pontecarale tale fecerunt sacramentum. Tenor cuius 
talis erat. Ego juro ad sancta dei evangelia quod bona fide 
sine fraude adtendam et observabo per me et per totam meam 
partem omnia precepta domini Gandolfini de Castro novo tunc 
potestatis comunis Cremone nomine et vice comunis cremone 
et suorum successorum et aliorum qui prò tempore erunt 
consules vel potestates prò comuni cremone. Nominatim de 
omnibus litibus et discordiis dictis et factis ab hominibus qui 
sunt in Brixia et extra Brixiam et in sua parte, nomine 
ipsius comunis contra illos qui exiverunt de ci vita te et contra 
suam partem. specialiter in omnibus damnis datis et factis. Et 
in avere et personis et in dando suas personas et ostagiis et 
in dandis castillis et rocbis et burgiis et curtibus eorum et 
earum. Et generaliter omnibus preceptis qui fecerit predictus 
dominus Gandulfinus et sui successores et aliorum qui prò 
tempore erunt consules et potestates prò comuni cremone no* 
mine et vice comunis cremone prò predictis discordiis et liti* 

!. Arcb. Secr. di Cremona, E, 10. — Storie Bresc. t. V, p. 289: 



56 godìi i 

bus et damati dati* et factii line aliqno tenore* Item in di- 
mitteudis castris et burghii et rocbts el < U* n< 1 1 s foriteli* commi 
et carum et in dimittendisj prexoneriii que el qnoi babenl et 
tenentur prò sua parte io episcopati] brixie ed roJ unta lem 
suprascripti domini Gandulfini et Hiorum luccessorum qui prò 
tempore erunt prò comuni Creinone. 

Terlio die infrante Octubri. in IJrexana in campanea in ma 
roche Rodenghi et in eodem anno et in presentia luprascripto- 
rum testium et domini Fulci de Fabris, iJominus Pax de Boi alio 
et dominus Coradus de Uxago et dominili bertolottus deMar- 
tinengo et dominus iohannes de ugozono et dominus monnens 
de Uxago et dominus Girardus de bagnolo et dominu-. allegrai 
de feratho et dominus leulaldus de Vanzago et dominus degol- 
cleus de grasso et dominus amatinus de curtis et dominus lan- 
francus de porta et dominus lanfiancus de olmerinus et do- 
minus Marcbisius occanonus et dominus ubertus de patrigo et 
dominus alberlus de Conzelho et dominus Conradus de bagnolo 
et dominus albertus de belfanle et dominus pelius d«e Monte- 
claro et dominus ognerius de pontecarale et dominus Jobannes 
Lorozolus et dominus Ostaccus de bigozolo et dominus Rizar- 
dus de Rodengo et dominus Obizius de Ugonibus et supra- 
scriptus dominus Grimerius et prediclus alvernacius de ponte- 
carale. Omnes suprascripti predictum sacramentum ut conti- 
netur supra eodem modo fecerunt et i ora veruni. 

Quarto die intrante octubri. in brexana sub roeba Uodengbi 
et in eodem anno et in presentia domini fulci de f'abris et 
arivabeni notarli et bartbolomei de zoncapede testium ibi. 
Petrus de flumiana et lanlelmus grassus et Graziadeus de bou- 
zillo et Girardinus de cervicboldo et Ognerius de cosca et O- 
gnerius de civetbino et Jacopus de Cavriolo et lonbardus de 
ponticello et Janfrancus curator et Robertus de olmerino et 
Girardus de lanfranco de bagnolo et Inverardi de rodengo et 
Vanzaghini de vanzago et bonacursus de p.-jrta et Ventura de 
vilano et botaianus de cariolis et bonsegnorius de carusso et 
brexanus scaz^rius et Gisulfus de ghisulfis et bartbolomeus de 
zoncapede et petrus confanti et albertus lorozolus et crexebenus 
de porla et Jacominus de Colombario et benricus panpurus 



DIPLOMATICO .)/ 

et Ubertus fugalius et adthaminus rozonus et Cainiaiius no- 
tarius et Morettus lallus et Gonradinus de ulceza et arivabenus 
notarius et zoaninus de ivardo et dothus de vanzago et Jotta- 
ceus de Guardasola et Richebonus minestrator et bonaventura 
de moxolino et laurentius cazola et bonacursus de porta et 
Giraldus de villa et zulianus de castello et petrus oxia et ven- 
tura de mino et ponconus et iohannes scazerius et aeortinus 
trespolus et stancarius de Cellatica et manfredus de Rozonibus 
et bonaventura de pollonio et zoaninus de girardo et Consola- 
tus de Rohato et albertus boceccus de Rodengo et albertus saccus 
fanonus et bonacursus de vanzago et Johannes folia et JofYe- 
dus scurattus et ambrosius de Cavriolo et albertus de canonica 
et albertus de Ysalleo de Yse et Egidius de bordualibus et O- 
mettus de marizolo et Gratiadeus calamarius et brexanus de 
beldelcoo et alberghinus de goletto et lanfrancus spezabandus et 
jacominus corgolus et Johannes de Cazago et Johannes de nu- 
volino et azius de poledrammo et Omnisbonusde conte Avroìdo. 
Omnes predicti precepto et voluntate domini Gandolfini su- 
prascripti fecit iurare et suprascriptus dominus falcus de fabris 
cum me bartholomeo de richello sub rocha Rodenghi eodem 
modo quo priori iuraverunt et ut continetur supra. 

Ego bartholomeus de richello Imperatoiis henrici notarius 
interfui ad omnia suprascripla et liane carta m scripsi. 

CGL. 

(Anni 1210 — 1212 — 1255 — 1285) 

I Casaloldi. 

Inedito 1. 

1283. In Xristi nomine die Sabati Secundo Junei, anno a nati- 
vitate Domini nostri Jesu Xristi millesimo ducentesimo octua- 
gesimo quinto, indictione terciadecima Regnante sancissimo 
Honorio papa quarto, anno ejus primo. Et regnante serenissimo 

1. Archivio Secreto di Mantova. La Codice 62 della mia Raccolta 

copia mi fa procurata dal gentile patria. — Storie Bresciane, t. V, 

e dotto conte Carlo d' Arco. — 



58 CODICE 

Romanorum Rege Rodulfo semper augusto. Io presentia infra* 
scriptorum testium rogatorum, et ad hoc specialiter rocatoranv 

In sala cpiscopatus episcopi Brixiensis. Coram ipso rlorni ti 
Dei gratia venerabili episcopo lìrisiensì, et corani nobili bus et 
magni» viris domino Bocacio de Putcoboncllo mediolanentil cives 
Potestate Brixie, et domino Federico Tarono cive Cremona? ca- 
pitaneo populi Brixiac. Qui domini potcstas, ci capitanali suam 
auctoritatem pracstiterunt Mag. Donato de Bornado notano 
infrascripto excmplandi et transcribendi infrascripta originalia 
privilegia quondam invitissimi Imperatoris Otonis, et quondam 
serenissimi Vilielmi Romanorum regis, et semper augusti, et 
in formam publicam ipsa privilegia reducendi. Ut bis exem- 
plis et transcriptis tamquam originalibus ipsis piena et pienis- 
sima fides adbiberi debeant et babeantur perpetuis temporibus 
in omnibus locis, et coram quolibet Iudice tam ecclesiastico 
quam civili. Quae privilegia originalia cum sigillis eorum pen- 
dentibus visa sunt et lecta et examinata sine rasura, et sine 
aliquo vitio esse per predictos dominos episcopum, potestatem 
et capitaneum, et per me Donatum Notarium infrascriplum, et 
per alios notarios infrascriptos, et ut in ipsis originalibus pri- 
vilegiis continetur. Ita et in his infrascriptis exemplis fideliler, 
et veraciter exemplatum et transcriptum est, nullo addito vel 
diminuto quod sensum vel intellectum mutet. Quorum privile- 
giorum tenores tales sunt. 

1210. In. nom. Sanctae. et. individ. Trinitatis. Otto, quartus. 
Divina, gratia. Romanorum. Impera tor. et. semper. Augustus. 

Imperialis eminentia consuevit eos quos in sua, et imperii 
fidelitate promptos invenit, et fìrmos, et servitia imperii soli- 
cite ac fideliter promovere dignis et acceptabilibus muneribus 
honorare. Ut alii eorum exemplo ad sua invitentur obsequia 
promeiores. Ideoque noscat tam praesens etas, quam futura 
posteritas, quod nos adtendentes puram fidem et sinceram de- 
votionem ac grata servigia, et obsequia Jquam et quae dilectus 
fidelis noster Albertus comes de Casalot, nobis et imperio exi- 
buit, et in posterum eum exibiturum non dubitamus. Eidem 
Corniti Alberto de Casalot dilecto fldeli nostro, et suis hsere- 



DIPLOMATICO 59 

dibus legittìmis ab eo descendentibus damus, concedimus, et 
perpetuo confirnaamus Lionatum cum tota Curte sua alberga- 
riis districtu honore et fodro consimili ratione Castrum novum. 
Sanctum Dratum, Pazanum, et Collatura Casalanovum, Gose- 
lengum, Palazolum, Sonam, Custozam, et medie tatein Insulce 
Comìtum. Quae olim per comites de Sablonaria vel de Mon~ 
teclar habita fuit et possessa. Cassantes et infirmantes omnes 
alienationes, et invasiones, quae factse sunt de ipsis terris vel 
locis in prejudiciuni imperij vel jandicti fìdelis nostri comitis 
Alberti. Similiter cassantes, et infirmantes omnes confìrmationes 
et scripta si qua inveniuntur facta prò praedictis alienationibus 
confirmandis. Praeterea de consueta munificentia nostra de novo 
damus, concedimus, et donamus praememorato fideli nostro 
Corniti Alberto de Casalot et haeredibus suis, omne jus, actio- 
nem, rationes, districtus, redditus, et honores, qui vel quae 
nobis aut nostro pertinent Imperio, in Nogaria, in Gazio, in 
sancto Perseon, in Cereta, in Gebetto, et in Ripeclaria consimili 
nostro cassantes et infirmantes, omnes alienationes, et invasio- 
nes quae de ipsis terris vel locis, aut in ipsis facta? sunt in 
prejudicium Imperij eodem etiam modo cassantes, et infirman- 
tes omnes confirmationes et scripta si qua inveniuntur facta 
prò praedictis alienationibus confirmandis. Insuper dedimus et 
concessimus memorato corniti Alberto ripas et piscarias lacus 
Garclensis a parte versus Brixiam, a cornu de Momiga, usque 
ad molendinum filiorum Bagnacani de Dìscenzano de monte 
Calvolo, ut ipsas alienationes et invasiones, et omnia supra- 
scripta, et sibi concessa nostra possit auctoritate revocare, et 
sibi adquirere valeat, et vendicare. Et quidquid voluerit facere 
sine omni contradictione statuentes, et nostra imperiali aucto- 
ritate percipientes, ut nulla civitas, nullum comune, nullus 
dux, marchio vel comes nullaque alia persona ecclesiastica vel 
secularis ausu temerario contra hanc nostra? dationis, confir- 
mationis, et donationis paginam venire presumat, vel eam 
modo aliquo infringere tentet. Quod qui fecerit iram indigna- 
tionis nostrae se noveri t incurrisse, et poenam mille marcarum 
argenti prestaturum, medietatem Camerae nostrae, reliquam 
vero injuriam passis. Ad majorem autem evidentiam, et prò* 



00 < nl.H.I 

bationem liane presentem pagioam eonferibi, et bulla noetri 

sigilli jussimus communiri. Iluius rei lattei imi uni Voido Lu- 
pus marchio, Corradui Vicebergui, Salinguerra de Ferreria, 

llodulfus Gisloldi, Matheus et Frugarmi de Corigia fi 

Williemus Bigotus, et alij quam plurc*. 

Signum. Domini. Ottonis. Komanorum. Imperatori*. In% ictis- 
simi. 

Acta sunt hacc apud Parmam, armo dominila» iacarnatiooii 
millesimo ducentesimo decimo. Domina Ottone SereniaNBK) 
III mi. Imperatore, anno imperi j ejus primo, regni XV. 

Datum in suprascripto loco VII Kal. lulij. iMd. XIII Re- 
gnante. 

1212. In nom. Sanct. et indivie!. Trinilatis. Otto quartus Dei 
gratia Romanorum Impera tor, et semper augustus. Imperialem 
decet clementiam eos dignis muneribus relevare quos in suis 
obsequiis experta esse fìdeliter defendere, ut ex devotis fiant 
devotiores, et aliis exemplo eorum ad sua invitentur obsequia 
promptiores. Ideoque noscat tam praesens aetas quam futura 
posteritas, quod nos adtendentes puram fidem, et sinceram de- 
votionem atque grata servitia, quam et qua? dilecti iìdeles no- 
stri Albertus de Casalol, et Narìsius de Monteclar comites nobis, 
et Imperio fìdeliter exibuerunt et in posterum eos exibituros 
non dubitamus, dedimus, et in rectum feudum concessionis 
ipsis comitibus Alberto presenti et recipienti prò se et prò 
praedicto Narisio et eorum haeredibus castrimi de Gonzaga cuoi 
tota curte sua, et Bondenum de Runcullo cum tota curte sua, 
et cum omnibus suis pertinentiis, et cum omni disti icto, honore, 
jurisdictione, redditibus, et jure ipsorum locorum, et eorum 
curiarum. Tali modo ordine quod ipsi comites sui haeredes 
pari ter et comuni ter de cantero debeant babere, tenere, possi- 
dere dictum castrum de Gonzaga, et curtem suam, et Bonde- 
num de Runcullo et curtem suam cum omnibus suis pertinen- 
tiis, et cum omni districtu, honore, jurisdictione, redditibus, 
et jure ipsorum locorum, et eorum curiarum in integrimi. Si 
praefatus comes Narisius voluerit jurare et jurabit fidelitatem 
nobis et imperio sicut comes Albertus praedictus juravit, et 



DIPLOMATICO 01 

actuQi est, et ordinatimi inter nos, et ipsum Albertum, ut 
pablicum constat instrumentum, alioquin pra?dicta omnia de- 
veniant et remaneant in ipsum comitem Albertum et suos ha?- 
redes, statuentes et nostro imperiali edicto sancientes ut nullum 
comune, nullus consulatus, nulla civitas, nullus dux, marchio, 
vel comes, iiullaque alia persona alta vel humilis, ecclesiastica 
vel sa?cularis, ausu temerario contra banc nostrse dationis et 
concessionis paginam venire prwsumat. Quod qui fecerit, iram 
nostra? majestatis se noverit incurrisse, et pcenam mille librarum 
argenti prxstaturum, medietatem camera? nostra?, reliquam vero 
injuriam passis. Ad majorem autem evidentiam et probationem 
banc praesentem paginam conscribi, et bulla nostra? majestatis 
jussimus comuniri. Hujus nostri testes fuerunt comes Egidias de 
Curtenova. Comes Gottefredus de Blandrote, Salinguerra de 
Ferrarla, Egidius de Pusterla. 

Albertus de Mandello, Guifredotus Grassellus, Drudus Mar- 
cellinus, Leonardus de Cruce, Manifredus de Ossa, Martinus de 
Rivalta, Conradus de Nono. Signum domini Ottonis Romano- 
rum Imperatoris invictissimi. Acta sunt ha?c apud Cumas, anno 
dominica? incarnationis millesimo ducentesimo duodecimo in- 
dizione XV. 

Ottone serenissimo romanorum imperatore anno imperii 
ejus tercio regni V. Octavo Kall. Marcij. 

Regnante domino — Datum in isto loco. 

1258. Wiliielmus Dei gratia Romanor. rex semper augustus. 
Universis sacri imperii romani fìdelibus pra?sentes litteras in- 
specturis gratiam suam et omne bonum. Dextera principis to- 
ciens leditur quociens a dono retrahitur liberali, et quanto 
profundius gracia? largitatis immergitur, tanto gloriosius exal- 
tatur. Si enim a munificentia nostra subjectis nostris beneme- 
ritis munus liberalitatis conceditur, ad nostra servitia ipsorum 
voluntas amicatur serventius, et proinde magistatis nostra? gloria 
latius ampliatur, hinc est quod nos cupientes nobiles viros An~ 
tonium Albertum Bonacursum, et Guifredum comites de Casa* 
lolto ad obsequia nostra? serenità tis allicere ac eos cum dignis 
honoribus, et gratis benefici is exaltare, et ipsorum benigni? 



62 codici: 

supplicationlbus inclinati, omnia fenda, et bona jurisdictiones, 
possessiones,et jura qux tara ipsi quam eorum piogeni tores a di vis 
impera loribus, et regibus romanis praedecessoribus nostri s juste 
oc legiptime possedisse, et habuisse noscuntur in eis possidenda 
concedimus titulo feudali, eisdem praxlicta omnia liberalitale re- 
gia confirmantes, unde praesenti edicto sub interminatione gratiae 
universis et singulis districtius inhibemus, nequis eosdem co- 
mitcs contra nostrae concessionis et confirmationis tcnorem im- 
pedire vel molestare presumat quod qui facere praesumpserit 
gravem indignationem celsitudinis nostrae se noverit incursu- 
rum. Testes qui interfuerunt sunt bii venerabiles H. Came- 
racensis Episcopus. et H. Leodientius electus. Henricus dux 

Brabancie dilecti princeps nostri. Nobiles viri 

Geltensis. Willielmus comes, Iuliacensis. Arnoldus comes Lo- 
sencus. Ioannes de Avesnis comes Haynonie. Arnaldus dominus 
de Diste: et alii quam plures. Datum per manum magistri 
Arnoldi praepositi Welflariensis protbonotarij nostri apud An- 
tuherpia VI Kalendas Junij, indictione XIII. Anno domini mil- 
lesimo ducentesimo quinquagesimo quinto, regni vero nostri 
Anno septimo. 

Ego Donatus de Bornado notarius civis Brixie auctoritale 
imperiali suprascriptas vidi, legi, et abscoltavi fideliter una 
cum Rogerino de Moncia, et Baldoino de Casalialto Nota- 
ris, et ut in ipsis originarijs privilegijs scriptum erat, ita et 
in hoc exemplo fideliter, et legaliter esemplavi, et transcripsi 
nullo addito vel diminuto quod sentenciam, vel intellectum 
mutet. Et ad perpetuam firmitatem, et robur, et plenam pro- 
bationem, et fidem perpetuo ubique, et coram quocumque fa- 
ciendam, et de mandato, et auctoritate suprascriptorum do- 
minorum potestatis, et capitanei subscripsi, et rogatus si- 
gnum meum aposui. Suprascriptas die sabati secundo junij, et 
dictis loco, millesimo, et indictione, et in prassentia infrascri- 
ptorum testium rogatorum bujus rei. Videlicet, dominorum 
Torizani Gavazzi. Pasini de Manganono judicum dicti domini 
potestatis, et dominorum Uldrathi de Puteobonello, et Alberti 
comitis militibus et socijs dicti domini potestatis, et domini 
Castelli de Pigazano, milite et Socio dicti domini capitanei, et 



DIPLOMATICO M 

domini Arzuffi de Casali alto judicum, et Domini Barufaldi 
de Lavellolungo, et domini Benedicti de Scanamojeribus, et 
Millonis de Navis, et Yelfini de Mezanis, et Jacobi de Lacu, 
et Stephani Diviladi. 

CCLI. 

( An. 1211 — 16, 17 agosto) 

Atti della pace fra Mantova, Brescia, Estensi, 
Ferrara e Verona, 

Inedito 1. 
Anno dominice incarnationis millesimo ducentesimo unde- 
cimo. Indictione quartadecima, die quintodecimo exeunte Au- 
gusto. In pallacio maioris Verone, in presentia et testimonio 
ysolani notarii Veronensis. Jacobi iudex de Padua. Giroldi de 
castello notarii brixiensis. atque mea Alberti Manarini notarii 
cremonensis. omnes infrascripti iuraverunt attendere et obser- 
vare in omnibus et per omnia secundum quod continetur in 
brevibus societatum Creinone et Brixie et Mantue et Verone 
et domìni Azonis Estensis marchio et Ferrane. In primis fol- 
conus alberti surdi. yzernius de musso, passaparet de crexentiis. 
Iohannes inkanamaniris. albertus ruzenarii. trinlinellus de ma- 

rescoto. pilliparius de porta sancti zenonis abbini mussi 

masarius. albertus deizonis. Uguzio de scala. Ugo de 

crexenziis. Gambarinus iudex. Iacobinus artemxii. mustus de 
porta sancti zenonis. bartholomeus briani. Vivaldus iudex. Wido 
uliverii. Girardinus simonis etc. (si omettono parecchi nomi) 
Crexenzius notarius. Rodulfus grilli. Girardus de lendenaria. 
Zeno notarius. Ingloberius iudex. Wilielmus zerle. Iacobinus 
iudex de pesana. et Waldengus presenaldi. Tenor brevi talis 
est. talis est societas et concordia inita inter commune Cre- 
inone Verone Brixie Ferrarle, dominum Azonem Estensem mar- 
cbionem. et alias civitates. loca et personas que per tempora 
ad hanc societatem pervenerint. quod commune Brixie intel- 
ligitur illos qui appellantur Societas militimi et eorum qui 
eis obediunt intus et extra in episcopatu et dixtrictu Brixie 

1. Arch. Secr. di Crem. K, 6. — Stor. Bresciane, t. V, pag. 277 e seg. 



\\\ CODICE 

scilicct quod per dictum Commune Brixie debent adiuvarc 
expensis commune Cremone mai) u tenere et difendere civiU 

et loca et districtum atque epi. scopa tu m centra omnem ci\i- 
tatem seu civitates. et loca personam omnem et personal et 
specialiter iuvabunt recuperare cattrum Creme seu crema m et 
Insulam Falcherii et omnia loca que sunt 'iti a Aduam de epi- 
scopati! Cremone et omnia illa loca que hablùt et tenuit Inter 
Cremonam et Aduam. et manulenere atque difendere, hoc au- 
tem totum facient cum carocio et militibus et peditibus et 
tota sua forcia et posse per duas vices in annum ex quo fuerit 
petitum per potestalem Cremone vel consules seu ambaxatores 
infra decem dies et priusquam exercitus fuerit in episcopatu 
Cremone debet facere ibi moram ad voluntatem Cremone per 
quindecim dies. nee inde dixedent infra predictum tempus 
quindecim dierum sine parabola communis Cremone scilicet 
polestatis vel consulum. cum militibus vero et arcatoribus 
quam in anno cum opus fuerit et fuerit postulatum. Et si qua 
discordia erit. quod deus averta t. inter societatem militum et 
societatem populi Cremone. partem non capient. set eos bona 
fide concordare iuvabunt. Et si concordia fuerit facla inter 
predictum commune Brixie et suos inimicos qui sunt extra 
civitatem que appellatur de societate Bruzclle non aliter reci- 
pient eas quam si fecerit sacramentum predictum communi 
cremone presentibus nunciis communis Cremone super facto 
Pontivici qui sunt supra Olium et super facto FUigana? et 
tirati et super aliquo iure quod ipse civitates haberent ultra 
vel citra Ollium. 

Ego Albertus Manarinus notarius sacri palacii interfui et 
hanc cartam rogatus scripsi. 

Anno dominice incarnationis millesimo ducentesimo unde- 
cimo Indictione quartadecima, die quarto decimo exeunte 
Augusto. In pallacio maiori Verone, in presentia et testimonio 
bonacursii de Inverardo iudex. ysolani notarii.. Giroldi de ca- 
stello notarii brixie. atque mei Alberti Manarini notarii cre- 
mone. omnes infrascripti iuraverunt attendere et observare in 
omnibus et per omnia secundum quod continetur in brevibus 



DIPLOMATICO 65 

societaluni demone et Brixie et Man tue et Verone et domini 
Azonis Estensis marchio et Ferrane. In primis bonincontrus 
lienrici de alzo, bonafinis. hocafullus. ardizonus iudex. etc. 

Iohannes de grezano. petrus de redulfo. greco. Io- 

hannes ariprandi. Mussus de bocamatris. todescus de Sachetis. 
Oldericus de onescalco. Girardus de carabissis. facinus de la- 
vega. torellus osterius. Ventura de bonefacino. buratus. Oddo 
de grissella. Cixonus pistor. Guido cavalerius. bonus de zena. 
Guido de feltris. brazabene notarius. Girardus de ylaxio. Zulia- 
nus de schala. Albertus de ovimo. Iacobinus de guidone de ron- 
co, silvester de mol. yxinardinus alderici. Nicolaus ayrardi etc. 
(omiss.). Ventura begus de carcere. Ventura de costa, teutonicus 
de henrico. bonaventura filius redulfì leazarri. thomaxius de 
schala. Spinellus filius bonecose. Girardus notarius de plom- 
batis. Zordaninus carelli. Crexentius de crexenziis. Marcha- 
brunus de Schala. bonacursus garzapannis. Wilielmus monzan- 
bano. fenechus de valezio. Unbertus de greco. Jonas notarius. 
dominus chalsestrianus iudex. bartholameus de falconali. Gi- 
rardus de falconeto. Artuxius ragnola. facinus de marescoto. 
Albertus de Sasso, montenarius de spinello, henricus de mu- 
zio. Iacobinus de spinabello. facinus buzaratus trintinellus 
dededa. Nigrellus de piolo. Guarinbaldus. Ranpus filius nigri. 
bonefacinus iudex. Girardus de pezia. bonus de bazis. barto- 
lameus de milaneto. adelardus filius domini Iacobini. Merlinus. 
yzirinus de alberio. Carlaxarius viator et preconiator. Raimon- 
dinus de porta sancti zenonis. tassellus de cabissis freus pi li— 
parius. atque pasarinus viator. omnes suprascripti iuraverunt 
ut continetur in superiori instrumento. 

Ego Albertus Manarinus notarius sacri palacii interfui et 
hanc cartam rogatus scripsi. 

CGLIÌ. 

( An. 1211 — 16 novembre) 

L'osservanza bresciana al precetto cremonese. 

Inedito 1. 

Amen. Anno ab lncarnatione domini nostri jesu 

christi Millesimo ducentesimo undecimo. Indictione quinta- 

1. Arch. Secr. di Crera. E, 12. — Storie Bresciane, t. V, [>ag 28 f. 

Ouorici, Storh Brcse. Voi. VII 5 



66 CODILI 

decima die decimosexto Novembri*. In pallatio comunis Bi ixie 
In publica credentia sonata ad campanam et ciidata et eolio ti 

per precones et correrie* et Lgidii de burgatio 

et Ugonis ballii et Maze correrli oomunii Cj emone el multorom 

aliorum hominum ibi lestium Otto de la porta 

et Stephanus guarselendus. et Arduinus pastorella*, et lacomus 

bagocius et Iohannes de orgoano. et GuirlacctM 

et Somcinus Sparili*, et Alberini de robertis. et Omezoloj de 
Ono. et bonapax de Gavaido. et alipranduf codebos. et Nicolaof 

et Carnevalus curadius. et Ardricu* capra, et 

Vendrinus de amico de pravalio. et Girardus eie begnamo et 
Bonaventura de castello, et boninsegna de buanio et biaginilf 
biagna et losius de pontecarale. et Obizo maco. et frugulus 
et Albertus de Saccbis et Oldefredus de Cazago. et Iohannes 
bucca de lepre, et lacomus de Sale, et Odhericus canon us. et 
federicus de la porta et Patronus de la Carza et Pianus de 
contrata Gavardi et .... de Ustiano et Iohannes de Cazago 
et Tinacius de Gavardo. et Oprandus de Manerino. et Gaitanus 
de Gaitanis. et Rambaldus de Ugonibus. et Guido de . . . et 
Ghezus de turbiatho. et Lanfrancus de sale, et Albricus de 
Brembio. et Guidottus de Porzano. et Bellottus Cigamiga. et 
Martinus ... et lanfiangus de barco et Oddo de Gaitanis. et 
Jacomus de carzago. et lanfrancus testa, et bonefacius domine 

Cenile, et bartholameus de cau et Milusde Streva. et 

Carnevalus de codeferro. et Marcus de palazo. et Ugo de Bozo. 
et Socepilus fìlius domini .... et Girardus de Bozo. et la- 
comus zatta. et Redulfus de mercato, et buxonus de la fosina 

et Moiescus de moreschis Burghisius de lavello 

longo. et Marchisius de gbiglielotto. et Poranus de la carza. et 
Iohannes de domino flamingo et Marcus .... pellacanus. et 
butinus cigala. et benvegnutus de cavagnata. et Petrus de fon- 
taniga ... et Manfredus de Manerva .... et boninsegna de 
Monterotondo. et Rivellus de Lavellolongo. et Bonacursus oca- 

nonus. et Iohannes de ghenghelis. et Petrus de borna 

de robacastello. et Lanfrancus de bocazo. et xogolus. et Ri- 
boldus mediolanensis. et ugutionus batestopa. et Albertus de 
alghiso de albi et Guilielmus da chalinus. et Uni- 



DIPLOMATICO 67 

bertus de manerino. et brexanus mosca, et busca de nuvolera. 

et Gratiadeus mairanus. et Lanfrancus de bel 

gambalonus. et Ricardus de sale, et Albertus bordus. et Mon- 
tenarius de Pisogna. et Serinus de bornatho. et bonus de cal- 
cherà, et Ginarius de razo et Otto onzellus. et 

Albertus bagius. et Iacominus scanamoiere. et Albertus spiga, 
et Albertus de Gavardo. et Martinus de Bornatho. et Guidottus 
inaccus. et Vandalus de Bornatho. et Granus saingrua. et Al- 
cherus de Alcheris. et Berardus de Mazo. et Mergottus de la 
pesina. et Martinus de calcherà, et Iohannes ...... solus. 

et lacomos de bornatho. et Albricus de Ustiano. et Gaforus 
de cazolo. et Predenzalus de carzago. et Rufinus de pancano. 

et dondede et boxardus de Pontecaralo. et Man- 

fredus de prandonibus. et bonfadhus de henrico. et literius 

advocatus. et Oddo de matheo. et Alb longo. et 

Gratiadeus de calcherà, et tosabeccus. et Guilielmus siagia. et 
lanfrancus de carzago. et lacomus secasolus. et Giro 



laurentius notarius de lecanat. et flamengus de Manervio. et 
beretta. et Albertus de Manervio. et Aimericus de Monteclaro 

prenominati iuravere ita attendere et observare 

in omnibus et per omnia ut legitur et continetur infra et in- 

frascripto breve et supra ipsum continetur et con- 

tinebatur. In nomine Domini Amen. Ego juro ad sancta dei 
evangelia omnia precepta domini Gandulfini de Castello novo 

pot Creinone attendere et observare et alterius 

qui prò tempore fuerint consules seu potestas comunis Cre- 
mone vel potestates et suorum nunciorum nomine comunis 

Cremone. no pacem et treguam tenendam fllius 

domini Boccacci et toti sue parti de omnibus maleficiis et di- 
scordiis et dampnis datis inter parlem domini Wilielmi de 
Lendenaria potestatis communis Brixice ex una parte et filios 
domini Boccacci et sue partis ex altera in dando fortezas sci- 
licet rochas et castellas et turres et prexonerios et hostagios. 
Item dabo operam et virtutem et pacem et treguas dictas et 
dieendas prò communi Cremone ante dictas partes. et omnia 

precepta teneantur et observentur perpetuo et dabo 

operam et virtutem ut sacramentum factum per dominum 



68 codici 

Wi liei muta potestatem Brixie de obediendo precepta commuoii 

Grcmone prò pace facietida et tenenda 

omnibus teneantur et obseivenlur perpetuo. Et po>l omnia 
suprascripta facta domini [ohanneJ de Baiamoota el Pagaseli 

de rnalfiastris et Roberta* Gandulfioi potc 

Cremonc vice communis ad hoc ut in publico instrumento 
conlinebatur ibi viso et Iecto in concordio preceperunt per 
sacra mcntum one predicto domino Guilielmo po- 
testà ti Brixie et omnibus prenominalis ut de ceteio debeanf 
tenere firmnm treguam fìliis domini boccacci de Manervio . . 

et sue parli inlus et foris et in avere et personis 

et qnod non debeant eis de ceteio Tacere aliquam ofl'ensionem. 

Sequenti vero die sex te Novembris In presentia 

suprascripti Alberti et Ugonis Ballii ibi testium. Plevanus de 
Marlinengo. et Henricus de Martinengo. et Manuellus de . . . 

conus de pontecarale. et Martinus de Pontecarale. et 

Guilielmus de Palazo. et Federicus de Lavellolongo. et Girar- 

dus scotatus de piando barafaldus et Enginnus de 

Palazo hi rà vere in omnibus et per omnia attendere et obser- 
vare ut supra legitur. 

Ego Petrusbonus de bredellis Notarius sacri pallatii in- 
ternai et hanc cartam rogatus scribere scripsi. 

CCLIII. 

( Anno 1212 — marzo ; 

Atti della pace fra gli Estensi, Verona, Brescia, 
Ferrara, S. Bonifacio e Pavia. 

Inedito I. 

Anno dominice incarnationis millesimo ducentesimo duode- 
cimo. Indictione prima. Sexto die intrante mense martii in 
pallacio Verone, in publica credentia ipsius civitatis per sonum 
campane ibi collecta. presentia infrascriptorum testium. Con- 
fessus et manifestus fuit dominus Aldebrandinus Marchio Esie?i- 
sis Feronensium potestas. erga dominum Gulielmum Mastalium 
consulem communis Cremone. quod hoc presenti anno fecerat 

t t Arch. Secr. di Crera. D, 2. — Stor. Bresc. t. V, p. 293, e seg. 



DIPLOMATICO 69 

fieri a civibus Verone Sacramentimi societatis et concordie 
communis Cremane et Papié et Brixie et Ferrarle et ejusdeui 
Marcltionls et Comilis Sancii Bonefatii in sacramento sequen- 
tium eiusdem potestatis prout continelur in cartula illius so- 
cietatis et concordie Communi Verone facere fieri debere, et 
renunciavit quod nunquam veniet contra predictam confessio- 
nem ullo modo. 

Ibi fuerunt testes dominus Gandolfinus de Castello novo et 
Asclerius Cigonia et Rubeus de Platina et Rubeus de Sanclo 
Matheo et dominus Coxia de fabris et dominus oddo de Avo- 
catis. 

Ego bartholomeus de richello Imperatoris Henrici nolarius 
interfui et hanc carfani scripsi. 

Anno dominice incarnationis millesimo ducentesimo duo- 
decimo. Indictione prima, tertio die exeunte mense mar- 
tii, in pallacio episcopatus civitatis Ferrane , in publica 
credencia illius civitatis ibidem collecta. in presentia et 
voluntate domini Aidem andini marchlonìs estensis et pote- 
statis prediete civitatis. et domini Guilielmi Mastalii consulis 
communis Cremone. et Coxie de Fabris et Oddoni de avoca- 
tis ambaxatores eiusdem civitatis. et presentia et voluntate 
domini Rainaldi de campise consulis communis Papié et Gui- 
lielmi Mazoni et Rainerii de curte et Guilielmi de Strada am- 
baxatores eiusdem civitatis. nomine et vice communis utrius- 
que civitatis scilicet Cremone et Papié, omnes infrascripti de 
credencia suprascripta Ferra rie iuraverunt attendere et obser- 
vare societatem et concordiam factam inter commune Cre- 
inone et Papié et Brixie et Verone et marchionis estensis et 
Ferrarle et Comitis Sancti Bonifacii de civitate Verone in to- 
tum et per totum prò ut instrumento vel in instrumentis inde 
facto vel factis ab Oldofredo de casamala notario seu ab ase- 
lerio cigonia civitatis papié notario. vel ab aliis publicis 110- 
tariis conditis et factis continetur. Et prò ut suprascriptus Al- 
devrandinus Marchio ferrariensium potestas et ambaxator Fer- 
rane secum in pallatio Verone a se iuraverunt. scilicet Paga- 
nellus de Paganis et bazalerius etc. (omiss.). 



70 CODICI 



CCLIV. 

( Ad. 1212 — 31 giugno ) 

Gli uomini di Gavardo si danno a Cremona. 

ti i. 
Anno dominice Incarnationis Millesimo Ducentcsimo Duo- 
decimo Indictione quintadecima, Die ultimo exeunle iunio. In 
loco et castro Gavardi. In cedevi intuii castri. Prefentibui 
domìnis Ponzio amato, et Guidotto de Yxe. et Piedulfo de io- 
hannisbonis. atque bergondio pilazario. et Guilielmo de do- 
varia. et Alberto maraboto. et Snido de Advocatis. et Redulfo 

et Rogerio de ho. atque Guilielmo burfono test'ibus 

Tale pactum et concordium atque conventum fecerunt domini 
Ribaldus de Burgo. et Egidius Benzonus atque belengerius 

mastallius consules communis Cremona» dicti 

communis. Cum lacomo Confanonerio prò se et omnibus in- 
frascriptis ibi presentibus videlicet prò lohanne filio quondam 

domini Bocacii de Manervio et vazio de Pontecarale. 

Et Maranta filio Stefani bocardi. Et Martino fìlio girardi de 

oddonibus. Et Novello de mercato. Et Petro bondie 

efano Bocardo. Et lohanne de conche. Et lohanne trifolio. Et 
dalfìno nepote Iacomi Confanoneiii. Et Odelfredo fllio dicti 
Iacomi. Et Gratiadeo filio Medici de Gavardo. Et Iorino de 
pontecarale. Et Ravaxino de Budhezolis. Et Guilielmo de Mo- 

scolinis. Et bonacurso de Calci natho misacanina. 

Et Oderico de Salerò. Et pegorario de Moscolinis. Et Girardo 
de oddonibus. Et Grandino de Buarno. Et petro ejus fratre. 

de Buarno. Et Lolavagio de Yseo. Et bendazio de 

Arcu. Et Gauderio fìlio Scanabixe de Arcu. Et lanfranco de 

Vanzago. Et Guai Et brexiano filio pixie. Qui 

suprascripti omnes per sancta Dei evangelia juraverunt stare 
et attendere omnia precepta dictorum consulum communis 
Cremone suorum sociorum atque suorum nuntiorum. Videlicet 
in dando eis locum et castrum Gavardi ad suam volontatem. 

et ìpsi consules debent dare ipsum castrum pot 

si voluerint. et quod debent venire prò hostagiis sive prixo- 
1. Arch. Secr. di Crem. E, 16. — Stor. Bresc. t. V, p. 284 e seg. 



DIPLOMATICO 71 

tieriis in carcere et virtute communis Creinone et ipsorum 

consulun et ibi debent stare et morali ad dictorum 

consulum et dicti communis C re mone, nec de ipso carcere ali- 
quo modo fugam non debent facere nec ipsum carcere seu 

bogas rumpere. Nec alicui consentire facere ali- 

quem illorum quod hoc facere vellet debent prohibere et si 
probibere non poterint quam citius poterint debent manife- 
stare consulibus creinone. Nec de ipso carcere illo- 
rum non debet se inscontrari seu liberari sine parabola omnium 
suprascriptorum et Consulum communis Creinone in concordie 
et quod usque ad festum sancte Marie proximum de medio 
augusti debet trahere et liberari de carcere Garde et Martini 
de Bocazio. Albertum Bruxatum. Ubertum de Ponteearale. Mar- 

tinum Sancti Gervaxii maia\accam filium cognovuti 

sancti gervaxii. Bagozinum Bagozium. Raimondinum de Sale. 

Matheum de lavidichessa. Iohannem Reginrei. Rai 

evozia filios Grimoldi de Buarno. Brianum de Buarno. Fla- 
minghinum domini Flaminghi. Cremascum Secasegale. Guido- 

tinum caput canis de gisio. Gualfredinum Sancti 

Yervaxii. Zoccam. Lanfranchinum filium ugonis de guxago. et 
si hoc dictus Iacomus prò se et aliis suprascriptis de ejus so- 
cietate non fecerit et non attenderit quod suprascripti con- 
sules debent ab ipso termino sancte marie in antea dare omnes 
suprascriptos prenominatos prixonerios suprascriptus Iacomus 

in virtute potestatum et communis Brixie et his 

omnibus datis dicti Iacomus et dalfìnus ejus nepos debent om- 
nia precepta consulum suprascriptorum et nuntio- 

rum attendere et obedire in omnibus et per omnia et si hec 
omnia ut prelegitur dictus Iacomus attenderit suprascripti con- 

sules debent suprascriptos omnes ex parte dicti 

et ipsum Iacomum ducere in loco seu locis securis ad eorum 
volontatem. Preterea dicti Consules nomine et vice dicti com- 
munis Creinone prò suprascriptis pactis et concordiis dederunt 
fidantiam suprascripto Iacomo prò se et prò omnibus preno- 
minatis et prò omnibus suprascriptis personis que in Gavardo 

erant ut possent et debeant ducere extra cum omnes 

equos suos et arma et indumenta et omnia ea que qunmlibet 



72 CODICC 

eorum cum persona in una vice portare potaerinL et omnci 

homines Gavardi et consules debent ducere extra ipsum locum 
in loco securo ad eorum volontatem. salvo co quod dictum 
est supra de suprascriptis prixoneriis sive hostagiis. et si aliquif 
illoium de Gavardo voluerit ibi manere in ipso loco, quod de- 
bet ibi stare si placuerit potestati et communi brixie. Item 
eodem die et anno et indictione in campo Gavardi sub pa~ 
viono consulum communis Cremane presentia domini Abbati* 
de Lene et suprascripti Iacomi Confanonerii ibi testium. Abbas 
de Gavardo et Lanfrancus Maiavaca atque Pixis de Monteclaro 
iuraverunt precepta dictorum consulum communis Ciemone 
et suorum nuntiorum et stare et omnia eorum pre- 
cepta in omnibus et per omnia sicut fecerunt omnes supra- 
scripti preter suprascriptuslacomus et dalfinus ejus nepos . . . . 
Ego Ribaldus Rubeus notarius sacri pallatii et Ottonis im- 
peratori» interim et hanc cartam auctoritate suprascriptorum 
consulum scripsi. 

Anno Dominice Incarnationis millesimo ducentesimo duode- 
cimo Indictione quintadecima, die septimo exeunte iunio iusta 
castrum Gavardi. Presentia domini Ponzii amati et Guidoti de 
Yxe et Galeaz tinctoris et Lanfranci de Platina et Iacopi . . . 
et Iohannis carzole et bergondii pilizarii et Girardi de Dovaria 
atque bozardini de burgo et Cozii mariani testium. rogato- 
rum Ribaldus de Burgo et Egidius Benzonus con- 
sules communis Creinone, titillo, nomine et vice ipsius com- 
munis dixerunt Iacomo Confanonerio qui erat in castro Gavardi 
super munirà dicti castri et per sacramentum in quantum po- 
terant preceperunt quod ipse deberet eis prò communi Cre- 

mone dare dere castrum Gavardi et ipse lacomus 

respondebat et dicebat quod non erat consilialus de hoc, et 
quod non faceret sine parabola domini Martini de Bocazio qui 
erat potestas dirittualis communis Brixie et nisi ipsi consules 
facerent retro redire exercitum Brixie et exercitura Cremone 
et non aliter reddet eis ipsum castrum. 

Ego Ribaldus Rubeus notarius sacri pallatii et Ottonis im- 
peratoris interfui et hanc cartam rogatus a supr. Consulib. etc. 



DIPLOMATICO 7)> 

CGLV. 

C Anno 1212 ) 

Parma, Cremona, ecc. Loro pace ed accordo 
per i confini. 

Inedito 1. 

In Christi nomine. Anno a nativitate Millesimo 

.... aprile. Dominus Guillielmus de . . . navia potestas Cre- 
inone vice et nomine eiusdem communis . . . potestas Parine 
vice et nomine eiusdem communis ex alia conpromisserunt se 
omni tenore . . . em Dominum Guidonem ambaxatores commu- 
nis Mut . . . recipientes nomine communis eiusdem .... Papia 
ambaxatores communis Regii recipientes nomine ejusdem com- 
munis et in dominum Berardum de R . . . ambaxatores com- 
munis Bergami recipientes nomine eiusdem communis. et in 
ipsis communibus de ornili discordia . . . erat vel esse posset 
aliquo modo vel ingenio inter predicta communia scilicet Cre- 
inone et Parme occasione confinium utriusque civitatis Cremone 
et Parme. Ita ut dicti ambaxatores et arbitratores prò suis . . . 

arbitrium et plenam potestatem etiam iuris et par- 

tibus presenlibus et absentibus sive una parte p non 

citatis procedendi confinandi diffinendi et terminos p 

communibus seu ipsis communibus melius videbitur et specia- 

liler prò confìnibus terminandis inter predictos po- 

testates nomine predictorum communium cremone et parme 

ut doioli omnes et novicii qui vel fuerint 

detempti prò raarchionibus de Soragna et villa de Castilliono 
usque ad foveam in infrascripto compromisso sive arbit .... 
veniant vel coraprehendatnr sed confìnibus seu terminis positis 
seu terminatis per predictos ambaxatores prò suis communibus 
seu ab ipsis communibus libere et sine aliqua questione dicti 
doioli et novicii. et villa de Castilliono prescripto et determi- 
nato modo communi parme remaneant et eius sint prò di- 
strictu et episcopatu salvis novicis dominorum de Summo qui 

sed arbitrio ipsorum arbitrorum prò suis communibus 

seu ipsorum communium remaneant. Verum viretur 

1. Arch. Secr. di Cremona. K, 22. gore cosa nostra, l'importanza 

— Benché non sia di tutto ri- dell 1 atto mi mosse a pubblicarlo. 



74 CODICE 

Inter predichi communia Creinone et Parme de ipsii r^, 

et fos seu quotuque pretenderentur debeai hec «jue- 

stio sive contemptio et terminato licutfupra eriptum 

est in prenominatis arbitratoribtu prò sui, comnranibui 
in ipsis communibus. Quc omnia sicu! lupe ri tu icrìptum 
in totura supradicte poteitatei prò suis commanibui ad invi- 

cem et inler se conv per itipulationem promiferunt 

sub pena mille Marcharum argenti obterrare et non conti l- 
venire q . . . . ta seu comissa ratum et firmum laudum per- 
maneat seu omnia que a dictil arbitrii pio suis communilm^ 
seu ab ipsis com . . . facta fuerint de predictis. Eodem modo 
et sub eadem pena predictis arbitrii prò eorum communilms 
diete potestates prò suis communibus promiserunt et pacta mnt 
acta boc expressim acto et convento quod dicti arbitratores 
prò suis communibus seu ipsa communia possint precipcre .... 
minare et diflinire et facere omnia predieta ut superius scrip- 
tum est semel et pluries usque ad finem compromissi 

a decem annis infra q. habuerint a decerli annis ultra predi- 
ctam foveam versus Parmam iverint ad habitandum cit . . . 
versus Cremonam vel e converso si aliqui bomines a decem 
annis infra q. habilaverint a decem annis ultra ci tra foveam 
versus Cremonam iverint ad habitandum ultra foveam pre- 
dictam versus Parmam debeant reduci ad pristina loca arbi- 
trio predictorum arbitrorum seu eorum communium debeat 
remanere et omnia predicta facta sunt salva omni proprietate 
et possessione et quasi cuiuslibet privati ecclesie habentis ali- 
quid in predictis locis vel in aliquo predictorum locorum. Et 
supradictum compromissum dicti scilicet dominus Albertus de 
Madono et dominus Berardus prò suo communi receperant sub 
hac conditione si suo communi placuerit seu a suo communi 
manda tum habuerint de eo recipiendo et si non habuerint 
mandatum debeat remanere in istis ambaxatoribus Mutine et 
Regii prò suis communibus. Quod compromissum et omnia su- 
prascripta sicut superius scriptum est conxilium Creinone in 

pallatio ad sonum campane more solito congregatum 

expressim confirmavit atque aprobavit in totum ita quod nul- 
lus de predicto conscilio contradixit lecto etiam ipso compro- 



DIPLOMATICO 75 

m'isso a me Petrobono notano alta voce in predicto conscilio 
creinone ante predictam confìrmationem et approbationem. 

Actum in pallatio communis Cremone 

et ex hoc plura instrumenta sunt facta Presentibus 

testibus scilicet domino Roprandinum de Ronco iudice predicte 
potestatis Cremone. Benedicto de Madelberto nolario. Bernerio 
spadario. Ruglerio ravanesio notario q. et Rodulfo de casso no- 
tano, et Iacobo de aidrico not. et bianco de Casale Sigono not. 
Ego Petrusbonus cardinalis sacri pallatii notarius bis omni- 
bus interfui rogatus scribere et scripsi etc. 



CCLVI. 

( Ad. 1212 — 8 settembre) 

Atti di concordi» fra gii Estensi, Ferrara, Brescia, 
Verona, Cremona, Pavia, 8. Bonifaci. 

Muratori 1. 

Noi l' omettiamo siccome già stampato dal Muratori. Comincia : Anno 
Bni eie. In pallatio communis Verone. Talis est concordia et societas 
quam fecerunt Azo Estensis marchio et comes Sancii Bonifacii, et Cremona 
et Brina et Verona et Ferraria cum Papia. Videlicet etc. É sottoscritto per 
Brescia da Lanfranco di Adro e da Aimerico di Montechiaro. 



GCLVII. 

( Ad. 1212 — 26 marzo ) 

Il fendo di Tignale. 

Cod. Wanghiano 2. 

Indict. XV. die mere, quarto exeunte marcio, in Curia cano- 
nicorum Brixiae, prsesentibus d. Gratiadeo de Gambara, d. Job. 
judice de Crema, d. Manfredus de Salis canonicus Brixiae, et 
d. Milo de S. Gervasio et Oprandus ejus filius, et Orichelus, 



1. MuRAT. Antichità Estensi, par. I, 2. È un codice di doc. della Chiesa 

pag. 400. — Storie Bresc. t. V, di Trento, raccolti da Wanga ve- 

pag. 285. Gli originali si trova- scovo di essa , pubblicato non 

no neirArch. Secr. di Cremona. ha guari in Vienna, pagina 244. 



7(> i. onici. 

et Ugo de Salis fécerunt finem Addpreto de Setauro, Domini 
et vice d. Fridcricj Episcopi Tridentini, <le feudo quod aqui- 
sierant in Tignalo, et omnc jus quod exinde habebant reali' 
serunt, et pariter fiiicoi fecerunt <l. Addpreto prò ipio d« epi- 
scopo de onini debito quo ipso epui rei efui ^ibi obli- 
gata fuit, excepto feudo quod a d. episcopo lenent de duabuf 
marchis argenti annuatim et de centum solidis quoi liabere 
debent, et prò quibus obbligatum habent Kipaticum Ripense 
et Feudum de Baco lino. 

CCLVIII. 

(Ad. 1215 — 10 11 gennaio e 6 marzo) 

Gli Ugonl. 

Inedito 1. 

In Christi nomine amen. Ego Oddo Mapbaei Consul Iustitia? 
Brixiae cognoscens causam quam fuit inter D. Obizonem et D. 
Milonem Grassum et Dnum Raymundum et Dnum Ranybaldum 
de Ugonibus ex una parte, et dnum Petrum de Monte Cucco 
de Gardono prò se et fratre suo Albertino quem ipse deflendit 
ex altera. Visis et cognitis rationibus utriusque partis super his 
babitis sapientium Consilio eosdem, et . . . Petrum suo nomine 
et nomine ipsius fratris sui Albertini et per eum ipsum Alber- 

tinum debeant dare madiam illius Dominis scilicet 

Duo Obizoni, et Dno Miloni et Dno Raymundo et dno Rany- 
baldo prò offensa, quam dicitur eos fecisse in Castro Gardoni 
cuidam Aldinello. Et hanc sententiam feci contra ipsum Petrum 
absentem et contumacem, et legitime per me metipsum cita- 
tum ad sententiam venire nolentem. 

Lata fuit hsec sententia in scriptis ut supra legitur in Ec- 
clesia S. Petri de Domo Civitatis Brixiae die Veneris sexto in- 
timante mense Martii Anno Domini millesimo ducentesimo quin- 
to decimo Indictione tertia, interfuere dnus Flamingus filius 
dui Flamingi de Materno d. Capoatius de Pontecarale d. Ia- 
cobus de Homis, Ioannes Mussi not. Dulcerius de Calcaria Gra- 
tiadeus not. de Elio, et alii plures rogati not. 

1. Codice Quiriniano C, 1,9. — Storie Bresciane, tomo V, pa- 

Famiglie Nobili di Brescia. — gina 291 e scg. 



DIPLOMATICO 77 

Ego Malconus de Vuallandia irap. not. interfui huic sentia? 
latae in scriptis, et sic predictus Gonsul eam in scriptis dedit, 
ita quoque de ejus verbo de privata forma in publicam redu- 
xi nil addens nec minuens quod sensum mutet et me subscripsi. 

In Christi nomine die Veneris sexto infrante mense Martii. 
In Ecclesia S. Petri de Domo Civitatis Brixiae in presentia dni 
Flamingini filii q. Flamingi de Materno d. Sipoani de Ponte- 
carale, d. Iacobi de Homis, Ioannis Mussi not. Dulcerius de 
Calcaria Gratiadeus de Elio et aliorum plurium testibus rogatis, 
Dnus Oddo Mapbsei Consul Iustitiae Brixia? dedit .... Malcono 
not: infrascriptas attiones et libellum ad perpetuandum quem 
et quas confessi sunt sub se fore datam et datas de placito 
quod sub eo vertebatur inter d. Obizonem et d. Milonem Gras- 
sum et d. Raymundum et d. Ranybaldum de Ugonibus ex una 
parte, et Petrum de Monte Cucco de Gardono pio se et fratre 
suo Albertino quem ipse deffendit ex altera. Verba quarum 

altionum et libelli continentur habere modum scilicet 

et dni Obizonis de Ugonibus et aliorum contra Petrum de 
Monte Cucco de Gardono agentem prò se et fratre suo Alber- 
tino quem deffendit. 

Receptus die Iovis 10 currente mense Ianuarii .... dnus 
Graziadeus dni Luchariis f. q. totus bonor Castri de Gardono 
est dnorum Ugonnm ita videlicet quod si aliquis de illa Uni- 
versitate offendit in Castro vél in spoldo quod per eos debere 

distrugi et dictum fuit quia dicunt se una vice ivisse 

cum dno Alberto dna? Aymelinae et cum Lafranco dni Obizonis 
patre et cum dno Milone Grasso ad locum Gardoni et cum 
fuerant ibi dicitur illos Dominos misisse Gastaldos suos per 
Villas .... Universitatis et Viciniae illius Castri dicentes ho- 
minibus si quis esset qui vellet petere rationem de aliqua, 
sequenti die esse debeat ante eos ad Castrum, unde dicitur 
quod magna moltitudo illius Universitatis venisse ante eos se- 
quenti die ad petendum et consequendum patrocinium, et di- 
citur quod ipsi Domini dixerint sibi ... ut essent ad plateam 
et recip: prò eis querimonia, ipse testis fuit ibi et recept. que- 
rela loco eorum et ipse audierat allegationes et pro- 

bationes, et confessiones, et ea qua? proponebantur ibat ad illos 



78 CODICE 

Dominos et ipsi ex Iurisdictione sua ub*.olvcbant et COndV r 
bant. Item dicit quod dnus Albertus dojB Aynn -liti:»: eadeu 
misit unum Nuniium scilicet duo Stepbano de Salodio qui eimt 

in loco Salodii ut veniret ad loqueodum secum in loco Gai doni, 
sed non recordarelur de nomine nuntii, quod dnum Stephanum 
dixit comedisse . . . . cum illis dominif, qui cnm comedi Meo t 
exierunt ad plateam et ibi dicebaot verbo licut dieunt in 

plateis de suis divitiis et suis frugibus. Il inter illa dixeiunt 
dnus Lafrancus et dnus Albertus presente dno Stepbano et au- 
diente et intelligente et non contradicente imo confirmante 
quod totus honor Castri de Gardono et Spoldi ejus erat suum 
et illorum de domo sua et dnus Slepbanus respondebat et di- 
cebat se et illos de domo sua habere magnas f'ruges in perti- 
nentijs Villarum de dieta Vicinia illius Castri, sed de honori- 
bus Castri et Spoldi non contendebat se babere, nec illos de 
domo sua et ibi dieunt esse scilicet Ambrosium de Castro partem 

Spinabelli, et Albertinum de Monte Cucco, et de Fasazio 

et multos alios, quod dicit eodem modo dicere ut dicebant 
d. Albertus et d. Lafrancus et boc videtur sibi fuisse circa 
triginta quinque annos posse esse, Item dicit se alia vice fuisse 
circa vigiliti sex annos posse esse, In eodem loco cum d. Alberto 
Milone dni Alberti, et dno Milone Grasso et dno Obizone et 
cum eis dnum Ardizonem Confanonerium fuisse, et ibi fecisse 
placita et rationes prout voluntas illorum dominorum fuit, 
et non vidit nec audivit quod honores illius Castri et Spoldi 
essent dominum Ugonum. Item dicit se praeter ea audisse quod 
vicini illius loci elegerant Girardum de Cruce eor. pot. q. die. 
non placuisse dnis Ugonibus et quia eis displacuit non fuit in 
illa potestaria, imo dieunt ipsos Vicinos elegisse per se tn. sua 
potest. quia sciebant eum esse amicum ipsorum Dominorum, et 
eos dominos in eum consensisse et dicit quia ipso jure illam 
Potestariam in Castro Gardoni in illa Vicinia coadunata ad 
contionem quod ipse jure salvo honore dnorum Ugonum, et 
in illa Potestaria dieunt se stetisse per duos annos continuos 
et in tertio anno elegerunt eum sed ipse noluit stare. Item 
die. se audisse per multas vices quod bomines antiquores dice- 
bant illius terrae quod totus honor castri et spoldi erat domi- 



DIPLOMATICO 79 

noruin Ugonum, et non illorum de Salodo, quod si capras illius 
dabant damnum alieni, et ille cui ipsa dederat damnum interfi- 
ciebat eam et ferebat pellem ejus ad Gastaldum dominorum ilio- 
rum Ugonum, post ea non mandabat nec restaurabat eam. Item 
dicit quod in illis duobus annis sua? Potestaria? domini de Salodo 
veniebant ad dictum Castrum et ad se. t. quinq. dns Boxadrus 
quinq.d. Petrus quinq. d.Pallatinus contentionabantde suis factis, 
et de suis honoribus et de suis frugibus audiente se testes et . . . au- 
divit eosdicentesquod nonhaberent nechabere deberent aliquem 
honorem in ilio Castro, nec in spoldo, imo dicunt quod Am- 
brosius pater Spinabelli et ipse Spinabellus dicebant audientibus 
dominis de Salodo, et non contradicentibus quod non erat 
aliquis qui haberet honores Castri et Spoldi nisi dni Ugones. 
Ita die. quod una vice dnus Milo Grassus dnus Obizo et dnus 
Milo dni Alberti in poteslaria sua t. venire ad Gardonum, et 
dixerunt buie t. q. faciet sequenti die adunare gentem ad con- 
tionem et ipse tesies sic fecit. In qua concione dicitur illos do- 
minos percepisse cuilibet habenti terram in Castro Gardoni 
ut ad dictum diem et sub dieta pena quilibet haberet domum 
edificatam in Castro. Item responderunt ante aperturam suam . . . 
sua sponte dicunt se fecisse ivi vero antequam homines terra? 
Gardoni scilicet Ambrosi us de Castello, et Albertus de Monte 
Cucco avus Petri qui agens etc. Frat. Petrus de Faxano ... et 
multi alii in publica Vicinia et in aliis locis confitebantur quod 
dni Ugones dederant Castrum Gardoni Vicinis illius Terra? et 
in se reservaverant unam domum in ilio Castro et honorem 
Castri et Spoldi, et Vicini dederant ipsi dominis Parecham in 
cambium illius Castri. Item dicit se fuisse ibi Vicini de Gardono 
juraverunt fìdelitatem dnis Ugonibus et in ilio juramento ju- 
raverunt servare et manutenere honores Dnorum Ugonum et 
dicit quod quando il lì Vicini ponebant taxas quas erant soliti 
ponere cum Consilio Gastaldi dnorum Ugonum. 

Aquilinus not. de Materno interogatus fuit. Se fuisse ibi 
videlieet Universitas Terra? Gardoni j arare fìdelitatem Castro 
Gardoni et manutenere honores dominorum Ugonum et facere 
Wardas et scaramutias et aptare illud Castrum et facere fos- 
sala sicut continetur in una carta attestata facta a se. Item 



SD CODICI 

tlicit se fuisse ibi cum nominai d<.- Gardena qui babebant Ur- 

ram in ilio Castro jur. od Dei Evangelia edificare donn- 
eo ad preceptum dominoi um Ugonum ad terminum q. eis d.u i ut. 
et ipsi Ugones preccpenint eis ut eas edificatfent ad dictum 
terminum et non fecerunt: linde ij^i domini petierunt eis 
Wadiam de eo q. non edificaverant et ipsi eam .... dederunt, 
scilicet Salodius de Monte Cucco, Zacharia de Murgnacha, et 
nepos ejus et Lafrancus de Murgnacha Ottellus de Cussanis 
Bonzanus ejus nepos, et Stroppa de Cussano et Martinus de 
Monte Cucco qui habitat ad Sernicha isti omnes dederunt Wa- 
diam dnis Ugonibus de eo quod non fecerunt domus sub pena 
viginti florenos imperiales et iste .... fecere cartam. Et dicit 
se fuisse videlicet Ambrosius et Aprixius de Faxano et Otto 
de Supiano et Albertus de Monte Cucco et alii de quibus non 
recordatur designasse per sacramentum quod quando Universitas 

de Gardono ponebat taxas quas non debebat eas sint 

Gastaldo vel Nuntio dominorum Ugonum, et si capra recipie- 
bat dare damnum alicui de Gardono debebat interfìci, et pellis 
ejus debebat dari Gastaldo dnorum Ugonum. Item dicit se mul- 
toties audisse per antiquos homines de Gardono quod Castrum 
Gardoni fuit dnorum Ugonum, sed per mutationem seu cam- 
bium . . . fecerunt de eo cum Communi de Gardono retincndo 
in se honorem et districtum et imam domum in eo, et illud 
Comune dedit eis parecham, et hoc dicit se audisse dici mul- 
toties ad interrogationem d. Girardo de Luccaro potestatis illius 
loci q. multum conabalur discere et scire facta Ugonum in illa 
hora cum notar .... testes erat. Item dicit se audisse dici 
per designatores predictos quod si aliquis de tota curte Gardoni 
oifendebat infra terminos, debebat dare Wadiam dnis Ugonibus, 
et omnes hos honores vidit dnos Ugones manutenere in sua memo- 
ria quae est triginta annorum et plus sine alicujus contradictione. 
Dnus Ioannes Causidicus de Urgnano lur. C. tempore quo 
accepit uxorem fìliam dni Stephani de Salodo quas erat neptis 
dnorum Ugonum ulebatur cum eis ad sua facta plus quarn 
alius qui appellatur Causidicus, et speciali ter in ili is factis in 
quibus causidici habent locum unde cum debebat ire ad Gar- 
donum tempore quo placita generalia tenebantur Dominos 



DIPLOMATICO 81 

Curìarum in suis Curiis, sicuti est Episcopus et sicuti simt Ugo- 
nes et Dnus Albertus Bruxadus et alii plures dixit se in illis 
temporibus semper ivisse cum Dominis Ugonibus ad Gardonum 
de Lacu et cum ernnt ad Salodum accepiebant et ducebant 
secum illos de dominis de Salodo quos inveniebant scilicet 
dnum Stepbanum de Salodo, vel dnum Obizonem vel ambos 
et q dnum Boxardum qui sepe ostendebaL sed q. cum magna 
incomodi tate ibant, secum ibant, et cum erant ad Gardonum 
Domini preci pi ebaut scilicet dnus Lafrancus et dnus Albertus 
et Milo Grassus, qui puer erat, et cum eis veniebat per se vel 
per Nuntios suos faciebant percipere per terram Gardoni ut 
omnes homines essent in mane ante illos dominos et ante judicem 
eorum in platea Gardoni in spoldo ante poitam Castri ad 
facienclam Aationem unde aliter de eo cum conquerelentur sub 
se, et quicumque non veniret bamnum imponebant et hoc fa- 
ciebant presentibus dictis Dominis de Salodo, nec resistentibus, 
et non dicentibus se aliquam babere rationem in illis oneribus 
faciendis et hi dicebant quod faciebant de illis ofTensibus quoc 
fiebant in Castro vel in spoldo vel in fossatu. De aliis vero 
olfensionibus quoc fiebant extra castrum et spoldum dicebant se 
non recordari videlicet de bominibus Ugonum qui per cos fa- 
ciebant. Insuper dicunt dicti Ugones fecisse condemnare omnes 
homines de Gardono prout verum dicebant quod omnes aderant 
in Ecclesia Castri Gardoni causa faciendi fidelitates dnis Ugo- 
nibus de Castro et Spoldo, quam fidelitalem dicunt se insinuisse 

et fecisse fieri sed quod qua? fidelitas talis fuit. luro 

ad Dei Sancta Evangelia q. bona fide et sine fraude salvabo, 
et custodiam omnes dominos Ugonum in animo et persona in 
Castro Gardoni et Spoldo et omnem suum honorem, nec ero 
in Consilio seu facto, quod ipsi perdant haverem neque honorem 
in dictis locis, et si precipuero aliquid velie hoc facere bona 
fide prohibebo et quam cilius poterò eos vel suos nuntios scire 
faciam. Insuper ordinaverunt il Li Domini cum dominis Vicinis 
facere duos domos in Castro Gardoni in quibus ipsi domini 
reciperentur cum venirent in illam Terram, una quarum fuit 
facta sed de altera pesci*. Item dixit se vidisse plures Madias 
ilari ipsis dominis Ugonibus scilicet nuntiis eorum ab illis 

Onor.jcr. Storie Bresv. Voi. TU i 



82 CODICE 

hominis de Gardono, sed neJCÌt, nec rccordatur a quibm •!;«- 
bantur. Item dicit. se semper interrogasse Doniinos de Stlodo 
quod et q. habetis .... maximum terrictorium, et non lii- 
betis de honore Castri et Spoldi .diquid, et dnus Stephanui 
respondebat ci, Antecessores nostri non tenucruut curiam. et 
ita rematisi t, sed dnus Obixo dicebat, si Antecessores mei i'ue- 
runt stiliti, ego et fratres mei maximum damnum patimur. 
lllud idem fecerunt cum foco nostro seeum annuente dno cum 
adjutorio nostro et amicorum nostrorum nos recuperabimus 
quod amisimus stultitia antecessorum nostrorum. Item dixit 
se non recordari omnia qua? facta sunt ante ipsum de istis factis, 
sedsiadmemoriamreduxerintquodremessedic... etrespondebit. 
In Christi nomine amen. Nos Obizo Ugonum et Ranybahl US 
et Milo Grassus, et Raymundus conquerimus vobis dno Od- 
doni Mapbei Constili lustitiae Brixiae de Petro et Albertino 
iratribus de Monte Cucco a quibus petimus Madiam propter 
querimoniam quam de eis >obis fecit Aldinellus propler oifen- 
sionem quam dicit Aldinellus eos fecisse in Castro Gardoni 
cum Castri Iurisdictio et bonor et districtus ad nos pertinent 
prò nostra parte et de eo honore et distri ciò et Iurisdiclione 
in possessiones sumus vel quasi. 

In Christi nomine. Die Mercuri! XI. intr. Ian. In Ecclesia 
s. Petri de Domo Civitatis Brixiaepresentibus Martino de Porticu 
et Ioanne Mussi et Ventura de Calino et aliis pluribus testis. 
Ibi Petrus de Monte Cucco de Gardono obligando omnia sua 
bona presentia et futura pignori satis dedit in marni dui Mi- 
lonis Grassi stipulantis suo nomine et dui Obizonis Ugonum 
Missum se esse dicebat, et in manu dni Ranibaldi stipulantis 
suo nomine, et dni Raymundi Missum se esse dicebat, q. faciat 
attendere Albertinum suum fra l rem defendebat. ad quod erat 
judicatum in ter eos de eo ut porrectus erat libellus per illos 
dnos sub dno Oddone Maphaei Consule lustitiae Brixiae vel prò 
se et de suo stipulai ent statuto et Ordinamento Comunis Brixiae. 
A. Domini MCCXV. Ind. III. 

Ego Walconus de Vuaslanda Imp. auct. not. interfui et ro- 
gai us hanc cartam scripsi. 



DIPLOMATICO 83 



CCLIX. 

(An. 1215 - 1216) 

11 debito dei mantovani Terso Brescia. 

Inedito 1. 

1215. In Christi nomine. Die mercuri j X in tran te junij. In pre- 
senta Dni Alberti Bruxati, Dni Milonis Alberti, Alberti Ugoni, 
Dni Lanfranci Buecaborlete, Dni Manuali de Conceso, Dni Mar- 
tini comitis de s. Martino, Dni Stephani de Torbiato, Dni Gui- 
donis de Casalolto, Dni Johannis Fabe, Dni Lanfranchi de Salis, 
Dni Lambert ini de Azono, Dni Girardi de Ripalta, Dni Ugu- 
tionis de Advocatis, Dni Henrici quondam Conradi de Bosone, 
et aliorum Dnus R. Guidonis de Bujanello Mantue potestas 
vice, et nomine Comunis Mantue in publico Consilio Comunis 
Brixie concionando ipsi Consilio dixit, quod volebat debita 
hominum Mantue, et Episcopatus debeant compensali contra 
debita Brixiensium. Hoc ordine, quod debeant compellere suos 
cives, qui sunt debitores hominum Mantue, et Episcopati! sol- 
vere hominibus, sive civibus et Episcopatu, qui debent habere 
pecuniam ab hominibus nostri districtus: et nos idem facie- 
mus de nostris. Et si aliquid superhabundabit , vobis solvi 
faciemus, et idem nobis fieri facietis. 

Item volumus solvere debita, que nostri cives debent civi- 
bus pio Comuni ad certum terminum, et vos idem faciatis 
nostris civibus. 

Item si vultis, quod omnes emancipationes ante debitum 
vel post debitum facte destruentur, volumus quod in hoc sitis 
contenti, et ipsis destructis, omnia bona debitorum volumus 
vobis insolitum dare, et eos ad veram utilitatem destruere. 
Vel dare de bonis debitorum positis, et etiam prò Comuni 
manutenere et per completum solutionem habentis, ita quod 
de cetero aliquem de ci vi tate, seu districtu Mantue inquietare 
non debeatis; et sic omnia predictus Dnus R. dixit, et provisit 
facere, et firmare per consilium Mantue in perpetuum, si ipsi 
vellent ita attendere et firmare in suo Consilio. Cui Dno R. 

1. Presso il conte Carlo d'Arco. — Storie Bresciane, t. V, pàg, 291. 



Si CODICE 

Dnus Albertus de Coneeso contili Comunii Brixie de rolu 
et consensi! suornm socio rum, icilicet Dui Mulini de Ha- 
nervio, Dni Flamingi de BÉanemo, Dui Alberti de Lenza, Dai 
Theudaldi de Pontecorali in publico Consilio dixit, quod ipse 
■volebat reciperé, et tenere capitolum destruendi I- i luto- 
rum; ita quod nulla invasio ante debitum, vel post debitum 
facta sive justa sivc i n j i isti non debeat nm obscs ipere 

residuum destrnetionis in solutione, et hoc attendere (amen 
usque ad anoum n >vum, et non ultra. Alili duobus capi tuli s 
n i li i 1 dixerunt, et alteri se dixerunt non respoudere. 

Actum est hoc in Palatk) Comunii Brixie ftfilef. CCW. In- 
dictione tertia. 

1216. Tn Christi nomine. Die Iovis VI exeuntc augusto. In civi- 
tate Brixie in Laubia quadra EpUcopalus. In publico Consilio 
campana sonata coram Dno .liberto Dei grafia episcopo Bri- 
xiensi, et Comunis Potestatis, presenti bus Duo Petra Vilani, et 
Dno Ugo ne de Regio, et Duo Egidiotto Iudice Comunis, et Po- 
testatis Brixie, et presentibus Dno Giraldo de Pontccarali, et 
Duo Martino Ugonum, et Dno Petra de Zanzia, et Dno Mar- 
tino Odonum, et Dno Aymerico de Monte Clara, et Duo Con- 
rado Bagnoli consulibus justitie Comunis Brixie. Presentibus 
Dno Alberto Bruxato, et Dno Iacono de Gudizolo Confanonerio, 
et Dno Lodrengo, Dno Alberto de Rodingo, Dno Conrado de 
Guxago, Dno Jacobo de Pontecarali, Dno Raymondo Ugonum, 
Dno Pedraco de Nuce, Dno Alberto de Ranza, Dno Lanfranco 
de Buzio, Dno Petro Petenalupo, Duo Calceleino Calcarie, Dno 
Milono Grasso, Dno Joliane Salis, Dno Stephano Bocardo, Dno 
Petro Jumbiadi, Dno Theutaldo de Pontecarali, Dno Albertano 
Indice, Dno Oklcfredo de Yseo, Dno Iohamie de Porta, Dno 
Biaquino Dexcnzani , Dno Algisio Monducasino 9 Dno Jacobo 
Bacocii, Dno lohanne Turbiadi, Dno Bonacursio Carpcneduli, 
et multis aliis de Consilio Brixie; Dictus Dnus Episcopus, et Po- 
lestas nomine Comunis Brixie et omnes de Consilio tam pre- 
nominati quam ceteri presentes de Comuni et voluntate et 
proposito, diligenti babita providentia confìrmarent concordiam 
et scriptum in loco Marcharie inter eundem Dnum Episcopum 



DIPLOMATICO 85 

et Potestatem nomine comunis Brixie, et Dnum Raymundum 
de Ugonibus arbitrimi inter Mantuanos et Brixienses, et Dnum 
Aymericum de Monte Claro consulem justitie Brixie ex una 
parte et Dnum Rambertinum Guidonis Bavalelli potestatem 
Ma ii tue, et Dnum Alberlum Bellotti arbitrimi inter Brixianos 
et Mantuanos ex altera. Similiter cum eadem providentia con- 
fi rmaverunt concordiam et scriptum factum in loco Guidicioli 
inter Dnum Avennum de Mantua et Dnum Albertum Bellotti 
arbitros inter Mantuam et Brixiam nomine Comunis Mantue, 
et Dnum B.aymundum de Ugonibus arbitrum inter Mantuanos 
et Brixienses, et Dnum Aymericum de Monte Claro predictum 
nomine Comunis Brixie ex altera. Que concordie scripte et 
facte sunt super facto Dni Rodulphi de Pacio, et Dni Iacobi 
de Bugetto, et Dni Bernardi de Axandris et Belmartini et Bo- 
naventure Ministerialis Comunis Mantue: Et Dni Jacobi de 
Homis, et Dni Aymerij predicti, et Petri de Piando, et nepo- 
tum, et aliorum negociorum, que in scriptis illis concorditer 
scripta seu posita fuerunt. Statuentes ut per Comune Brixie 
exequantur, et debitum ac promissum sorciantur eilectum. 

Actum est hoc anno Dni Milles. CCXVI Indictione Quarta. 
Que vero scripta invenerunt facta per Bonaventuram de Fa- 
xanis notarìum Mantue, et Arivabenum et Iohannem Arigacii 
notarium Brixie. 

Ego Bonifacius Petrachi Sacri Imperii notarius interfui, et 
precepto Potestatis scripsi. 

CCLX. 

(An. 1215 — 7 ottobre) 

11 ponte Gremone. 

Inedito 1. 

In Christi nomine die mercurii VII intrante octobr. In 
Epatu Brixie penes Aquasonam super ripam in castrimi s. Geor- 
gii et castrum Suncini preseutib. dno Ardicione Pontiscarali 

l. Lìber Poi. Brix. carie 34 e 35. 



88 CODICE 

et duo Ilenrico de Marti nengo et dno Oprando Glerole et duo 
Anselmo Sancii Gcrvasii ctc. ... Ad inlcrngationcm dff iniettami 
pontium fdclam per dnum Albertum dui Etanae contulcm nia- 
jorem coni. Brixie et per dnum Lafrancum de Sahs arabaxa- 
torem ejusdem comunis noraine et vice ipsiui Coniunis. lale 
responsi um dederunt dnus Benerius Mastalius consul majoiis 
coni. Creinone et comes Albericus et dnus Iohes Bajamundi 
judex ambaxiatores Com. demone profitendo se pontem de 
Gremono esse et stare prò com. Brixie, et quod destrueient 
vel facerent destruere illiim pontem ad voluntatem com. Bri- 
xie, et quod non rcmanebat nisi piopter guerram et bricliatn 
q. modo habeant Ciemonenses quod non faciebant destructio- 
nem pontis, et dicentes quod si frigus eveniret vel eveniet in 
hac yeme quod cavalcate sue cessabunt et non fieut ita; quod 
facient destruere illum pontem. Et ita concordes stetemnt et 
fuerunt et in ter se convenerunt unanimiter consules utriusque 
civitatis. 

Actum est hoc annodili M. CC. XV. Ind. III. Ibi interfuere 
dnus Raynerius de Claris, et dnus Obertus Cavalcanis de Lo- 
grado tt. 

CGLXI. 

(Ad. 1219 — 12 maggio) 

L'ospitale di s. Alessandro. 

Inedito l. 
Albertus miseratione divina Brixiensis Episcopus. Dilectis in 
Cbristo fìliis p. S.ti Alexandri de Brixia Proposito et caeleris 
ejusdem loci fra tri bus tam prosentibus quam futuris canoni- 
cam vitam professis, ibidemque subsituendis in proposi turain. 
Cum per unam prava? voluntatis viam hostes Immani generis 
lzetum nobis ingerii infìrmitatem et defectum; in hospitalibus 
in quibus Cbristus in membris suis suscipitur, et curalur, 
alitur, et nutritur, semper pietatis precipue inveniuntur re- 
media: quibus inimici potenter a nobis evincuntur, et pau- 
perum impendiis misericorditer decernuntur. Ea propter Dilecti 

1. D all' Archivio di s. Alessandro in Brescia. 



DIPLOMATICO 87 

in Domino fìlii vestii justispostulationibus clemente!* annuimus, 
et Venerabilium Antecesso rum nostrorum Manfredi et Joannis 
felicis memorino Bi'ixiensium Pontifìcuru vestigiis inha?rentes, ho* 
spitale s. Marlyris Alexandri silum in fundo Ecclesia; vestrw per 
munus quondam Lafranchi Presbiteri cìomus vestine et fra tris 
hactenus in usus pauperum noscitur insti tultim; Vobis vestrisque 
successoribus in eadem Ecclesia commorantibus committimus 
et demandamus, et prò obsequiis pauperum a vobis decerni- 
mus omni tempore gubernando; confìrmantes regimen, admi* 
nistralionem, et gubernationem seti institutionem hospitalis 
Ecclesia? S.ti Alexandri tam in rebus, quam in personis, qua? 
mine sunt, vel prò tempore praedicto fuerint hospitali, tibi fìlii 
jam dieta? Ecclesia? Proposito, tuisque catholicis successoribus 
esemplo instrumentorum seu privilegiorum quondam Manfredi 
et Joannis de Flumicello bona? memoria? Brixiensium Episc. 
provocati. Insti Uiimus insuper ut nullus amodo in ipso hospi- 
tali conversus eligatur vel conversa seu ufficialis absque tua 
pra?sentia, tuorumque successorum licentia vel receptione: ita 
lamen ut ejusdem hospitalis conversi vel convers<e seu offi- 
ciales, qui modo sunt vel prò tempore fuerint, tibi tuisque 
successoribus obedientiam exibeant et reverentiam tam debitam 
quam devotam, professionem faciant ilarem sive proprio et 
privato vivant peculio tuis tuorumque successorum consiliis 
regantur, et bonis moribus informentur; et fralrìbus vel SO' 
roribus hospitalis seu officialibus nequaquam sit liberum ali- 
quid vendere, distrahere vel alienare de rebus vel possexionibus 
ipsius hospitalis, qua? nunc sunt vel prò tempore fuerint nisi 
forte prò congruenti pauperum substenla tione, et hoc cum 
concilio Propositi absque tua tuorumque successorum licentia 
vel permissione, et cum a Proposito S.ti Alexandri fratres vel 
sorores seu officiales hospitalis interpellati fuerint de omnibus 
qua? honorum impendiis ad obsequium pauperum aliquod 
tempore ad ipsorum manus pervenerunt sine fraude consonam 
reddant rationem. Talique modo et ordine tibi Proposito tuis- 
que successoribus curam hospitalis duximus indulgendam, ut 
nullo tempore negligens existas circa regimen et curam seu 
administrationem dicti hospitalis; ac bona ejus tibi per nos 



88 DICE 

commissam sicut Bonus Pastor pervif»iles super grcgem lunm. 
Ut autem haec nostra conccssio diuturoM temporìbof finn 
inconcussa permaneat, sicnL bona memoria antce mo r n 
Manfredus vinculo excomunieationi> ianotescit omnei aliqua 
occasione molientes jam dictum venerabile bospitalif locun 
profanimi et in alium illicituna usum vel statnrn reddigere leu 
mutare: ita ut nos eidem cxcomunicationi suhjicimus et ■ 
corpore Domini, seu porteci patione fidelium ipsum reddimus 
et facimus alienum pariter et ab.itcntum qucmcumque hujus 
nostrac confirmationis paginam audeni infrìngere sindaci it. vel 
ei ausu temerario contradire tentaverit. Si (|uis autem, quod 
absit, hoc attentare praefctimpterit indignationera Dei omnipo- 
tentis et Genitrici» ejusdem et Bcator. Episcop. Appolonii et 
Philaslri, et S.ti Alexandri cujus domicilium perturbare prae- 
sumpserit, et nostrani maledictionem se omni tempore noveri t 
incursurum. Dalum Brixia? die dominio) XII intrante madio 
anno Domini MCGXIX indie, septima. 

Ego Albertus Brix. Ep. hoc privilegium fieri feci ipsumq. ap- 

probavi et propria manu subscripsi. 
Ego Guido Nardo Archi p. Major. Eccl. Brix. hoc privilegium 

vidi et approbavi, meque subsciibi feci. 
Ego Mag.r Lanfrancus Prxsbit. et Can. Major. Eccl. Brix. hoc 

privilegium vidi et approbavi, meque subscribi feci. 
Ego Graliadius major. Eccl. Brix. Yicidominus hoc privilegium 

vidi et approbavi meque subscribi feci. 

CCLXII. 

( Dall'anno 1221 al 1249 ) 

Frate Guata e r Ordine Domenicano. 

Atti diversi. 

Inediti I. 

1221. In noni, domini die Lune Vili, exeunte madio. in eccla 
sanctorum marti rum faustini et iovitte presentibus bonifacio 
preposito eccle sii salva toris et pagano f rat re ejus ... et sabaro 

t. Luchi , Cod. Dipi. Brix. carte esemplare; e da carte 154 alla 

57, 58, 59, 60 e 01 del mio 161 dell'autografo Labusiano. 



DIPLOMATICO 89 

notano, et media capa, et iambertino dni lotherenclii de 
inartinengo testibus Dnus Ugolinus epus ostiensis alque vetrensis 
apostolice sedis legatus per italiani consti tutus . . . Investivit 
fratrem Galam fratrum predicatorum qui brixie coramoralur 
nomine et vice magistri dominici prioris ipsius ordinis et vice, 
et nomine tocius ordinis de eccla sanctorum martirum faustini 
et iovitte que iacet iuxta stratam cremonensem civitatis brixie 
et de omnibus domibus que sunt in sedimine diete eccle san- 
ctorum martirum et de clauso quod iacet iuxta dieta eccla 
sanctorum martirum vinca tum salvo usufructu eie. . . . Actum 
est hoc A. D. MCCXX primo Indie. IX. Ego Grads de Maner- 
vio not. 



1227. Gregorius eps servus servorum Dei Venerabili fri . . . 
epo Brixien. salutem et aplicam ben. Preposuisti nuper in nostra 
presentia quod nos olim dum essemus in minori officio con- 
stituti et in provintia Lombardie legationis officio fungeremur 
eccliam scorum faustini et jovitte in nris manibus ab ipsi 
canonici resignatam ordini fratrum predicatorum duximus 
assignandam, dictis canonicis quod vixerint suis beneficiis re- 
servatis, que cum vacaverint ad manus Epi Brixie deveniant 
iuxta sue voluntatis arbitrium ordinanda. Unde postulasti a 
nobis ut de dictis beneficiis sic stalliere dignaremur quod de- 
cedentibus memoratis canonicis in eis alij non succedant sed 
pò ti us in usus pauperum et reparationem ipsius ecclie ac do- 
mornm suarum que terremotus tempore corruerunt ac resti- 
tutionem ornamentorum quibus omnino destinila est ecclia 
convertantur. Nos ergo volumus et mandamus quatinus dece- 
dentibus vcl cedentibus canonicis qui eadem beneficia optinet 
de ipsis statuas prout utilitati Ecclie memorate .... videris 
expedire. Nulli ergo etc. (omissis) Dat. Anagnie XV Kal. Julij 
Pont, nro anno I. (A tergo di questo rescritto di Gregorio si 
legge): Per istas litteras sufficiens apparet quod Eccl. cum per- 
tinentijs erat distracta de clero brixien. et Eps non poterat 
ibi ppositum vel canonicos instuere unde discendentibus fribus 
predi e. ab eadem. 



90 «iodici: 

1254. In xti nomine die lune XIIII exeunle mense deeembri 
super pallacio cois brix. presentibus dno Anselmo Retini et 
Confato Casso et Bonaventura de vaiando et Bra not. de poce- 
Jengo et aliis pluribus II. K. dnus paganus de petra sancta 
brix. potestas dedit mihi henrico noia ri um parabolam perpe- 
tuagli . . . hoc scriptum seu extimum factum de infrascriplo 
prato seu terra dni Bonepacis de castello (omiss.) Dnus Rai- 
mundus de Ugonibus, dnus Latherengus, dnus Guelmus hot- 
talus de pallacio dnus oprandus de sancto gervasio dnus Iohes 
Bucce dnus Bonaventura medicus, dnus tagettinus, dnus Dal- 
matius de cazago dnus Duce de pederzochis dnus otlebunus de 
Rethuldescho elecli extimare han terram per pot. . . concor- 
dati fuerunt quod magis comode dari potest et danda est 
terra seu pratum dni Bonepacis de castello fratribus predica- 
toribus que est a meridie curtivi dati eis quod fuit canon i- 
corum quam alium de circumstantibus etc. (omiss.). Anno Dni 
MCCXXX quarto Ind. VII. Ego Hcnricus malclavelli not. 
dni Ottoni Impat. 



1234. In xti nom. die mercurj exeunte marcio in terra prativa 
dni Bonepacis de castello que est inferius iuxta illam que fuit 
dnorum canonicorum iuxta carziam de suburbio sancii Lau- 
rentij civitatis Brixie presentibus dnis fre Rogerio et fre Federico 
et fre yrico de pergamo et Aricho golta de Marti nengo, et 
Lolherengo de martinengo , et Raymundo de Ugonibus et 
Guelmo bottolo de pallatio et oprando de sto gervasio Iohe 
bucce Bonaventura medico Tangettino tle Tangettinis Dalmacio 
de cazago Duce de Pederzochis Ottebono de Rethuldescho testi- 
bus rogatis. Dnus paganus de petra sancta brixie potestas no- 
mine cois brix. . . . dedit tenutam et possessionem de dieta 
terra prativa dni Bonepacis duo fri tisio priori collegij frum 
ordinis predicatorum in brixia ita quod etc. (omissis) cui 
terre prative coheret a mane via a meridie viazola a sera aqua 
sive aqueductus et a monte terra que fuit canonicorum. 

Anno domini mill. CG. trigesimo quarto Ind. septima — 
Ego Henricus Malclavellus not. d. Oilonis Impat. 



DIPLOMATICO 91 

1240. In xti nomine dnus Marti il us de ofllacha mansionarius 
ca nomee brixie a dnis azone archidiacono Cavalcano archipbro 
mayori 31azorio de Sabio pbro de Scarpezolo Flamengo de 
Manervio Spelta de Salotlo Ugonum azone confanonerio Iusta- 
chio de herbusco et lodrengo fìlio dni ugonis de martinengo 
canonicis brixiensibus . • . nomine et vice canonice et capituli 
brixien. . . . procurator, et sindicus constitutus ad vendilionem 
faciendam ... coi brixie vel potestà ti etc. . . . precio finito 
trecentarum librarum imperialium quas ipse sindacus nomi- 
ne etc. contentus fuit et manifestus se . . . bene esse solutum 
a coi brixie videt. de quatraginta sex libris impialibus a 
dno Inveiardo de Salis massa rio cois brix. in primo medio 
anno poteslei ie dni pagani de petra sancta tunc brixien. pote- 
statis et de superfluo a dno ottebono de tochagnis massario 
dicti cois in secundo medio anno potestarie dicti dni pagani... 
et datum fecit in dnum henzelerium Iudicem et assessorem 
dni pagani predicti tunc potestatis cois brix. de tota terra et 

area et dpmibus suphentibus iuris diete canonice et 

jacet apud eccliam sancii Lamenti j brixie etc. Quam autem 
receptionem fecit nomine dicti cois brix. dictus dnus henze- 
lerius de volte brixiensis consilij qlis causa .... conceclendi 
prò coi brix. fribus predicatoribus brix. commorantibus ad 
babitandum prò loco uno ibidem ad honorem Dei . . . con- 
struendo. Que vendi tio extimata fuil precium sstum CCC lib. 
imp. p. dnos petrum vilam oddonem advocatum ottebonum de 
Rethuldescho Ardilionem de pontecharali Guielmum maran- 
tam de boccardis tangettinum de tangettinis Rambaldum de 
ugonibus manuellum de madio sacramento asserentes (omiss). 

Actum est hoc in curia canonicorum brix. die sabati w\\- 
decimo mense Novemb. Interfuere dnus Marchesius cagnolus 
lafrancus de cruet not. Vulpis not. et ms. onfridus de cela-i 
tica testes. — Ego Benvegnutus n. Iohis oxelle not. 

In xhi nomine die sabati decimo exeunte aprili in cano^ 
nica brix. presentia d. azonis arcid. brix. et dni Redulfi ar- 
chipbri de Azano et d. pre presbiteri et d. Lantelini ugonum 
et d. Latratici de Pallio et dni Loderengi canonicorum brix, 
nec non dni Bonifacij prepositi sancii salvatoris et d. tethalcU 



Vf L 2 (.ODICI. 

prepositi sancii Alexandri et tini Alberti prepositi sii Eohif de 
foris testibus llogatis. 

Ibi d. Cavalcami! arehipbr. brixien. aucloritate dni gregorij 

de monte longo Aptice sedis legati qua in bac parte fimgebatnr... 
cognito p. magistros et alias personas super expensis a fribiu 
predicatoribus brixien. in laborerijs et bedifìeijs per eosdem fa- 
ctis ad eccliam sancti faustini ad sanguinerà .. . stimma quarum 
expensarum ascendebat in ducentis libris Imp. (riconosce cre- 
ditori i detti frati verso la chiesa medesima della somma 
sborsata) ut sibi satisfaciant in dictis bonis possessionibus et 

reddilibus diete ecclesie etc Actum est hoc anno d. 

MCCXL Ind. XIII. 

Ista sunt quedam capitula extracta de p. L. 
aclorum cois brix. de anno MCC. XLV Indici, tercia. 

4215. Item Statutum et ordinatura est quod unus fons aque 
munde concedatur et detur fribus predicatoribus et condu- 
catur eis expensis cois brix. ad locum in quo habitaverint. 

Item ad honorem Dei et quod Deus custodia! civitatem 
istam statuunt comuniter quod potestas Consilio sapientium 
virorum hujus civitatis teneatur providerc super auxilio dando 
fribus predicatoribus de pecunia ad hedificationem loci dicto- 
rum frum q. concess. est eis prò coi brix. MCCXLV Ind. III. 

Item pons de arcu qui est super carziam auferatur et am- 
plietur et alius de novo fiat et ampiietur alveus carzie ita 
quod largius aqua elabatur. 

Item quod una via fìat a sero parte pillarum sti faustini 
ubi est terralium et via qua itur subt. portam de pilis rerno- 
veatur ita quod aqua largius currere possit inter pilam. 

Item quod pile que sunt a superiori parte poutis de tur- 
zanis destruantur desuper et minorentur usque prope archi- 
voltam. 

1219. Innocentius eps servus servorum Dei venerabili fri . . . 
Epo brixien. salutem et aplicam ben. I)e dilectis fìliis fratri- 
bus ordinis predicatorum constitulis in eccla scorum Fau- 



diplomatico 93 

slini et Jovite accepimus quod de ipsa se transferre volunt 
ad aliam in qua divinis obsequijs immemoretur. Cum autem 
olici seculares qui ohm in ipsa degebant ecclia prout asseritur 
viam sint universe carnis ingressi, et dilecti fìlij . . . minister 
et fratres ac sorores ordinis secundi humiliatorum Brixien. ha- 

bitationeni nirnis artam habere dicantur .... nos 

mandanius quatinus postquam dicti prior et fratres se de loco 
prefato transtulerint, ipm et ortum etiara quem ibidem ha- 
bere noscuntur, prefatis ministro et fratribus et sororibus . . . 
conferas et assignes faciens ab eisdem prius dictis priori et 
fratribus satisfactionem de sumptibus quos fecerunt in edificijs 
exhiberi. Dat. Logduni II Kal. Maij Pontif. nri anno sexto. 

(A tergo di questa pergamena): Collatio facta p. Inno- 
centium pp. in fres de cotegnaga de ecclesia sctorum Fau- 
stini et Jovite brixien. abeuntibus fribus pdicatoribus. 

GCLXIII. 

(Anno 1217 — 5 novembre) 

11 castello di Canneto. 

Viene riedificato ed infeudato dal comune di Brescia. 

Inedito 1. 
In nom. Sce et individue trinitatis. Cum in omnipotentis no- 
mine . . .Dnus Lolherengus de Martinengo poteslas cois Brixie 
ad sonum campane et alio modo plura Consilia super facto sci 
Zenesii castri p. coi Brixie iuxta fluvium Ollii in terra brixiana 
edificare et construere fecisset, quod locus erat factus fere de- 
structus desertus et incultus. Visum fuit sapientibus consilii 
brixie fore congruum et etiam a toto Consilio cois Brixie 
congregatimi ad sonum campane comprobatum est. . . . et ordi- 
natum ut prò coi Brixie castrum illud sci Zenesii rehedifì- 
caretur et reformaretur, et iuxta illud burgum unum magnum 
et pulchrum fossis circumdatum construeretur, et ordinaretur 
cum tali immunitate seu libertate data et concessa et con- 
firmata ipsis castro et burgo, de habitantibus in eis a coi 

1. Liber Poteris Brix.. carte 12. — anno 1217. — Storie Bresciane, 

Statuti Bresciani del secolo XIII, t. V, pag. 295. 



94 CODICE 

Brixie et perpetuo optinenda et otwerranda ui intenti", legitui 
et decernitur. 

Quare die dominico quinto io tran te mense novembri! Anno 
dni Millesimo GC decimoseplimo Indictione quinte. In piena 

contione Brixie congregata et campani* et tuba pallata perim:- 
raoratus dnus Lotherengus de Martinengo potestà! cois Brixie 
vice et nomine dicti cois Brix. p. parabola consilii coi> Brixie 
campana sonata cum lancea et vexillo super ea q. in manu 
habebat fecit datum in dnum Bonfatum Nerzara electum ibi 
potestatem sci Zenesii et burgi et ordinatum recipientem vice 
et nomine omnium hominum et personarum castri Sci Zenezii 
et burgi quod et Ganedum nuncupatur, et per eum in omnes 
personas illius loci, multis ex vicinis illius loci presentibus et 
recipientibus, cum eo dictum dato in vice eorum et omnium 
aliorum de ipso loco, nominative de canevis castri sci Zenesii 
et de seduminibus burgi et ville illius loci et terris q. sunt 
extra burgum et villam designatis de terratorio illus loci vel 
designandis secundum quod designatimi est cuiq. vel fuerit ad 
raundum et francum allodium secundum infrascriptum leno- 
rem et conditionem. Videlicet quod teneantur castrum seu 
burgum cum uxore seu familia assidue habitare et quod non 
possint vendere neque obligare neque in feudum dare nec aliquo 
modo alienare nisi parabola potestalis Brixie vel consulum 
comunis omnium vel majoris partis data in publico Consilio 
cum campana sonato et voluntale consilii quolibet ore ad os 
interrogato in quo sint ad minus centum viri. Liceat tamen 
cuilibet super his ultimam voluntatem condere dummodo tali 
persone relinquat que sit ydonea et que a potestate vel con- 
sulibus comunis aprobetur in Consilio predicto modo facto et 
que persona teneatur habitationem castri seu burgi facere se- 
cundum quod alii faciunt. Si vero ab intestato decesserit suc- 
cessores ab intestato masculi teneantur predicto modo habita- 
tionem facere. Si vero femine fuerint mariti earum teneantur 
ad habitationem predicto modo faciendam vel alicui viro ven- 
dant et alienent parabola potestatis Brixie vel consulum pre- 
dicto modo data. Qui vero habitationem predicti loci deserverit 
vel q. predictum modum alienationem fecerit sine parabola 



DIPLOMATICO 05 

potestatis vel consulum per duos menses continuos tot um jus 
quod habet ibi amittat et ad eoe revertat. Item nulla domus 
coppata castri seu burgi aut ville possit alienali alicui expor- 
tanti eam extra curiata dicti loci et si quid fecerit predictum 
domum seu extimationem arnittat. Item ut nullus possit levare 
canevam seu edificium in castro ultra andatorium et in burgo 
non possit edifìciuui aliquid altum facere vel levare ultra XX 
brachia sine parabola potestatis vel consulum Brixie in Con- 
silio predicto modo data. Item ut nullus servus neque ancilla 
debeat liabere nec possit partem nec adquirere in castro pre- 
dicto nec burgo neque villa nec possit in bis succedere. Item 
ut omnes habitatores in predicto castro seu burgo aut villa et 
eorum successore» ibi habitanles vel de cetero venerint ibi ha- 
bitare dicto modo habeant liberlatem de omni honere a co- 
muni Brixie imponendo debinc usque ad XXti annos et per 
XXti annos sint liberi sicut cives Brixie. Et quolibet die martis 
habeant mercatura ibi liberum sine exactione aliqua vel riva- 
tica sive coretbura sive aliqua alia exactione. Item ut potestas 
vel consules qui prò tempore erunt teneantur suprascriptum 
datum et liberlatem manutenere et defendere habitantibus ibi 
in dicto loco et teneantur ponere in sacramento potestatis vel 
consulum qui venient p. eum vel eos seu in statuto comuuis 
omnia predicta observare et attendere. Hec sunt nomina ha- 
bitatorum castri Canedi et burgi et ville quibus factum est 
predictum datum, et jam dieta libertas est concessa et predicla 
omnia que superius leguntur, videlicet: 

Iohannes zucchi de retholdesco. paparottus ejusdem loci, 
imblavatus de retholdesco. lafrancus porcii de flesso, bellentinus 
de prato alboino. dnus wilelmus de ramethello. dnus federicus 
de buzolano. graciolus de mezanis. albertus de curte athelardi. 
ofredus de tiardo. calmatinus de buzolano. bellebonus de cre- 
mezano. dnus gabriel de buthizolis. bonfatus de mercato, dnus 
otto de mariana, lombardinus de motelfa. zanicardus de flesso, 
petrus de mantuana. albertus ejus fdius. niger de buzolano. 
albertus squarzaburgus. ombonus de ostiano. otto de sco ze- 
nesio. oggerius de castro wiffredo. bonaventura de eodem loco, 
mizferrum d' aquanigra. albertorius de visano. iohannes de 



l ,H> COLICI. 

rimoldesco. carlus de (lesso, creieentitu de riuioldcsco. lafraocitl 
de turresella. maffeus de rimoldesco. albertus de ùacoséo. ia- 
cobus de rimoldesco. girardus de rimoldeseo. ombonui de gam- 
bara. richettus de gambara. gazolus de gambara. rasatiti de 
gambara. grilandus de gambara. albertiis avolici. petrus de 
urceis. lafrancus de gambara. quarinettus de gambara. farallus 
de mariana, iacobus de prato alboino. albertus ferrariuf de 
cremezano. petrus de cremezano. berenzius d' aquanigra. al- 
bertuxius de vixano. lafrancus de timido, iacobus pistor d 1 a- 
quanigra. petrus de calino, alberlus merzi de petergoaga. ven- 
turinus de casali mauri ete. girardus de aliìanello etc. opran- 
dus de temolinis. iidelis brixia. uberlus de asula. gaforinus 
de asula. nicolaus de asula. barba de surbano, marchiai us de 
brixia etc. dnus martinus de corviono. dnus ottonellus de ve- 
rona, benvenutus de gambara. ioannes de milzano . . . sala- 
monus de aquanigra . . . ricardus de ysolella. cremasckemus 
de cocallio. lantirolus de cocallio . . . obellus de volungo etc. 
(Si omettono tutti gli altri intervenuti). 

Interfuere isti qui erant ad contionem scripti et electi p. 
testibus etc. albcrtus de concesio, lafrancus de porta, gezo de 
turbiado. goturedus de pallatio. bonacursus de cazago. giroldus 
de pontecarali. martinus ugonum. benvenutus pregnaebe. ia- 
cobus de gathezolo. iohannes bocca, bellatus cigamice. alber- 
tonus. iohannes patari. albertus gotta, marchisius de garzia. 
girardus birzii. galcerius de calcaria. redulfus de virola, lafran- 
cus buzii. armanus orianus. obertus tomatus de pontecarali. 
redulfinus advocatus. obizo de sco gervasio. arichettus gotta, 
accalatus de capite pontis. obizo belini. botajanus cariola. ioan- 
nes d'aguzno. gratiadeus luchari. iohannes leccapestis. bocca- 
mezza sallari. bonacursus de calcinado. berardus Stefani, ioan- 
nes faba. Ugo ugonum. tomasius de pallatio et tota concio con- 
gregata. Actum est hoc feliciter ut scriptum. 

Ego ioannes q. avigaci de porta matulfo dni ottonis imp. 
notar, et hunc scriba cois brixie his omnibus interfui etc. 



DIPLOMATICO 07 

CCLXIV. 

( Ao. 1221 — I novembre ; 

Biemino da Manerva. 

Inedito 1. 
Privilegio di Federico II a Biemino suo milite e campione. 

Henricus Dei gratia Romanorum Rex semper Augustus 
universis Sacri Imperij fìdelibus praesentes litteras iuspecturis 
gratiam suam, et omne bonura. Ex parte Nicolai judicis fìlij qm 
Roberti fìlij qm Biemini de Manerva dìstrictics Brixice Nobis prò 
se ac nomine et vice Benevenuti eius fratris, et fìlij qm dti Ro- 
berti, ac nomine, et vice fìliorum nepotum, et pronepotum 
dicti Nicolai, et filiorum Nepotum, et Pronepotum dicti Bene- 
venuti, et omnium, et singulorum ex eis, et quolibet eorucn 
in perpetuum descendentium masculorum extitit humiliter 
suplicatum, quatenus infrascriptum Privilegium, et in feudum 
concessionem innovari et confirmare de benignitale Regia di- 
gnaremur, cuius tenor sequitur in bacc veiba. 

1221. — In nom. Sancta?, et individua? Trinitatis. Fhoedericus 
divina favenle clementia Roman. Imper. semper Augustus etc. 

Ob remunerationem plurium obsequiorum, ac fidei, et amoris 
erga Nos, et coronata Nostrani per Bieminum de Manerva di- 
slrictus Brixioe fìdelissimum nostrum hactenus praestitorum, nec 
non ob duellum, quod ipse prò Nobis gessit, et obtinuit in 
vinculum, et signum dilectionis damus, tradimus, et concedi- 
mus, in feudum et vice feudi eidem Biemino de Manerva prò 
se, suisque filijs, Nepotibus, et Pronepotibus, nec non omnibus 
aliis ex eis in ppetuum descendentibus masculis videlicet legi- 
tirais recipiendi dummodo in ullam feminam, nec personam 
extraneam transferatur, infrascriptas res, et bona vid. Primo 
Roccam de Manerva sita super ripam lacus Benaci qui nunc 
vocatur lacus Gardoe } cui coheret a mane ipse lacus, a sero 
villa de Manerva. Item unam petiam Ieri se aratoria;, olivata?, 
et buschivae iacentis in dicto Territorio de Manerva in contrata 
Castegnati post dictam Roccam , cui coheret a meridie dieta 

1. Arch. Muti, di Bresc. L, parvo, f . 3 - Cod. 132 della mia Raccolta, p. 39. 
Odorici, Storte Bresc. Voi. Vii ; 



98 codici 

Rocca, a monte lacus fuprascriptu*. If<m imam petiam Terra 
aratoria?, vitale, prativa?, vegra?, et buschi vae iacentis in dto 
Territorio in contrata Palludis Saxi, cui coheret a lero Caphri- 
nus de Mancrva in parte, a monte angulum saxi. Item unam 
petiam Terra? prativa? iacentis in (lieto Territorio in contrata 
Festola?, cui coheret a sero via, a meridie plein Tetiensis. [tem 
unam petiam Terra? aratoria?, et olivata? iacentis in (lieto Ter- 
ritorio in contrata Tougnag, cui coheret a sero via in parte, 
a monte, et a mane i 1 lì de Cruce in parte. Item unam petiam 
Terra? aratoria 1 , vitata?, et olivata? iacentis ibi prope, cui cohe- 
ret a mane lacus, et a sero suprascripti de Cruce. Item unam 
petiam Terra? aratoria?, et olivata? iacentis in dicto Territorio 
in contrata de Monlinellìs, ubi dicitur ad ocherium, cui cohe- 
ret a monte a sero et a mane via. Item unam petiam Terra? 
aratoria?, et olivata? iacentis in dicto Territorio in contrata Rivi 
mortui, cui coheret a sero, et a meridie via. Item unam pe- 
tiam Terra? aratoria?, vitata?, olivata?, et vegra? iacentis in dicto 
Territorio in contrata Stasola?, cui coheret a mane lacus. Item 
unam petiam Terra? aratoria? iacentis in dicto Territorio in 
contrata Silva?, cui coheret a sero Dugale, a mane via in parte. 
Item unam petiam Terra? aratoria?, olivala? iacentis in dicto 
Territorio in contrata de Pratis de Sccellis, ubi dicitur ad 
slratam, cui coheret a meridie via. Item unam petiam Terra? 
aratoria?, et vitata? iacentis ibi quoque, cui coheret a monte 
via, a meridie illi de Cruce suprascripti. Item unam petiam Terra? 
aratoria?, vitata?, et olivata?, ibi prope, cui coheret a monte, et a 
sero via, a meridie Vacalla. Item unam petiam Terra? arato- 
ria?, olivata?, et vitata? ibi prope, cui coheret a monte, sero, et a 
mane via. Item unam petiam Terra? prativa? iacentem ibi prope, 
cui coheret a mane via, a meridie illi de Gavardis. Item unam 
petiam Terra? aratoria?, olivata?, vitata?, et vegra? iacentis in 
dicto Territorio in contrata Ponticelli, cui coheret a mane, et 
a sero via. Item unam petiam Terra? aratoria?, et olivata? ia- 
centis in dicto Territorio, in contrata, ubi dicitur Sabloriana, 
cui coheret a sero via Loxettus in parte. Item unam petiam 
Terra? aratoria? olivata?, età... proxime, ubi dicitur ad clausuram, 
cui coheret a monte, et a sero via in parte. Item unam domum 



DIPLOMATICO 99 

seducuatani, et cortivatam ìacentem in villa de Manerva in 
contratta Ulmi sive platea? , cui conerei a monte, a sero, et a 
mane via. Item unam domum iacentem ibi prope, cui coheret 
a mane, a meridie, et a sero via. Item unam petiam Terree 
aratoriam, vitatam, olivatam, et vegram iacentem in dicto 
Territorio in contrata Mercatelli, a sero lacus, et a mane via. 
Item unam petiam Terra aratori», et olivata? iacenlis in dicto 
Territorio in contrata plebis sive de Rolijs, cui coheret a monte, 
a mane, et a sero via etc. ( omessa la descrizione di parecchie 
altre terre). Item unam petiam Terra iacentem in dicto Ter- 
ritorio in contrata Silva?, cui coheret a mane, et a meridie 
via, a monte Loxettus salvis alijs coherentijs verioribus. Item 
damus, tradimus, et concedimus in feudum , et vice feudi 
eidem Biemino prò se, et heredibus, quibus supra recipienti, 
quod possit, et valeat habere in Valletenensi districtus Brixice 
Fassallos usque ad centum, et eisdem Vassallis dare, conce- 
dere, et tradere in feudum, et vice feudi de omnibus, et sin- 
gulis bonis immobilibus, qua? ipse Bieminus habet, et in fu- 
turum ipse, et eius fili) Nepotes, et Pronepotes, et quilibet 
masculi ex eis, et quolibet eorum in perpetuum descendentes 
habebunt, dummodo eisdem Vassallis non tradant in feu- 
dum de suprascriptis bonis, qua? eidem Biemino damus in 
feudum ut supra, et generaliter damus, concedimus, et tradi- 
mus eidem Biemino prò se, et nominibus, quibus supra reci- 
pienti in feudum et vice feudi omnia bona immobilia, qua? 
ipse Bieminus eiusque filij Nepotes, et Pronepotes, et omnes alij 
masculi ex eis in perpetuum legitime descendentes acquirent in 
perpetuum in civitate, eiusque Territorio, et districtu aliquo 
iure seu titulo tam tacito, quam expresso. Ad habendum, te- 
nendum, et possidendum etc. salvo et jure fidelitatis debita? 
prò nobis et success, nostris faciend. etc. Ita prò firma et grata 
habebimus et tenebimus, et insuper, quia non modicam que- 
relaci recipimus quod ssta bona et etiam aliqua alia quee 
antecessores dicli Biemini a D. Federico Imp. avo nostro in 
feudum tenebant sine licentia pignoraverunt etc. et vendide- 
runt etc. in grande damnum imperii nostri, et in prejuditium 
dicti Biemini, habito ergo super hoc Consilio Episcopor. Ducum 



100 CODICE 

Marchionum et Comitum sive et Pnlalinorum judicnni etc. lati- 
ci m US tenore presentium ut dicto Biemino nec non ejllf filili 
etc. non liceat suprascripta bona ei data in feudum ut lupra, 
nec ea que dictus Bierainus ejusque filiis nepotei e te. Boquirent 
in et sup. territorio et dUtrìctO Brixis in totum vel in parte 
vendere vel pignorare etc. sine licentia nostri vel success, nostr. 
volenles ad hoc ut successores dicti Biemini propter ejus pro- 
bitatem et virilitatem nraplificcnlur divitiis et honoribus etc. 
et ut dicli Biemini qui causai nostra: corona: de fendendo: se 
posuit ad preliandum cnm inimico nostro quem sua probilate 
nobis subjugavit, probitas universis et singulis sacri nobili 
Imperj divulgetur, et ut hi qui vitam suam prò nobis omni- 
bus periculis exponunt non sint irremunerati etc. indulgemus 
ut dictus Bieminus ejusque fìlii stare et habitare po^sint in 
Civit. Brixia? et in ejus districto sive in territorio vel et in 
sspta rocca et in quacumque alia civit. (qui si concede toro 
che giunti in quella città s'abbiano a considerare ipso facto 
cittadini di quella ecc.) et esse debeant immunes et exempt. 
etc. singulis taleis datiis gabellis etc. (omesse le pene dei tra- 
sgressori del privilegio). Unde predictus Bieminus promisit pre- 
libato D. Imperatori prò se et ejus successoribus recipienti, et 
juravit ad Sancla Dei Evangelia corporaliter taclis scripturis 
fìdelitatem et vassallagium in perpetuum etc. et imperium 
quo d habet vel success, ejus habebunt prò posse suo manu- 
tenere juravit et defendere. Et in fidei osculo interveniente, 
et presentes concessiones volumus quod perpetuo durent etc. 

Signum Federici etc. Acta sunt ha?c anno a Nativilate Do- 
mini 1221 Kalend. Novem. Indict. nona Imp. Dno nro Federico 
Romanor. Imper. et Rege Sicilia? anno Romani regni ejus 
octavo in Sicilia XIIII Imperii nostri secundo *. 

Segue la conferma del privilegio fatto dal mentovato 
Enrico Imp. al predetto Nicolò nipote di Biemino , e ter- 
mina -=z Datum Mediolani IV Calend. Febr. 1311 regno vero 
III. Ego frater Enricus Trident. Episcop. sacra? Imp. Aula? Can- 
cellarius vice Dni Henrici Coloniensi Archiep. Sacri Imp. etc. 

1. Nelle Storie del Capriolo (Vene- zione di una parie di questo do- 

zia 1744) è aggiunta la tradii- cumento. 



DIPLOMATICO 101 



CGLXV. 

( Anno 1232 — 31 marzo ) 

11 comune di Maderno. 

medilo I. 

Suo privilegio concessogli da Federico II, e desunto da una senlenza 
del 1322 pronunciata in Brescia a favore del comune di Maderno dal vi- 
cario di re Roberto, riconoscente i privilegi Madernensi, fra i quali s'ac- 
chiude il presente. 

In nomine Sanctae et Individua; Trini tatis zz Fridericus 
Divina favente clementia Romanorum Imp. et semper Augu- 
stus etc. Decet quidem etc. Committimus concedimus illos 
vicinos nostros de Materno infra confines suos, in montibus et 
planis, a modo esse liberos, tam mares quam faeminas nunc 
et in futurum cum uni versi s eorum bonis et possessionib. cum 
omni liberiate et h onore, ac sine ullo impedimento libere et 
quiete abeant et possideant. Ita quod nec bamnum detur nec 
fodrum, neque collectam de eisdem bonis alicui persolvat. 
Salva per omnia imperiali iustitia. Neque Toloneum Ripaticum 
Hostaticum, sive pedagium nec districtum aliquod quilibet 
faciant. Nec fìat eis conlradictio venandi, piscandi aucupandi 
per totum Lacum Benacum. Hanc similiter libertatem tradi- 
mus, et confìrmamus, quod ipsum Comune et Universitas de 
Materno tam mares quam fseminas cum haeredibus suis, et 
cohaeredibus, servis et ancillis, et omnibus proprietatibus suis 
usque in infìnitum in posterum potiantur, et gaudeant, nullo 
unquam successore irrumpente vel mutante. Et boc facimus ex 
certa scientia et ex Consilio Procerum etc. Et finis. Acta sunt 
baec anno a Nativitate Domini Millesimo Ducentesimo trigesimo 
secundo Indiclione quinta Imperante domino nostro Friderico 
Romanorum Imperatore generosissimo, Jerusalem et Syciliae 
Rege. Anno Romani Pregni eius vigesimo, in Sycilia vigesimo 
quinto, Imperii vero undecimo. Dat. apud Aquilegiam ulti- 
mo Martii. 

1. Barth. VlTALiS Rerum Mater- Y Archivio Comunale di Maderno, 

nensium et Privilegio rum Frag- ed in copia presso di me, Cod. 61, 

menta. Codice autografo presso pagine 97. 



102 CODICE 

CCLXVI. 

( 1221 — 1 novembre ) 

Il castello di Scovolo. 

Inedito 1. 
Privilegio. 

1221. In nomine sancte et individue Trinilatis. Fridericus di- 
vina favente clementia Romanorum Iraperator semper Augustus, 
et Rex Sicilia? — .Imperiali* eminentia iustis postulatio accomo- 
dare benignos. Ideoque noscat tam presens etas quam succes- 
sura posleritas, quod nos respicientes et animadvertentes con- 
cessionem sive indulgewtiam et investituram quam dominus 
Fridericus avus noster fecit comuni tati et universi tate de Sco- 
volo in territorio Oristano eam concessionem ei datam sive 
investituram ad inslanliam Alberti tridentini episcopi qui 
nobis et imperio fidelis inventus est, auctoritate imperiali con- 
fìrmamus, corroboramus atque .... donamus, quod ipsum 
Gomunem et Universitatem de Scovolo mares et feminas cnm 
uxoribus et flliis ac filiabus eorum, servis et ancillis suis 
omnibus proprietatibus et substanciis eorum mobilibus et im- 

mobilibus presentibus ac futuris sub nostre imperiali 

ex integro in perpetuum recepimus. Precipimus itaque ut nulla 
civitas, nullus episcopus dux marchio comes seu aliqua persona 
dictum comunem et universitatem de Scovolo in eo loco ha- 
bitantes nunc et in fu tu rum distringere pignorare vel calum- 
pniari presuma t, nec fiat eis contradictio venandi piscandi 
negotiandi aucupandi per totum lacum Benacum. Ripaticum, 
Tholoneum, hostiaticum aut aliquam publicam factionem ab 
eis aliquem exigat. Et si quis contra predicta venire temptaverit 
centum libras puri auri persolvat medietatem camere nostre, 
aliam medietatem injuria passis. Ut autem haec vera credantur 
signo et sigillo nostro iussimus inferius comuniri. Hujus rei 
testes Albertus sancte magdeburgensis ecclesie archiepiscopus, 
Albertus tridentinus episcopus, Andrea alpinus, Ramaldus duca 
et rei i qui. 

1. Antico apografo notarile pergam. presso il comune di s. Felice. 



DIPLOMATICO 103 

Signum domini Friderici Romanorum invictissimi impera- 
toris et regis Sicilie. 

Ego Coradus melensis et spirensis episcopus imperialis aule 
cancellarius et totius Ytalie legatus recognovi. 

Acta siint hec anno a nat. domini Millesimo CCXXI Kal. 
Novembri Indict. Nona. — Imperante domino nostro Friderico 
Romanorum imperatore semper aug. et rege Sicilie. Anno ro- 
mani regni eius Vili, in Sicilia XIIII. Imperj vero secundo. 
Dat. apud Narinum fideliter. Amen. 

In xpi nomine. Anno a nat. eiusdem corrente MCCCVII 
Ind. V die penultimo Madii. sub porLicu Broleti cois brix. pie- 
sent. ottone prandi Donado de Bornado Martino de carsina 
omnib. nots et pluribus aliis testibus rogatis. Ibi coram 
dno lustacho de paraticis consule justicie brix. et ejus verbo 
aucloritate et decreto. Ego Brixianus etc. (seguono le pre- 
cise autentiche dei tre notari, quali stanno sotto il privi' 
legio di Federico I. 1156, da noi pubblicato). — Da un co* 
dice della raccolta Uosa e sottoposta al privilegio questa 
riconferma zz 

1^08. Post hsec labentibus annis . . . locus ille de Scovolo in 
duo nomina reperitur esse mutatus ita ut nunc de Sancto Fe- 
lice et Portesio noncupelur a nonnullis in dubium vertitur an 
homines et comunitates dictorum duorum locorum illis de- 
beant perfrui privilegiis que hominibus et comunitali de Sco- 
volo antea concessa inveniuntur, nobisque supplicatum est ut 
super his opportune providere dignaremur. Nos autem atten- 
dentes quod mutatio nominis non variat rei naturam .... 
hinc huius nostri edicti serie declaramus atque decernimus 
omnes et singulas libertates e\emptiones et protectiones dicto- 
rum imperatorum ipsis hominibus de Scovolo concessas ad 
homines et comunitates de S. Felice et de Portexio de Romane 

regie potestatis aucloritate confirmamus roboramus 

innovamus et presenti scripto patrocinio communimus. Nulli 

ergo omnino hominum liceat etc Si quis autem hoc 

aptentare presumserit etc 

Dat. in Civitate die decima mensis octobris 

anno domini Millesimo quatringen tesi tuo quadragesimo octavo, 



104 CODICI. 

Regno vero nostri anno nono. — Ad mandatimi domini I - 
gis in Consilio. 

1447. Franciscus Sfortia Yicecomcs eie. Esibitimi et produ- 
cili m fui t cora m nobis .... pretens previ tegium et prò parte 
hominum et Universitatis Terre Scovoli eum confirmaliouibus 
et annoiai, petentium et requirentium a nobif (lieti . . . pri- 
vilegi) confirmalionem. Unde attendentes erga noi fìdem et 

devotionem etc per dictorum hominum etc 

supplicantibus annuere, ut ad ipsorum devotionem erga nos 
vehemenlium animentur: Et nunc presens previ legium cura 
supradictis confìrmationibus, juxta tenorem et eflectum ipsius 
ut supra jacet presentium tenore conflrmamus, coroboramus 
et reformamus, Mandanles omnibus et singulis ad quos speetat 
vel spedare poterit in futurum, ut has noslras reformationis 
litteras ad litteram observent, faeiantque inviolabiliter observari 

eie sub nostre indignationis pena. Dat. in fel 

castris contro, Brixianam. Sub nostro sigilli Impressione die 
vero XXVII septem. MCCCCXLVII. 

CCLXVII. 

(Secolo Xll e XIII) 

Oli statuti del Comune di Brescia. 

Inedito 1. 

A tulla recarvi la serie degli statuti confusamente nel patrio Codice 
raccolti non basterebbe un grosso volume. Fui sulle prime per mettervi 
non foss' altro un po' di ordine cronologico, ma poi m'accorsi d'un altro 
spinajo : perchè non tutti portano data, ed anzi e' sono per lo più di tempo 
indeterminato e raccolti e registrati di quando in quando alla rinfusa dalle 
moltiplici Commissioni elette a rivederli e a riformarli: talché, per mo' di 
esempio, li revisori dei 1254 infilzavano, mi si passi la frase, statuti, 
provisioni ed ordini antecedenti d'ogni tempo senza indicarci l'età di nes- 
suno, paghi di porre allo statuto una data quando loro venisse il capric- 
cio, o quando anch' essi la ritrovassero nel Codice da cui lo toglievano. E 
v'ha di peggio; perchè il povero notajo che si vanta nel nostro Codice 
d' aver messa un po' di luce dentro a questo labirinto, con tutta la 

1. Codice Pergamenaceo Originale scia, depositato nella Quin- 

di proprietà del Comune di Bre- niana. 



DIPLOMATICO 105 

buona fede ne raddoppiava le tenebre; talché ne usciva un caos di con- 
suetudini, di leggi, di statuti, di promissioni, di giuramenti, di convenzioni 
molteplici, agglomerate senz'ordine di data o d'argomento, o non foss' al- 
tro copiate coli' intenzione di dar loro una forma qual eh' ella fosse. Meglio 
a fare non c'era che a seguirlo ne' suoi ravvolgimenti; e temperando la 
mole di quegli statuti al Racconto istorico ed alla vostra pazienza, recarvi 
mano mano i più singolari, dolente io vel confesso, di non potervene of- 
ferire la serie intera. Ornai 1' esuberanza dei documentimi fa sentire l'im- 
barazzo della scella: e forse avverrà che il Cod. Dipi. Bresc. emancipan- 
dosi dai limiti prescritti, vi si presenterà in tutta la sua interezza. Riser- 
bandomi più innanzi la continuazione degli statuti, eccovi intanto i tre 
primi libri e le vecchie consuetudini raccolte nel 1225 ai tempi di Gui- 
done Gizardo podestà di Brescia. 

Haec statuta comunis Brixia3 de latibulo confusionis expo- 
sita claritati. Se cuncta siquidem erant oliai slatutorum 
membra que pertinere noscebantur ad idem et sparsim locata 
per varias libri partes unde sine tediosa concaucionis indagine 
veritatis integritas non poterat reperiri contrarietas et diver- 
sitas in quibusdam legentium mentes diversis dubitationibus . 
impugnabat. Insuper quod obscurilati porrigebat augmentum 
iuncta simul erant utilia cum superfluis et approbata Con- 
silio cum cassatis. Et sic predictis occasionibus q. querebant 
in statuto aliquid velut per nemus tumitate carens ancipites 
vagabantur. Sed resecalis quod superfluitas viciabat, eliminatis 
quod consilium robore denudavit contrarietatis opugnatione 
sublata, singulisque pertinentibus ad eandem materiam sub 
titulo competentibus laudabiliter agregatis certe dispositionis 
ordine quo via facilitatis adquirenda tribuit prout liquet 
inspicientibus statuta ipsa dispositione sunt debite ordinata 
anno Dno MGCLXXVII. Ind. quinta. 

Hec modo preclarent — licet olim condita starent. 

Nube sub obscura — peperat quam spersio dura. 

De quibus exceptum — fuit omne quod stat ineptum. 

Versibus et prosa — construclio fìt preciosa. 

Tunc epygramma placet — cum sub utraque jacet. 

Laus gloria xto — versu referatur in isto. 

Quo lux forma tur — gratia ubicumque datur. 

Laus gloria xto — de cuius munere sisto. 



106 copici 

De sacramento et ofììtio et salario et satisfatene potesti- 
tis. — De registro et statutis et denunciatiomLui prò exboae- 
rando. — De consiliare et consiliis. — De spìis et ambaxatis 
et euntibus prò coi. — De debito cois solvendo. — De H -cu- 
rando palatio et custodia broleti et carceris cois. — De uugmen- 
landa civilule et immunitatibus p. hoc concetti*. — De pre- 
latis et pastoribus ecclcsiarum. — De elemosinis et concessio- 
nibus amore dei faciendis. — De tholomeis et pedagiis et de 
feris fatiendis. — De strata mantuana assignanda et ut ne- 
gotiatores securi vadant. — De mutuis et dathiis seu fodris. — 
De aptaiidis castris riperie Oley. — De prohibitis in locis bre- 
xiane. — De afranchilanda terra Mosii. — De providendo ad 
statum castrorum et mercati novi. — De mercatis et mensu- 
ris. — De biava et victualibus et rebus nascentibus in nostro 
districtu servandis. — De emendando breve comunis. — De 
innovando regimine civitatis. (È sìnessa nel Codice la continua' 
zione * di questa importante nomenclatura). 

(Manca V intestazione al libro I). 

i. (Carte 11). Iuro ego vicarius etc. 2 ( sive potestas). 

k. Item non exibo epatu brixie nisi propter gueram comu- 
nem nisi de voluntate totius consilii comunis Brix. cum cam- 
pana sonati vel duarum parti um ore ad os interogati. 

7. De dampnis et guaslis dalis et factis prodiloribus co- 
munis 3 . 

1. Una prova della tutt 1 altro che podestà medesimo, e come a dire 

diligente riordinazione degli sta- altrettanti giuramenti di obbe- 
tuti nel proemio asseverata in dienza a quelle consuetudini ur- 
versi ed in prosa gli è quest 1 in- bane che nell 1 ingresso della po- 
dice di statuti messo a capriccio, desteria dovea promettere di os- 
desunto da un Codice statutale servare egli medesimo e la sua 
di cui non s 1 è fatto in seguito corte, e di far mantenere altrui, 
caso alcuno, e del quale non ci Sono le formole antiche di pa- 
è nota appunto che questa parte recchi statuti comunali dell' Ita- 
delP indice , bastevolmente cu- lia intera, ch'altro non erano 
riosa. per la maggior parte che pro- 

2. La voce vicarius mi fa credere missioni e giuramenti del pode- 

che il presente giuramento fosse sta. Valga V esempio degli statuti 

cosa dei tempi degli Angioini. Genovesi. 

La serie degli statuti consecu- 3. Il testo a caratteri corsivi indica 
tivi sono tante promissioni del un titolo di statuto. 



DIPLOMATICO 107 

8. (1248). Ut potestas nec ejus miles veljudices ducat secum 
filium — vel fratrem vel nepotem vel germanum consangui- 
neum vel generum etc. MGCXLVIII {carte 12). 

11. (1248). De libris Statutorum. — Item tenear quod sint tres 
libri statutorum, unus quorum remaneat apud potestatem et 
ali us ad cameram comunis. Tercius vero liber remaneat apud 
quendam bonum et legalem not. constitutum ad morandum in 
broleto novo cois brix. horis convenientibus et in loco com- 
petenti qui teneat et conservet ipsum librum statutorum. Et 
unum librum similiter de bannitis perpetualibus et bannitis prò 
maleficio secundum quod consueverunt esse libri in pallatio 
cois et ex eis libris debeant facere copiam omnibus petentibus 
et volentibus gratis et sine aliqua datione seu exatione pecunie 
et habeat meritum conveniens a coi brix. Sed teneatur potestas 
eos manutenere et additiones et correctiones Statutorum tenea- 
tur potestas facere poneie in quolibet volumine statutorum 
infra duos menses sui regiminis et ad hoc eligat duos judices 
et duos not. MCCXLV Indict. tercia. 

12. (1245). Ut potestas teneatur servare statuta (MCCXLV). 

13. . . . Quod potestas teneatur infra primum mensem sui re- 
giminis facere consignare libros reformationum omnium consi- 
liorum factorum per precedentem potestatem tam de primo me- 
dio anno quam de sequenti medio anno et omnes alii...ponan- 
tur in ceteris voluminibus et comittantur conservari notario qui 
tenet statuta. Et libros bamnitorum in camera broleti novi 
sub scalis. MCCLIIII (carte 13). 

14. Item tenear servare omnia statuta cois brix. nisi habuero 
verbum de hoc a quatuor partibus consilii generalis ore ad hos 
interrogati in quo Consilio sint trecent. de Consilio ad minus. 

17. (1251). Item statuerunt et ordinaverunt correctores quod 
de aliquibus statutis precisis et non precisis non possit potestas 
absolutionem accipere vel habere a papa vel aliquo legato apo- 
stolice sedis postquam electus fuerit ad regimen nisi de volun- 
tate quatuor partium consilii generalis in quo sint trecent. 
homines ad minus. Et si contrafecerit amittat de suo salario 
centum libr. imp. Anno MCCLI. Ind. IX (carte 13). 

21. (1249). Ut quilibet possit denunciare potestati ut observet 



108 



CODICK 



aliquod capilulum Stalutorum...Aih\ilum est mi Ilo CCXLVIIU. 
quod idem intelligatur et locum babeat eliam in militibuf pò* 
testatis, vicarii vel rectoris. Bt quai penai lencar rei feneantar 

solvere antea quam exeam de meo regimine eie. {carte 13). 

26. riem tenear quod ego potestas vel aliqnifl de mea soci^t.it^ 
...non debeam vel debeat ferire eKquem brixie vel brixiane 
obedientem coi brix. nisi enei in exercitn rei cavalcati! quan- 
do pedites vel milites exeunt de sclieris vel nisi in mesca olia 
vel rixa etc. (carte 13). 

27. Item non possim ego potestas nec judices nec milites mei 

etc ludere ad azardum vel aliquid ludum buschatie 

in hospitio meo nec in pallaciis cois ncque in circuito corum 
nec ad tabulas cum aliquo de civitate brixie vel ejus districtu. 

28. Item tenear providere ne aliqua purgamenta vel aliquo 
turpe prohijciatur de domo mea super ecclesiam sci Petri de 
Dom etc. — MCCXLVIII {carte 13). 

38. (1231). Item notarius habeat tantum unum equum per bri- 
xianam nisi venerit cum potestate et sine vectura. Et extra bri- 
xianam habeat notarius duos equos et prò vectura unius equi 
quolibet die VI imp. MCCXXXI. 

44. De salario conslituto ambaxaloribiis prò eando ad papam 
vel Imperatorem (carte 15). 

47. Item si aliquis equus fuerit manganatus in servicio cois 
in cavalcatis vel ambaxatis tenear ego potestas sacramento facere 
illum extimari etc. 

49. De solutione facienda prò equis mortuis et manganatisi 

83. Ut trombatores habeant equos. 

54. (1245). De solutione salarti trombalorum. — 55. De eodem. 
Addunt corectores supradicto capitulo q. potestas teneatur pre- 
cise dictam solutionem eis facere secundum formam dicti statuti 
MCCXLV. Ind. III. 

56. De carcere cois custodiendo. Item tenear quod career cois 
custodiatur prò coi brix. per duos bonos et ydoneos homi- 
nes qui non sint ministralibus cois et tenear ego po- 
testas in omni yeme facere dari carceratis duo plaustra palee 
et eos carceratos facere videre omni mense per meos nuncios 
judices vel milites, et custodes dicti carceratis non possint nec 



DIPLOMATICO \ 09 

debeant recipere a dictis carcera tis ultra duos soldos impr. prò 
compedibus seu boghis nec ultra uno mez. quolibet die prò 
sua custodia p. quolibet eornm etc. (carte 16). 

57. Item ut quinque porte palladi seu broletti claudantur et 
aperiantur omni die et de die stent aperte ita quod non 
possint claudi occasione consilii etc. 

58. Item statutum etc. . . . quod nulla persona possit vel 
debeat hedificare vel hedificari facere circa pallatium cois 
brix. vel populi vel brolettum vel plateam seu domos cois 
aliquam domum vel aliquod ediflcium que vel quod sit in 
culmine alcior vel alcius quam sint aree balconorum palladi 
maioris coi brix. undique prope ad CC brachia. 

59. Ut nemo exeat civitate nec ejus districtu etc. 

Item bona fide tenear prohybere quod nullus de civitate 
brixie vel ejus districtu exeat civitatem vel ejus dìstrictum 
nec vadat ad babitandum in aliam terram vel civitatem extra 
civitatem vel districlum brixie sine mea licentia, et si aliquis 
vel aliqui iverint faciam ei vel eis guastum in omnibus suis 
bonis et omnia sua bona in comuni brixie publicato non 
obstantibus rationum suarum uxorum. 

60. Item tenear dare operam .... ut prelati et pastores 
qui sunt eligendi in ecclesiis sitis in brixia et brixiana et ejus 
districtu sint et esse debeant natione hominum brix. et brixiane 
et fideles illustri regi Karoli et partis Ecclesie regentis Brixiam 
(eccovi una delle molte introduzioni di statuti Angioini fra 
gli antichi preesistenti). 

61. (1251). Item... quod circa locum sci Dominici amane 

parte dicli loci nulla domus extruatur quod habeat 

fenestram aliquam vel spectaculum per quam vel quod possit 
intra ipsum locum fratrum predicatorum et boc obreverentiam 
Dei ne seculares videant quod faciunt fratres ib. MCCLI. 

62. Item tenear ego potestas si obbliga pagare alla Pasqua ed 
al Natale tre lire imperiali ai padri Domenicani. Item totidem 
fratribus minorib. Item totidem dominabus de sca Caterina de 
sco Jacopo de la Mella. Item totidem infirmi de sco matheo. 
Item XX sol. imp. heremite et fratribus ac sororibus ecclesie 
sce Marie de Zerpento. Item consortio sci spiri tus. Ilem addi- 



HO CODICI, 

tum est MCCLIl quod prò comune tantum detur fratribtlJ be- 
remitanis de busco etc. quantum da tur fratrib. predicai 

63. Itera etc. quod CCL lib. imp. dentui' per mastarìoi coil 
brix. fratribus beremilanis de conventu brixie hinc ad V annoi 
vid. L libr. imp. pio quolibet anno pio edificatione et con- 
struct. cccl. bti barnabei. 

64. (1282). / frali minori assolti dal dazio e dal tolomeo. 

65. (1283)... dentur omni anno fratribus h eremitani* sce 
Marie de Unsado de ultra Mella etc. a. MCCLIII (carte 17). 

66. Item etc. quod in parietibus muri recte a monte parte 
eccl. sci petri de Dom nullum ostium nec fenestra aliqua deljeat 
adesse nisi esset ferata. Item in ecclia sci petri de Dom fìant 
prò coi brix. banca bona et pulcra et inter cohimnas ejusdem 
ecclie sicut consueverant esse. Et ipsa ecclesia spacetur et 
mondetur etc. 

67. Item . . . quod cum videtur excrescere . . . gravamen 
fratribus et soroiibus sci salvatoris ecclesie, murus qui circuit 
domus suas inter ambas stratas euntes ad portam ar buffoni in 
angolo non debeat removeri sed remaneat etc. 

68. Item . . . quod nullus . . . audeat . . . vel vendere debeat ali- 
ci-li religiose persone terram... extra circam (la cerchia delle mu- 
ra) civitatis brix. in clausuris brix. . . . prò duo miliaria etc. 

70. Promette il podestà d'impedire che alcuno esiga dazi o 
tolomei, tranneché pel Comune. Salva ratione Confanoneriorum 
et illorum de Pallatio, et quod ego Potestas possim cognoscere 
si dui de Elio habent jus mercati d'Iseo, et si quod habent 
conservetur eis. 

72. (1284). Addunt correctores q. ili i de Pallatio qui habent 
tensam possint in qualibet terra district. Brix. habere suos 
nuncios prò ipsa tensa colligenda a forendanis MCCLIV. 

74. Item quod nullum pedagium accipiatur ab aliquo tem- 
pore ferarum broli et castri. 

75. Item ut fera broli sit et fiat in sca maria augusti ut 
consueta est fieri et in ea non ponantur suprastantes sed con- 
sules iusticie faciant in ea rationes etc. 

(1252). Item . . . addunt etc. . . . quod fera castri fiat . . . 
tempore quadragesime sicuti fieri consueverant, et quod de ipsa 



DIPLOMATICO 1 1 i 

fera facienda teneatur potestas facere concilium generale per 
totum mense januarj etc. MCCLII ( carie 18 ). 

77. Item nullum tolomeum vel pedagium auferatur in Yal- 
trumpia in strata vel senterio etc. 

80. (1246). Item addunt. . . correctores quod nemo presumat 
accipere . . . aliquod buscaticum sive datium alicui civ. brix. 
prò lignis montis Gubii etc. MCCXLVI (lasciato libero a tutti). 

81. Item . . . quod nullum datium auferatur per aliquos 
officiales cois Brix. nec per illos qui emerint piscariam que fit 
circa pallacium majus com. Brix. 

83. Item tenear ego potestas . . . providere et facere ne aliquid 

datium vel pugnaticum auferatur vel accipiatur per 

heredes Lafranci Marcii, e se questi contradicessero o chie- 
dessero qualche cosa caput eis debeat amputari. 

84. Item .... quod omnis merchetendia de qua solvitur 
tolomeum introducatur in civit. Brix. et exportetur solumodo 
per duas portas scilicet per portam sci mathei et per portam 
sci iohannis. Et nihil de q. solvitur tolomeum exportetur sine 
sigillo tolomei etc. 

85. Item quod qui stant ad tolomeum non debeant accipere 
de aliquo sigillo ultra duos imperiales. Et notarii qui stant ad 
portam sci Mathei et sci Iohis non debeant accipere prò exem- 
platura alicuius sigilli ultra duos imper. etc. MCCLI {carte 19). 

88. Item ... si qua merchetendia de qua solvi deberet to- 
lomeum inventa fuerit Yse, Pescherijs, sive in partibus illis, 
sive Salodi sive in partibus illis conducta a civitate brixie vel 
ab aliqua terra de districtu brixie sine sigillo tolomei, pre- 
dieta merchetendia et bestie que portarent vel portavissent 
vel trahent etc. amitantur et perveniant in comune etc. 

89. Item . . . quod sai, rosum et oleum nullo modo condu- 
catur per stratam de Buarno neque per stratam de Vallibus 
et Cayno etc. 

90. Item . . . quod IV imper. pio qualibet libr. solvantur 
com. et prò tensa de merchetendia grossa VII sol. impr. prò 
quolibet plaustro et XII imp. prò qualibet soma . . . exceptis 
sai, rosio, et oleo, valania de bambacio, pisce, plumbo et guado 
in quibus servetur modus consuetus. 



11^ CODICE 

91. Item . . . quod comunia tcrrarum brixiane que Ioni 
strala Ysei et strata Desenzani veglino che alcuna merce non 
si conduca nelle terre loro. 

92. Item . . . quod omnes merchetendie et omnia victualia 
que conducuntur de civitate vel districi n Maotue seu de il!is 
partibus conducantur a Gulhizolo ad Monteclarum et a Mon- 
teclaro Brix. Et . . . que conducuntur de civitate Creinone vel 
districtu seu de illis partibus conducantur et conduci debeant 
ad civitatem brixie tamen per rectam stratam venientem a 
Pontevico Manervium et a Manervio Bagnolum et a Bagnolo 
Brixiam. Et merchetendie etc. que conducuntur de civitate 
Pergami seu de illis partibus conducantur . . , . per rectam 
stratam venientem a Palazolo Brixiam. 

93. In primis quod ponatur in saebo equorum tanta quan- 
titate ferri 1 que sint XXX penses de qua accipiatur V sol. 
imp. et III ipr. prò saebo. 

Item de saebo dotborum (sic, forse per clothorum) equorum 
XXVI pens. de quo accipiantur VI s. ipr. prò sacho. 

Item de saebo azalorum XXX pens. de quo accipiantur VI 
sol. pr. saebo ( carte 20 ). 

Item de saebo ferri XXV pens. de quo accipiantur XLV 
ipr. prò sacho. 

Item de saebo ferri lamerium XXV pens. de quo accip. VI 
s. ipr. prò sacho. 

Item de curtelinis magnis et parvis de toto alio ferro la- 
borato accipiatur ad valimentum baec est IIII ipr. et dimid. 
de qualibet libra. 

Item quod de plumbo, stagno, ramo, et bruzio de soma ac- 
cipiatur XVIII ipr. prò exitu. 

Mercbetendia minuta intelligitur cominum, galetum, lana 
grossa et bis similia. 

Mercbetendia grossa intelligitur lana suptilis, panni, bam- 
bacium et his similia de qua accipiantur de suma III s. ipr. 
p. exitu et prò introitu XII ipr. 

1. Qui parlasi probabilmente di ferro nessuna parola dello statuto ci 

bresciano. Singolare per altro parli della sua derivazione e di 

che si debba congetturarlo, e che fucine valligiane ! 



DIPLOMATICO 1 1 3 

Item intelligatur esse soma XII pens. pannorum de Me- 
diolano et de Francia medilane fratrum XXVIII penses soma. 
De vado, oleo, et rosio conducendo versus sero etc. 
Item de soma valenie accipiantur prò inlroitu III ipr. 

94. Item . . . quod si in aliquo sacco ferri conducendi extra 
civitatem brixie cujuscumque manerii etc. 

95. Item si ferrum vel alia merchatendia de qua debetur 
navis tolomeum etc. 

96. Item . . . q. si qua persona tractaverit . . . conducere vel 
conduci facere aliquam merchatendiam in civit. Brix. vel extra 
ipsam sine licentia et parabola et licentia fratrum constituto- 
rum ... ad ipsum officium . . . solvat coi brix. nomine banani 
duplum de loto eo q. solvere debuisset p. tolomeo diete mer- 
catandie si illam presentavisset fratiibus tolomei etc. 

97. Item dictus fra ter moraturus ad portam s. Maphey nibil 
accipiat de scripturis quas faciet occasione dicti rosii et olei 
et ille qui faciet suprascripla sigilla in Riperia possi t acci pere 
de quolibet sigillo 1. ipr et non ulterius etc. (carte 21 ). 

100. Item tenear . . . provvideri ... in asegurando stratam que 
vadit Brixiam, Manina ut mercatendia possi t deferri ab una 
civitate ad alia etc. 

101. Item tenear dare operam ... ut negotiatores . . . vadant 
secure per lombardiam ... et concordie inde fìant si discor- 
die sunt etc. 

107. (Carte 23). Item .. . quod comunia de Navis et de Flu- 
micelio ponantur ad honera et scufla facienda et sustinenda 
cum comunibus de Valtrumpia. 

108. (1230). Item . . . q. comunia terrarum brixiane non 
possint vendi nec impignare obligari nec ad livellum seu fictum 
dari. MCCXXX. 

109. Item quod quilibet vicini de terris brixiane teneantur 
jurare salvameli tum de villis et locis qui et que conflnat secum 
sicut jurassent salvamentum sue terre: et hoc eodem modo 
omnes alii qui non habent saltim sextam honoris illius terre et 
faciant iurare salvamentum illos de sua familia, et omnes con- 
sules terrarum brixiane qui iurant sequimentum potestatis ju- 
rcnt compellere vicinos suos supredictos facere sacramentum etc. 

Odorici, Storie Bresc. Voi- VII 8 



114 codice 

110. Item quod aliqua turris non levetur nec domasele celerò 

in castro sci Georgii ultra septcm putictOl Disi prò i 

111. Item ut de cetero nulla turris fiat fel hedificetur in 

castro l'ontisvici nisi fìat pio eoe Brix. 

112. Item nulla fortitia aut levauientnm supra portai Pon- 
tisvici nisi fiat p. coi Brixie. Item quod non postit mutui i 
Consilio vel arengo. 

113. Item tenear provider! ... ut nulla fortieia fìat de cetero 
super portas Palazoll vel mine vel levamentum de cetero in 
ipsa terra nec extra ipsam terram prope medium miliarium 
que ascendat ultra sex punclos. 

lift. Item observabo de castris et terris Quinzani Pontisvici 
Canali et Casalialti. 

115. ( 1277 ). Item quod nulla turris nec forlicium nec aliquid 
edificium in perpetuum levelur in terra Gavardi citra Clesium 
vel ultra Clesium ultra sex punctos in altitudine. Et si foret in il la 
terra aliquid forticium vel edificium alicuius ultra sex punctos 
destruatur prò coi Brix. et reducatur ad modum sex punctorum. 
Et murus circumdans terram Gavardi citra Clisim et ultra 
Clisim remaneat distructus et si remansisset ad destruendum 
de ilio muro penitus destruetur nec in perpetuum rehedifìcetur 
MCCLXXYII. 

Additum est per correctores quod dictum capitulum babent 
locum et servetur tamen in tempore futuro ita quod non 
prejudicet alicuius operi olim facto per amicos partis ecclesie. 
( tempi Angioini). 

116. Item quod in perpetuum non debeat levali aliqua turris 
in terra de Yseo nec fossatum nec castellum nec portum. 

117. Item tenear ego potestas non permittere aliquem vel ali- 
quos levare aliquid edificium nec domum in tota terra de Yseo 
ultra sex punctos, et si esset turris aliqua vel domus reducatur 
ad modum sex punctorum. 

118. Ut nullum castrimi vel fortieia fiat in Brixiana. 
Item . . . quod nullum castrimi a modo fieri debeat in district. 

brix. neque aliqua fortia ad modum castri nisi tamen voluntate 
consilii generalis in quo sint quingenti bomines de Consilio 
etc et si potestas contrafecerit amittat XXY lbr. imp. etc. 






DIPLOMATICO 115 

1 19. LLem . . . quod si quis de parte adversa haberet partem in 
aliquo castello vel fortiliciis que fortilitie intelligantur ad plenum 
arbitrium potestatis in Riperia lacus Garcle teneatur et compel- 
iatur vendere illam suam partem cuilibet amico partis intrin- 
sece brixie qui eam voluerint comparare ad justam extimatio- 
nem, qui amici et inimici intelligantur ad arbitrium potestatis 
(tempi Angioini). 

Statuti di Mosio. 

121. (Carte 1K). 1252. Hec sunt statuta facta que valuerunt 
MCCLII sup. reformatione immunitate libertate franchitate et 
stata terre et loci Mosii et totius curtis Mosii secundum quod 
ordinata et facta fuerunt et confirmata in quodam Consilio 
generali tempore dni Fabri de Bononia olim potestatis Brix. 

Statuunt et ordinant correctores quod burgum , locus et 
circa de Mosio et totum terratorium etc. ultra Oleum et citra 
oleum sicut melius potuerit integraliter mensuretur et extimetur 
ita quod potherum cois brix. qd antiquitus eoe bx habet ibi 
mensuretur, et extimetur per se pothera (poderi) bannitorum 
cois brix. ex forma bannorum et slatutorum cois brix. et alia 
omnia pothera que in eoe brix. devenissent etc. extimentur et 
mensurentur p. se exceptis illis qui ante inìcium istius guere 
recesserunt. Ceteri vero qui propter paupertatem exissent et qui 
•voluerint obedire rebellib. cois brix. et alio abitare sint in 
tali stato ut sunt fìlii habitatores illius terre ita quod eorum 
potherii eodem modo extimentur et dividantur — et pothera 
comitum et servorum et ancillarum et obedientium eis per se 
mensurentur et extimentur, et pothera omnium aliarum per- 
sonarum singulariter per se, potherum cois de Mosio misuretur 
et extimetur p. se et potherum ecclesiarum mensuretur et exti- 
metur per se. Que omnia potestas teneatur facere fieri .... 
per totum mensem marcii etc. et ea incipi intra XV dies ab 
introitu sui regiminis. 

122. Item . . . quo completa opera mensurationis etc. potestas 
prò coi brix. teneatur precise totum predictum potherum se- 
cundum extimationem modo factam infra unum mensem acqui- 
rere in coi brix. accipere providendo super satisdatione facienda 
illis quibus debebit satisfieri de ipsa terra etc. 



116 CODICI! 

123. Pei ricusanti Tacere datura in coi unx. <W: ip*o pomerc 
etc. tolum illud potherum .. . deveniat in coi, quod potherum 
nunquam eis vel eorura hcrcdihus rcslituatur etc. 

128. Item quod poteslas teneatur cum delihcrationc et per- 
missione sapientium acceptorum de voiuntate consilii generali*» 
brix. terram locum et tcrratorium curie IMosii dividere et com- 
partiri inter omnes homincs tana milites quara populares qui 
habitare debebunt in ipso loco assegnando certam quantitalem 
per mensuram et cum cober. cuilibet militi et cuilibet pediti 
ecclesie parrocbiali de Mosio .... Itcm quod quilibet miles 
teneatur continue habere equum vel cquam de balalia, et po- 
testas teneatur bis in anno inquirere si babent vel tenent illos 
equos vel equas. 

126. Item quod locus qui consignabitur predictis militibus 
et popolaribus causa habitandi detur eis in feudum a coi brix. 
sine aliquo precio in quo omnis feudo heredes masculi et ma- 
sculis deficientibus femine succedant dum tamen babitarent in 
ipsa terra. De alia vero terra que consegnabitur illis etc. pro- 
videri teneatur potestas cum Consilio generali. 

127. Carte 28. Item quod nullus possit aliquid habere in 
terra torio et curie Mosii nisi habitent continue cum familia 
sua in terra Mosii ( carte 28 ). 

128. Item quod in burgo et loco Mosii et tota curte et terra- 
torio Mosii nulla sit vel fiat f'orcia per aliquam singularem per- 
sonam nec et prò comune Mosii nisi fiat prò eoe bx. et nulla 
domus levetur in ipso loco vel in tota curte et terratorio Mosii 
ultra octo punctos. 

129. Item quod prope Oleum et q. intus terralium prope ipsum 
terralium fiat una via ampia versus Oleum de XXIIII brachiis 
et alibi iuxta teralium ubique de XII brachia. Alie vero vie et 
platea prò mercato ibidem faciendo fiant et ordinentur cum 
Consilio sapientium. 

130. Item quod eoe mosii et homines etc. sint liberi et im- 
munes ab omnibus honeribus scufiis et datbiis et mutuis et aliis 
factionibus civit. et cois brix. de hinc ad XX annos completos 
et inde in perpetuum sicut civitas brix. excepto exercitibus et 
cavalcatis. 



DIPLOMATICO 417 

131. Item quod nullus habitancium intra Mosii contrahat 
aliquam parentelam cum Comitibus aut eorum liberis legipti- 
mis vel naturali bus aut spuriis vel eorum servis aut ancillis 
eorum. Et quicumque contrafecerit amittat totum idem q. ha- 
bent in terra curte et terratorio de Mosio. 

132. Item si aliqui comitum essent clerici in ecclesia de Mosio 
aut eorum liberi legiptioii, naturales, spurii vel eorum servi 
detur opera cum dno Papa et Legatis ejus ut alibi provideant 
eis. Ita quod nulli eorum remaneant aut debeant esse bené- 
ficiarii illius ecclesie aliquo tempore. 

133. Vacant correctores, omnia verba scripta in capitulis con- 
tinentibus de facto Mosii editis MCCLII conlinentia quod po- 
testas etc. Ita quod potestas vel consilium brix. occasione di- 
ctorum verborum non patiantur aliquod impedimentum nec 
teneantur ad facienda ea nisi de novo super his prò utilitate 
cois bx. aiiquid aliud provisum fuerit. Sed ea capi tuia con- 
serventur in libro statuti ad abendam noticiam de iure et ra- 
tionibus quod et quas eoe bs. habet in loco Mosii et de his q. 
olim prò eoe brix. fuerunt ordinata super liberta te et fran- 
chitate illius terre. (Qui terminano gli statuti di Mosio). 

135. Item tenear ego potestas dare operam bona fide ut castri 
sci Georgi et Rudiani et Quinzani et Pontisvici et Volungi et sci 
Genesii et Palazoli et mercatum novum stcnt in eo slatu et ad 
melioralionem eie. salvo eo quod ordinatimi est vel esse vi- 
debitur in futuro de mercato grani tenendo in broleto brix. 
vel alibi. 

136. Item arcivalli non teneantur super stadiolos et stratas 
que vadunt in monte meridie mane et sero, et circa plateam 
arcus. 

137. Item tenear compellere homines de Valtrumpia con- 
ducere ligna et maniculos et alia mercimonia ad mercatum 

novum omni die iovis et ibi vendere debeant etc 

(carte 26). 

138. (1249) Item . . . quod mercatum grani et aliarum rerum 
venalium fìat in mercato Fori quolibet die jovis et non alibi 
ipsa die in civit. bx. secundum quod antiquitus fieri consue- 
verit. Anno MCCXLVIIH. 



I IS i Mei": 

140. Ifem . . . quod laj»is in <jii « sunt mi iocise 
<le cetero non claudatur cum clave. Sed p. eoe liiix. raetc et 
iustc mensure grani manuteneantur, scilicet wxtai ms, medius 
sextarius, quarta, media quarta grani, et bazeta elei et quarta 
gerula vini. 

141. (1249). Item quod duo boni boraines cum uno judice 
vel milite ex familia rectoris teneantur et debeant singulis qua* 
tuor mensibus examinare videre et levare asacia de omnibus 
monetis que currcnt per brixiam et districtum et bonas apro- 
bare, et reprobandas bannire. Et teneatur potestas precise. 
Anno dni Millo CGXLVIIir. ind. VII et incipit valere in Kal. 
septem. sub eodem mi Ilo. 

142. Item quod omnes drapi lane et pignolati similiter ven- 
dantur et emantur majori passo consueto et quod tamen unus 
passus sit S. unius mensure qui feratus sit ab utroque capite etc. 

145. (1256). Statuunt corrcetores ut pclles agnine crude na- 
scentes in districtu bx. non posMnt nec debeant conduci extra 
civitatem vel districtum brix. Millo CCLYI. 

144. Item quod laboreria q. filini de pellibus aqninis in civi- 
tate vel districtu non mittantur vel portent. extra districtum brix. 

14Ì5. Item adducimi corrcetores ilio statuto eie. MCCXLVIIir. 

446. Super lignis venientibus de Valcamonica ordinatimi 
est quod unus bonus homo et legalis in terratorio Monticali eli- 
gatur et constituatur p. coi brix. qui debeat recipere omnes 
binas lignorum venientes per Oleum et illas debeat facere 
scribi in uno libro et eas ducere et designare in terratorio 
de Pisoneis consulibus de Pisoneis et quidam bono bomini ad 
hoc deputato qui faciat eos scribi, qui homo de Pisoneis de- 
beat ducere in loco Ysei et trabere ad ripam et designare con- 
sulibus Ysei prescripta. Et eoe Ysei inde faciat fieri scripta 
similiter et inde debeant redire rationem massario cois brix. 
Et hec omnia fiant ad expensas quorum illorum sunt bine et 
ligna et hoc taliter non conducantur extra brixianara sub 
bamno consti tuto. 

147. Item . ..ut nullo modo ligna trahantur vel conducantur 
per Oleum ab Yse in zusum, neque societas inde fiat ad ligna ven- 
denda neque dentur vel trahantur per consilium vel arengum. 



DIPLOMATICO 119 

148. Item . . . quod debeat satisdare eoe Ysei inassario cois 
de ducentis libris nostre monete ita quod si contingerit a tale 
aliquid lignorum exiie vcl ire ... ab Yseo in zusum absque 
parabola potcstatis . . . condernnetur Comune in L lbr nostre 
monete ( carte 27 ). 

149. Et iilud idem observetur in Palazolo et Urado de sa- 
tisdationibus et barino. 

150. Item ... quod futurus potestas teneatur infra XV dies 
sui regituinis habere et capitaneum et ancianos populi et par- 
tis etc. cum quibus providere debeat super clavibus sanctarum 
crucis campi et alterius crucis qui cum illa recluditur dandis 
et consignandis illis personis que eis videbuntur. Et super de- 
liberando ubi diete cruces debeant reponi et stare etc. 

181. An. 1273. De celebratione facienda ad festum asum- 
plionis b. Marie virginis mense augusti. 

Incipit liber secundus. 

1. De sacramento et offltio judicum potesiatis et de offìtio 
eiusdem polestaiis ( carte 28 ). 

B. Item quod non recipiam ego potestas vel judices mei non 
recipiant lamentationes sub se nisi de homicidiis et malefìciis 
et fodris et de causis que ascendunt in summa XXV libras vel 
ultra, nisi constringendo bannilos. faciendo fìdei intromissiones 
et solutiónes de bonis eorum secundum formam modi ratio- 
num vel occasione mandandi sententias executioni vel nisi fuerit 
questio rapine vel furti vel robarie vel mercati facti spe sol- 
vendi precium incontinenti vel questio mercatorum (carte 29). 

7. Item tenear ego potestas stare in pallatio cois prò rationi- 
bus faciendis a missis cantatis et ditis usque ad terciam et post 
nonam a campana sonata usque ad vesprum, et non tenebo ho- 
stia clausa nisi causa consilii celati vel causa comedendi vel 
dormiendi sine fraude ita quod quilibet possit venire ad lo- 
quendum etc. 

8. Item ... ut omnes paces et antique concordie facte Inter 
liomines Brix. et brixiane sicut actenus servate sunt ita quo- 
que in poterum observenlur (carte 30). 



120 CODICE 

9. Itcm tcncar ego potestà! de tota ci vitate et orimi viitule 
brixie expellcre Cataros et orancs alioi bere ei ab ec le ia io- 
maria reprobata! n<: inhabitent *cl morentur, et in primo arengo 

in hanno filmare eie. . . . Et iimiliter tenear domum que ju- 
dicata fuerit per Dominum Epum brixiensem recepii l \<1 te- 

nuisse ipsos hereLieos intra XV dies postquam mihi deriun- 
tiatum fuerit per e una fuoditui destinerà et cam non permit- 
tere hedificari meo tempore. Comunia fero terra rum in quibtii 

inventi lucrili t Immuni de XX lib. imp. coi brix. -oU.int que 
banno tenear exigere. Et itam faeiam juiaic sucescorei etc. 

40. Juro ego potestà! . . . quod infra oclo dies mei regimiuis 
dabo bamnum perpetuale cois brix. in publico arengo more io- 
ti to coadunato cazaris, leonislis, apcroniat'n, circumeisis, Ar.nal- 
distis, et omnibus hereticis utriusque scxus quocumque nomine 
censentur eie. ncc inde extraby permillam sine volunlate dui epi- 
scopi brixicnsis etc. Et cos inquiram et in qui ri faeiam diligcn- 
ter etc. et spccialiter quoties p. dnum epum vel cjns nuncium 
fuerit requisitimi p. civitalcm et dislrictum cois brix. p. me 
expedierit vel per familiam meam etc. et per alios quos . . . 
eligam de Consilio dni episcopi b abito et oblenìo et ad ejus vo- 
lunlatem aut capituli brixiensis si episcopi!! non esset pie.*ens. 
Quos electos j tirare faeiam in conspectu dni epi — Et ipsos 
bereticos et hereticas capere studebo et capiam et capi faeiam 
etc. et post capti et capte etc. . . . eos accipiam ad volunlatem 
dni epi et in carceribus comunis ponam et tenebo sub diligenti 
et fideli custodia ad voluntatem dicti dni epi vel ejus nuncii et 
postquam judicati heretici vel de quacumque heresi condemnati 
fuerint per dnum epum brixiensem vel per capitulum brixiense 
absente duo episcopo infra X dies, eos et eas corporali ter puniam 
velut bereticos manicheos et reos crimini lese majestatis se- 
cundum leges et iuria imperialia et canonica et specialiter p. 
infrascriptam Legem dni Federici imperatoris. 

(Carle 51 tergo). Federicus etc. Segue l'intero ed inesora- 
bile decreto, che termina Dat. Cathen. Ann. Dominico Incarn. 
MGCXX1III mense martii duodecima indictione. 

Et omnia bona destruam et publica perpetuo babere et 
tenere faeiam p. eoe brix. et omnia predicta attendam etc. etc. 



DIPLOMATICO 421 

Et predicta faciam apponi in sacramento populi et faciam iu- 
rare universum populum p. civitatem et districtum omnia 
predicta attendere et servare perpetuo (carte 31). 

13. Et hec addilio facta est et j tirata in perpettium inviola- 
biliter observari prò comuni bx. a domino Prhyno de Incoardis 
potestatis cois brixie in generali et pieno Consilio cois brix. 
more solilo congregato e te. Et omnia predicta facla sunt ad 
honorem dei eie. et ad postula tionem et mandatimi dni episcopi 
bx. preentib. dno archidiacono et presenlibus canonicis bx. 
abb. s. l'ausimi, preposi io sci salvato ris et sci petri in oliveto 
et sci Luche et universo clero brixie. 

14. (Carte 32). Item ordinaltim est quod publice meretrices 
expellanlur de civitale et suburbiis bx. conjunclis si denuntia- 
tum fuerit per tres bonos viros contrale. 

* 15. Item quod orbi(ncc Gayuffi agg. dì carattere del sec. XIV) 
de celerò morentur nec inlrent in civitalem et circham brixie, 
et si quis invenlus fuerit frustetur prò coi bx. Et quilibet 
possi t ei vel eis auferre omnes suas res, et si quis aliquem or- 
btim fuerit hospilatus in tola civitnte et circha bx. bamniatur 
in XX s. ipr. in denarios numeratis. Et quilibet iit accusator 
et habeat medietatem baimi MCCLIIIL 

16. (1217). In Xpi nomine. Ordinamentum voluntate consilii 
factum p. dominum Lambertinum Lamberti potestate cois bx. 
Contra violalores pacis tale est. In primis slatuit et ordinavit 
quod si quis fregerit pacem quam fecit .... vel fidantiam 
vel tregtiam sacramento firmatam si persona ejus haberi po- 
terit ultimo supplitio puniatur. Et insuper ejus bona mobilia 
et immobilia ipso jure publicentur quorum medietas in coi 
veniat. reliqua mediatas veniat in illum contra quem pax 
rupia fuerit vel ejus heredes. Si autem persona frangentis pacem 
haberi non poteri t in banno perpetuali ponatur de quo nullo 
modo possi t exire: et insuper omnia ejus bona ut dictum est 
publicentur etc. etc. MCCXL. VII. Ind. XV. 

18. (1275). Stai, super mortevi palam factam. 19. De eodem. 

20. Proferta vero consulis alicuius gravissime puniatur et ab 
omni publico offitio perpetuo removeatur. Item dicimus si 
pugnare noluerit se per pugnam (carte 33). 



\ c 2% CODICE 

21. Pi-eterea si qui* appellato* fuerit de pace rupia eie. sei de 
ferita seu assaltu cura armis furtive facto vel aliquem nostre 
virtù ti* vel Consilio predictorum vel de falsitate monete vel 
incendio vel vasto vel de alio daranno furtive dato ultra XX 
s. ipr nostre monete. Si pre>uinptio iusta que moveat bonum 
virum erit adversus eum per pugnam se defendet vel per ju- 
dicium ad arbitrium potestatis vel consultici. 

23. Qui enim homicidium fecerit premeditate aut fieri feceril 
in confine Brix. vel in eeclesiis sce marie et sci petri et :>ci 
grisanti et sci Iohannis et pallaciis cois novis et veteribus vel 
episcopatu vel sub pallaciis vel in curie dui episcopi aut ca- 
nonicorum vel a simulate scale sci Iohannis versus concionem 
vel a porta cenobìi sci Gosmei que est domum illorum de 
Concesio versus contionem vel a muro si ve stadiolo qui esse 
consueverit in strata juxta fontem Medali versus contionem 
et in pallacii cois et in toto tereno empto etc oc- 
casione pallatiorum et brolettis et in stratis iuxta terenum 
sicut trahyt a muro meridiano ecclesie sci augustini infermi 
etc. usque ad stratam que venit a cruce et descendit ad stralam 

Medali seu sci Benedica et ab illa usque ad sumita- 

tem scale que juxta stratam medali qua pergitur ad ecclesiam 
sci petri etc. (si nomina la domus Bocatiorura) ultimo sup- 
plico puniatur et si haberi non poterit in bamno perpetuali 
ponatur et bona illius devastentur mobilia publicentur de 
quibus etc. medietatem detur ad quod compositio pertinet et 
altera medietas deveniat in comuni. 

25. Si vero aliquis declerit pugnatam vel alapam alicui vel 
percusserit vel p. capillos ceperit intra illos confines bamnum 
XX ibi*, ipr. ei auferatur aut in bamno ponatur de quo non 
exeat nisi banno soluto, nisi forte fieri t istrionibus vel iocu- 
latoribus vel publico stulto causa correctionis vel filius seu 
scutiferis vel familiaribus ejus. 

27. Si aliquis interfecerit vel inlerfici fecerit aliquem preme- 
ditate etc. amputetur ei caput, si vero persona habei e non possit, 
ponatur in banno perpetuali et bona ejus devastentur. 

28. Gum vero aliquis in tota nostra virtute oculum vel ocu- 
los alicui eruerit vel erui fecerit, condempnetur ultimo sup- 



DIPLOMATICO 1^3 

plicio. Si autem levis persona fuerit in qua ipsuin malefìcium 
fìerit commissum saltim manus ei amputetur dextera. Alioquin 
si haberi non poterit perpetuo banno banniatur (carte 54). 

33. Item quicumque fuerit bannitus prò maleficio possit a 
quocumque offendi in persona et rebus. 

34. Nequis vaclat ad rumor em vel ad rixam cum armis. 

35. Item si quis extra civitatem cum armis exiret ad me- 
sclantias vel occasione mesclantie si miles fuerit banno G sol. 
ipr. solvat. et pedes L. sol. ipr. 

38. Item si quis sagittaverit cum arai vel balista etc. 

39. Item si projectum vel tractum fuerit de aliqua turri seu 
domo civitatis vel suburbiorum cum mangano vel cazafusto 
vel fronzia vel manu si ne parabola potestatis contra aliquem etc. 
si cum mangano vel prederà turris vel domus dia unde tra- 
lieretur destruatur usque ad terram, et si cum cazafusto vel 
fronzia vel manu medietas destruatur et ultra puniatur in 
arbitrio polest. in omnibus predictis. 

44. Item oi'dinant coriectores ut canonica in qua consue- 
verat stare fìlius Abiani que est sub scalis palladi novi conce- 
datur notario qui debet conservare librum statutorum et 
libros bannttorum perpetualium et maleficiorum. Ita q. ab 
aliquo non impedintur MCGXLV Ind. III (carte 35). 

48. A. 1277. Che i bandi per malefìcio non si cancellino. 

49. Item dabo opera m bona fide ad baimi Los pcrpeluales et 
per felloniam in bando posito expellcndos de civilate et omni 
eius virtule et ut omnia eorum bona stent guasta etc. (carte 36). 

52. In Xp. Nomine. Hec sunl ordinamenta facta ad purgan- 
dum civitatem et districtum bx. iniquis dampnosis et malitiosis 
hominlbus. (1254). Si proibisce in più statuti V ospitare ed il 
soccorrere banditi, il conversare con essi ecc. 

56.ItemsiinaliquibusterrisubisuntpartestaminValcamonica 
quam etc. morarent.aliquis bamnitus (sa multati luogo del rifugio). 

63. Carte 38. Item statuunt et ordinant correctores quod 
omnes domus et fortilitie inimicorum et bannitorum cois brixie 
etc. destruantur funditus intra duos menses Regimini potestatis 
et hoc statutum sit precisum non obstante aliqua venditione 
facta p. eoe brix. ex molendino illorum de Callino (carte 38). 



Wi codici: 

64. Ilem eie. qiiod si aliqua persona etc. sciverit vel au- 
dierit aliquem vel aliquoi traclaieseu ordinare proditionem < m- 
tatis brix. vel alicuius castri eie. Vel eliam trattare vel ordinare 
detrimcntum seu raortem alicujus amici partii ecclesia! inconti- 
nenti lenealur manifestare poteslati. One arabo slituta dalla 
disfo, delle case o torri dei nemici, e della delazione lenealur 
potestas legi facere lingulis tribui mensibus in arengo vel Con- 
silio generali. (Cose proO. de* tempi Angioini). 

66. Ilem quod cives bx. et nobile terrarum brillane non de- 
beant. aliquid tenere eie. de bonis et possessionibus malexardorum 
et baimi lo rum cois q. sunt extra clausuras brix. in districhi 
brix. sed illas dimiltant laborandas prò comunia terrarum 
quibus sunt sub pena et banno. Et insuper teneatur et debeat 
dare et restituere coi hrix. orancs fruges et reditus quos et 
quas inde recepcrit vel babuerit. Et boc ideo q. dicla comu- 
nia debeant reddere ralionem coi bx. de frugibus seu redilibus 
dictarum possessionum. 

67. Ree sunt slatuta ultcrius per dictos correetorcs sfatu- 
torum etc. de novo condita per correetorcs ad hoc elecfos de 
volunlate consilii gener. MCCLXXVII. (Il primo è del 1283!!). 

70. (Carle 39). 1231 . Itcm statuit et ordinat duus Fa ber 
dui Guidonis Guizardi pot. cois. Brix. voluntate consilii etc. 
Quod illi qui nupcr tempore sue potestarie exiverunt civitatem 
bx. facti sunt inimici et proditores civitaiis et cois. bx. vel 
qui exibunt tempore regiminis aliarum poteslalum civil. et 
cois brix. baniatur et cuilibet corum detur bannum scraper 
infrascriptum modum videlicet quod detur eis et cuilibet eorum 
bannum etc. et eorum fìliis et fìliabus non nuptis de quo banno 
exire non possint. Et quod bona eorum et cuilibet eorum pu- 
blicentur et deveniant in comune etc. Et insuper quod vassalli 
ipsorum bannitorum sint liberi et absoluti fidelilate ipsorum 
bannitorum, et quod tenebant a predictis bannitis in feudum 
habeant et teneant sicut alodium et de eo possint facere sicut 
de aliis bonis propriis, dummodo dicti vassalli sint et perse- 
verent fideles civitaiis et cois Brix. Et eorum bannitorum 
sint liberi et absoluti a jure servitutis si esse voluerint et per- 
severare fideles civitati brix. Et uxores dictorum bannitorum, 



DIPLOMATICO 125 

et filie que non sunt nupte expellantur de civitate et di stri e tu 
cois bx. toto nec habitare permittatur. et si quis eas vel ali- 
qua eorum tenuerit, bannialur in C. libi*, ips etc. et si in aliqua 
terra brixiane inventu fuerit aliquid predictarum uxorum 
filiarum etc. banniatur illa terra eodem modo etc. Preterea 
quod nullus de civit bx. vel ejus districtu cum eis banni- 
tis contrahat aliquam parentelam etc. Et si predicti banniti 
vel aliquis eorum caperentur ipse dnus Faber teneatur sacra- 
mento et sequentes rectores eos destruere in personis ita quod 
moriantur etc. — Die martis tercio exeunte junio et prius 
lecto diligente!' audientibus eius consilii. Present. Dno Vidone 
de Marenensibus et dno Jacobino judicibus dicti potestatis et 
Nicola d'Asola Egidio de Cochis. MCGLIT. 

72. Item . . . quod quicumque voluerit aliquod edificium 
facere in civitate vel burgis accipiat tamen de lapidibus pro- 
ditorum et inimicorum cois bx et non de meda-Ilo banno C. 
sol. quoties contrafecerint nisi de licentia potestatis etc. 

Hec sunt statala cois Brix q. candelaia erant et de novo 
sunt confirmata et sunt XVII quorum primum est quomodo uni- 
versa q. debentur bannitis seu malexardis et inimicis cois bx. 
p. coi brix. abrari et removeri debentur (carte 40). 

78 Item statuunt quod poteslas faciat diligenier inquiriri et 
examinari omnes domos et fortilicias et castella et mmos ma- 
lexardorum et prodi torum cois brix. fautorum Conradini No- 
velli vel eorum q. prò inimicis habeotur in civitate et extra et 
facere funditus eos dissipari et terralia et fossato explanari. 

79. Ai delatori di congiure contra honorem dni Regis Ka- 
ruli vel contra Statuto cois Brix. etc. aut q. manifestabit pot. 
aliquid qui locutus sit vel loqueretur cum aliquo malexardo 
si promettono C. lire imp. 

80. (Carle 41). Quod si aliquis malex. cois brix. venire pre- 
sumserit in rivirate vel circham brix. et si captus fuerit amputetur 
ei caput si miles fuerit, et si pedes fuerit appendatur per gullam 
super furcasita quod moriatur eo salvo quod si fuerit vilissima 
persona q. detrunchetur ei pes etc. Et mulier aliqua que ma- 
lexarda sit si venerit in civitatem vel circham. et capta fuerit etc. 
quod detruuchelur et amputetur ei nasus. eo salvo q. si ve- 



12é CCMMCI 

nerit ad tractaridum vel ordinVndum iliquid mali quod s m« 
buri debeat etc. ad plenum arbitri uà potestà! 

82. Item quod omncs confinati et ooftimaodi debeaol itare 

ad confinia sihi data vcl dindi eie. 

87. Carte 42. Item... Et omncs filii confimtortun tea eiortuo- 
rum quam fiventium intelligantur confinali e dieta etate (XI\ 
an.) su peri us* Et hoc intetligatur tamen de filili emoni bris. et 

nobilium brixiane de quorum filili nobilitili) -it in arbitrio 
potestatis et ancianorum partii et populi et socictalis mille 
peditum niii ipsi filii confinatoruoi foreot amici partii et 
Regis predicti etc. Addunt correct. MCCLXXVIIII etc. 

90. (Bando ai sacerdoti sospetti d'infedeltà alla parte della Chiesa e 
del re, probabilmente Angioino). 

98. De incendila seu guastis et dampnis. 

...(1206). Item dicimus de incendio et guastis ve] dampno 
furtive facto in nostra virtute et semper predictum modum resar- 
ciatur per homines tam milites quam rusticos et ecclesiasticos 
sive habitantes in illa terra et loco in quo malefici um \el 
incendium furtive comissum fuerit etc. Incipit valere sub millo 
CCVf. Indict. IX ( carte hz ). 

96. Item si pugna iudicata fuerit in supradiclis ca^ibus liceat 
actori campionem dare et alteri parti liceat si actio dederit. 

99. Item etc. et bec statuta observentur solummodo inter 
homines nostre virlutis. de furto nitrii cotnprehcndimus. Et hoc 
statutum factum est a consulibus comunis brix. vìdei icet dno 
Iohane Calapini et sotiis MCCXXYIII. Ind. I. Post modo vero 
factum consilium fuit rumpendi statutum de dampnis bestia- 
rum et data fuit parabola. MCGIIII (!) Ind. VII. Et additimi est 
tempore comitis Mayfredi quod depredictis omnibus cognoscat 
potestas vel ejus judex. ad malefitia deputatis. 

100. Item . . . quod nulli restituatur de cetero p. coi bx. 
dicenti vinum sibi effusum vel corruptum esse aliquo facto 
interveniente in vegetibus in civitate vel suburbiis. Quod in- 
cipit valere MCCXXXIII. 

103. Carte hb tergo. Item si quis acceperit feminam aliquani 
in uxorem majorem vel minorerà XX annis etc. si ne consensu 
patris vel matris vel avi vel fratris vel patria vel tutoris etc. 



DIPLOMATICO 127 

vel illius persone que habeant maritare eam Bamnum G. lbr. 
solvat coi. 

104. Item .... quod de cetero aliquis habens uxorem de 
iure vel de facto doncc fuerit per juditium ecclesie separatus 
ab ea audeat contrabere cum altera vel aliqua cum ali quo 
e te. pena XX lbr. ipr. 

109. Statuto del 1285 , in cui parlasi della pace di Pia- 
cenza (omiss.). 

110. Carte 45. Item tenear ego potestas si quis de cetero ca- 
vaverit fecerit in medalo circa castrum Brix. in perpetuum dno 
raedali qui debet esse dominus C. lbr. auferre cavatori manus 
amputetur vel redimalur X lib. 

111. (1246). Item . . . teneatur potestas videre et probybere 
ne muri castri deteriorentur nec devastentur etc. MCCXLVI. 

112. Item quod nullus devastet muros vel mirlos de castro 
brix. nec ejciat lapides in vineis et domibus sitis circa castrum. 
MGGLIIII. 

118. Item statuunt ut nullus faciat candelas bulhellorum. 
Statuti mortnarj. 

121. Carte 46. Item . . . quod nulle femine vadant ad corpora 
mortuorum sub banno G. sol. mez. prò qualibet vice. Et nullus 
ad corpora dicat aliqua verba arengando. Liceat tamen cuique 
volenti dicere: Ite et recedile cum Domino. Et quod non sol- 
vantur nisi VI mez. ad plus — et quod eultra non portentur 
super corpora mortuorum. 

122. Carte 46. Item additum est M. CC. LXXVII. Quod 
prò evitandis expensis inutilibus que olim in istis fieri con- 
sueverunt. Quod ad corpora mortuorum non portentur ultra 
duos cereos q. non sint ultra mediam libram prò quolibet. Et 
nisi tamen una crux ecclesia parochialis apud quam sepelli 
debebit. Et quod precones non presumant preconi/.are corpora 
mortuorum. Et quod aliquis masculis vel femina non ploret 
vel plangat nec se percutiat palmas vel pectus nec alias partes 
corporis piangendo ad dieta corpora sub banno G. sol. cuilibet 
contrafacienti quotiens contrafecerint. Et quilibet sit accusator 
et habeat medietatem baimi. Salvo quod quilibet possit lacri- 
mali sine clamore inpune. 



128 codici. 

Item quod illi qui faciunt cxpcnsas sepelliendum morto o- 
rum non debeant aliqutd dare nec dari tacere presbiteri 
elei icis vel confralribus non morantibui ad ecclesiali! aptftd 

qiiara sepellictur corpus illnd prò quo ?el cujus occasione &- 
ciunt illai expensas sub bamno predicto. Et quilibet sit accusa- 
tor et habeat medietatem banni et teneatur celatus. 

123. De eodem. 

Ilem quod vicarius et quilibet rector comunis brix. et ca- 
pilaneus populi et omnes de eorum familiis teoeaotur et de- 
beant speciali sacramento non ire ad corpora defuDClorum 
nisi miltentur aliquoi de eorum familiis occasione inquirendi 
et videadi accusandi et denuntiandi faciciilcs contra dieta ca- 
pitula statuii. Et insuper teneatur quilibet rector faecre legi 
dieta capitula seu statuti in prima conclone quam facict. Et ea 
face re per civitalem et circham voce preconia esclamali et di- 
vulgali intra VII! vel IX dies sui regiminis MCCLXXVH *. 



124. Item statutum est. Si ad manus alicuius pervenerit ali- 
quis asluris falco speraverius levrerius aut bracus perditus seu 
perditi et se sciente per fraudem tenuerit quod solvat coi XI 
sol. ipr. et resti tua t. 

125. (1248). Item addunt ad correctores. Quod aliquis non 
presuma t comedere ancipitres nec dare becari aliis avibus. Et 
qui contrafecerit solvat p. banno X sol. etc. MGCXLVIII. 

126. Item si quis de predictis oxellis et canis perdi- 
tis etc. 

127. Item . . . quod aliquis non audeat . . . capere columbos 
domestieos vel columbas etc. 

128. Item quod aliquis non emat ancipitrem aliquod 

occasione revendendi. Et quod nulla persona non debeat portare 
extra civitatem nec extra districtum. 

1. Benché statati posteriori al 1250, proibito, e la proibita profusione 
limite prescritto a questa parte deserei, tranne due candele col- 
dei Cod. Diplomat. la loro im- l 1 unica croce fissata dallo statuto, 
portanza ci muove a pubblicarli ed il decreto che nulla sia dato 
qui come abbiam fatto di altri ai sacerdoti se non a quelli del- 
del tempo Angioino. Si noti per- la chiesa in cui viene sotterrato 
tanto il silenzio comandato sulle l'estinto, e che nessun magistrato 
ceneri dei morti , e lo strato accompagni la bara. 



DIPLOMATICO 129 

130. Carte 47. Item ord« est quod nullus conducat vel con- 
duci faciat pilum bovis in civit. brix. seu districtu brix. et nullus 
audeat pilum bovis emere nec vendere nec tenere nec etiam 
ponere nec poni facere in drapis, et si inventus in civitate 
fuerit vel districtus totus comburatur etc. — Sed si pannus 
inveniatur in quo sit pilus bovis devenìat in comune brix. 
Et prò eoe detur pauperibus. 

131. (1251). Item statuunt corectores quod pilum bovis vel 
capre non conducatur in civitate vel extra in tota nostra virtute 
verberare nec texere neque filare neque tingere aut aliquo 
modo in panno ponere eie. MCCLI. 

132. (1248). Item adclunt Cor. quod nequis audeat . . . po- 
nere .... lanam grossam capre in panno etc. MCCXLVIII. 

133. Item ord. Cor. q. alicui esercenti vel volenti exercere 
artem verberandi lanam et rependi pannos non possit aliquid 
tolli per aliquam personam seu personis prò intrata seu lu- 
minaria illius paratici. 

134. Item... quod aliqua persona non debeat exthendere nec 
conducere aliquas telas vel filum extra civit. vel districtum br. 

136. Ut magistri muri et manere non accipiant ultra sum- 
mam continentem in statuta. 

137. Item quod omnes zerlatores civitalis et burgorum te- 
neantur quociens campana ignis sonaverit curere cum zerlis 
plenis aqua illue ubi fuerit ignis. 

139. De rixis inquirendìs (statuti del 1285,). 

145. Ut non ponatur aliquis ad tornellum vel funes nisi 
sint famose persone MCCLXXXV. 

146. Item tenear non posse facere fieri... aliquam iustitiam 
corporalem seu vindictam in broletto novo et veteri cois 
brix. nec in castro brixie nisi esset persona talis de qua ego 
timerem sumere vindictam. Et tunc possim facere fieri in pre- 
dictis locis exceptis catenis. 

147. (1254). Item quod malefactore de cetero p. potestà lem et 
coem brix. oculi non privantur MCCLIIH. 

163. Carte 50. Item q. tenear cogere Ministrales quilibet 
quarterii habere et portare certa insignia divisa in ovettis per 
totam civita tem et circam etc. 

Odorici, Storto Brese Voi. VII 9 



130 CODICE 

1G6. Itcm q. non concedatiu quod lerau rei aliquii qui btbet 
mulierem de macinata in uxorem aut impube! BUt notatai ìfl 
libro cois tamquam qui jurat et non attendit sii minifterialifl 

cois bx. vcl qui sit in hanno pio maleficio ncque qui sit mi- 
nor XVIH annor. ( curie 50 ). 

1G7. Itcm quod non sit aliquis ministrali* qui moretur 
cum aliquo layco vel ecclesiastico civit. bx. vt\ brexiaue. 

169. (1251). Ilcm q. minislrales qui stant vel stare debent ad 
clausos sortibus eliganlur etc. MCCLI. 

170. De parte exlrinseca recipienda admandata (1272-1277) 
(carte 81 ). 

ili. De confìnibus assignandis omnibus confuiutis et pena 
eis imposila si non servant confìnes. 

172. De confuiatis inquirendis si servant confìnes. 

173. Ut vicarius lenealur servare stallila edita super confìnatis. 

Liber quartus. 
183. (12*8). Itera, quod potestas teneatur compellere omnes 
universi tates terrarum brix. habere consules vel ancianos qui 
p. ipsis comunibus et universitatib. coi brix. et ofllcialib. br. 
debeant respondere MCCXLVUI ( carte 52 ). 

185. Carte 53. Item non inlerdicam querelas vel placitanisi 
tempore mesium et vindimiarum etc. Et ipso iure inlelligan- 
tur dictis temporibus interdicte et in diebus feriatis etc. sci- 
licet XV diebus pascalibus et dominicis diebus ascensione dni 
et pentecoslem et XII festis apostolorum et festivitatib. sce 
marie malris dni uri Ihesu Xpi. Et nativitate sci Iohannis 
bapt. et die festo omnium scorum et diebus scorum apolonii 
et fllastrii et sce Iulie et scorum faustini et Iovite et die carnis 
levaminis et precedenti atque sequenti et die septimo ante 
nativitatem usque ad octavam anni novi et tempore fere castri 
et fere broli p. octo dies p. qualibet et festa scorum faustini et 
iovite. et etiam in festo sci laurentii et festivitatib. scorum 
barnabei apostoli et sci alexandri marti ris (carte 57). 

Item quod potestas possit concedere in publico Consilio etc. 
alicui bono et ydoneo viro tabelioni breviaturas factas p. not. 
qui non commiserunt scripturas suas alicui et mortui sunt in- 
terremotu infra vel de cetero morientur. Sed duo boni et 



DIPLOMATICO 131 

ydonei tabeliones fuerunt concordes quod breviature ille fuis- 
sent defluirti. 

1216. Item casse et irrite sunt omnes donationes inter vivos 
de cetero faciendas a C. solid. ipr. supra nisi fuerint facte co- 
rani potestate cois bx. vel consulibus etc. exceptis donationib. 
faciendis in locis religiosis MCCXVI. 

Carte 55. Item q. emancipationes additum est. MCCLXXX 
facte et faciende non valeant contra creditores nisi publicate 
fuerint in publico arengo campana sonalo. MCGXXV. 

Item . . . quod futurus potestas debeat habere capitaneum 
ancianos populi et partis bx. et alios sapientes etc. qui de- 
beant providere super venditionib. et impegnatorib. et aliis 
contraclibus factis inter amicos partis' ecclesie mine regentis 
brixiam tempore q. erat extra civitatem bx. tempore Incelini 
et Marchionis Pellavicini cum dicatur q. in diclis contractibus 
sit comissa magna fraus propter magnam necessitatela illorum 
qui faciebant illos contractus etc. 

Item q. statuta et reformationes consiliorum generali um et 
specialium facta et facte tempore E. de Romano vel Oberli 
march. Pellavicinii in preiuditium et gravamen alicuius diete 
partis eccle nunc intrinseca bx. nullum afferant prejuditium 
alicuius de ipsa parte etc. 

Libar quinlus. (Si darà più innanzi). 



De usanciis. (carte 1B9 e seg.). 
In Xpi noie. Haic sunt consuetudines Brixien. civit. a longo 
tempore obtente p. viros sapientes promulgate et in potestariam 
dni Bonifacii Giddonis Gizardi poi. Brìx. aprob. MCCXXV. 

1. De libellìs. — In primis qd. non porrigatur libellus in 
civili causa nisi a XL sol. nostre monete supra etc. 

2. Item de testibus. 5. De libello non porrecto. h. De bamni- 
tis, 5. De debito personali et liquido etc. MGGLXXVir. 

6. (1239). Item dicunt correctores etc. etc. . ..facta est correctio 
tempore dni Azonis de Pirovano potestatis Brix. MCCXXXVIIII. 

19. De servis ecclesiarum. — Item quod servis ecclesiarum 
admittuntur ad agendum et defendendum et testificandum , 
testamenta facere possunt et judicare possunt ( carte 60 ). 



\\)1 CODICE 

20. Deprelalis eccl. — Prèterea quod prelati cecie iai urn con- 
sensi! majoris parlis fratrum potfint permutare cuna qttolibet 
res immobile? et poisint in fendimi et in inphyteotia dare 
sine consensu majoris partis et posti nt rendere iminente de- 
bito cuna auctoritate episcopi sine atiqua lolemnitete legis. 

21. De mutuo accepto a prelato. — Item quod eo lesia tcneatur 
ob nautuum acceptum a prelato nomine ecclesie etiam si non 
prelatus in utilità lem ecclesie procefsistet. 

De mutuo accepto a consultimi, — Itena de mutuo accepto 
a consulibus terrarum si ve a potestà te si ve a consulibus. 

22. De depredali^. — Item si aliquis de districhi Brixie fuei it 
depredatus in territorio vel pertinencia alicujus terre brixiane 
tempore pacis et ipse exclamaveril ita quod audiri et adiuvari ab 
omnibus illius terre posset et nolucriteum adiuvari, quod resti- 
tuere dampnum illi qui fuerit depredatus comune illius terre 
teneatur. 23. Item servatili de omnibus hominibus qui sunt de 
Lombardia et marchia qui servant huius nobis simile {carte 01). 

28. De rebus relictis ah interfecto qualiter hereditatem di- 
vidi deb e tur. 

26. De pace et pena ponenda prò observatioìie pacis. — Item 
ubi judex vel arbiter prò pace servanda imponi t pena parti- 
bus etiam si non sit promissa inter partes potest exigi etc. 

27. Quod maritus uxore premortila lucratur dotem et mulier 
simili ter. 

28. Item mulier lombarda non habet quartam in livellis nec 
in terris fìctabiciis nec in feudis. 

29. (1282). Item ordinant correctores quod si aliqua mulier in 
aliquo contractu confessa fuit se lege vivere romana licet lom- 
barda sit, non possit postea dicere se lege lombarda vivere — 
Millo CCLII ind. X. 

55. Item quod terre alicuius civitatis que sunt de ficto sci Sciri 
detinentura possessionibus et se defendunt ab aliis quibus solvunt 
flctum etiam si non habent instrumento et eas vendunt possessio- 
nes cui volunt etiam domino non requisito non admittant eas e- 
tiam si cesserint in solutione pensioni triennio vel majori tempore. 

3^. De successione ascendentium et descendentium. 

35. De emphyteusim. 



DIPLOMATICO 133 

56. Quod nullus presumat sua auctoritate accipere decimala 
in Brixia vel brixiana vel clausuris brix. nisi in preseli tia 
dotninorum quor. est vel eam collencium vel suorum nun- 
ciorura. 

58. . . . Ilem quod feudum non amittatur a vassallo licet non 
requisierit Investitura ni. Nisi vassallus requisitus a domino con- 
tumax fueiit in fidelitate non facienda per annum et diem si 
fuerit et compos mentis et major (carte 162). 

59. De feudo acquisito ab heredes masculos. 

40. De feudo de fune to debitore, derelictis descendentibus. 

41. Prelerea si districtabilis alicuius dni acquisivit terram 
de districtu alterius dni emeitur de dislrictus illius qui acqui- 
sivit et alius dnus amittit districlum quod ideo sic placuit an- 
tiquis ne idem esset de districtu duorum dominorum. 

42. Item ubi quis per potenciam vel maliciam alicuius non 
i n veni t qui laboret terram suam, consueverant potestates brixie 
vel consules cogere comune illius terre in cuius territorio est 
eam laborari facere et dari redditum domino secundum quod 
convenit terre. 

45. De licenliatis per consulem. 

44. De ministralibus dandis prò satisdatione etc. 

52. Ordinamentum ingrossatorum (carte 165). 

In Xpi nomine ordinamentum ingrossatorum tale est quod 
in cocationes et anguli dirigantur seu dricentur. Ita quod me- 
lioramentum detur ei cui iustum videbitur dari arbitrio in- 
grossatorum non habita distintione quantitatis terrarum. 

53. Ut cartule ingrossatorum ila fiant si partes fuerint 
presentes. 

57. De eodem. Item teneantur ingrossatores a tempore seu 
die requisì tionis partis intra XX dies definire querelas nisi ste- 
terit concordia parcium. 

58. (1227). De eodem.., tempore dni Pagani de la Turre pote- 
statis Brix. Millo GC. XXVII. Ind. XI ipso statuto de seduminibus 
villarum evacuato — Statutum et ordinatum est quod sicut 
excipiuntur casamenta vel sedumina castrorum et fossata et 
spolta idem obervetur de seduminibus villarum, idest quod 
uullo modo auferri possent per ingrossatores. 



134 « DOICK 

59. /Je eodem. Item Slalulum et ordinatina est quod te- 

neanlur ingrossatorcs faccrc delrtincari arborei non fructiferai 
et plantas que videntur dare immoderatuin darapnum in clausis 
brixie et reducere alliludinem V pedum. 

60. (1229). Statutum vero quod esse consuererat de arboribui 
fructiferis et inferentibus damoum removendis evaeuatum fuit 
tempore dni Ilogerii Boni faci i MCCXXVUEI Ind. II. 

62. (1245). Item ordinatum est quod illi quatuor officiales 
qui e rari t ad francandum livella non sint de cetero. MCCXLV. 

64. Item q. omnia lieta in civitate et tota circa tam ec- 
clesiasticarum personarum quam laycorum vendautui et fiant 
alodium eie. — Ego potcslas . . . tenear compcllere dominos 
vendere libellariis suis (carte 164). 

Item quod omnia lieta ecclesiaslicarum personarum quam 
laycorum usque ad tria miliaria prope civit Brix. vendantur 
et fiat allodium etc. 

69. 1195. (carte 164 tergo). Slattila perlinencia ad off! cium exti- 
viatorie super facienda cessione honorum. MCLXXXXV Ind. XIII. 

71. (1195). De eodem super vendicione facienda plus offe- 
renti MCLXXXXV (carte 165). 

75 De feudis venditi» sub extimatoribus eie. — In 

MCGXXVII. De feudis statutum et ordinatum est ut prò comuni 
medietas detur domino proximiori et alia medietas detur con- 
ditoribus insolutum et etiam omnibus emptoribus ita quod illi 
qui emant a comuni vel insolutum accipiant . . . sicut si allo- 
dium venditum esset a comuni. Eodem quidem salvo quod in 
MXXVIIH Statutum et ordinatum est ut mortuo debitore etc. 

(Si vegga il Codice Diplomatico Parte III, pag. 48, in cui si pubblica lo 
statuto come il più antico dei bresciani). 

76. (1254). De medietaie feudi vendili q. pervenit in do- 
minimi possit recuperavi (MCCLIIII). 

77. (1277). Ut extimatores non tradant cartas de emphyteo- 
ticis nisi dummodo dominis appellalis (MGCLXXV1I). 

78. (1195). De quarto plus offerendo prò recuperarla infra 
annum (MCLXXXXV). 

82. (1195). Item si quis de cetero cessionem honorum lacere vo- 
luerit non recipiatur nisi in puhlica concione campanis sonatis 



DIPLOMATICO 135 

vel in publico Consilio campana sonato et facto in platea concionis 
et ne postea inhabitet in civitate vel virtute brixie nisi pa- 
rabola omnium creditoruni donec cum omnibus creditoribus 
se concordaverit nec permittatur habitare illuni in civitate seu 
nostra virtute si fuerit volunlas unius creditoris. Mill. cente- 
simo LXXXXV. Ind. XIII (carte 166). 

93. (1222). (Carte 167.) Item q. ille qui aram majoris precii 
dederit extimatoribus tenealur emere et acci pere secundum 
quod aram dederit MCCXXXII. 

(Carte 169). Hoc est modus inventus super staterà panis fru- 
menti bene cocti et bene mundi secundum hoc modum. > 

Si sextarius frumenti vendi tur 2. sol. impr. fiat panis de 
mathatia. De XI untiis et dim. et sext. crusche vendatur 
VI Imp. 

Si venditur XXV impr. fiat simili modo et cruscha ut supra. 

Si venditur XXVII impr. fìat de X unciis et dimidium et 
cruscha ut supra. E così continua il conto scalare fino a — 

Si venditur XXXI imp. fiat panis de mez. de XVIII unz. 
et dimid. et crusca ut supra. E continua il conto scalare ter- 
minando zz 

Si venditur LX imper. fiat panis de ipr de XX unz. et 
crusca ut supra. 

Hoc est modus inventus super staterà panis milii secundum 
formam statuti facta inquisitione et habita etc. 

Si sextaria milii venditur XVIII ipr panis de mathatia fieri 
debet de XVIII unz. et dimidia etc. etc. (Segue il conto scalare). 

Infrascripto modo debet fieri panis de mediano. 

Si sextarius milii vend. XXV ipr. panis de mediano fieri 
debet de XXVIIII unciis. ( Ed in fine altro calmedro ) De pane 
milii de imper. 

Predicta intelligantur de pane milii bene cocto et bene 
mundo et bene sigillato sicut ratio requirit. MCGXLV Ind. III. 

107. Quod qlibet coparius debeai facere bona fide cnppos 
(carte 170). 

In Xpi nomine ordinamus q. quilibet coparius debeat fa- 
cere bona fide et sine fraude cuppos quadrellos et scuniatos 
et tavelas ad mensuram a comuni statutam et eis designata 



13f) CODICE 

et illos atquc calcinali] bene coquere ( tlcinam rero 
tam cimi scontata non misceal nec floriatam prò sconiata 

108. Quod fornaxarii non aectpiant miliario* coportm u\ 

tra XII s. tmp. 

109. De codem. Itera tencanlur ponderare calcinami et vendi i 
cam ad stateram sibi per comuni Brixie datami etc. ridetteci 
unum pensem calcino scontate prò 1 éribms mezanii et unum 

pcnsem fiorate prò uno metano* 

117. De tonlraetus dui barifaldis di Bttuschi*. — [tem ^tn- 
tuérunt et ordinaverunt correctores quod omne* alienationei 
pignerUm dationes etc. — ccterique contraete Celebrati et c<lc- 
brate ... a duo barifaldó de Bethuschii a tempore quo olim 
E. de Romano entravit civit. brìi, citra sint cassi ci casse etc. 
Salvo quod si aliquis dederit domino Barifaldó prò cibo et 
poto vel prò vestimentis et calciamentis vel solverint prò co prò 
custodibus vel alia justa causa et hoc legiptime ptobatum 
fuerit tunc licilum sit quilibet q. possidet de bonis dicli dui 
barufaldi etc. rctinere illas possessiones donec eis fuerit sa- 
lisfaclum de eo q. legiptime et juste habere debebit 1. 

118. De Colegio Judicum ut sit tale sicut esse consuercrìt. 
Ad hoc ut Collegium Judicum sit tale ut esse consueverit, 

q. possit et fiat consulem coi et diviso cura opus est. Et ne 
intret aliquis in dictum Collegium q. possit coi aliquo macu- 
lare. Statuerunt et ordinaverunt Corr. quod iudices civitatis bri- 
xie faciant duos ancianos de predicto collegio et durent tamen 
per annuui et tunc alii duo eligantur similiter voluntate col- 
legi! et predicti anciani debeant habere librum in quo sint 
scripti omnes judices de collegio et q. non fuerit scriptus in 
ilio libro non habeatur p. iudice nec possint aliquis scribi in 
ilio libro nisi studi eri t per quinquennium ad minus in studio 
generali legum, et postea aprobatus fuerit per collegium vel 
per duas partes ad minus. Et q. in ilio libro scriptus non 
fuerit non admittatur ad Consilia nec ponatur in suspectus 
nec judex vel consul possit ferre sentenciam suam sive con- 
silium. 

1. Si vegga il VERC», Stor. degli Eccelini, t. III. - Cod. Dipi. doc. 282. 



DIPLOMATICO 137 

119. De diebus dominicis eie. (carte 171). 

Item statuunt et ordinant correctores quod dies dominice 
annunciationis purificatio et nativitas bte marie natale dni et 
dies beate-rum stephani et ihois sequencium circumeisionis et 
epifania? resurectionis dni cum die lune et martis sequentibus 
asumptionis. pentecosten. beati Iohis baptiste. beati laurencii. 
bti Georgii. beatorum faustini et iovite et beatorum apollo- 
nii et (ìlastrii et omnia festa XII apostolorum et eciam fe- 
stuin beate marie magdalene custodiantur et ipsis cessetur 
ab opere servili et juditiorum strepitu. Ut inde gratia et mi- 
sericordia etc. etc. penna et banno cujuslibet bibulco contra- 
facienti prò quilibet vice X sol. et X sol. quilibet braxento etc. 

122. (Carte 172). Lecta et publicata fuerunt suprascripta 
omnia statuta et additiones de novo condite et condita in pallatio 
majori cois bx. in Consilio generali ipsius cois voce preconum 
et campane soni tu more solito congregato die jovis VI octubris 
presentibus antonio de Calepio bertolino cardinalis et bertolino 
campioni omnib. not. et tunc diclatoribus dni vicarii tt. R. 

123. (1277). Item statuunt et ordinant correctores. Quod ali- 
quis qui fuerit vel steterit Malexardus vel inimicus sive rebellis 
cois brix. aut inobediens coi brix. tempore carestie que fuit 
MCCLXXVII et ab eo tempore citra vel erit seu stabit in fu- 
turo non possit nec debeat petere nec exigere ab aliquo de- 
benle sibi granimi seu bladum vel vinum seu oleum (car- 
te 172). 

127. Item statuunt. Quod nemo de districtu brixie audeat vel 
presuma t ex nunc alicui de alieno districtu vendere donare 
vel aliquo modo vel ingenio alienare aliquam possessionem 
existentem intra confinia districtus brix. sub banno XXV lib. 
cuilibet contrafacienti. Et venditio sit inanis et cassa et inde 
quilibet sit accusator et habeat medietatem baimi. 

129. (Carte 173). Item statuunt. Quod infrascriptus modus 
grani servari debeat videlicet. 

Sub millo CGXLVI tpr. dni francischi de laturre q. sex. 
frumenti valuit et de cetero valeat XL impr. Et sextarius si- 
galli et milii III sol. impr. et sextarius spelte et milice XVI 
impr. 



H8 CODICE 

.Sub Millo CCLXVII tpr «lieti poteitetil valmt tOtidea ni 

supra. 

Sub Millo CCLXVIII tpr dei Rufini de Zenucallis sextarius 
frumenti XL impr et lextarìttl milji et sigalli XXXII impr. 
Et sextarius spello ci miliec XX impr. 

Sub Millo CCLXVII II tpr dai Pancerc et comitis federici de 
March a ria sextarius frumenti HI s. impr. et sext. mitii et si- 
galli XXVIII impr. et sext. spelte et miliee XII impr. 

Sub Millo CCLXX ipr dai bertrami de potete lext fru- 
menti V s. impr. et sextarius sigalli et milii LX impr. et sext. 
spelte et miliec II sol. imp. 

Sub Millo CCLXXI tpre dni John de clarino sextarius fru- 
menti IIII s. impr. et dimidium et sextarius sigalli et milii 
XL impr. et sext. spelte et miliee II sol. impr. 

Sub Millo CCLXXIl tpre dni Guyliclmi brunelli VIII sol. impr. 
sext. frumenti et sextarius sigalli et millii V s. impr. et spelte 
et miliee III s. imp. 

Sub Millo CCLXXVI tpre dni Alberti de Fontano sext. 
frum. VI s. impr. et sext. sigalli et millii UH s. impr. et sext. 
spelte et miliee II s. imp. 

Sub Millo CCLXXXIUI sext. frumenti XL impr. sext. si- 
galli et millii XXX impr. et sext. spelte et miliee XX impr. 
MCCLXXV sext. IIII s. imp. sext. sigalli et millii XL impr. et 
XVI imp. sext. spelte et miliee. 

136. Item capitulo contenenti quod consules iustitie brixie 

habeantur equum proprium valentem X libr. impr. prò quolibet 

etc. Quod judices de collegio bx. possint esse consules iusticie 

et elegi ad illud officium non obstante q. equos non haberent. 

137. Facta est «additio MCCLXXXV ad illud verbum etc. 

145. Ut tollatur impedimentum. Quod consilium generale 
brix. singulis annis consuevit habere occasione interdicti q. homi- 
nibus et comunibus Riperìe lacus Garde, tempore quo coligunt 
fructus olivarum p. ipsum consilium consuevit quolibet anno 
concedi, statuunt et ordinant correctores quod temporibus col- 
lectarum olivarum sive fructuum illarum, rationes et querele 
ex mine sint dictis hominibus et comunibus annis singulis in- 
terdicte ila quod ipsi teneantur suis creditoribus aliter respon- 



DIPLOMATICO 139 

dere quando coligunt dictos fructus quam tenentur alii homines 
brixiane qui temporibus messium et vindimiarum colligunt 
fruges suas. Et hoc interdici um valeat et servetur eisdem tem- 
pore a medio mense novem. in antea usque ad medium 
mensis decembris, tamen per XXX dies (carte 175 ). 

146.(1279)... Quodomnesetsinguli qui recesserunt cum fami- 
liis suis de civitate vel districhi bx. ad habitandum extra distri- 
ctum brix. antea pacem factam anno proximo preterito cumvero- 
nensibus etManluanis videlicet sub MCCLXXVIIII possint venire 
et redire ad habitandum etc. Veniendo coram vicario etc. 

1/(7. Cum dicentur q. venerabilis pater dnus epus Brix. suo 
negolio decimarum facere volebat totum id quod piacerei coi 
bx. si id facere possi t etc. ad tollendam discordiam q. est 
in ter ipsum dnum epum et clerum suum et coem brix. occa- 
sione dicti negotii decimarum prelecta provisio ad presens con- 
silium reducenda proponitur quid sup. ipsa provisione placet 
Consilio faciendum cui provisionis tenor talis est. 

In xpi noie videtur sapientibus in suprascripla debere fieri 
sup facto decimarum. In primis quod decime prestcntur in 
clausuris et qualibet parte districi, brix. Epatui etc. solum- 
inodo secundum antiquam consuetudinem servatam et oblen- 
tam a. MCCL retr. (seguono altri otto Statuii relativi alla 
quistione medesima delle decime episcopali). 

Ob qua provisione dnus Campagnesius zasius regius vica- 
rius consilium postulavit etc. (tempi angioini). 

IBI, An. 1280 (carte 177 tergo). 

155. Item . . . quod omnes vendiciones facte et faciende p. 
fratres primi et sccundi hordinis humiliatorum de consensu 
majoris partis conventus illorum fratrum sint firma? eie. 

154. Item... quod omnia revisamenta cois brix. facla p. ipsum 
comune brix. antea pacem de Cocalio in aliquo eoe vel personam 
singularem et q. revisamenta fuerunt cassata a dicto tempore 
citra occasione diete pacis vel occasione alicujus castri brixiane 
q. venisset ad mandato cois brix. q. quilibet persona cui esset 
cassatum revisamentuum aliq. occasionibus predictis vel aliqua 
earum sit et intelligatur creditor comunis brix. in ea quanti- 
tate q. est ei cassata etc. 



140 CODICE 

NB. Quasi tutto il resto è de' tempi Angioini, corno lo farebbero i tre ultimi 
staluti.'Anzi non è infrequente il caso tanto io questo libro degli .statuti del 
podestà Gizone, come nei libri antecedenti (e certo ve ne sarete accorti; di 
veder qua e colà registrati ordini e léggi d'ogni data, ed anco di posteriori 
alle consecutive, perché il poco felice ordinatore innesto nel suo volume, come 
a capriccio, statuti d' ogni fatta dove sarebbe slato indispensabile almeno 
1' ordine cronologico. Temo anche che il Codice complessivamente si com- 
ponga in parte di alcuni libri sopravanzati allo .sperpero dei parecchi del 
Comune cuciti a caso: Codice al quale venne poi probabilmente, come tro- 
vavasi, segnato nel sec. XIV 1' ordine numerico degli statuti quale esiste, 
e più tardi assai anche il numero delle pagine. 

Si avverte che l'opportunità dello spazio ci ha permesso di aggiun- 
gere (come avrete veduto) ai promessi tre primi libri degli statuti, il po' 
eh' era a notarsi nel lib. IV. Anzi parrebbe che prima della numerazione 
dei capitoli e delle pagine mancasse al Codice per lo meno la prima pagina 
del libro terzo , dacché ci manca realmente l' intestazione di esso. 



DIPLOMATICO 



141 



SERIE DEI DOCUMENTI 



A'£. Documenti già pubblicati o descritti nelle prime quattro parti N. 491 

» » » nella parte presente SO 

541 



Continua 11 Co ninne Bresciano 
fino alla morte di federico II, cioè fino al 1250. 



CCXVII. ari 1133 



CCXVIII. » . 


. . . 1160 


CCXIX. » . 


. .. 1162? 


CGXX. » . 


. .. 1177 


CCXX1. » . 


.. . 1177 


CCXXII. » . 


. . . 1180 


CCXXIII. » . 


. . . 1157 


CCXXIV. » . 


.. . 1181 


ccxxv. » . 


. . . 1184 


CCXXVI. » . 


.. . 1188 


CCXXVII. » . 


.. . 1188 


CCXXVIII. » 1119-1192 


CCXXIX. )> . 


. .. 1191 


ccxxx. » . 


. .. 1192 


CCXXXI. » 1 


175-1268 


CCXXXII. » . 


. .. 1196 


CCXXXIII. )> . 


... 1128 


CCXXXIV. » . 


. . . 1200 


ccxxxv. » 


1200 


CCXXXVI. » 


. . . . 1204 


CCXXXVII. )> 


1205 


CCXXXVIII. » 


1206 


CCXXXIX. » 


1206 


CCXL. » 


1207 


CCXLI. » 


1207 



Oberto da Brescia e la sua chiesa di 

s. Vigilio Pag. 9 

Il comune di Maderno 10 

L 1 abbate di s. Eufemia .... 11 

La pieve di Bovegno ivi 

Il comune di Bovegno .... ivi 

La Porta Matolfa ivi 

I denari nuovi milanesi e bresciani. 12 
La sentenza dei rettori lombardi . ivi 
L' arciprete di Grimone .... ivi 
L 1 accordo fra Piacenza e Parma . 1 3 

Manerbio e Bagnolo 15 

Rodengo ivi 

II processo Leonense 16 

La strada di Cremona ivi 

Alcune piccole rettificazioni ... 17 

Alberto dei Giudici di Brescia . . ivi 
I livelli in Valcaraonica del vescovo 

Giovanni 18 

Le decanie di Vobarno ed il vesc. 

Giovanni ivi 

Lega di Mantova e di Brescia . 24 

I figli di Lanfranco Martinengo . ivi 
Giovanni vescovo ed il Comune di 

Pisogne 25 

Gli Avogadri scudieri del vescovo. ivi 

Cremona, Brescia, Bergamo e Parma. 34 

La promessa obbligata .... 38 

Le due Società 40 



H2 codice dipl. 

CCXLII. an. ... 1208 La Palanca di Brescia, e la Soci** 

con Cremona . . . Pag 4J 

CCXLIII. » ....1208 Gli arcieri di Mantova ... 1 46 

CCXLIV. » .... 1208 Martora e Cremona giurano contro 

Brescia ivi 

CCXLV. » 1208 Aito dilega fra gli Estensi e Ferrara. 47 

CCXLVI. ». 1209 L'assoluzione ....... 48 

CCXLVII. » .... 1209 La pace fra ^li urbani e gli estrin- 
seci di Brescia 4(j 

CCXLVIII. » !211 La pace fra Mantova, Brescia, Ve- 
rona Cremona 52 

CCXLIX. » .... 1211 La pace tra Bresciani e Cremonesi. 55 

CCL. » 1210-1285 I Casaloldi 57 

CCLI. » .... 1211 Atti della pace fra Mantova, Brescia, 

Estensi, Ferrara e Verona . 03 
CCLII. » .... 1211 L 1 osservanza bresciana al precetto 

cremonese 65 

CCL1II. » .... 1212 Atti della pace fra gli Estensi, Ve- 
rona, Brcsc ia, Ferrara, S. Bo- 
nifacio e Pavia 68 

CCLIV. » .... 1212 Gli uomini di Gavardo si danno 

a Cremona 70 

CCLV. » .... 1212 Parma, Cremona, ecc. Loro pace 

ed accordo per i confini . . 73 
CCLVI. » .... 1212 Alti di concordia fra gli Estensi, 

Ferrara, Brescia, Verona, Cre- 
mona, Pavia, S. Bonifaci . . 75 

CCLVII. » 1212 II feudo di Tignale ivi 

CCLVIII. » 1215 Gli Ugoni 76 

CCLIX. »1215-1216 II debito dei Maniov. verso Brescia. 83 

CCLX. » .... 1215 II ponie Gremone 85 

CCLXI. » 1219 L'ospiiale di s. Alessandro . . 86 

CCLXII. »1221-1249 Frate Guala e V Ord. Domenicano. 88 

CCLXIII. » 1217 II castello di Canneto .... 93 

CCLXIV. )> .... 1221 Biemino da Maoerva .... 97 

CCLXV. » .... 1232 II comune di Maderno . . . . 101 

CCLXVI. » 1221 II castello di Scovolo .... 102 

CCLXVII. sec. XII-XIII Gli statuti del Comune di Brescia. 104 

NB. Al N.°CCXXIII di questi documenti, pag. 12, anno 1157, fidan- 
domi dell'abbate Bigbelli già bibliol. della Quiriniana, ho ritenuta pel do- 
cumento la data soprascritta. Avuto in questi giorni dalla cortesia del 
conte. G. B. Calini V autografo, m' accorgo che il Bigbelli non V aveva letto 
bene. La carta è del 1197. 



BRESCIA 

SIGNOREGGIATA DA PRINCIPI ITALIANI 



A. MCCCXXXII-MCCCCXXVI 



LIBRO XIX. 



BRESCIA 

SIGNOREGGIATA DA PRINCIPI ITALIANI 



I. 



SCALIGERI E VISCONTI 

La città di Brescia continuò come al solito l'usato reg- a.issa 
gimento a popolo co' suoi consoli e colle sue convocazioni *: 
larghissimo governo, ma dal solo Mastino accortamente in- 
frenato. E per dir vero, datoci a vicario Marsilio da Carrara, 
tolto di mano all'apostolico Legato il castello d'Asola 2 , e 
divenuto possessore di molti luoghi neh' agro nostro e della 
stessa città, in cui lasciava lo Scaligero due insegne di sol- 
dati 3 , non restavagli ornai che a raffermarvisi. 

1. Zamboni, Delle pubbliche fabbriche per altro come i Veneziani non 
in Brescia, cap. Ili, pag. 18. « Si avessero la città nostra che nel 
può asserire con certezza che le secolo XV, e precisamente nel mar- 
civiche magistrature sotto ai duchi zo del 1426. 
di Milano e sotto ai Veneziani verso 2. Manzini, Storie Asol. ms. - p. 34. 
la fine del secolo XIV, in cui usci- 3. Sarainà, Storie Veronesi - lib. II, 
rono di Broletto ecc. ». - Avvertasi fogl. 40. 

Odorici. Storte Brest. Voi. Vii io 



146 BRESCIA SIGNOHEGGiATA 

a.iajj In quanto a leggi urbane durava ancora lo statuto del 
1313, eh' era un adattamento speciale degli antecedenti, con 
aggiunte e abrogazioni richieste dai tempi mutati 4 . Ma V ira 
di parte che nel 1312 sotto pena di morte proibiva le nozze 2 
fra guelfi e ghibellini, benché raddolcita dalle paci effimere 
di quel tempo, noi già vedemmo come subita ripigliasse la 
fatale energia. In quanto alla Chiesa, Federico Maggi più 
soldato che vescovo, Princivallo de'Fieschi (1318) e Tibe- 
rio dei Torriani (1325), a Federico susseguiti, non val- 
sero a migliorarne le sorti. Ne più felice volgeva l' età per 
le lettere bresciane: Guglielmo Corvo, nato in Canneto nel 
1250, contemporaneo del giudice Albertano, letterato in 
Padova, medico ed arcidiacono in Bologna, archiatro a Roma, 
canonico a Parigi, maestro in Avignone e capellano di Gio- 
vanni XXII, avea sì bene istituito nel maggio del 1326 un 
collegio in Bologna stessa, che a' giovani bresciani fosse 
di preferenza dischiuso 3 : ma non sappiamo quale profitto 
ne venisse alla patria; e la bella istituzione, detta allora 
Bresciana, fu nel secolo XV spogliata delle sue rendite da 
un papa per impinguarne il collegio di s. Gregorio. 

In quanto a fazioni, parte imperiale non aveva il campo, 
né i diplomi largiti a' nobili bresciani valevano a sostenerla: 
l'assoluzione di Lodovico a Maffeo Chizzola 4 , i privilegi dei 
Soardi e dei Foresti non giovavano. Lo Scaligero trionfava 
colle insegne della Chiesa qui sostenute dai subiti provve- 
dimenti del Carrarese che afforzava di muraglie la citta- 

1. Se ne veggano i brani nel Codice 2. Ms. 133, pagina 17 della mia 

Diplomatico. Lo statuto principia Raccolta. Daremo il documento 

anzi colla stessa introduzione di nel Codice Diplomatico, 

quello del secolo XIII, non esclusi 3. Reg. F, carte 4 dell'Archivio Mu- 

i versi latini del poco felice riordi- nicipale. - Si vegga il Cod. Dipi, 

natore. (Codice Municip. Cartaceo 4. 1327. n. 133 de 1 miei manoscritti, 

presso la Quiriniana). pag. 34. 



DA PRINCIPI ITALIANI 



147 



della 4 , e dentro alle rocche ponea presidio ristaurandone 
le cadenti 2 . 

Per questo nella terra degli Orzi io Scaligero venia pat- 
teggiando coi principi italiani, fermo di spegnere all' intutto 
la già languente autorità di Giovanni. Azzone Visconti, il 
Gonzaga, gli Estensi intervenivano al suo convegno, e forse 
allora fu dato allo Scaligero 3 il suddetto castello. 

Conchiusa la lega, Marsilio da Carrara, Mastino ed Az- 
zone accerchiavano di soldati la città di Bergamo destinata 
al Visconte. Aveva Marsilio fatti appendere alcuni ladri 
delle bande straniere che s'erano acconciate con esso lui; 
ma tra queste allora ed i Bresciani condotti anch' essi dal 
Carrarese fu sì acerbo conflitto, che trecento dei nostri ri- 
masero estinti. Finalmente quella nostra maledizione dei 
venturieri, che durò tanti secoli conturbatile delle terre 



a.1332 



Brìxiam divisti maximo muro: ca- 
sinari brixiensium jussit desimi, 
et castra munivit. Cortus. lib. V. 
- 11 Vergerio poi (Vito? princip. 
Carrar. R. 1. S. t. XVI, col. 142): 
Urbem ipsam valido atque alto 
muro divisti, eam partem quem in 
collem erigitur ab ea quoe in plano 
sedet. Dissi afforzava, perchè ter- 
rei più antica de' tempi di Marsilio 
la cittadella nostra. Ma di ciò a 
miglior luogo. In quanto al castello 
pare al contrario che lo venisse 
i-istaurando. CapreoluS , Chron. 
Brix. lib. Vili. 

o E l'arma della scala vedendosi 
medesimata colle due parti di esso 
castello d' Iseo » . (Rinaldi, Monum. 
istor. del castello d'Iseo). Il che 
prova che gli Scaligeri lo ristoras- 
sero per lo melio. Né saprei con- 



tentarmi della variante lezione del 
Cod. Estense de' Cortus. che aggiu- 
gnerebbe V atterramento di 60 for- 
tezze ordinato da Mastino. - Nel 
Vergerio è cenno di questo; non 
dà il novero (plurima) de' forti. Ho 
sospetto della distruzione dei soli 
di dubbia fede, com'erano allora 
p. e. i Benacensi, che sì tosto, e 
forse per ciò, avversavano al Car- 
rarese. 

Post hcec juxta moenia Urceorum 
Azo Vicecom. Marchiones Esten- 
ses , Ludovicus Gonzaga omnes 
contra regem Boemice juraverunt. 
In hoc colloquio Azo donavit do- 
mino de la Scala mania Urceorum 
(Hist. Cortus. lib. V). - Il Rosmini, 
omettitore insigne di gravi fatti, 
non , fa cenno di un trattato nel 
quale più che in altri la viscontea 



148 UHI' SCIA SKiNORKGlilATA 

*.im lombarde, se ne partiva ! cercando un luogo dove non fos- 
sero adversus rapinas gli editti di Marsilio da Carrara. Frat- 
tanto il Visconti s'impossessava di quella città. 

a.1333 Mentre queste cose accadevano cessava per morte V ir- 
requieto Federico Maggi, che di vescovo non ebbe altro che 
il nome, ed anco il nome gli fu tolto. Veramente assai male 
sortìa lo stato; nò la religione, che insegna a continuare 
con sapienza ciò che è stato impreso con temerità, quella 
sua tempra indomita e soldatesca piegava ai miti sensi 
del sacerdote. Assunto giovane tuttavia 2 da Clemente V 
(1308,) al seggio episcopale di Brescia, cavalcava alla testa 
di cento uomini d'arme che stipendiava del proprio pel riac- 
quisto di Ferrara tolta al pontefice dai Veneziani; e gli 
era stimolo quell'Arnaldo cardinale che impiccava quanti 
Ferraresi tenevano coli' inimico. Espulso dalla patria (1311), 
contro alla patria ricompariva nell'esercito lussemburghese: 
cacciatone un' altra volta (1316), scomunicato, ramingo, 
perseguitato, si oppose all' armi di Roberto in Roccafranca; 
e fu ardito incoronare a dispetto degli anatemi d'Avignone 
Lodovico il Bavaro (1327). Lo sventurato più pace non ebbe 

dominazione prendeva radice. Del viriliter pugnaverunt contro, exer- 
convegno agli Orzi parla ancora citum brìxieiisem. Tercentos ooci- 
ti Vergerio, Vitce Principimi Car- derunt etc. (R. I. S. t. XV ). - Il Cro- 
rarensium, R I. S. t. XVI. naco Estense reca al 13 novembre 
1. Non è bene determinato dagli storici 1333 una consimile baruffa. Cives 
Cortusiani se quei teu! onici jossevo Brixice maximum rumorem fece- 
al soldo della Lega. - Che lo fos- runt cum stipendiare civitatis, 
sero, l'abbiamo dal Vergerio, cui quare ex utraque parte multi 
dobbiamo del fatto un minuto rac- sunt mortui. Rerum Italie. Scr. 
conto (Vitce Princ. Carr. De Mar- t. XV. Chron. Est. 
silio ) ; il castigo loro inflitto fu 2. Gradonicus, Brix. Sacra, p. 295. 
atroce: Pendere eos, fractis cervi- Immatura licei oziate, ulpote tri- 
cibus, jussit. E quella rissa nar- cesimum nondum annum attin- 
-rano i Cortusiani: Unde Teutonici gentem. 



DA PRINCIPI ITALIANI 



141) 



che nel sepolcro l , e bene si può dire di lui quello che già 
di Corso Donati = S' egli avesse avuto V animo più quieto, 
sarebbe stata più felice la memoria sua 2 . 

Perchè pieno di debiti pel fatto di Bologna 3 , ottenute 
lettere del Legato, emungeva il clero con balzelli risanatori 
delle sue piaghe ; poi col denaro espilato a' suoi sacerdoti 
saziava la sete d'oro onde ardeva il cardinale 4 . In vano, 
appena vescovo, mandava araldi pei sobborghi e per la città 
chiamando i vassalli del vescovato ai giuramenti ed alle in- 
vestiture 5 . T redditi non bastavano, ed avuto da Bertolino 
suo padre parecchie migliaia di fiorini d'oro, gli dava in 
pegno il castello di Roccafranca 6 narrando nell' atto di pe- 
gno i suoi disastri. La vita di Federico forse più ancora che 
di Berardo ci darebbe imagine caratteristica di molti vescovi 



a.1333 



Giulini, Mem. di Milano, a. 1333. - 
Ivi l'epigrafe sepolcrale. — Morì 
ili Milano, non in Avignone, come 
scrive va il Gambara (Ragionamenti), 
ed ebbe sepoltura in s- Eustorgio. 
Macchiavelli, Storie Fiorentine - 
lib. II, a. 1308. 

Il Gradenigo (Brix. Sacra - Fri- 
dericus Episc.) dice i' avvenimento 
verisimilem tamen, e parla di si- 
lenzio del Muratori. - Ma oltreché 
le parole dell' annalista non acchiu- 
dono al lutto una smentita («Copioso 
« fu il concorso delle genti di Lom- 
« bardia ecc. ») vaglia a farci securi 
del fatto il doc 1 agosto 1309 eh' io 
debbo alia gentilezza del profess. 
sacerdote Beretta , ed un altro del 
dicembre 1313, i quali noi pubbli- 
cheremo nel Codice. Cum militimi 
armigerum comitiva traxit moram 
in servitio s. Matris Ecclesia} prò 



juriùm et jurisdiclionum recti- 
pcratione (jucc tunc detinebantur 
violenter per Venetos eie. eie. E 
più sopra, prò recuperatone castri 
Tebaìdi civitatis Ferrarice juxla 
mandai um dicli Stimmi Pontificia. 

4. Pubblicheremo nel Co'lice alcuni 
estratti dal Liber Recepì,, del came- 
riere di Federico, trascritto dal Lu- 
chi e posseduto dal sig. d.r Marziale 
Ducos, cod. n. XXX, dal quale ri- 
sultano le imposizioni del vescovo 
ai monasteri, ma non so poi se 
quello della milizia del Tempio 
vi fosse compreso. 

5. Cod. XXX della Raccolta Ducos. 

- Da queste apprende il Lucili che 
Federico fu consacrato dal 31 
aprile al 14 maggio. 

6. Allo del 15 dicembre 1312, che 
noi daremo nel Codice Diplomai, 
(a, 133 de' miei mmss - p. 16). 



150 DRESCIÀ SIGNOREGGIATA 

lombardi e del torbido sacerdozio de' tempi di Giovanni XXII, 
in cui la cocolla era velo, e non più, d' anime avare, che si 
valevano della croce perchè le ingorde loro brame avessero 
un'insegna, e la causa delle loro passioni dicevano causa 
della Chiesa e dell' altare. 

Non è quindi meraviglia se pochi monumenti lasciava il 
Maggi di sé nell' ordine sacerdotale *. Ebbe a contendere col 
vescovo di Vercelli che volea precederlo nella incoronazione 
di Arrigo VII, ma vinse il vercellese: se non che in quella di 
Margherita la giovane sposa dell' imperatore, che diffuse le 
chiome facea pompa nell' Ambrosiana di sua rara bellezza, 
precesse Federico al suo rivale, mentre il vegliardo 2 Maffeo 
de' Maggi a quel valorosissimo di Matteo Visconti poneva gli 
sproni 3 . 

In questo mentre caduta nelle mani dell' apostolico Le- 
gato la città di Ferrara, levata dagli Estensi contro all'usur- 
patore la Lega tutta, i federati lombardi si raccoglievano 
nella bresciana terra di Palazzolo 4 ; ed estimandosi di porre 
un freno all' avarizia di Giovanni XXII, alle infamie di Bel- 
trado, d'ambo ai superbi procedimenti, fu stabilito doversi 
agli Este validissimi ajuti. Ferrara fu ripresa con un assalto 
che tiensi tuttavia tra i più maravigliosi del secolo XIV. 

Atroce fatto racconterò. Lasciata Marsilio per subito di- 
visamente la città nostra, portatosi a Verona, gli venia poco 
stante un ; aspettata novella. Bartolomea degli Scrovigni, la 

1. Fra l'altre cose ha un atto col quale 2. Il povero vecchio perveniva in Mi- 

conferisce all'abbate di s. Faustino lano lento itinere prò senectute. 

maggiore in Brescia le vescovili in- Madii, de rebus Brix. ms cit. 131 1. 

segne (Ughelli, It. Sacr. Ep. Br. 3. Giulini, Mem. di Milano - a. 1312. 

t. IV), ed una memoria di dio- 4. Rebelles Ecclesice convenerunt in 

cesano concilio raccolto da Fede- Palatiolo Brixiano etc. Hist. Cor- 

rico in s. Pietro de Dom (Grad. tus. lib. V - e il Cron. Estense, 

Brix. Sacra, pag. 296). R. 1. S. t. XV. 



DA PRINCIPI ITALIANI 151 

infelice sua moglie, non era più. Si mormorò di veleno 4 ; ed a 
levarne l'astuto ogni sospetto, tornava precipitoso in Brescia, 
facea lo sconsolato, le ceneri accompagnava, ergea loro una 
tomba; ma non gli fu creduto. Fatto sta -che poco appresso, 
e forse a lungo premeditate 2 , signorilmente celebrò in Ve- 
rona le seconde nozze 3 . 

Ed altre nozze vediam festeggiate in questo tempo; quelle 
di Luigi, Corrado ed Ugolino dei Gonzaga: il primo con 
una Malaspina, Y altro colla sorella di Mastino della Scala, 
il terzo con una Beccheria, tutti ad un tempo. La splendida 
comitiva passato TOglio, visitava Canneto, Asola, Calcinato, 
Montechiaro, per tutto quel largo tratto magna obviam effusa 
ttbique multitudine ejns adventum gratiilantium : e confermati a 
quelle terrei loro statuti, largiti privilegi assai, prese la via di 
Mantova, in cui giunse quasi a trionfo 4 . La quale città mi 
ricorda un trattato che intorno a questo tempo (1332) veniva 

1. « Forse avvelenata dal marito, che Correggio). Risi. Chortusior. R. 
in apparenza almeno la pianse ». /. S. t. XII, 1. V. 

Litta, Fam. It. (Carraresi). -L'at- 3. Tunc Verona fuit curia generalis, 

tento esame de' sincroni scrittori et illue convenerunt nobiles Brixice 

ci condurrebbe poco meno che alla judicibus et aliis multis nobilibus 

. certezza del fatto. - Non ostante le eie indulis pulcherrimis vesti- 

dubitazioni del Cittadella (Domi- bus eie. Chortusior. 1. cit. - Della 

nazione dei Carraresi, 1. 1, p. 167), povera Scrovigni reca il Litta la 

la discolpa che il Vergerio ne fa, lapide sepolcrale — hig . iacet . 

servile adulatore dei Carrara, è tale dna . bartolamea . vxor . nobi- 

che meglio per Marsilio se avesse lis . militis . dni . marsiui . de . 

taciuto. -iCortusiani lo dicono fran- carrara . Q . obiit . brixie . a . 

camente accusato ab omnibus pu- mcccxxxhi ..de . ms . novembr . 

blice. - Pure il Vergerio si lagna — 1 Cortusiani muovono sospetto 

perchè quella sì dolce e cara anima che Mastino della Scala l'amoreg- 

di Marsilio sia calunniata. giasse, e che il marito ne prendesse 

2. Alii dicunt vivente uxore dietim vendetta. 

matrimonium ordinatimi ( ed era 4. Sacchus , Vulgo Platina. HkL 
con Beatrice figlia di Guido da Mant. lì. I. S. t. XX. 



a. 1333 



452 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

riconosciuto dal comune di Brescia. È un' alleanza cbe dai 
7 febbraio 1303 si conchiudeva tra il doge veneziano Pietra 
Gradenigo e Rainerio dei Monaldescliì podestà di Brescia, 

perlaquale doveva Brescia tener salve e custodite 1**, rie 
adducesti a Mantova, Verona, Cremona, Bergamo e Milano, 
con altre condizioni relative ai veneti negozianti ed alle 
merci nostre e forestiere, col patto federativo guod per 
Commane Brixkv fiat sommarium jns Venetiis et fidetibus I). 
Ducis, et Veneti sicut fit Venetiis hominibus Brucia et dulri- 
ctus i : un accordo insomma che richiamava l'antico tra 
Venezia e la nostra città, fermato nel 1287, 19 luglio, che 
fummo bastevolmente avventurati di rinvenire 2 . 

A tal pervenuto, che nessun principe in Italia 3 potea 
gareggiare con lui di sfarzo e di potenza, già Mastino della 
Scala alzava l'animo a smisurati proponimenti. Fu di que' 
pochi nel cui petto la sete di dominio spirava il procelloso 
ma sempre grande pensiero di un regno italiano. Anco i 
tempi gli erano propizi: eppur V uomo mancò; e un principe 
che manca del coraggio di perdere in un giorno o la vita o lo 
scettro, deve essere contento di morire guai nacque 4 . Non ebbe 
grandezza d' animo pari al pensiero. Tramontò con lui la 

1. Reg. Merci. A dell' Arch. Municip. 4281 alle norme statutarie degli 
fogl. 216, ed apografo nei codici orefici di Venezia loro mandate di 
del nob. Clemente Rosa e miei. colà ( Stor. Bresc. t. VI, p. 224). 
(Daremo il doc. nel God. Dipi.). 3. « E avea di rendita l'anno di ga- 

2. Luogo cit. Questo importante docu- belle delle dette dieci cittadi e di 

mento sarà pubbl. nel Cod. - Un loro castella più di 700 migliaja 

cenno di documenti veneti ebbi già di fiorini d'oro che non ha re tra 

dal Fouchard relativi alle cose no- cristiani che gli abbia se non il 

stre , ma richiedendolo poi di re di Francia . . . che mai non fu- 

più esatte notizie, non mi fu dato rono tiranni in Italia di tanta po- 

conoscere più in là. Negli statuti tenza ». Villani, Istorie Fioren- 

del nostro Comune vedemmo gli tine - lib. XII, e. 45. 
orefici di Brescia uniformarsi nel 4. Luta, Famiglie Italiane Scaligeri. 



DA PRINCIPI ITALIANI 153 

scaligera fortuna, e gli sguardi di tutta Italia si volsero a la 
nascente di Azzone Visconti, cui egual sete di dominio, 
eguali voglie tormentavano; ma fu principe ben altro. Nel 
tempo di cui parliamo alle speranze di que' due soli era an- 
gusta la valle lombarda; quindi le nimistà gravi, minacciose, 
ma simulate tuttavia. 

Al levarsi di tanto rumore s' aggiugnevano le defezioni. 
Perchè la nostra Riviera (o che sopportare non volesse in 
pace la scaligera dominazione, o che Y arti veneziane faces- 
sero il loro prò), cercato il patrocinio della Repubblica, facil- 
mente l' otteneva; sicché gli statuti benacensi venivano ri- 
formati non dai Visconti, ma dalle venete magistrature che 
mandavano al Benaco, reclamante indarno Azzone Visconti, 
il podestà K Né saprei del resto come n J andassero in Riviera 
le cose pella infeudazione di molta parte di essa che Gio- 
vanni re di Boemia faceva nei Castelbarco, della quale ab- 
biam toccato. L'investitura, se non lo dissi, fu stipulata in 
Parma il 10 aprile 1331 presente il re, cui facevano corteg- 
gio Lodovico di Savoja e Tommaso delle Sette Fonti. Ivi 
premesso che in s. Apollinare di Trento i sindaci di Brescia 
Corradino Gonfalonieri, Giacobino Palazzo, Giacomo degli 
Avvocati e Gerardo di Policio avevano per istrumento 9 no- 
vembre 1330 fatto signore della loro città il re Giovanni; — 
che dal Consiglio cittadino convocato da Federico di Castel- 
barco (vicario del re) nella piazza dell' Arrengo, presentii 
sindaci del Comune Gherardo Gambara, Corradino Confalo- 
nieri, veniva riconosciuto Giovanni debitore al Castelbarco 

1. Stampa Sanità, docum. 1334, veneziane del 1339, 1340, 1345, 
4 novemb. In fìogalis — cumho- 1346, 1348, 1349, 1350, relative 
mines Riperie venerint prò refor- a questo protettorato della Re- 
matone statutorum . . . et etiam pubblica verso la Riviera verranno 
sint de extrinsecis Riperie, vadit pubblicate nel Codice Diplomatico 
pars eie Queste t V altre parti Bresciano. 



154 - BRESCIA 8IGN0RKG&UTA 

..1334 di dodicimila fiorini d'oro —, Giovanni stesso dava in pegno 
al vicario ed a' fratelli suoi Azone, Guglielmo e Marco 

Bruno di Àldigeto le terre di Gavardo, Vobarno, Manerva, 
Scovolo sive s. Felicis, Portese, Salò, Gardone, Maderno, To- 

scolano, Gargnano, Tremosine, Limone, con pieno e misto 
impero come cose di loro proprietà, con amplissime arbi- 
tranze e con facoltà di fortificarsi nelle rocche cedute, ripro- 
mettendosi Giovanni di restituire in uh triennio la somma, 
pena di perdere il feudo, e di doverne riconoscere feudatari 
i Gastelbarco. 

I tre anni si terminavano appunto col 1334. Quali casi 
mutassero le condizioni del feudo, e dello stesso Boemo che 
l'avea eretto, r abbiam veduto altrove, ma non ci consta 
come precisamente cadessero i diritti dei Castelbarco sulla 
nostra Riviera. Fatto è per altro che Y esemplare della in- 
feudazione posseduto dai Castelbarcdfu legalizzato nel 1514 
dal vicario dello spagnuolo Guglielmo di Castiglia capitano 
della Riviera nel palazzo del comune di Salò *. 
.1335 Aveva nel trentaquattro deposto Marsilio nelle mani dello 
Scaligero il vicariato di Brescia , cui assumeva Manfredo 
dei Malaspina, sotto il quale una schiera di nobili bre- 
sciani cavalcava nelf esercito dello Scaligero, quando avuta 
Parma, per una di quelle solite leghe che si giuravano al- 
lora e si rompevano con ugual noncuranza, v* entrava poco 
meno che a trionfo. Corrado, Oprando e Martino da Pa- 
lazzo, Giovanni Avoltorio, Galeotto Faustini, Ausonio di 
Galeazzo Maggi, Ziliolo Mazzadoni, Giovanni e Giacomo dei 
Boccacci, Obicio Torbiado, Antonio Calino erano i nomi 
loro , e conducevano ali' impresa milizie cittadine 2 . Narrasi 

l. Cod. 63 della mia Raccolta. Noi 2, Cam. Madius, Hist. de reb. pa- 
pubblicheremo altrove quest'atto tricn, Codice Quiriiriano più volle 

importantissimo. in queste pagine ricordato. 



DA PRINCIPI ITALIANI 



155 



ancora di Azzone Visconti che con trecento soldati condotti 
da Gazzago Cazzaghi ritoglieva Piacenza allo stato pon- 
tificale *. 

Dissi le fortune di Mastino: ora incominciano le dolenti 
note. Veneti e Fiorentini congiuravano contro a quel viola- 
tore, coni' essi lo dicevano, dei patti; e veramente lo era. 
Perchè placasse quegli sdegni, mandava lo Scaligero a Ve- 
nezia Marsilio da Carrara 2 ; ma il Carrarese lo tradiva, e la 
grave Repubblica tenea mano al misfatto, sicché fino agli in- 
sulti che al Padovano furono fatti colà erano ad arte. Avea 
Marsilio venduta Padova ai della Scala; ora offeriva cacciar- 
neli perchè a lui fosse data, e lo fu. Quando l'uomo giunge a 
leggere simili tratti di malvagità nelle vite dei principi* getta 
la storia alle fiamme, e implora dalla Divinità il dono della 
rassegnazione 3 . 

L'italiana alleanza contro Mastino ingrossava intanto, 
e mentre Visconti, Gonzaga, degli Este, tutti i principi di 
Lombardia vi s'accostavano, toglievansi dall'obbedienza del 
perseguitato l'ima dopo l'altra le sue città. La ribellata Bre- 
scia più lo inaspriva, ed Azzone gliela rapiva. 

Fatto prigioniero Alberto della Scala, caduta Padova 
nelle mani dei Carraresi, e la terra d' Asola in quelle di Luigi 
Gonzaga 4 , Azzone Visconti si discoprì, e venne addosso al 



a. 1335 



a. 1336 



a.1337 



1. Mittens Cazzagum de Cazza gis cum 

300 militib. Placentiam eie. Flam- 
. M;E Matiip. Fior. R. I. S. t. XI. 

2. Gatari, Storie Padovane. R. I S. 
t. XVII. - Cittadella, Domina- 
zione dei Carraresi in Padova. 

3. Litta, Famiglie Italiane. Scaligeri. 

Mastino II. 

4. Rizzardi, Storie Asolane. Ms Quir. 

C, 1, 10. - Mancini, Storie Aso- 



lane, ms presso di me, carte 35. 
Narra lo storico dei castelli di 
Mariana , Plubega e Redoldesco 
invasi dal Gonzaga; e d'Alberto 
della Scala che ad Acquanegra 
s'era messo per impedirne le con- 
quiste, ma che rotto dal Gonzaga 
poneva questi in Asola già vinta 
Antonio Gonzaga, e nella rocca 
Anselmo Pierino, 



150 



MIESCIA SIGNOREGGIATA 



ii.ii.ii 



leone perchè era ferito. Vinti dapprima i castelli degli Orzi, 
di Canneto, di Palazzolo 4 , colle forze della Lega tento l'im- 
presa di Brescia; e molti dei nostri, e sovratutto gli usciti, 
furono con lui 2 : Corradino dei Bocche da Roeeafraoca e 
Ziliolo Ugoni, principalissimi di quel moto, fecero Y ufficia 3 * 



i. Ammirato, Storie Fiorcnt. lib. Vili. 
- Dal Codagli (Slor. Orceana) ap- 
parirebbe essersi gli Orzi dati al 
Visconti per accordo dell'anno an- 
tecedente, dopo avuta Piacenza, 
cioè sul cadere del trenlasei. - Dal 
cont. del Ccrela si avrebbe invece 
che dopo la resa di Brescia, ea vice 
obtinuit castra Ponlisvici et Ca- 
neti, et plura alia castra districi. 
Brix. (Ceret.e, Cont. Chron. Ver. 
R. I. S. t. Vili). « Nel detto anno 
all'entrante di settembre s'arrendè 
alla nostra Lega il castello di Mo- 
stri, e quello degli Orci, e quello 
di Canneto in Bresciana ». Villa- 
ni , Storie Fiorentine , libro XII , 
capo 72. 
2. « In Brescia era capitano... un messer 
Bonetto con 500 cavalieri tedeschi, 
il quale si ridusse in parte della 
città nuova di verso Verona, e man- 
dò per soccorso a messer Mastino. 
Scoppiata la rivolta certi gentili 
uomini . . -, istadichi a Verona su- 
bitamente . . . vennono a Brescia — 
l Bresciani . . . mandarono per la 
nostra gente della Lega e di pre- 
sente vi giunsono da 1500 cava- 
lieri ... e fu data loro la porta di 
s. Giovanni . . . misono fuoco nella 
porta di s. Giustino (Faustino?) per 
assalire nella città nuova la gente 



di messer Mastino - Messa bonet- 
to ... si partì di Brescia per porla 
Torralta (Torrelunga) e andossene 
a Verona ». Così il Villani, Stor. 
Fiorentine, lib. XI, e. l'I. - Molto è 
di vero nel racconto: ma il Fiamma, 
il Continuatore di Parisio Cerela 
e gli Storici Cortusiani mi parvero 
al caso nostro più gravi autorità. 
3. Di promesse e di doni parlano il 
Corte ed altri da Verona. D. Azo 
Vicecomes , tractatu habilo cum 
brixiensibus, specialiler cum Con- 
radino de Buchis qui erat in Roc- 
cafranca , Ziliolo de Ugonibus, 
jussit Conradinum cum millequin- 
(jentis militibus et pedilibus equi- 
tare contra Brixiam; qui impu- 
gnando civilatem veterem, auxilio 
intrinsecorum, in muro fecit tria 
f or ambia . . . Conradinus subse- 
quenter intravit. Bonetus... omnia 
quasi prò nihilo reputabat ; aspi- 
ciens Conradinum cum quibusdam 
militibus, intuitami eum. Conra- 
dinus pugnani sustinuit in tantum 
quod gentes suoz intraverunt Bri- 
xiam. Tunc Bonetus cum ducentis 
militibus, intravit civitatem novam 
fugiendo. Cortus. 1. cit. - Il Vil- 
lani li fa cinquecento, e di Lama- 
gna. - Che fossero stipendiari di- 
conio i Cortusiani. 






DA PRINCIPI ITALIANI 157 

Oro e promesse non mancavano; ed il Bocca (5 ottobre) a.1337 
tempestando le nostre mura con uno sforzo di mille cinque- 
cento cavalli, sostenuto dai proscritti di parte ghibellina, 
smantellate in tre luoghi le muraglie di cittadella, penetrava 
il primo in essa. 

Boneto Malavicini eh' avea quel luogo, visto Corradino 
con poco seguito, ridendosi del fatto, quasi a dileggio Tassali. 
Sostenne il Bocca presso che solo quel disuguale affronta- 
mento, finché introdotte le genti non si fossero avventate alla 
riscossa. Scompigliato il Malavicino , serravasi co' suoi du- 
gento soldati in Città nuova: inseguivalo Corrado, spronava il 
popolo di Cittadella perchè in quel branco di Veronesi urtasse 
anco una volta *. 

Posto il fuoco alle porte, crollarono, e la città tuttaquanta 
in un baleno fu corsa: fuggia Guidone da Correggio, fuggia 
Boneto rettori nostri 2 ; sola restava agli Scaligeri la rocca, te- 
nuta da quell'intrepido Gentile dei Cipriani che lungamente 
vi stette, ributtandone l'orde nemiche 3 . Derelitto dagli Scali- 
geri, non valse militare virtù 4 ; ma non aprì la fortezza che solo 
ai patti dei valorosi. Non sappiamo se con esso Giovanni Bic- 

1. Post victoriam veteris civitatis Con- testimonianza però, si parla in chiari 

radinus populum concitava novam termini della nobile resistenza di 

invadere civitatem, et sic igne por- Gentile. 

tis imposito, novam Brixiam in- A. Corte , Saraina ed altri dicono dei 
traverunt violetiter. Cortus. lib. soccorsi dei Cipriani dimandati in- 
vi, R. I. S. t. XIII. damo, e della onorevole capitola-^ 

2. Così i Cortusiani - ma il Continuat. zione. - Pare avvenisse il 13 no^ 
di Parisio Cereta: Existentibus Do- vembre ( Hist. Cortus). - 11 Cont. 
miius Guidone de Corriyio de Par- del Cereta però diversamente ne 
ma Capitaneo (Brixice) nob. de scrive: Et primo decembris Genti- 
Fogliano de Regio, et Domino Bo- lis de Cipriani capitaneo castri ci- 
neto de Malavexina de Verona vit. Brixice prò domino Mastino, id 
existente rectore civit. Brixice etc. castrum dedit domino Azoni. - 

3. Nel Contin. di Par. Cereta, bastevole Chron. Veron. cit. 



158 



IMliSCIA. SIGNOREGGIAI \ 



t.im ciò, condottiero al soldo degli Scaligeri, perdurasse. Ma chi 
poi sì fortemente die' mano all'impresa, e valse alla L< 
il trionfo, nessuno ricordò, e fu la Riviera 4 ; come nessuno 
ricordò che per patto fra i principi alleati dovea serbarsi 
quella terra cogli ordini civili con cui di quel tempo si gover- 
nava 2 , e che forse come alleata interveniva agli accordi so- 
lenni del trentaquattro coir altera Firenze. 

Fra le solite esultanze delle nuove servitù, Azzone Vi- 
sconti facea suoi militi 3 Corrado, Ziliolo ed altri della nostra 
città, quasi volesse di uno splendido velo coprire V obbrobrio 
del tradimento; e quivi stesso era largo di guerresche ono- 
ranze a Giovanni da<Bizozzero e Bronzino Caimi, vicario di 
Cremona il primo, l'altro di Bergamo 4 . Così ebbe fine 
l'impresa di Brescia 5 . 



f 

1. Veneto decreto 20 luglio 1339, c- 
dito in parte nel volume Stampa 
Sanità di Riviera: Et scit bene, 
(Azo) quod ipsi (Benacenses) fue- 



ptione predixerat Michael propheta 
de Saxonia sic: 

Brixia parva (altri prava) nimis 
urbs deformata ruinis. 
runt causa totius boni secuti, et 5. « Essendosi ne primi di di settembre 



de civilate Brixia} qua? recessit 
ab inimicis nostris. 

2. Et quod bene scit quod nos et ipse 
Azo et alii (Ligce) ad hoc iene- 
mur et sumus aslricti. Documento 
citato. 

3. D. Azo . . . milites fecit Corradinum 

de Bncchis, Ziliolum de Ugonibus 
et alios brixienses . . . Fuerunt hecc 
1337 die 7 octob. Chortus. Hist. 
m. VI, R. L S. t. XIII. 

4. Flamma, De rebus gestis Azonis 

Vicecomiiis. R. I. S. t. XII, col. 998. 
Duos nobiles viros de Mediolano 
balteo militari accinxit, scilicet Jo- 
hannem de Bizozero . . et Bron- 
zinum de Caymis . . . De ista ca- 



rusi alla lega il castello di Mestri, 
gli Orci e Canneto in Bresciana, e 
V ottavo dì del medesimo mese 
pervenne a' confederati la città di 
Brescia, la quale per procaccio par- 
ticolarmente dei Fiorentini, essen- 
done tra i signori lombardi grande 
questione, fu consegnata ad Azzo 
Visconti ». Ammirato, Storie Fio- 
rentine, lib. Vili. - Villani «Da 
quelli della lega colla volontà e 
procaccio de' Fiorentini ciechi, che 
se ne feciono capo, fu data ... a 
messer Azzo . . . che ciascuno di 
quelli signori (della Lega) la volea ». 
- Meglio di tutti il Cont. del Ce- 
rcta sta col Villani, e fissa la resa 



DA PRINCIPI ITALIANI 



159 



Alla tripudiante città quanti erano proscritti Spatriava- 
no 4 ; e molto in quelle prime allegrezze, espulsi i Maggi 
però 2 , ebbe conceduto il già potente Visconti 3 . Indarno 
cercò risorgere Mastino: uno storico suo ben l'ammoniva = 
nisi fuerint in pace quwsita, non facile inveniuntur in acher sitate 
prcesidia 4 . Ma forse non era chi avesse pietà di un traditore 5 . 

Cedevano intanto air armi della Lega i nostri castelli, e 
sulle torri di Valcamonica sventolavano le insegne di Azzo- 
ne Visconti, mentre Asola, i Remedelli, Gasalmoro, Castel- 
goffredo, Mosio, Redoldesco, Casaloldo, tutto insomma l'A- 
solano era già tributario di Luigi Gonzaga. 

Diello questi ad un governatore; e posto dentro alla 
fortezza un castellano, lasciato Casaloldo alla potente fami- 



di Brescia all'otto ottobre. - Il 
Cron. Estense determina 1' entrata 
di Azzone il dì 10. - Insomma 
pochi si accordano anche in questa 
futilità dell'istante della vittoria, 
che de mense octob. fa pubblicata 
in Bologna ad arengariam (Chron. 
Bori. R. I. S. t. XVIII). 

1. Brixiam redire promisit omnes 
expulsos per Dominos de la Scala. 
— Hist. Cortusior. lib. VI, Rer. 
hai. Script, tomo Vili. 

2. Si vegga nel Codice il documento 
del 1339, e la petizione del vescovo 
Giacomo contro i Bocca invasori 
di Roccafranca, ivi unita. 

3. Totam civilatem Brixiensem redin- 
tegravit. Galv. Flam. Man. Fior. 

4. Hist. Cortus. lib. V, R. I. S. t. XIII. 

5. A tutta palesare Y iniquità della 
presa di Brescia, recheremo un 
brano dell' Azario. Chronicon, Re- 
rum Italicar. Scriptores , t. XVI. 



— Unum autem horrendum fecit 
prcedictus D. Mas/inus in aqui- 
rendo Brixiam ci datam prò parte 
Brusatorum et aliorum complicum 
guef forum: et fuit annuere et per- 
mittere quod ipsi guelfi prò libito 
propriam in ea civitale et dislrictu 
voluntalem etiam impune exerce- 
rent in avere et personis Ghibel- 
linorum .... Hcec videntes D. 

Albertus resisi ebat abiit 

Brixia dicendo se, nipote ghibel- 
linorum, nolle occidi, si omnes 
ghibellini debebant occidi. Et Ve- 
ronam subilo rediit. De hoc mul- 
tum doluit Mastinus quia de dieta 
promissione fuit muìtum impro- 
batus per universos Ghibellinos 
Italicos. Ghibellini interea qui e 
Brixia evaserant . . . non cessa- 
bant ordiri telam per quam D. 
Mastinus Brixice dominium amit- 
teret 



100 



HUfcSCIA SIGNOREGGIATA 



!• 1338 



a. 1339 



glia di quel nome, sì largo ed insperato possedimento ebbe 
aggiunto air avito. 

Il Visconti che riteneva que' siti veramente bresciani, e ne 
voleva il possesso, mandava lettere al Gonzaga;e levato in armi, 
si rovesciò per le terre asolane: ma s'intromisero gli alleati; 
si venne agli accordi, e gli ambiti castelli rimasero al Gonzaga. 

Acquetato il dissentimento che potea farsi alla Lega peri- 
coloso, continuò questa con alacre sollecitudine a serrarsi 
d'intorno al già cadente Mastino, restringendone a breve 
cerchio la contrastata potenza. Un oscuro passo di Andrea 
Dandolo ci apprenderebbe non so quali resistenze della città 
di Brescia agli sforzi dello Scaligero; il perchè venia fatto 
all'armi dell'unione dilatarsi ampiamente nell'agro nemico *. 

Non cessavano pertanto le guerresche fazioni. Lodrisio 
Visconti, in cui sì acerbo e cupo fremeva lo sdegno delle 
sventate sue trame, esule qual era, tentava un colpo estremo. 
Col superbo pensiero di tórre ad Azzone la stessa Milano, 
assoldava le tedesche bande, che per secreti accordi il signor 
di Verona gli avea cedute; e dato all'accozzaglia, intrepida 
sia pure ma scellerata e venturiera, il nome di Compagnia 
di s. Giorgio, lasciata Verona (era il mese di febbraio), 
veniva tempestando per lo Bresciano 2 , mettendolo a ruba 
ed a scompiglio.. 



1. Cron. Venet. R. I. S. tomo XII, 
col. 414. — Civilas vero Brixice 
ad requisitionem ipsorum similiter 
ipsis recalcitravit: et sic Unionis 
exercitus iuxia Veronam, Vicen- 
tiam et Monsilicein discurrens, 
conflictus et damna inimicis sce- 
pius contulit. 

2. Brixianorum fines hostiliter in- 
vasit. Repentino barbarorum ex- 
cursu prmsuks brixiani in mu- 



nitissima loca , qum pretiosa ha- 
bebant, recipiunt. Merula, Hist. 
Med. R. I. S. t. XXV. — Primo 
terras brixiensium terribilità' con- 
cussit . . . Azo Vicecomes .... 
imperlerritus sletit: et arma cla- 
mitans . . . cunctas civitales suo 
dominio subjeclas advenire prce- 
cepit, scilicet Brixiam, Bergamum 
etc. Galv. Flam. De rebus yest. 
Azonis Vicècom. 



DA PRINCIPI ITALIANI 161 

Arrestatisi a Legnano. Chi non intese con fremito di a . i3 ^ 
gioja della sanguinosa vittoria di Parabiago, ove più di venti 
gemili uomini di Brescia concitavano le loro schiere alla batta- 
glia 4 ? Lodrisio fu debellato; e di che infamia furono seme le 
sbaragliate sue genti vedremo dappoi. 

Pure a queste battaglie frammettevansi i ludi cavallere- 
schi, e Negro dei Brusati da Brescia era giudice in Bologna 
con Passerino della Torre da Milano ed Ugozio de' Tolomei 
da Siena per una giostra solenne che fu tenuta colà 2 . Tutta 
Mantova tripudiava per le nozze dei Gonzaga (1340), e un 
Mazzardo da Brescia co' fratelli Torbiado, Luchino e Faustino 
Maggi ebbero fama in que' tornei di gagliardia cavalleresca 3 . 

In quest' anno medesimo lamentava per lettere iVzzone 
lo immischiarsi della repubblica di Venezia nelle cose bena- 
censi 4 ; e Venezia di rincontro (20 luglio) mandava ai duca, 
pregando che la nostra Biviera se ne stesse come all' usato , 

1. Gio. Villani, Stor. Fior. lib. XI, sino dal 1334, od arrogatosi o con- 
c. XCVI. « Onde era capitano Gio- cesso , molto potere manteneva la 
vanello Visconti e Giovanni dal Repubblica in quelle contrade. Dal 
Fiesco e più di venti gentili uo- Fonghetti (Dialoghi sull' indipend. 
mini di Brescia ». della Riviera ) e dal Tornaceli! 

2. 2 Maj. Facta futi pulcra Zoslra (Risposta al conte Mazzucchelli), 

in platea Com. Bononim .... manoscritti presso di me, abbia- 

Et suprastantibus Zoslrm erant mo questi veneti podestà che ten- 

Dominus Passerinus de la Turre nero in Salò la loro sedia: 

de Mediolano, et Dominus Nigrus 1336 Nicola Barbaro 

de Brusatis de Brixia etc. — 1337 Andrea Loredano 

Chron. Bonon. R. 1. S. t. XVIII. 4338 Nicola Barbo 

— Quel Negro medesimo noi lo 1339 Giovanni Dandolo 

troviamo Tanno appresso podestà 1339-40 Marco Dandolo 

di Bologna. 1341 Pietro Morosini 

3. Camil. Madii (De rebus patria). - 1342-43 Andrea Zeno 
Mazzardo da Brescia hai gentile. 1344 Marco Zorzi; cessano le 
Aliprandina, Ant. ItaL tomo V. votazioni del Consiglio 

4. Vitali, Ber. Matem, Monim. Ms per 1' elezione del po- 

presso l'autore. Abbiami dotto che desta serbata alla Rep. 

Odorici, Storie Brete. Voi. VII lì 



a.1340 



lf)2 BRESCIA SIGNOI'.KCUATA 

e non la sturbasse: di più che le offese dei Visconti a quella 
terra sarebbero considerale della Repubblica, e che Azzone 
rammentasse i patti della Lega. Che rispondesse il duca non 
mi è noto: mapoco stante (6 agosto) moriva, succedendogli 
Luchino. 

I Benacensi tumultuavano; volean essere della Repub- 
blica, e lei supplicavano perchè un atto solenne soddisfacesse 
alle ferme volontà l . Dall' altro canto lamentandosi Luchino 
col podestà della Riviera di tagliati ponti e d' offerto asilo a 
quel Negro dei Brasati, che fu parteggiatore sì fiero degli 
Scaligeri, tre intere Comunità facea proscritte. Ed i proscritti 
a rannodarsi in feroci congrèghe di masnadieri, a disertare 
non ch'altro le natie colline, a rintanarsi dopo il delitto, 
coni' e' dicevano, in sul Bresciano 2 . 

Venezia ammoniva, perdonasse Luchino, riattati i ponti, 
a que' miseri Comuni : 1' esule Brusato più non trovarsi fra 
i Benacensi; esserne ito altrove prima che cerco 3 : sapere 
il Visconti quanto premesse alla Repubblica la costoro tran- 
quillità; dolersi ora i Veneti di vedergliela turbata 4 , ed alla 

1345 Nicolò Barbadico mittebant, qui postea in civitatem 

1346-47 Pietro Badoaro Brixioe ac veluti in tutum reci- 

1348-49 Marco Morosino. piebantur. Vitali, ms cit. 

1. Bart. Vitali, Rerum Maternen. 3. Vitali, ms cit. Questo Negro non 
Monim. ms cit. Veneti se se per direi quel desso che veniva nel 
publica Instrumenia obtulerunL... gennaio di quest'anno eletto po- 
quod eorum status a D. Mediai. desta di Bologna, e che prima di 
et a Civit. Brix. inquietai antur. essere chiamato a quella sedia 

2. Tria eorum Communia a Duo erat de Curia Domini Taddei de 
Mediolani, ob fracturam aliquo- Pepulis. Meni. Hist. de reb. Bonon. 
rum pontium exilio mulctaban- — R. /. S. t. XVIII, a. MGCCXL. 
tur . . . ad requirendum quemdam 4. 1341 , 18 gennaio. Si lamentavano 
JSigrum de Bruxatis .... non in questo tempo i Benacensi quod 
mediocriter urgebantur. Prceterea Domini Mediolani fecerunt habere 
proscripti a Riperia ibidem quam- tractatum de subvertenda Riperia. 
plura maximaque facinora coni- Fonghetti, Dialog. cit. 



DA PRINCIPI ITALIANI 163 

suddita Brescia non permettesse codeste libertà dell' offen- a .i 3J o 
dere a' propinqui. Spediva poi Legati al podestà di Salò, per- 
chè novità non facessero i Benacensi contro ai Visconti; cal- 
massero que' loro sobbollimene, e decretava (31 agosto) si 
levassero a spese della Riviera due bandiere di balestrieri, 
affinchè dove non giovasse consiglio potesse la forza. Poi 
rispondendo al voto unanime di quelle genti, saper essa la 
Riviera, scrivevano i Pregati, non per altro essersi fatta la 
guerra agli Scaligeri che per la pace di Lombardia: il nuovo 
atto di stabile aggregazione poter essere a danno di loro stessi 
che l'aveano domandato, e però non assentirvi la Repubblica 4 . 
Miserabili contese, che pur venivano compensate da uomini 
che serbavano fra le altrui la maestà del nostro nome. 

Gabriele d' Agobbio, cui era data sopra i Fiorentini po- 
destà soverchia, ingiuriava un dei Bardi e un Frescobaldi, 
che sendo nobili e superbi, né potendo sopportare Y insulto, 
congiurarono: assai popolo fu con loro. Ma perchè sui partiti 
pericolosi quanto più si pensa tanto meno volentieri si de- 
termina, potè più la paura che la speranza, ed un Andrea 
dei Bardi manifestò la congiura. 

Il popolo fu in armi; Bardi e Frescobaldi lo furono, e si 
venne alle mani: quando il nostro Maffeo dei Poncarali, po- 
destà di Firenze, nel mezzo del conflitto senza aver paura d'al- 
cuna cosa, tra le spade dei Bardi si mise, e fece segno di voler 
parlar loro. Dondechè la riverenza dell' uomo, i suoi santi costu- 
mi, e V altre sue grandi qualità fecero a un tratto fermare le 



1. Ipsi sciunt tempore, quo incepi- videbitur quod nobis essel cordi 

mus guerram cum dominis de la Communitas .... Quantum est 

Scala, fìrmavimus reducere .... ad subjectionem in nobis facien- 

cunctos ad statum pacifìcum . . . dam per Instrumentum , nolumus 

et si nunc acceperimus eos sub assentire. Stampa Sanità, Docum. 

nostro dominio, sicut petunt, non e Vitali Rer. Matern. Monim. 



164 



BRESCIA SIGNOREGGIATA 



armi, e quietamente ascoltarlo *. Con parole modesti; e gravi 
biasimò la rivolta, e tanto operò, che Bardi e Frescohaldi 
lasciarono Firenze, ove tutto (con un po' di rigore, già s'in- 
tende) fu accomodato. Cosi la voce di un Bresciano valse la 
quiete della più bollente fra le italiane repubbliche 2 . 

Giorni singolarissimi! Mentre le rabbie cittadine scompi- 
gliando la Lombardia, la empivano di terrori e di sangue, 
processioni immense d' interi popoli precedute da un croci- 
fisso, gridando misericordia, 1' attraversavano. Diecimila uo- 
mini degli episcopati di Brescia 3 , di Mantova, di Cremona, 
armati di flagelli, penitenziavano in quest' anno sul Cremonese. 
Era l'età del forte immaginare e del forte sentire, e l'uno e 
l'altro terribilmente, incompostamente manifestavansi. Anco 
la divozione, quel senso affettuoso e gentile che ci parla di 
Dio, partecipando in allora di un non so che di rubesto e di 
fiero, s'improntava dei tempi. Si disertavano le intere città 
per andarsene peregrinando a lontanissimi perdoni; s' inve- 
stivano, sto per dire, i santuari quasi* come all'assalto di un 
castello. Avresti detto non pregare, ma volersene a forza le 
moltitudini la remissione del cielo 4 . 



1. Macchiatelo, Stor. Fior. -lib. II. 

2. 11 Machiavelli (Ist. Fior. 1. cit.) lo 
nomina Maffeo da Maraddi. - Udia- 
mo invece il Villani, Ist. Fior. 1. XI, 
e. CXVIL « 11 valente messer Maf- 
feo da Ponte Caradi allora nostro 
podestà francamente con sua com- 
pagnia armato a cavallo passò il 
ponte Rubaconte con pericolo gran- 
de .... e parlò a' congiurati, e 
con savie parole e cortesi minacele 
li condusse la notte sotto sua se- 
gurtà ecc. onde molto fu com- 
mendato ». 



3. Chron. Reg. R. I. S. t. XVIII. 
Die 25 Martii. In Dicecesi Cre- 
monensi .... sunt circa deceni 
millìa hominum de Episcop. Bri- 
xice, Mantuce , et Cremonce qui 
se verbera . . . Manca nel cronaco 
la continuazione; ma il senso non 
è di dubbia natura. 

4. Et ibant percutiendo se clamantes 
fortissime misericordia, misericor- 
dia pluribus vicibus. Chronicon 
Forojul- R.I. S. t. XIX, col. 874; 
e il Bracciolino (Isl. Fior. R.I.S. 
t. XX, col. 270) non doveva però 



DA PRINCIPI ITALIANI 



165 



Mite Àzzone, inflessibile fu il di lui successore, fra le cui MMI 
severità è a porsi la fine di Corrado Bocca, il quale di no- 
bile schiatta e di avventato ingegno, si raggirò ne' torbidi e 
ne' rischi dell' età sua. Non che fosse in Corrado ira di parte, 
ma perchè agli scaltri e procaccianti non mai sorride la sorte 
come fra i lutti e le miserie d' una città. 

Volevano gli Scaligeri la nostra, e il Bocca ne apriva 
loro le porte (1332). Ad essi quindi la ritoglieva per darla ai 
Visconti (1337): per ultimo tramava di rapirla ai Visconti per 
ritornarla a Mastino. Tre volte insomma ci facea venduti. 11 
castello di Roccafranca ebbe a prezzo del tradimento pri- 
mo, ebbe al secondo il cinghio militare, al terzo la morte; 
perchè con altri suoi congiurati per ordine di Luchino gli fu 
tronca la testa *. 

Ma in quanto a Roccafranca, una sentenza pronunciata 
contro il Bocca in Avignone nel 1339 per istanza di Giovanni 
vescovo di Brescia, ci narra che il Bocca usurpò la terra 



dirla nova religio del secolo XV, 
perchè la descrizione che ne fa 
richiama proprio una assai più an- 
tica istituzione. Vestiebantur viri 
mulieresque . . . veste alba, nu- 
disque pedibus novera diebus extra 

patriam, solum mendicanles eie 

sub dia dortniebant. Primi Lucji- 
ses Florentinique , crucifixo prce- 
eunte , numero quatuor millium 
e/c.-Gio. Villani, a non andare più 
in su del secolo di cui parliamo, 
dice di un frate Venturino da Ber- 
gamo, che nel 1334 « recò a pe- 
nitenza e commosse a andare . . . 
a Roma al perdono più di dieci- 
mila Lombardi con cotta bianca 
e . . . con sua croce innanzi gri- 



dando pace, misericordia (Istorie 
Fiorentine, lik XI, e. XXIII) ». 
MCCCXLI, XII J armar. D. Con- 
radus de Bucchis et cum eo alii 
sui amici decapitati fuerunt per 
Dominum Luchinum .... oppo- 
nendo eis quod volebant prodere 
Civitatem Brìxim Domino Masti- 
no de la Scala. Par. de Cereta, 
Conlin. R. I. S. t. Vili. — E i 
Cortusiani : Corradinus de Buc- 
chis olim poteslas Padum qui fuit 
auctor dandi Brixiam D. Mastino, 
et postea auferendi, et eam redu- 
xit in dominium D. Luchini, ejus 
jussu decapitatur Brixix convi- 
ctus quod ter Ho vellet prò Domino 
Mastino prodere Civitatem. 



ii.134 



16G BRESCIA BIGIfOftRGGfATA 

nel fatto di Mastino (1330) facendosene padrone contro i 
diritti della nostra Chiesa. I testimoni del processo giura- 
vano che il Bocca sosteneva le parti di Mastino a prezzo 
dell'usurpato castello, e che per questo Corrado proteg- 
geva lo Scaligero contro i Maggi che dominavano in lire- 
scia; che Federico Maggi fu scacciato da Roccafranca per 
le genti di Mastino, e che il Bocca facea sperdere gli atti 
relativi al castello episcopale 4 da lui voluto. Ben altro ac- 
quisto fu quello del milite Filippino Sala quando nel 5 set- 
tembre 1338 comperava dal nostro Comune quanto avesse 
la città nel castello di Mariana 2 . Che il vescovo per quello 
di Roccafranca avesse ragione, risulta dai fatti; ma non ri- 
sulta egualmente com' egli si facesse padrone dell' asolana 
commenda (1334), istituita da Arrigo VI 3 nel 1192. 

Né queste gelosie di stato tutta intera serbavano al Vi- 
sconti la provincia nostra. Gussolengo, Lonato, Castelnuovo 
per cessione dei Casaloldi venivano in podestà di Luigi 
Gonzaga 4 ; e la Riviera anch'essa tentennava. Ma come a 
compenso di queste perdite venivano le larghezze pontificali; 
e quello che a savio principe non concedeano i papi, davano 
ad un ribaldo. E' ci volea molt'oro 5 ; Luchino il promise, e 
Milano fu assolta. Il contratto si colorì colle usate condizioni 
d'obbedienza alla Chiesa e con qualche penitenzuccia per 
Luchino Visconti = penitenze a Luchino! — Pure di questo 



1. Recheremo nel Cod. Dipi, il docu- 4. Luta, Famigl. Ital. Gonzaga. — 
mento (Ms 133, p. 60 della mia Avea Luigi bresciana anche la 
Raccolta). moglie, una Richilda Ramberti di 

2. Reg. B. dell'Ardi. Munic. fogl. 183, Ferrara, che nata in Brescia, si 

e ms 133, pag. 34 già ricordato. dicea la brescianina. 

Sarà dato a suo luogo un brano 5. MuRAT. Annali d'Italia, an. 1341. 

di quella carta. — Raynaldus. Ann. Eccl. eoi. 

3. Mangini, Storie 'Asolane, ms cit. unno. 



DA PRINCIPI ITALIANI 



167 



ritorno al pontefice fu fatta in Brescia * un' assai grande le- 
tizia: ma lieto non era, fremevane anzi il della Scala, e la 
perduta Brescia non potea torsi in pace. 

Voleva pure offendere ai Visconti, i quali avuta Parma, ed 
ora sostenuti dai Pisani, minacciavano Lucca: una città che 
Mastino agli uomini di Firenze avea venduta, e della quale, 
dopo una lunga guerra, con perdita di danari ed acquisto di 
vergogna, furono i Fiorentini dispogliati 2 . Da Siena, da Peru- 
gia, da Ferrara, da Verona, da più altri luoghi venivano 
soccorsi a Firenze, la quale radunato per tal modo un grosso 
di quattordici mila uomini, elettone condottiere il nostro 
Maffeo Poncarali, eh' era capitano 3 del contado di quella 
Bepubbìica, entrarono osteggiando in sul Pisano 4 . 

Neir incontrarsi degli eserciti parve arridesse in quei 
primi fatti al Poncarali la sorte, ed aspramente dall'una 



1 . Cam. Maggi, Hist. de rebus patri®. 

— 17 Mail. In Foro populi Bri- 
xice perstrepentibus tubis cum 
magno timpanorum strepitu pu- 
blicatur pax firmata a Pontifìce 
Max. Vicecomitibus. 

2. Macchiav. Slor. Fior. lib. II, a. 1341. 

3. « Bargello a guardia del contado 
sopra i sbandati M. Maffeo da Ponte 
Caraddi da Brescia stato nostro 
podestà; questi n'era il più degno 
per le sue grandi virtù ». Villani, 
Storie Fiorentine, lib. XI. 

4. Villani e Macchiav. Storie Fio- 

rentine. — Così il Villani : « Ragù- 
nata loro gente e amistadi elessono 
per loro capitano di guerra messer 
Maffeo da Ponte Caraddi da Bre- 
scia. E questo fu il secondo gran 
fallo (non tenendolo il Villani colla 



solita superbia fiorentina da tan- 
to, benché buon cavaliere). E cosi 
martedì addì 2 Ottobre ... le due 
osti s' affrontarono. I nostri cho 
erano rimasi 3800 cavalieri e 
popolo grandissimo, feciono due 
schiere. L' una di 1200 cavalieri 
per fé di tori; la qual conducea il 
nostro capitano messer Maffeo da 
Ponte Caraddi, con quelli Fioren- 
tini . . . delle migliori masnade 
che fossono nel campo nostro . . . 
E in quella schiera fu messer Gi- 
berto da Fogliano e Frignano da 
Sesso, e un conte della Magna ». 
Fu questi che assistette il Pon- 
carali quando in sul combattere 
fece 14 cavalieri tutti da Siena 
per le sue mani. — Cronaca Sa- 
nese, R. I. S. tomo XV. 



\ (ÌS BRESCIA SIGNOREGGI VI \ 

»mh parte e dall' altra fu combattuto; ma più non si potendo i 
Fiorentini sostenere, fu loro forza cedere il campo, e in 
queir ostinato conflitto, che fu quasi come un torniamerdo w 
più riprese, ebbe a rendersi il Poncarali prigioniero e<ili 
stesso 4 . Pur lo vediamo del quarantadue podestà di Siena, 
rielettovi Tanno dopo; e vediamlo nel quarantacinque, vi- 
cario e marescalco degli Estensi, togliere ai Correggiani il 
castello di s. Quilico 2 . 

a.nn I Veneti frattanto convalidavano quella loro cotal prote- 
zione per la Riviera di sì aperti fatti, che poco era più Y es- 
serne padroni 3 . Ma non dormivano i Visconti; e benché in un 
decreto paressero favorire le immunità di Valcamonica e 
di Lonato, sapean ben elli come frenare questi amori del 
popolo alle larghezze civili, e tenersi all'obbedienza quant' è 
vasto il Bresciano. Nelle valli per esempio mandavano lor 
capitani ("che pel solito avean corte nel castello di Testaforte, 
al ponte di Zanano, e talvolta in quello di Gardone): e Cor- 
radino Bocca lo fu di Valtrompia nel 1317; come nel 1323 
il conte Zimbardo di Galeppio, Imeldo da Pezzaze e Paitone 
daMompiano verso il 1324, Rizzardo daMarmentino(1326), 
Inverardo da Paratico (1327), e Pinzoni daBovegno, Comune 
che nel 1314 comperava una fucina (ed è questo il cenno più 
antico di forni da ferro che ci rimanga), nelle cui memorie 
è singolare quest'una: A. 1489, 22 marzo. Parte del comune 
da cui si rileva che in contrada di Valdando si facevano scavare 
dai Veneziani le miniere d' argento 4 . 

1. Giov. Villani, Storie Fiorentine, tiam accepit Castrum S. Quilichi 

Yìh. XI, e. 133. de Distr. Parma quod erat prcedi- 

2. Chron. Estense, R. I. S. t. XV. cti Gagnoli de Corrìgia (2*2 Junii). 
D. Mafeus de Pontecaralo de Bri- 3. Vitali, Rerum Malemcnsium Mo- 
xia Vicarius et Mariscalcus D. nimenta , ms. citalo. 

March. Obicii ad ipsius instati- ì. Annali di Bovegno compilati da 






DA PRINCÌPI ITALIANI 160 

Bovegno era terra che riceveva da Brescia i podestà ».*s*a 
(Corrado Martinengo lo fa nel 1231); fu dispensata nel 1290 
dal sovvenire soldati pel castello di Monzambano, ma fu per- 
cossa da una taglia imperiale, che rovinò gli abitanti (1250): 
intervenne alle spese per le gazzare da gettarsi nel lago 
d'Iseo (1256), e il suo castello era feudo dei Gonfalonieri. 
Il comune di Magno, di soli tre fuochi, fu incorporato ad essa 
nel 1339 non senza la permissione del podestà di Brescia. 
Aveva consoli, che nel 1341 ordinavano gli statuti che ci ri- 
mangono ancora. La sua pieve di s. Giorgio è nominata dal 
1159, e si conoscono le norme antiche per la divisione delle 
sacre offerte e pel mantenimento degli spedali: nel 1258 
l'arciprete di Bovegno, Bresciano da s. Vigilio, con Agnese 
conversa della Chiesa di Zerma infeudava parecchi beni *. Gli 
statuti di Bovegno 2 del 1341 si compilavano da dodici sa- 
pienti, i quali principiavano citando Boezio e Platone. Im- 
portantissimi sono tra questi le Statuta Medalorum (Metallo- 
rum) a venis, in cui si danno le norme per le miniere e per 
le Società dei Metalli, che daremo altrove. 

Ritornando alla storia, l'esempio del duca d'Atene spa- a .u4^ 
ventava Luchino; spaventavalo forse ancora la sollevata Pistoja, 
che disfatto il castello, francatasi della signoria di Firenze, regr 
gea da sé. Quel nome di libertà, cui forza alcuna non doma, 
tempo alcuno non consuma, merito alcuno non contrappesa, 
non era in Brescia quasi più. Temeva quindi Luchino che 
qualche altro potente a farci suoi, ben intesi, lo pronun- 
ciasse: temeva che il tempo a consumare i desiderii della li- 
bertà non fosse tanto, e fu giusta paura. Libertà è come il 

Pietro Voltolina, prete d'Iseo, nel- docum. dell 1 Archivio di Bovegno. 

l'anno 1765. Ms presso il Comune 2. L' origin. è presso il Coni. Io ne 

di Bovegno. posseggo un esemplare (Codice 2 

1. Ann. suddetti, o meglio, Elenco dei della mia Raccolta). 



170 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

a.ms cielo: tu l'ami e lo sospiri, ancor che mai pregustato. Perche 
dunque presso noi sì mantenesse la riputazione dei Visconti 
e la paura dell'armi loro, Giovanni e Luchino di sì forti opere 
rimarginavano il castello bresciano, che potea quasi dirsi 
nuovamente eretto *. Un castello però fu sempre sul colle 
Cidneo, e il nostro Sala (benedetta la sua dolce memoria) 
non troppo esattamente scriveva essersi questo ridotto mili- 
tare fondato per la prima volta dal dominio visconteo; benché 
r epigrafe recataci parli di costruzione. 

Noi già vedemmo come nell'alto di quel colle fosse ne' 
tempi della romana dominazione una rocca cittadina, o 
veramente il nostro Campidoglio. Ma 1' altare del Genio 
bresciano 1 * fu rovesciato, e i barbari passeggiarono lunga- 
mente sulle rovine della nostra città. Vedemmo il passo 
di Teofane, che ci avverte come nel sesto secolo ritogliesse 
Narsete al dominio dei Goti le due città munitissime di Bre- 
scia e di Verona 3 . Nò munitissima potea dirsi la città nostra 
con un colle a ridosso nudo di propugnacoli. 

Neil' 838 è una preziosa notizia, quella cioè che dal 
secolo Vili era un tempio di s. Pietro posto nel Castello mag- 
giore 4 , quasi un altro ne avessimo alla sfortunatissima 

1. Gambara, Ragionamenti, t. HI, 2. Si vegga la Brescia Romana illu- 
pag. 54, dice trovarsi questa la- strata nel t. Il di queste Istorie, 

pide nel secondo recinto del ca- 3. Chorographica Historia Bizantina 
stello, ma non mi fu dato vederla. Theophano Auct. Venet. 1729, 

t. IV, pag. 160. Duas urbes mu- 

MAGNIFICI . ET . EXCELSI . DOMINI . 30ANNIS . 

archiepiscopvs . mediolani nitissimas Veronam et Brixiam. 

ET . LVCHINVS . FRATRES . DE . VICECOMITIBVS . . 

domini . gvbernatores 4. Narratio Vener. Ramperh Epi Br. 

MEDIOLANI . NOVARIJE . VERCELLARVM . m , , r» r»L •;/•//-> ? J 

asti . placenta . bobii . bvrg. m 1 raslat- B. FtiUastri (haleara. 

crem*: . i-avde . Cremona . brixi* • ~ r mi(ìt>n1ii rmpra nrnnin 

bergomi . et . comarvm m «*. trameniti, opera omnia, 

istvd . castrvm . fecervnt pa „ ggj \ temporibus Aiisoaldi E- 

FIERI . EXISTENTE r u §* " v ' f 

castelano . pr^feticio . vicecomite piscopi ( secolo Vili) dum quidam 

SVBDITO . EORVM * ... . . 

ANNO . MILESIMO . TERCENTESIMO CUStOS titilli S. Petfi , qui SÌtllS 

QVADRAGESIMO . TERTIO p ,, . 

INDICTIONE . VNDECIMA 651 MI CaStrO MajOl'l. 



DA PRINCIPI ITALIANI 



171 



età dei Carolingi. Di quel castello narra una cronaca del 
secolo XII, e dice come i valligiani corrotti dal vescovo 
Arimanno (25 maggio 1101) castellimi potiti sunt 1 : alcuni 
beni apud castellani civitatis Brixia? possedevano del 1192 i 
monaci Leonensi 2 , ed una via qum ascenda ad Castrum 
Brixia? mi vien ricordata da un documento del 1259 3 , e 
nella contrada del castello nel 1171 s'avea preso a pigione 
dalle monache di s. Giulia una casa il più antico pittore 
bresciano che m' abbia rinvenuto fra i patrj monumenti, e 
Guarto avea nome 4 . Che quella rocca tenesse come a' di 
nostri il sommo del colle parrebbe desumersi da ciò , che 
della chiesa di s. Stefano in arce, posta ora nella cerchia di 
quelle fortificazioni, hanno memorie di sette secoli addietro 5 . 
Ma ripigliando i fatti, mentre negli altri principi s'au- 
mentava la paura dei Visconti, le terre dei Benacensi più e 
più scostandosi da Luchino, si collegavano ai Veneziani. 



a. 1343 



1. Record, de Ardicio de Aimonìbus 

et de Alghiso de Gambara eie. 

2. Zaccaria, Monumenti di Leno - 

n. 27. 

3. Pergamene Quiriniane, F, VI, 3. 

4. Indice cron. dei Docum. del mo- 
nastero di s. Giulia, compilato dal 
P. Astezati, Cod. Quirin. 

5. S. Stephanum in Arce. — Tottus, 

Catalog. Episcop. Brix. caracteris 
Saec. XII. - Nelle Perg. Quir. sec. 
XII, a. 1144 è un atto relativo a 
s. Faustino in castro, ed una cro- 
nichelta pubblicata dal Doneda, 
a. 1218 - e negli statuti bresciani 
del sec. XIII è memoria del mer- 
cato del castello : Mercatura in ca- 
stro, fera castro etc. - e del 1356 
mi ricorre una carta in cui par- 



lasi della contrada di s. Michele 
e del cimitero di s. Michele in ca- 
stro. Misceli. Quir. F, V, 3. Brix. 
Sacra, pag. XXXIV. — Tacerò 
della chiesa di s. Faustino in Ca- 
stro, ora le Consolazioni, di cui 
parla un atto del 1144 (Pergam. 
Quir. E, IV, 3, Indice Asteziano) 
e di una Bolla di 30 anni |dopo 
(Grad. Brixia Sacra) e del mer- 
catura in Castro primo factum 
anno 1218. Cronichetta pubbli- 
cata dal Doneda, Zecca di Bre- 
scia in fine. — Né quel monticel- 
lus che Odorico vescovo cedea nel 
1033 alla città debbe ritenersi al- 
trimenti che una prominenza del 
colle Cidneo ; ivi del castello cenno 
alcuno non é. 



172 luu:sciA skjnohixciata 

Era moto di popolo che libertà non cercava, ma cangiamenti 
«lì servitù, come appunto lo infermo che mota lato. Argo- 
mento di predilezione, spedivano intanto stipendiate del pro- 
prio alla Repubblica 50 lance sino a guerra terminata contro 
ai ribelli di Zara *: generosa offerta di paese non ampio, 
non suddito, non potente. Bisogna veramente che qualche 
patto o convenzione politica preesistesse fra i Visconti e la 
Repubblica, qualche cessione dei primi a quest'ultima rife- 
ribilmente ai Benacensi, perchè la parte del Senato 11 ot- 
tobre 1344 2 prò reformando eorum periculosu stata et prò 
statuto Dominio examimnda non poteva essere senza un ac- 
cordo col Visconti, molto meno la destinazione di podestà 
della Repubblica in terra non sua. 

Luchino in questo mentre proseguiva nelle sue trame, fin- 
ché attizzati i Rossi di Parma, non levassero contro agli Estensi. 
Ma il marchese Obicio degli Este quetò queir impeto ; poi 
messe in campo le genti che da Maffeo Poncarale 3 si co- 
mandavano, avuto rinforzo di cavalli dal signor di Verona 
(6 giugno), fu addosso a Reggio. Superate le mura, già 
combattevano gli Estensi per le vie; ma difetto di scale a 
tutto porre in città lo sforzo del marchese, e il tardo arrivo 

i. 13i5, 22 febr. In Rogati*. — 2. Cod.133, p. 66 della mia Raccolta. 
Quod acceptetur gratiose oblatio 3. Chron. Estense, R. L S. t. XV, 

illorum de Riperia qui offerunt a. 1345. 26 m. Junii. D. Maffeus 

ad nostrum servitium L homines cum Carloclo de Placentia socio 

armigeros usque ad guerram fini- D. Mastini de la Scala . ... in 

iam ad suas expensas. — Dalle auxilio Dni Marchionis proedicti, 

Scriptum per Salodianos osten- Comes Dasper.D.Amaldus de Bach 

so3 eie. ove appare essere mandati . . . cum maxima miliium quanti- 

que' cavalieri conlra Jadrianos. - tate etc. iverunique ad civitatem 

Bart. Vitali , Rerum Maternen- Regii = Sed alii non accesserunt 

sium Monimenta. — Fonghetti, ad tempus propter defedimi pau- 

Dialoghi sul!' indipendenza della carum scalarum et propter far- 

Hiviera ecc. dum adventum dicti D. Maffei eie. 



!4ff 



DA PRINCIPI ITALI AM 17'J 

del nostro Maffeo, Reggio deluse ( che bramava tornarsene *£* 
agli Estensi) e mantenne al Gonzaga la propugnata città 4 . 

Il Poncarali ci rammenta un altro valoroso dell'età sua, 
Faustino Maggi, che troviamo nel 1344 alla ricupera di 
Lucca fatta da Luchino Visconti 2 . 

La Riviera intanto, perdurando mirabilmente nella sua 
devozione alla repubblica di Venezia, spediva messi raffer- 
mandola al Senato, chiedendo siccome al solito i podestà 3 . 
Fatto singolare, se si rifletta alle gelosie di Luchino, alla 
smodata ambizione dell'animo suo, alla severità del suo 
carattere. 

Ma gettando uno sguardo al tempo di cui parliamo, 
Estensi, Manfredi, Roberti, della Scala contro al duca di 
Mantova; poi Mastino traditore degli Este per acconciarsi 
con un cordiale nemico 4 : in mezzo a questo onoranze e 
cortesie degli Estensi, dei Visconti, de' Sanvitali nel castello 
di Lonato 5 pei gemelli avuti da Isabella del Fiesco. Indi un 
battesimo fatto suggello a vendite di popoli 6 ; e per ristoro 

4. Cronaca di Bologna, Rer. Ital. quod eos et Riperiam teneamus, 
Script, tomo XVIII. et gubernemus , ut fecimus huc 

2. Cam. Maggi, Hist. de rebus patria:. usque, et terminus ordinatus do 

Ivi è scritto ancora come Faustino dando eis Rectorem usque ad duos 

cum validis juventutis cohortibus annos etc. Vadit pars quod gra- 

fosse mandato da Luchino Visconti Uose acceptetur petitio eorum etc. 

nel 1343 al proprio esercito ch'era Stampa Sanità, documenti, e ms 

in guerra contro gli Estensi, i Pe- 132 della mia Raccolta. 

poli e i della Scala ( Murat. Ann. 4. Rosmini, Storia di Milano, tomo li, 

a. 1343). Era figlio di Berardo, e pag. 44, lib. 5. 

lo vediamo del 1350 difendere 5. Muratori, Annali, a. 1346. 

coli' armi le rive dell' Oglio dalle 6. « Il marchese Obicio con M. Ostasio 

molestie dei Cremonesi che vo- da Ravenna e M. Giberto da San- 

leano derivarne un canale. vitale si parti da Ferrara ... il 

3. 1346, Die 12 Aug. In Rogatis. dì vegnente a Nonato (Lonato in- 
— Cum UH de Riperia Brixiensi dubbiamente, benché Novato in 
nobis miserint . . . supplicando sul bresciano scriva il Muratori) 



474 



BRESCIA sk;nokk(;giaTA 



le terre di Mantova, di Parma, del Modenese corse, battute, 

dispogliate. Ecco ne' sommi capi la storia di quel dolce e 
riposato anno del quarantasei. 

Fra queste beatitudini e 1' anguinaja che spazzava le 
intere città 4 , non so più se a dileggio de' nostri altari, o 
delle nostre miserie, con uno sfarzo regale Isabella del Fie- 
sco recavasi a Venezia come a diporto. Pretesto un voto 
che la timorata volea sciogliere in s. Marco ; cagion vera 
F arcana fiamma di che ardeva il suo cuore per Ugolino 
Gonzaga, che seco trasse alle venete lagune ed alla colpa -. 
Ventotto rappresentanti delle città di Luchino Visconti se- 
guivano quell'orgia ducale. Giacomo dei Tangettini e Pietro 
Ugoni lo erano della nostra 3 . Rotto alle turpitudini, l' inve- 



della signoria di Luchino , e nel 
castello era M. Malico Visconti e 
M. Bruzzo figlio naturale di M. 
Luchino, i quali riceverono il mar- 
chese signore di Ferrara con tutta 
sua compagnia con grandissimo 
onore, e l'altro di andarono a Pa- 
lazzuolo ad Albero ecc. (libro del 
Polistore, R. I. S. t. XXIV) ». 
— Di là si recarono a Milano per 
tenere i gemelli di Luchino al 
sacro fonte. — 1 Gortusiani dicono 
Novatum, ed altra volta abbiam 
veduto come dovesse intendersi 
Lonalo. — Qui sospettai Rovatum; 
ma ricordata essendo la via di 
Verona, è duopo supporre che il 
signor di Ravenna, l'Estense ed 
i Visconti a Lonato si ritrovassero. 
Anche il Giulini scriveva Novato, ma 
senz'altro sulla fede del Polistore. 
1. Rosmini, Storia di Milano, 1. cit. 
p. 44 - ed all'anno 1348 I'Ali- 



prandina, Rer. Italie. Script t. V. 

gran mortalità venia 

Di giandusse alle inguinaglie moria. 
- Si vegga anche il Cron. Sanese. 

2. Le donne per simil che seco avia 

Ciascuna avea seco lo suo amante 

Col qual 

Questo faceva lei 

Perchè in errore fusser tuttequante. 
Aliprandina , Ani. Ital. M. Avi , 
tomo V. 

3. Fuere de Brixia •=. D. Jacobinus 

Tangetinus z= D. Petrus de Ugo- 
nibus =: Mulieres de Brixia fuere 
Uxor Francisci de Madii == Uxor 
Matthaei de Gambara. Quilibet 
supradictorum habebat domicellas 
et domicillos nomina quorum non 
scribo. Item XXV. Domicela, Do- 
mino?, Spenditores , Coqui etc. 
recesserunt de Mediolano die pe- 
nultimo Aprilis alio die Palazo- 
lum, deinde Brixiam, deinde Pi- 



DA PRINCIPI ITALIANI 175 

recondo corteggio da Palazzolo a Brescia, da questa al forte a .u« 
di Peschiera, di colà sino all' Adria contaminava le terre 
lombarde de' suoi bordelli = Era una divozione d' Isabella 
del Fiesco *. 

Mentre costei tripudiava, aspra lite fra Visconti e Sa- 
baudi era surta: dovea decidersi coli' armi; né l'intromessa, 
ove credasi al Cronaco Estense, del vescovo di Brescia e 
dell' arcivescovo di Milano fu si potente da toglierne ogni 
ruggine 2 . E ruggini duravano fra Carlo IV e Lodovico il Ba- 
varo pel principato di Trento ; e mentre si contendeva tutta- 
via, parlivasi da Brescia il Bavarese per alla volta della Ger- 
mania, qui lasciandoci il marchese di Brandeburgo suo figlio 3 . 

I tranelli di Luchino, erede in questo veramente del Ma- a.ms 
gno Maffeo, accalappiavano adesso i duchi di Mantova, e le 
pretese antiche su alcune terre del Gonzaga vennero in 
campo. I sindaci di Brescia e di Cremona gridavano per 
bando a suon di tromba sulla piazza di Mantova rendessero 
i Mantovani que' luoghi tutti che a detrimento nostro e del 
Cremonese erano tolti \ mentre Bertolino Maggi e Dionisio 

scaria . . . deinde Veronam etc. cuna, perchè probabilmente non 

— Chron. Estense, Rerum Italie. valeva in quell'istrumento di due 
Script, tomo XV. anni dopo il ricordarlo. 

1. I Cortusiani (libro IX de Domina 3. D. Imperator de Bavaria recessit 
Isabella etc), il Cronaco Estense de civitate Brixia et ivit in Al- 
e Giovanni da Bassano descrivono lemaniam: dimisitque in Brixia 
lo splendido corteggio d' Isabella. filios suos scilicet Marchionem de 
L'Azario aggiunge (lib. IX) ch'era Brandeburgo (Cron. Est. cit.). 
più di quello cui poteva essere ac- 4. 24 maggio secondo la Cronaca di 
compagnata una regina. Bologna, R. I. S. t. XVIII, col. 442. 

2. Chron. Estens. R. It. Scr. t. XV. - 26 mense madii de mandato D. 

- Nel tomo XXIII, R. I. S. col. Luchini Com. Cremona et Brixia 
500 è dato l'istrum^di concordia direxerunt Sindicos et tubatores 
fra Luchino e il duca di Savoja suos Mantuam, et super plateam 
stipulato nel 1349. Neil' atto non dieta civitatis bandire fecerunt 
è del vescovo di Brescia parola al- quod intra odo di&s... Mantuani 



470 



BRESCIA SIGNOREGGIATA 



dei Fogolini chiedevano soccorsi perchè fosse il band 
stenuto coli' armi 4 . 

Né Mantova obbediva, ond' ebbimo gli ajuti. Messo in 
armi 1' esercito con assai grosso naviglio, passavano i Vi- 
sconti il fiume Oglio a Piadena ed a Canneto, occupavano 
Casaimaggiore, indi Asola, Montechiaro ed altre castella di 
Filippino Gonzaga. Àndreotto da Marliano ed il Bizozzero 
erano i condottieri principalissimi della fazione 2 . In quanto 
alla Riviera, continuarono i Visconti a dominarla; e una let- 
tera di Regina Visconti (se crediamo al Lumen Rivelationis, 
codice del comune di Salò) concedeva ad essa e a Valcamo- 
nica una tal quale indipendenza dalla città, riconosciuta da 
Bernabò V anno appresso. 

Dice il Gronaco Estense 3 come per una sconfitta che al 
Visconti era tocca, restituisse Luchino al Gonzaga l'asolano 
castello. Non pare. Asola, Montechiaro, Canneto, Calcinato, 
Castiglione, Castelgoffredo, quanto in breve ai Gonzaga fu 
tolto, levatone Solfrino, sembra che rimanesse a Luchino 



restituere deberent omnia castra 
et fortilitia eie. Mantuani ante- 
dirti propter cridam quam fieri 
fecerunt Coni. Cremona} et Brixioz 
noluerunt restituere castra, quare 
de voluntate Luchini et auxilio 
ejus congregaverunt (Brixienses ac 
Cremonenses) exercitum maximum 
navigiorum et gentium equestrium 
et peditum, et ingressi sunt Ca~ 
salem Majorem... deinde Burgum 
Axuloe, deinde Montem Clarum. 
Distrit. Brix. et alias fortilicias 
Cremona, et Brixioz, nisi Solfa- 
vinum, et ingressi sunt in Burgum 
fortem — Die martis ultim. Sept. 
iji'Htc* de Philippini de Gonzaga 



conflixerunt gentes Luchini exi- 
stentes cum navigio — Die i Oct. 
restiluta fuit Rocha Axuloe D. Lu- 
chino quam optinebant Domini 
Mantua. Chron. Est. R. L S. 
t. XV. 

1. Madius, De Reb. Patria, ms cit. - 
Dum Gonzaga Castionum, Asulam, 
et Ustianum occupasset, brixiani 
Bertolinum Magium et Dionisium 
de Fogolinis legatos ad Luchinum 
auxilia petentes decernunt. Luchi- 
nus . . . loca a Gonzaghis occu- 
pala recepii. 

2. Giulini, Slemoric di Milano. — - 
a. 1348. 

3. Cuon. Est. 1. cit. 



DA PRINCIPI ITALIANI 177 

Visconti *. Al quale, poi che moriva (come tiensi) avvele- 
nato da Isabella del Fiesco, succedea Y arcivescovo Giovanni 
che gli era fratello. 

Buon capitano, ma che pendea nel crudele, fu Luchino 
Visconti. Portò nella corte e nelle amministrazioni la seve- 
rità e, per quanto lo comportassero i tempi, Y ordine, la di- 
sciplina del campo. 

Uno de'più grandi storici lombardi disse Luchino non buono 
come uomo, come principe tra i migliori; disse il fatto dei Pu- 
sterla un avvenimento privato: per me non saprei capacitarmi 
come un cattivo uomo possa essere buon principe, se non 
forse alla foggia terribile del Machiavelli, e come il delitto 
dell'uomo possa nel principe scusarsi. Rivale di Luchino fu 
Mastino II della Scala: erano d'ambo le cupidigie uguali, 
ma la gagliardia del carattere e la tranquilla fermezza del 
proponimento a dispetto della sventura di tanto risultavano 
eminenti nel primo, quanto per isconfìtte era l'altro indi- 
spettito e dolente. E chi condanna Mastino di poca fede 
(diciam pure di nessuna) provi come fosse mantenuta da 
Luchino agli Este ed ai Gonzaga, i più costanti de' suoi con- 
federati; come entrasse in Parma, volesse Genova; o provi 
piuttosto qual fosse fra i conquistatori di quel tempo, non 
eccettuatone un solo, ne' cui divisamenti fosse norma su- 
prema la giustizia. Non parliamo della sua religione. Se 
nell'aver privato del soccorso dei medici l' infermo che ri- 
cusasse di ricevere i sacramenti trovò il Rosmini una testi- 
monianza di pietà religiosa 2 , dimanderemo in qual angolo 
del suo cuore fosse in allora la carità. 

1. Mangini, Storie Asolane, che rac- le rocche, ed un capitano milanese 

conta come Luchino, inlimata agli di casa Caimi per giudice. 

Asolani ed ottenuta la resa, ponesse 2. Rosmini, Storie di Milano, lib. V, 

due castellani a presidio d'ambo f. 2, p. 54. 

Odorici, Slovic Brese, Voi. VII 12 



178 



WlF.SCIA SIGNOREGGIATA 



Prima cura del nuovo duca fu di rendere a libertà gif 
esuli Matteo, Galeazzo e Bernabò. Che loro alcuna parte 
fidasse del poter suo, parmi dai privilegi di cui era largo 
Bernabò alla città di Brescia 4 e dalle venete supplicazioni, 
perchè i signori di Milano cessassero le loro arti contnrba- 
trici dell' agro benacense 2 . 

Ma quell'arti non desistevano; e intanto le pretensioni 
della Repubblica 3 , i bisogni del vescovo di Trento v (che 
aveva oppignorato valle Ledro e Tignale a Mastino della 
Scala per restituire all'Ammanati Capitaneus Brixice due- 
mila fiorini d'oro) e i contrasti sollevati dai Cremonesi pel 
fiume Oglio 5 , antico fomite di ruggini tra questi e noi, pa- 
revano prepararci qualche scompiglio. 

E per toccare di quest' ultimo, Lodovico il Bavaro sino 
dal 1329, larghissimo coni' era di privilegi a chi più li pa- 



1. Quod omnes terree, villce etc. Di- 
strictus Brixice et ejus Dioecesis 
. . . subjaceant Civitati nostree 
Brixice etc. Hoc tamen nostro 
exceptuantes prcecepto terras et 
loca jurisdictionis Vallis Camo- 
nicce et Ripericc Lacus Gardcc , 
contra quee nullam volumus fieri 
novitatem. — Così nel privilegio, 



neamus dando eis Recforem ut 
fecimus usque nunc. 

1349 9 Novem. — In Rogatis. 

Quod mittetur unus nuntius ad 
Dominos Mediolani et ad Coni. 
Brixice cui commitlatur quod ex- 
ponat de gravi-bus altentatis con- 
tra statum quietum Riperice per 
suos Brixienses etc. 



ricopiando l'antecedente concesso 3. 1350 5 Julii - In Rogatis. 



da Luchino alla nostra città; fuor 
che 1' ultimo aggiugneva la sua 
terra di Lonato. Stampa Sanità, 
ecc. — Padre Gregorio da Val- 
camonica, Trattenimenti Camuni - 
a. 1342. 
2. 1348 18 Octobris — In Rogatis. 



Quod procurando apud D. Ar- 
chiepiscopum Mediolani quod re- 
moveat se a requisitione facta per 
ipsum de non impediendo nos de 
factis Riperice etc. Stampa San. 
4. Miniscalchi, Osserv. sulla scritti 



Benacus, doc. IV. 
Quod acceptetur gratiose petitio 5. Bighelli, Oglio, Chiese e Mella 
illorum de Riperìa Brix. qui per di ragione della città. — Mazzu- 
suos Ambaxiatores fecerunt nobis chelli, Relazione del fiume Oglio 
supplicari ut eos regamus et te- ecc. Ms Quiriti. H, V, 11. 



DA PRINCIPI ITALIANI 



179 



gasse, permetteva ai Cremonesi lo sterramento di un Navi- a 1350 
glio, derivando l'acque del fiume. L'anno seguente la seriola 
Antegnata ebbe compimento; ma volendo allargarne il letto, • 
e piantarvi non so che molini, surse contesa fra Cremona e 
Brescia: si venne alle mani. Faustino Maggi (era il mese di 
l'ebbr.) con un polso de' nostri corse al Naviglio, e respinse le 
forze cremonesi: palafitte, gorghi, arginate mandò sossopra l , 
onde la causa fu prodotta dinanzi all'arcivescovo 2 . La sentenza 
venne sfavorevole a Cremona. Vedremo più innanzi come se- 
guitasse la lite. Notiamo intanto a proposito di canali, come 
quello della Fusia venisse dagli Isei ristaurato verso il 1347. 

L' acquisto di Bologna, che Giovanni avea fermo coi Pe- a 135I 
poli, tiravagli addosso le scomuniche : ma i Visconti e' erano 
avvezzi, e avevano ben essi la medicina. L' oro ne fu di mez- 
zo, e fur quete le collere pontificali, talché venne 1' obblio dei 
lor peccati: ma forse più che non l'assoluzione premeva all'ar- 
civescovo l' investitura dell' ambita città. 3 . L' oro lombardo 
iacea miracoli: tratteneva Carlo IV nella sua Praga, sicché 
invece di eserciti venivano di colà sperticati diplomi. Carlo 
ne dava. a chi ne voleva, e a chi più pagasse di paroloni era 
più largo. Ma que' suoi vasti privilegi volendosi mantenere 
da chi gli avea comperati, suscitavano affronti sanguino- 
sissimi. Piemonte il sa 4 . Singolare è fra gli altri un suo 
decreto di quest' anno per cui largivasi a Mastino tutto il 
lago di Garda fino alle nostre rive 5 ; epperò gli Scaligeri vi 

1. Camil. Madius, de Rebus Brix. 4. Luta, Famiglie italiane. - Duchi 

2. Cod. 133, pag. 74 della mia Race. di Savoja - Giacomo - tav. IV. 
Ivi l'intero processo del 14 ago- 5. Lacum Gardce, quem Benacum , 
sto 1350, di cui pubblicheremo i antiqua vocabat cctas ab una ripa 
brani più rimarchevoli. Terrilorii Veronensis usque ad 

3. « E così cessò con centomila fiorini alteram Territorii Brixiensis . .. 

d'oro la collera della corte pon- Ubi . . . donamus eie. Miniscalghi, 

tificia». Murat. Ann. an. 1351. op. cit. doc. V. 



180 BRESCIA SIGNOKKCUVIA 

a lui ponevano un capitano elio dal lago avesse nome K E forse a 

cagione di queste largizioni il comune di Brescia rettificava 

• nel 1352 i confini della provincia verso il Mantovano a Gui- 

dizzolo, Medole, Castel Goffredo, Mariana, Redondesco ed 

altre terre 2 . 

Ottenuta Bologna, i Visconti volevano Firenze: la pen- 
sata non era al certo senza temerità. Indarno un cavaliere 
di Brescia, loro saldo amico, biasimò risoluto dinanzi al- 
l' arcivescovo Y impresa , che tradotto alla nostra città , 
sulla soglia medesima del paterno tetto ebbe tronco il ca- 
po 3 . La guerra di Toscana fu lunga, incresciosa, disfortu- 
nata; e il sangue di queir intrepido Bresciano fu dal sangue 
e dalla fuga di due sconfitti eserciti rivendicato 4 . Pur de' 
Bresciani per volontà dell' arcivescovo concorsi a quella 
guerra infelice restò qualche nome 5 . 

Mentre queste cose avvenivano, un Moncasoli ed uno dei 
Modii mandati dagli Asolani al duca, ne ritornavano con de- 
creti che al nostro podestà soggettavano con certi patti il loro 
Comune, restituendo Acquanegra, Mariana, Mosio e Bevera- 
ra 6 , meno Redondesco e Piubica, posseduti allora dal duca 

i. Ballerini, Risposta alla Deduzione 5. Cam. Madius, De Rebus Patrice. — 

austriaca ecc. Ex brixianis ejus signa sequuti 

2. Reg. B dell' Arch. Municip. - p. 14. affuere Galeottus Magius Faustini 

3. « Un cavaliere bresciano di grande filius - Antbnius de Calino Fri- 
età amico e fedele alla casa dei aerici filius - Ugotio Catiagus 
Visconti biasimò l'impresa, ecc. Lafranci filius - Lucas Palatius 
.... Irato 1' arcivescovo lo fece Friderici filius - Jacobus et Mar- 
condurre a Brescia con ordine che tinus Boccacci Guidi filii - Fa- 
idi masnada ... gli troncasse la cinus Suraga - Luchinus de Tor- 
testa sulla soglia della casa prò- biado Obitii filius - Dionisius de 
pria, il che fu fatto ». Matt. Vill. Fogulinis, multique alii eie. 
Stor. Fiorentine, Rer. hai. Script. 6. 11 docum. sta nel Mangini, Storie 
tomo XIV, col. 139. Asolane ined. cod. 180 della mia 

4. Azarius, in Chron. R. I. S. t. XVI. Raccolta, carte 36, e termina: Dai. 



DA PRINCIPI ITALIANI 181 

di Mantova. E sappiamo che due anni dopo Giovanni Visconti am t 
mandava ad Àsola vicario un suo creato, Giustachino Baroni 
da Milano, con amplissimi poteri *. 

Pare eziandio che tra Veneti e Milanesi ogni vertenza per 
la riviera di Garda si racconciasse: perchè non più dalla 
Repubhlica, ma dai Visconti venivano a governarla i podestà 2 . 

Moriva intanto papa Clemente. Non dirò qual memoria 
lasciasse di sé. Aggiungeremo soltanto che a ? guasti della 
rilassata sua corte riparava Innocenzo VI, mentre alla pace 
di Sarzana si disponevano la Toscana e Lombardia 3 . 

Itagli a rovescio la guerra di Firenze, l' irrequieto Vi- a.ns* 
sconti pensava a Genova; la quale sgominata dai Veneti 4 
nella strepitosa battaglia della Loiera sul mar di Sardegna, 
per F arti subdole di un Valenti, eh' era coli' arcivescovo in- 
dettato, il peggiore di tutti i mali scelse a rimedio de' suoi: 
diessi a Giovanni, e la potenza di un uomo solo spaventò i 
principi italiani; e Scaligeri, Gonzaga, Estensi, Carraresi, 
Veneziani apertamente gli si posero contro 5 . 

Mediol. Prid* Idib. Mariti 1351. Venturinus Piscaria et Johannes 
L'originale del Mangini è presso il Chizolus Juris Consullis. Madius 
comune di Asola, ed il decreto ha 1. e. Fu stipulato nel 1353. 
queste parole: Respondimus quod 4. Molti militi bresciani erano in quel 
dieta lena nostre Asule sit et esse fatto allo stipendio della Repub- 
debeal reintegrata de terris Aque- blica di Venezia. — Eodem anno 
nigre, Mariane et Mosii etc. Da- Berardus Bertolini Magii, et da- 
remo nel Codice il documento. leottus Faustini Magii filius , Fa- 

1. Dalle schede del p. Luchi e del- cinus Suraga, Oprandus de Pa- 
l'ab. Zamboni — 1351 , 19 Aug. latto, et multi alti . . . venetorum 
Sententia Nob. Viri Filipini Ca- stipendia sequuti Venetias profi- 
zolae Potestatis Comunitatis Ri- ciscuntur, et Victoria de Genuen- 
perioz Brixim, prò Rev. D. Jo- sibus riportata, Brixiani omnes 
hanne Vicecomile Archiep. Mediol. in patria reversi sunt , detnpto 

2. Mangini, 1. cit. Ivi Tatto di nomina. uno, incolumes omnes. Madius. 

3. A quel celebre accordo fra Visconti 5. Ghr. Est. R. I. S. t. XV. - Gazata, 
e Fiorentini interfuere ex brixianis Chron. Regiense, Rer. Ital. Script. 



J82 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

, Stimolato dalla Lega perchè opprimesse il duca, stimolato 
dal duca perchè la Lega disterminasse, veniva Carlo impera- 
tore 1 sparpagliando sue concessioni ed ammorbandone quasi 
dissi le nostre contrade: ma intanto ne riceveva fiorini d'oro, 
ed era bel cambio; dienne fra V altre di smisurate e strano: 
vuoisi che vendesse ai Gonzaga un' isola di Contento*, che 
mai non fu, chiamandoli signori di Asola, di Palazzolo, di 
Goito, di Lonato, di Solferino, di Montechiaro, e di quanto 
era già dei potentissimi Casaloldi 3 . Dirò breve: non era città, 
non famiglia che quelle sue pergamene, fomento a liti ed a 
scissure, non comperasse. Maffeo da Gambara per esempio si 
procurò diplomi di feudalità sui castelli di Gambara, Reme- 
delio, Pratalboino, Leno, Ustiano, Volongo, Pavone, Torri- 
cella, Verola-Alghise 4 ; e la città di Brescia ottenne la ri- 
conferma di tutti i suoi privilegi, compreso il dominio antico 
dei fiumi Clisi, Oglio e Mella 5 , come parecchie terre nostre 
vantano ancora (povero vanto) i privilegi di Carlo. 

Ma ben altri contendimenti si preparavano. Dicemmo 
altrove il tristo esempio che dava allora Lodrisio; suo pen- 

t. XVIII. - Polist. Rer. It. Sor. conti Sabbionara, ovvero di Mon- 

tomo XXIV. techiaro, le ragioni dei conti di Ca- 

1. Cortus. Hist. R. I. S. t. XII. saloldo date loro da Ottone IV, ma 

2. Mario Equicola, Storie di Mant. non riconfermate; Goito, Solferino 
Agnello Scip. Storie Mantovane, e Castel Mantovano ». Agnello, 
lib. X, e. 2. Non conosco l'origi- lib. 10- - Che debba aggiugnersi 
naie documento. Isola di Contento Asola pare dal decreto dei Gonzaga 
sul lago di Garda dicono questi, lasciato a quel luogo nel 1355. - 
ma temo errassero, e debba leg- Mangini, op. cit. 

gersi Isola dei Conti, che è quanto 4. Del che dirovvi nei Gambara da 

dire Isola della Scala, detta nei Brescia, imminenti ad uscire nella 

docum. Insula Comitum, castello continuaz. della Raccolta Littiana 

veronese già lasciato ai Casaloldi delle Famiglie celebri italiane, 

da Ottone IV nel 1 210 con Lona- 5. 1355, 8 genn. Reg. Oglio A, 

to ecc. come narrammo foglio 37 dell' Archivio Municipale 

3. « Lonato, Palazzolo, Costora, già dei di Brescia. 



DA PRINCIPI ITALIANI 1 83 

siero non fu, perchè mercenari e ladri e venturieri furono 
sempre e saranno finché Italia sarà; ma fu il primo Lodri- 
sio che desse loro forma di potenze strane, terribili, fe- 
roci, le quali fatte sostegno all'altre già miseramente di- 
sordinate di papi, di re, d'imperatori, correan dietro ad 
un' insegna qual eh' ella fosse, e battagliavano dove più lar- 
ghe venissero le paghe, più certo lo sperpero ed il sac- 
cheggio: potenze infauste, che come nugoli cacciati dalla 
bufferà, ottenebravano il cielo italiano quantunque volte sem- 
brasse allegrarci del suo sorriso. Il conte Landò, condot- 
tiere di ventura, spalleggiando del suo gentame V esercito 
alleato, scorreva per l'agro nostro, e il conturbava: poi, tra 
perchè licenziato l dall' imperatore, tra per 1' armi scali- 
gere, estensi e mantovane, che già parate a combatterlo, ru- 
moreggiavano a Guidizzolo 2 , spartiti que' suoi cagnotti tra i 
Visconti e la Lega, si rovesciò col resto in su quel di Ro- 
ma taglieggiando i principi nel suo passaggio. Era valore, 
noi niego, in queir anime arrabbiate; ma il valore senza 
grandezza e senza lealtà è una forza brutale che si accosta 
alla virtù scellerata del masnadiero. 

Troncava morte intanto le smodate ambizioni dell' arci- 
vescovo, quarto dei principi lombardi, al quale dal 1332 
Brescia obbediva. Matteo; Galeazzo, Bernabò si divisero il 
ducato. Brescia con Lonato, la Riviera e Valcamonica, più 
Crema, Bergamo e Cremona toccarono a Bernabò Visconti 3 . 

1. Villani, Slor. Fior. R. I. S. t. XIV, 3. Como, Storie di Milano. - Giulini, 
col. 250. Mem. cit. a. 1354. - Verri, Storie 

2. Die 5 Junj 1354 Philippinus Goti- di Milano. - Campi, St. di Cremona 
zaga eie. cum suis gentibus equità- ecc. - Ecco il passo del CoriO: « A. 
veruni Guidiciolum Dist. Brix ubi Bernabò . . . toccò Bergamo, Brescia, 
erant inimici qui reversi sunt in pa- Crema, Soncino, la Valle Camonica, 
triam. Chron. Est. R. L S. t. XV. - Lonalo, colla Riviera del lago di 
11 Chron, Regiens. R. I. S. t. XVIII. Garda, Rivolta e Caravaggi ecc. ». 



184 BRESCIA 8IGN0REG0IAIA 

li5 5 È un triste privilegio degli uomini più insigni per cra- 
deltà snaturata il sopravvivere Della memoria dei posteri 

soventi volte al pari della stessa virtù. Ne! secolo di cui pal- 
liamo quanto riteneva in sé dello strano e dell' esecrando 
era pascolo feroce alle incendile immaginazioni del volgo, e 
le mitezze di Azzone Visconti cessero nelle tradizioni il cam- 
po alle imprecate sevizie di Bernabò. Da qui per avventura 
la cagione per cui più popolare che nessuno altro di tutti i 
Visconti divenne da quel tempo il nome di quesf ultimo. 
Pur non in tutto alla barbarie di Bernabò terrei dovuta que- 
sta rinomanza, che troppo infausta sarebbe e sciagurata; si 
ben anco alle sue superstizioni, all'irrequieto suo spirito, 
alle resistenze ostinate contro lo sforzo di tanti principi, al 
risorgere animoso dalle sventure; brevemente, al non aver 
avuto mai pace, al non averla quasi dissi voluta giammai. 

Festosamente ricevuto re Carlo, lui circondavano i Vi- 
sconti dell'armi loro, e così cinto l'incoronavano ossequiosi 
in atto, ma ridendo in secreto che fra cotali se minacce od 
inchini non saprei più, loro fosse riconfermata la signoria. 
Fatta mostra delle genti che avevano e non avevano ! , chie- 
dendo il re di cui si fossero , e' rispondevano di Cario IV 2 . 
Le onoranze agli insulti si frammischiavano. Assediato di 
barbute lombarde rispettose, ma all'erta, misurava Carlo 
dallo scherno altrui la propria impotenza, e svincolatosi dalle 
tenerezze dei Visconti, quatto quatto 3 fu a Roma, ov' ebbe 
titolo ed insegne d' imperatore. Reduce di colà, insidiato, 
deriso, pe J gioghi di Valcamonica si rintanò in Germania 4 . 

\. « Ed i fanti che avevano, e parte 3. Villani, 1. cit. ove lo rassomi- 

finsero di avere » Villani, Storie glia ad un mercante che s 1 affretti 

cit. lib. IV, e. 39. alla fie^a. 

2. Murat. Annali d 1 Italia, a. 1354. - 4. Eodem anno rex Carolus IV mense 

Giulini, Mem. di Milano, a. 1354. Junii transiinm faciens per Lom- 



TU PRINCIPI ITALIANI 



185 



Di qui non si fugge; o la valentia degli eserciti imperiali 
era ben lungi dall' agguagliare la nostra, o le condizioni po- 
litiche dell' Allemagna troncavano i nervi di quello stato più 
assai che perigliosi a noi fossero i nostri contendimenti. 
Certo è , che mai non fu tanto scherno d' imperatori e di re 
dall'Alpi all'Arno come nel secolo XIV. Avresti detto che 
un raggio dell' orgoglio antico brillasse ancora nell' anime 
sdegnose dei padri nostri, memori tuttavia di quel latino po- 
polo gentile, che quando gli altri tutti dintorno a lui vesti- 
vano le ignude membra colla scorza e col giunco, spediva 
eserciti dagli elmi sfolgoranti e dall' impavido cuore per 
tutto il mondo. Quello che non poterono le servilità del 
facile Petrarca (1253) potè sui Veneziani codesta beffa 
dell' imperatore, la quale apprese loro veracemente di 
che sapessero i Visconti. Fuvvi un accordo: ma la paura 
lo suggellò. Non così gli altri principi della Lega, i quali 
assoldato novellamente il conte Landò, vennero appre- 
stando assai grosse fazioni; e poi eh' ebbero sbaragliate 
a Castiglione delle Stiviere l le genti di Bernabò, corsero 



a. 13 55 



bardiam, inlravit Vallem Valcamo- 
nicam , qui per Alemaniam etc. 
lib. II, e. V, Hist. Curtosior. - 
I quali aggiungono schivasse Carlo 
le nostre città formidans insidias; 
e parlano col Corio del passaggio 
fra Carmini, non già degli archi 
trionfali sognati dal P. Gregorio. 
Quanto poi fossero i Visconti ge- 
losi della vallata emerge dall' atto 
17 marzo 1335. Eccone un sunto 
(Cod. Quir. e. 10): « Lanfranchino 
dei Lantani da Paratico, Ubertino 
Sala, Giacobino degli Isei, Gugliel- 
mo della Recida da Palazzo, Ar- 



righino dei Bosii, Manfredino Con- 
falonieri, Bertolino Peschiera, no- 
bili di Brescia. Fanno segurtà per 
Simone et Mandolfo dei Pizagudi 
di Exeno habitanti della Rocha de 
Plem di Valcamonica eletti alla cu- 
stodia di essa dal med. Bernabò 
Visconti per la suma di diecimila 
toleri che essi fratelli sarieno stati 
fedeli al d. S. Bernabò, et che non 
avrieno allogiati ribelli suoi. In- 
strumento rogato per Anselmino 
de Aplano not. ». 
i. Secondo il Giulini (Mem. di Milano, 
a. 1356) l'esercito alleato venne 



1 SO BRESCIA SIGNOREGGIATA 

a. 1358 sul Milanese; ma toccata loro una sconfitta, cominciarono 
le lance venturiere a intiepidirsi. 

; ' 1357 Quel fatto non giovò. Le cose dei Visconti volgevano alla 
peggio, e il conte Landò dall' oro della Lega ricomperato, 
con Ugolino Gonzaga rifacevasi in Pavia da quel primo 
scompiglio. Pure alcun tempo dal senno e dalla mano di 
Giovanni Bizozzero i cadenti ducali furon sostenuti: perché 
invase quel loro duce le mantovane terre, preso Governolo 
e Borgoforte ( era il settembre ), ponea V assedio alla stessa 
città di Mantova. Tanto dall' esatto Matteo Villani e dalla 
Cronaca di Piacenza, poiché V Azario ed il Corio qui mi 
sembrano, dirò col Muratori, imbrogliare i tempi e le imprese l . 
A togliere il Bizozzero dalla ossidione correvano i cavalli 
del Landò e del Gonzaga, attraversando i lati campi del Mi- 
lanese; e come al passare della tempesta, silenzio e solitudine 
di desolata terra lasciavano dietro sé: indi buttatisi in sul 
Bresciano, qual ne facessero governo Dio vel dica. Guastato 
tutto intorno il paese, piantavano le tende loro nei piani di 
Montechiaro 2 , dove il Bizozzero venne a ritrovarli: ma sbara- 
gliato da Ugolino Gonzaga, comecché disperatamente batta- 
gliasse , rimase il prod' uomo con venti contestabili e quat- 
trocento cavalieri prigioniero sul campo. Combattimento san- 
guinosissimo, diversamente dagli storici narrato 3 , ove nu- 

contro al Visconti nel 6 febbraio, 3. Villani, Stor. cit. Secondo il quale, 

e al terminare d'agosto riportò su Giovanni, com'egli dice, da Beseg- 

questo la vittoria di Castiglione. gio raggiunse i nemici in sul Bre- 

i. Annali d'Italia - a. 1358. sciano, e fu battaglia assai forte. 

2. Il Muratori disse Montechiaro sul Beseggio fu sconfitto, fatto egli 
Cremonese (Ann. d'Ital. a. 1358); stesso con 20 contestabili prigio- 
nia sembra contro allo storico la niero oltre a quattrocento cavalli : 
maggior parte dei cronisti. Nelle e riporta la fazione al dicembre 
Antichità Estensi per altro (par. II, dell'anno antecedente. - Il Cro- 
pag. 125 ) narrando quel fatto il naco Estense, R. 1. S. t. XV, lo 
Muratori stassene in sulle generali. colloca ai 28 marzo di quest'anno. 



DA PRINCIPI ITALIANI 



187 



mero e furore era contro virtù; sperpero dolorosissimo di 
forze e di valore italiano , increscioso agli amici ed ai ne- 
mici , eh' ambo veniano a' patti ; ma i patti non cangiavano 
i tempi. 

Fra questi contendimenti cui era volta l'attenzione dei 
municipj lombardi, parve ai Lodroni opportuno il momento 
di rimestare non so che loro pretese territoriali. Avendo 
tentato di cangiare sino dal cinquantasette il corso del Caffaro, 
fiumicello che tutta correndo la v^lle di Bagolino mette foce 
nel lago d'Idro, querelossi Brescia con Bernabò; querelos- 
sene coi Lodroni, e fatto distruggere i terrapieni ch'erano 
intoppo al corso antico dell' acqua, parvero i contendenti rap- 
pattumati *. 

Perduta Genova e Bologna, perduta Pavia, radunavano 
i Visconti quanto d'uomini e d'armi fosse lor dato a ripi- 
gliarsi le sollevate città, e le assalivano per ogni parte; ma 
Bologna restò del pontefice: ed è singolare, che un discen- 
dente di un povero acciajuolo da Brescia, elevato a gran si- 
niscalco del regno di Napoli, entrasse a paro in Bologna cogli 
apostolici Legati. 

Sino dal 1160 l'oscuro fabbro abbandonata la patria, 
fuggiva siccome guelfo gli sdegni del Barbarossa. Giunto a 



a. 1358 



Ad locum qui dicitur Monsclarus 
Distr. Cremona getites colligatm 
irruerunt in gentes Bernabovi etc. 

- Il Cronaco Piacentino, R. I. S. 
t. XVI, s' accorda col Villani, e lo 
dà nel 1357 circa fìnem dicti anni. 

- Giulini, Litta ed altri stanno per 
le date col Cronaco Estense - 
Rosmini col Piacentino e col Vil- 
lani - l'Azarioed il Corio discor- 
dano: prova increscevole della dif- 
ficoltà di stabilire una data ad al- 



cuni avvenimenti notabilissimi del 
secolo decimoquarto. 
Codice Diplomat. Bresc. ms 133 
della nostra serie. Daremo a suo 
luogo i documenti. - Comparoni, 
Storie delle valli Trompia e Sab- 
bia, lib. IV, p. 148. - 11 Buccio 
ed il Panelli, Storie della terra di 
Bagolino, ms presso l'ufficio co- 
munale di quella terra. - Ve- 
dremo poi quali scissure originas- 
sero questi primi latti. 



188 Brescia sh,.\oiu;<.oi\ta 

, i H9 Firenze, ove il commercio era in fiore, edificata una torre che 
poi fu detta la Gag] lardella, bramò uno stemma. che il 

nostro leone gli ricordasse la città nativa, oche da quando l'in- 
segna del nostro Comune aveasol essa trattenuto un esercito 
imperiale (1108) gli divenisse più cara, fu scelta dall' arte! 
bresciano: e ad attestare la popolana, ma onesta origine del 
suo casato, si nomò degli Acciajuoli. 

Dal cui ceppo un Nicola, arbitro della corte di Napoli, 
maritava nel 1346 quasi per forza Lodovico pupillo del conte 
di Taranto a Caterina moglie di Roberto re; ed «'letto due 
anni dopo a gran siniscalco del regno, moriva nel 1366 con 
fama del più grand' uomo di stato de' tempi suoi. Fu questi, 
che mediatore nel 1359 fra la Chiesa e Bernabò, non riu- 
scite le pratiche, stette col Legato all' assedio di Bologna, 
ed entrò col vincitore nella città il 12 ottobre dell'anno ap- 
presso 4 . Non pertanto salivano i Visconti a quella grandezza 
che tutti sanno. 

Anche Fregnano della Scala tentò salire in alto, e volle 
tórre a Cangrande la signoria: ma sventata la trama, relegato 
in Brescia, mori nel 1359. Esilio e morte agli infelici, po- 
tenza e plauso ai fortunati usurpatori. 
a .i36i Ed eccoci ad un inciampo che mette lo storico nella dispe- 
razione di determinare l'origine, il progresso, l'acquetarsi 
d'una grande rivolta. Nulla è di preciso nelle date, nelle cir- 
costanze da quanto ci tramandavano i contemporanei; e dal 
sessanta al sessantaquattro è negli scrittori un affastellamento 
compassionevole di fatti, e le vicende moltiplici di quattro 
anni ti si presentano talvolta rincalcate in un solo, distribuite 
poi sempre a casaccio, e per giunta colla solita pretensione 
di stabilirti anco il giorno dell'avvenimento. Se non che dove 

1. Luta, Acciajuoli di Firenze (Famiglie celebri italiane). 



DA PRINCIPI ITALIANI 189 

attentamente ti addentri in quelle memorie, e le metti alla 
prova, tanto dimenticata e tanto efficace, del confronto con 
altre d'incontrastabile certezza, e' si pare che un po' di luce 
ne emerga; un filo di luce, tanto da poter dare a quelle me- 
morie un ordine, un avviamento che più si connetta con 
quanto è di generalmente assentito, o di veracemente pro- 
vato nella storia di quegli anni singolarissimi. 

Per coloro adunque che avessero bramato qualche pro- 
lungamento di storia, eccone un solo che dia ragione dello 
studio sostenuto neh 1 ' analisi dei fatti e nel desiderio di oc- 
cultarlo qui, perchè la dignità del racconto non si curvasse 
all'umile e servile annotamento della cronaca e del leg- 
gendario. 

• Fuor le cronache territoriali, due storici soltanto ebbe 
la città nostra degli anni di cui parliamo : il Capriolo ed il 
Maggi. Più popolare è il primo; ma giunto al 1337, fatto 
cenno di Azzone Visconti, d'una cometa, di un nugolo di ca- 
vallette, di una trave che parca cadesse dal cielo, d'una pesti- 
lenza che per tre anni e che per tutto il mondo bastò, saltati 
a pie pari sei lustri di storia patria per dirci di una lega di 
Arduino da Borgogna, di Filippino Gonzaga e di Cane II 
chiamati dalla Chiesa contro Bernabò, vassene di slancio al 
1382 per rammentarci la prigionia di quest'ultimo, poi al 
1391 per narrarci la battaglia di Novi, e chiude per tal modo 
la storia di tutto un secolo. 

Il Maggi è di gran lunga più esatto. Gol Corio allato 
(manco male) ci narra come del 1361 i guelfi di Brescia 
tramassero di consegnare la città loro a Cansignorio; come 
Bernabò, relieta Bononia, venuto a sperdere i nostri guelfi, 
consegnata nelle mani dei ghibellini la patria nostra, ritor- 
nasse a Milano: aggiugne il subito risollevarsi dei guelfi e i 
loro sforzi contrastati dalla morìa; quindi il ritorno in set* 



.1361 



190 BRESCIA SIONOBBOGlAfi 

tcmbre del Visconti, la sua riconquista di Pontevico e delle 
valli, e l' ultimo supplicio dei congiurati. Neutra (atto nel- 
l'anno consecutivo; ma narra del sessantatre L'atterramento 
di propugnacoli bresciani e V erezione d'una urbana citta- 
della: tuttociò sulla lede del Corio; ma il Corio pone il al- 
levamento nell'anno in cui tatto presso il Maggi e silenzio, 
come colloca la distruzione dei forti al sessantaquattro. 

Con tutto ciò nò il Corio, nò il Maggi rispondono alle 
Aggiunte dei Cortusiani che riportano le vicende al 1360, 
non al Cronaco Veronese che ne fa cenno del 1361; il quale 
rimescolando tempi ed imprese, dice de'castelli spianati m quél* 
Vanno da Barnabò. ma porge non foss' altro un motivo dello 
scioglimento della rivolta che pochi avvertivano: e mentre 
TAzario un secondo ne reca forse più degno di osservazione, 
l'accurato Matteo Villani ci narra gli avvenimenti con circo- 
stanze che le nomate cronache o mutano talvolta, o più so- 
vente non danno. 

Ma chiaro è innanzi tutto nelle Aggiunte l'errore di data. 
Del 1360 l'armi di Barnabò, tutte volte all'impresa di Bolo- 
gna, piegavano dinanzi a quelle di Lodovico re, o di non so 
qual altro malanno chiamato da Innocenzo VI contro ai Vi- 
sconti, i quali, nonché uscire in campo, mandavano il conte 
Landò in Germania per trarne, dirò col Muratori, nuovo rin- 
forzo di ladri e di ribaldi a rifare con essi lo scompigliato eser- 
cito 4 . Di scaligeri attentati non è in quell'anno testimonianza. 
Chiarissimo è l' errore del Maggi e del cronaco Veronese 2 ; e 
la Lega non fu conchiasa che nel maggio del 1362 3 , mentre 

1. Azarius, in Chron. cap. XIII. jR. t. XV. - II contin. dei Coryisiani, 

/. S. t. XVI, col. 391. - Chron. il Villani ecc. vi si oppongono. 

Placent. voi. citato. - Griffonus , 3. Cortus. contin. Rer. II. S. t. XII, 
Memor. R. IL S. t. XVIII,!. 174. col. 962. - Villani, Storie cit. 

1 Giov. da Bazano, Chron. R. I. S. lib. X. 



DA PRINCIPI ITALIANI 



191 



la peste, che per quasi tutta la seconda metà dell'anno ante- 
cedente allargavasi per le provincie di qua dal Po, tronche le 
guerre incominciate, metteva in Bernabò tale spavento, che 
sendosi racchiuso nel suo Melegnano, durò lungamente il gri- 
do eh' ei fosse morto *: oltre che il ritorno degli animi agli 
odii ed alle ambizioni, il rinnovellarsi delle leghe e delle 
battaglie non fu, per uniforme assentire di quasi tutti gli sto- 
rici, se non calmata la paura. 

Stabilito il tempo della rivolta, chiesto perdono ai leggi- 
tori della digressione, ritorniamo a' fatti. 

Duravano tuttavia, non ostante la pace conchiusa nel 15 
dicembre tra la Chiesa e Bernabò, le costui guerresche mire 
per la voluta ma fortemente contrastata Bologna: quando a 
toglierlo di là, né fu poca diversione, surse la Lega che 
proprio in quest'anno avevano conchiusa gli Este, Urbano V, 
Scaligeri, Gonzaga e Carraresi. 

In questo mentre, o per virtù di scaligeri allettamenti e 
per arti di tutta la Lega, o perchè al giogo dei Visconti avver- 
sassero i Bresciani 2 , o per ambe cagioni, largo tratto del- 
l' agro nostro erasi ammutinato. Imperocché parte guelfa , i 
Brusati particolarmente, i Sala, i Griffi, Lavellonghi, Avvocati, 
Poncarali, Confaionieri 3 avean già ribellate le patrie valli 4 , 



1. Cortus. Addirti. R. I. S. t. XII, 
col. 962. - Villani, Storie citate, 
lib. X, capo XGVI. Rer. hai. Scr. 
t. XV. 

2. Scaligeri con feder aver unt cum Ni- 

colao eie. ac habito tractatu cum 
parte Brusatorum in Brixia, di- 
striclum Brixia invaserunt. Aza- 
rii Chron. Rerum Ilalicar. Sript. 
t. XVI. 

3. Brusati, Confalonerii , Pontecara- 



les, Salm, Valengi, Guff (Griffi ), 
Advocati ; cosi dal Maggi poco 
meno che traduttore del Corio. 
t. Secondo le aggiunte Cortusiane, ve- 
niva novella a Bernabò della ribel- 
lione delle valli Trompia e Sabbia, 
che alcuni nobili del paese avean 
sollevate, i quali scrivevano per 
ajuti al signor di Verona. Giunte 
le barbute in sul Bresciano, Ga- 
vardo e Padenghe, ribellavano. 



192 BRESCIA S1GN0AE6G1ATA 

e tenendo per Cansignorio, cui ebbero promessa la città loro, 
ed al cui soldo era venuto in quel punto un rnigliajo di bar- 
bute, gli scrivevano per soccorsi; onde que'militi cavalcavano 
per lo Bresciano sostenitori dei nostri moti. 

Dal Cronaco Veronese e dal Saraina, per tacer d'altri, 
parrebbe capo di queir armi un Giacomo dei Cavalli ; pel 
quale, e pei congiurati probabilmente, le terre di Padenghe, 
di Gavardo, di Gargnano, di Pozzolengo ed altre assai veni- 
vano in potestà del signor di Verona; mentre altri nobili di 
Brescia, che battagliavano su quel di Modena sotto alle inse- 
gne di Bernabò, udita la ribellione, già tornati al Benaco, e 
presivi alcuni luoghi , Rivoltella tra questi, ingrossato l'eser- 
cito nemico, movevano di là contro la patria *. Narrasi qui 
dalle cronache l'accorrere precipitoso di Bernabò, solo, di 
notte, alla minacciata Brescia, e lo sbandarsi dei federati. 
Sventata la trama, confidata la città nostra alla lealtà dei Mag- 
gi, dei Boccacci, degli Isei, ghibellini tutti, ritornò il Visconti 
a Milano. A questi fatti debbe riferirsi la persecuzione vi- 
scontea contro i guelfi di Valcamonica e la morte di tren- 
ta otto ribelli d'Ermeno e di Cimbergo comandata da Ber- 
nabò (6 luglio 1361 ) 2 , il di cui contestabile Salveto dei 
Losalvi di Parma moriva in Brescia durante quella rivolta 3 . 

Matteo Villani, seguito in ciò da quasi tutti gli storici, 
avverta qui recisamente come quelli della lega ponessero Voste 

1. Madius, De Rebus Patri®, m. cit. 1857, pag. 112, e Codice Quirin. 

Il quale scostandosi dal Corio fa C, I, 10. 

ritornare da Bologna que' ribellati 3. Mon. Ant. Urbis et Agri Brix. 

patrizii: ma coglie errore. - Chron. Cod. Quir. A, I, 14 — hoc est 

Mutiti. Rer. I. S. t. XV, col. 633. sepvlgrvm salveti de losalvis 

- Cron. di Bologna, R. Ital Scr. de pamia contestabilis magni- 

t. XVIII, col. 465. fici dd. bernabovis vicecomitis 

% Si veggano le mie Memorie isto- m. ecc. lxii. (In Eccl. Cathcd. 

fiche sulla Valcamonica - Brescia juxta aliare s. Stefani). 



DA PRINCIPI ITALIANI li)!} 

a Brescia, e come Bernabò che v'era dentro, se ne fuggisse K 
Ma sono però nel Gorio le circostanze che abbiam narrate, 
cui forse non fu fatta sin qui bastevole attenzione, ma cui non 
contraddicendo pure una valida testimonianza, parvemi so- 
perchio l'argomentarla dal silenzio altrui; e quel primo ac- 
quetarsi de' guelfi, assentito dal Maggi e dallo storico mi- 
lanese, combattuto da nessuno, tenni più verisimile, più 
rispondente a' fatti consecutivi. 

Vero è bensì che i sollevati, ricomposto il campo, ripi- 
gliassero le offese. Cansignorio le sosteneva colle sue barbute; 
e le mura di Brescia, cui guardavano i ghibellini lasciati da 
Bernabò, venivano circondate dall'armi della lega. Ma quel- 
l'assedio fu prolungato dalle resistenze dei difensori, e più 
ancora dalla terribile anguinaia 2 , che all' epoca di cui par- 
liamo, dalle città agli eserciti, da questi a quelle vicendevol- 
mente s' apprendeva desolatrice più o meno, estinta mai, e da 
cui la città nostra proprio in quell'anno era colta: ond' è che 
gli assalitori, levato il campo, abbandonate le suburbane po- 
sizioni di s. Eustachio 3 , si ritirarono sul Veronese. 

Continuavano i della Scala col cardinale Egidio, col Car- 
rarese, coi signori di Mantova e di Ferrara la stretta alleanza. 
L'irrequieto Bernabò, che s'era posto in Brescia un'altra 
volta, lasciavala tosto per abbattere a Pontevico, mentre l'e- 

1. Storie Fiorentine cit. - lib. XI. morbum perierunt videlicet Brix. 
Del ritirarsi dei medesimi soccorsi Cremonce etc. Chron- cit. p. 158. 
mandati da Cansignorio è ricordo 3. « L' acqua in tutto fu tolta a Bre- 
nelle aggiunte ai Cortusiani. scia presso alla quale per due ba- 

2. « Più la pestilenza dell' anguinaia a- leslrate era a campo la gente della 
veva aspramente assalita la città Chiesa e dei detti Signori a s. Eu- 
di Brescia ecc. I collegali eh' eran stacliio ». Ad Hist. Cortus. ad- 
fuori di Brescia, udito esservi l'an- dimenta Rer. hai. Script, t. XII, 
guinaja nella città, ritiraronsi a Ve- col. 964. Evidentissimo è qui quel 
rona ». Villani, 1. e. - L'Azario fa porre in un fascio gli avvenimenti 
testimonianza che infiniti propter di forse tre anni consecutivi. 

Qbobici, Stari* Bresc. Voi. VII 13 



194 



BRESCIA sk;noiu;g(;iata 



a. 1362 



sercito di Cansignorio e degli ammutinati era lontano, quello 
del cardinale: conciossiachè, già presa dai federati la terra 
di Ghedi ', eh' era tenuta dall'armi del Garrarese, preso già 
Pontcvico, meno il castello che teneape'Visconti v ivi ingros- 
sarono i nemici. 

Bernabò, che aveva seco i masnadieri del conte Landò, 
passato l'Oglio, entrava notturno per intelligenze col castel- 
lano 2 il mal guardato forte; indi uscitone col presidio all'as- 
salto dei seguaci di parte pontificale, metteali in rotta e to- 
gliea loro la villa: ventotto compagnie fra cavalieri e fanti 
gli si arrendevano 3 , ond' egli perseguitando di terra in 
terra gli avanzi del fuggente nemico, quasi tutto il Bresciano 
ricuperava: Ghedi in prima, assai grossa borgata, di più 
che ottomila uomini a que' dì, e che adesso non ne conta 
che circa 3200. 



1. « Quelli di Ghedi si die' alle genti 
di Francesco Carrara e degli Sca- 
ligeri ». Ad Cortus. addirti. 1. cit. 
- « Sopra le delle baratte di guerra 
i collegati presono Ghedi sul bre- 
sciano a di 20 luglio. Terra che fa 
oltre a otto mille uomini ». Vil- 
lani, Stor. cit. 

% Secondo il Villani, nella fazione di 
Ponte a Vico in su V Oglio, que' 
della rocca patteggiarono , dove 
però non fosser giunti a certo 
tempo i soccorsi. I collegati avean 
posti nel castello ventotto bandie- 
re e soldati appiè assai , i quali 
non sapendo che soccorso dovesse 
venire, stavano sciolti e con poco 
ordine; dal che la facile sorpresa, 
ma più ancora per le intelligenze 
col castellano , delle quali nello 
storico è ricordo. 



Habebat ierram Ponlisvici castrum 
ab uno capite valde forte, quod 
inimici... non poterant habere. In 
qua terra dicuntur habitare CCC 
habiles ad bellandum et ultra. 
Prcedicti de Ecclesia et confede- 
rati subito munierunt fossatum 
circumcirca dìcti castri obsidtndo 
eo = Et primitus in Terra di- 
cium fossatum fecerant cum pa- 
lancato superius , et in ipsa Ter- 
ra... tenuerunt barbutas CC cum 
quibus, castro non obstante, spe- 
rabant universo mundo resistere — 
Dum Bemabos Pontevicum pro- 
pinquasset cum gentibus suis.jus- 
sit Castellano pontem levatorium 
a parte esteriori propinare, 'et a 
parte inferiori simililer - Ita Ber- 
nabos Castrum iniravit. - Azarii 
Chron. Her. It. Scr. t. XVI. 



DA PRINCIPI ITALIANI 



105 



Mentre queste cose accadevano sull'Oglio, altre fazioni si 
combattevano presso il Mincio; poiché riducendosi Cansignorio 
dentro Peschiera *, s' abbattevano le avverse armate fra Lo- 
nato e Montechiaro, nelle cui campagne avuta il Visconti 
la, peggio, abbandonava estinto (altri dicono prigioniero) con 
venticinque contestabili e molta nobiltà Masetto Rusca valo- 
rosissimo capitano 2 . 

Posto presidio in Pontevico, l'infaticato Bernabò col me- 
desimo corpo, che noi diremmo dell'Oglio, risale velocemente, 
alle nostre valli, ed abbattutevi le guelfe rocche, seco tradotti 
in Brescia i più potenti ribelli, orrendo a dirsi, tutti facea 
sospendere per la gola alla torre del popolo. Gherardo Bra- 
sato, figlio del celebre Tebaldo, a più solenne vendetta riten- 
ne con sé; però che giunto a Milano, troppo cara fecegli 
scontare col sangue forse più la colpa dei nome che della 
rivolta 3 . Per queste ultime imprese, pei dissentimenti for- 
éf anco tra lo Scaligero e la lega, de' quali è nel Cronaco ve- 
ronese un cenno oscuro 4 , forse ancora per lo comporsi in 



a. 1362 



1. Secondo il Villani, messer Cane 
partendosi per ridursi a Peschiera, 
lasciato Sonito (?), Gavardo e Pa- 
denghe, di nuovo acquistate in sul 
bresciano, trovando fra questo luo- 
go ed un altro che dallo storico 
è detto Smaccano 900 barbute di 
Bernabò, accoltosi in Lonato, con 
un terzo meno di gente le sconfis- 
se, uccidendovi Masetto Rusca ed 
altri assai. 

% Prigioniero secondo le Aggiunte dei 
Cortusiani, morto secondo il Vili. 

3. Maggi, Cod. cit. Ma leggiamo il Co- 
no- Storia patria, a. MDCCCLXII. 
Poi festino in Valle de lnlropia 



Guelfi, le quali combattendo vinse; 
li captivi sino a Bressa fece con- 
durre a coda di cavallo, e così 
per il Bressano ogni proditore , 
che puolte avere ne le mani, fece 
suspendere per la gola, et così 
intervenne ad alcuni altri in Bres- 
sa alla torre dil palaiio, tra li 
quali fu Ricuperato dei Brusati, 
e Corrado Confaronerio; inde ri- 
tornò a Milano dove ancora fece 
decapitare Brusato nepote (il Maggi 
dice figlio, e ne dà il nome) dil 
condam Ubaldo, il quale per lo 
imperatore Enrico per traditore 
fu sospeso. 



dove alcune fortezze possideva li 4. Chr. Ver. Coni. R. 1. S. t. Vili. 



1 ( .M*> UHKSUIA SKj.NOKKiv.lAl \ 

mmi pace di tutti i ribollati col temuto Visconti, come dall' Acario 

ò detto *, o piuttosto per tutte insieme questa ragioni, la Ri- 
viera, le valli, ed a dir breve tutto il Bresciano all' antico 
dominio ritornò. E poi che abbiam nominata la Riviera , è 
ad avvertirsi come non ostante i guelfi commovimenti, il fa- 
stèllo di Salò, resistendo alle genti della Lega, tenne fede al 
Visconti 2 . Ebbe termine così quel gravissimo fatto cui diver- 
samente raccontavano i cronisti del secolo XIV, che il Mu- 
ratori accennò, e fu per gli annali suoi bastevol cenno, ina 
che non ci parve bastevolmente da' più recenti storici di- 
saminato. 

Fra quelle vicissitudini non desisteva la peste. Ma per 
morire di plebi non cessavano le ambizioni dei principi, e 
Francesco Gonzaga uccideva per gelosia di stato il fratello 
Ugolino da Castiglione. Urbano V e Carlo IV lo assolve- 
vano del pari. Premeva ad entrambi 1' averselo contro ai 
Visconti , ed un fratricida ebbe per ammenda il vicariato 6A 
Mantova 3 . 
a .i363 Accolta Bernabò la vedova dell'ucciso, nipote sua, sotto 
colore di vendetta entrò neh' Asolano, predilezione antica dei 
Visconti = e, che mai non prediligevano? = Ma Savelli 
governatore del luogo, Geresara castellano, ed un Alfieri ca- 
pitano del popolo ne rintuzzavano le schiere, che secondate 

i. Petrii Azarii Chron. cit. avere, anzi fu sconfitta la gente 

2. Narrano le Aggiunte suddette come dei signori della Scala per tradi- 

per trattato d'alcuno dei maggiori mento di alcuni Bresciani- h°r. 

della Riviera cogli Scaligeri, eli' a- It. Scr. t. XII. - Il che non si 

vean molti navigli (cinquanta gaz- oppone al Villani, ove dice che nel 

zare) sul lago, due castelli si ribel- mese di giugno Cansignorio avea 

lasserò ai Visconti, e come il ca- tolta la Valle di Salò sul lago di 

stello di Salò, combattuto qual era Garda, e più altre fortezze. 
dalle genti di Cansignorio e di Fran- 3- Pompeo Litta, Fani, celebri d'Ita- 

ceseo Carrara, pur non si poto Ha. — Gonzaga. 



a. 1365 



DA PRINCIPI ITALIANI 107 

dai Casaloldi corsero i piani di Remedello, di Castelnuovo 
ed altre borgate all'intorno. 

Qualche tempo dopo (1365) un secondo misfatto fu 
discoperto; quello di Cansignorio ', il quale dannati a morte 
assai complici, rinchiuse Alboino, il fratel suo, nella rocca 
di Peschiera; e ne pur questi ebbe salva la vita. 

Qui la cronaca del Maggi porrebbe la costruzione di 
Cittadella nuova quasi nel centro della città. Delle patrie 
fortificazioni, cui tante volte noi difendemmo coi nostri 
petti, sarà discorso altrove. Certo che di grandi opere 
a freno di queh" anime intolleranti de' padri nostri ebbe 
munita il Visconti la città di Brescia, distrutti castelli di 
parte guelfa, altri fors'anco erettine, o di torri e di bastite 
rimarginati. Il che terrei per altro dell'anno consecutivo, 
quando pe' due trattati del marzo di queir anno tra la lega 
e i Visconti solennemente conchiusi, la costoro dominazione 
sulle terre contrastate si avvalorava; nel primo de' quali 
alcune castella, che tenute s' aveano i della Scala in sul 
Bresciano, venivano a Bernabò riconfermate 2 . 

Chiusi i patti della concordia, si apersero, siccome al *.tm 
solito, i processi dei congiurati; e veramente in quelle pa- 
role di Ottavio Rossi 3 = 1365. Pare che la città si trovi in 
libertà = è un solenne svarione od un' acerba ironia. Ras- 
sodato il dominio di Bernabò, continuò questi a imperversare 
contro la guelfa nobiltà, diroccandone, come dicemmo, i 

1. 11 Cron. Veron. porta al 25 gen- t. XV. col 486), il Cron. Mutin. 

naio del 1365 la scoperta di quella (cit. voi. col. 634), gli Annales 

congiura ( Rerum It. Scr. t. Vili), Mediol. (Rer. ltal. Scr. t. XVI, 

nella quale troviamo immischiato e. CXXVI), Raynaldi (Ann. Etcì. 

un Bernardino della Ralla. a. 1364, n. 3 e 4), Mattteus de 

2. Intorno a quella celebre non dirò Griffon. (Memor. Histor. in R. 
pace ma tregua, veggasi il Cro- /• S. t. XVIII, col. 179) ecc. 
naco Estense (Rer. IL Scrip. 3. Cron. Bresc. - Cod. Quir. C, I, 3. 



| ( JS BRESCIA SIGNOREGGIATA 

a.uss ribellati castelli 1 ; ma né più fausti ritornavano al duca 
gli avvenimenti; perchè lo sfasciamento delle guelfe torri, 
non che abbattere quella insistente fazione, rcndevala più 
forte e disdegnosa. 

Sicché i guelfi di Valcamonica, di cui gli Antonielli, i Pel- 
legrini, i nobili di Lozio e di Loseno, i Lupi, i Ronchi, 
i Grandellini erano capi, stettero in lega con quei di Scalve 
opponendo ai ghibellini della vallata, benché potenti del 
braccio dei Federici tuttiquanti, assai lungo contrasto; e 
quegli scontri delle camuni borgate valsero trent'anni d'ira, 
di stragi e di rapine 2 . 

a.1366 Nò quete agli opposti confini dell'agro nostro erano le 
cose, conciossiachè nuovamente assaltati dai Visconti, cedes- 
sero gli Asolani, e fosse indarno ogni sforzo di Giovanni Ran- 
goni lor condottiero 3 . Arrideva intanto la sorte all'armi vit- 
trici di Bernabò, le quali già minacciavano il Mantovano: la 
stessa Mantova pericolava; e dove il Corio ci narra come il 
duca di Mantova cavalcasse a Lonato per fermare accordi 
col signor di Verona, ed incontratolo in sulla via, stringesse 
la lega, rivela per avventura una lealtà del secolo XIV : 
perchè ben altri patti erano seguiti nel forte di Peschiera 
fra Cansignorio e Bernabò, pe' quali Mantova assalita cogli 
eserciti comuni, dovea darsi al primo. 

1. Dirui fecit super districtibus Gre- vardo, benché l'abate Zamboni leg- 

moncc, Pergami et Brixice infini- gesse Guardo (schede autografe), 

tas fortilitias et cantra, dimittendo perchè ribelle, e perchè Guardo 

in ipsis domos et palatia tantum di Valcamonica non pare abbrac- 

etc. — Azarii, Chronìc. Rerum ciasse nella rivolta un partito. P. 

Italicarum Scriptores , t. XIV - Gregorio. Tratten. cit. pag. 397. 

Al 1364 riferisce il Como la di- 2. Chron. Berg. Rerum Italicarum 

struzione delle bresciane rocche Scriptor. t. XVI. - P. Celestino. 

Gua e Gavardo, non che d' altre 3. Mangini, Storie Asolane, ms citato, 

molte di parte guelfa - Dissi Ga- L' orig. è prc*sso il com. di Asola. 






DA PRINCIPI ITALIANI 199 

In questo mentre Urbano V fece rivedere un 'papa al posto 
suo *;■ venne a Roma, l'antica sede, ma restò il cuore in Avi- 
gnone. Pur fu magnanimo Y esempio quanto sconsigliato il 
ritorno a Francia dopo tre anni, e sciagurato l'invito a 
Carlo IV di scendere in Italia. E Carlo IV di Lussemburgo, 
chiamato dalle lettere pontificali e dalla lega, che formida- 
bile ripigliava in odio ai Visconti armi ed ardire, superava 
T Alpi con un esercito di quarantamila uomini guidati da 
un Uberto conte di Fiandra 2 . 

Estensi, Carraresi, Gonzaga aderivano a lui ed alla 
Chiesa 3 . Il Pallavicino co' suoi e colle genti di Boso da 
Doara fortificandosi a Soncino tentò opporsi, e non fu lieve 
ardimento, alla venuta del conte di Fiandra 4 : ma Y esercito 
passò; sfilò rasente le mura di Brescia (9 novem.), e riordi- 
natosi nella campagna di Montechiaro cogli alleati (poiché 
il papa gli aveva assolti), presero quel borgo, e ne misero 
a fìl di spada uomini e donne; poi devastarono Capriolo, 
Palazzolo e quanti luoghi si ritrovavano sul loro passaggio 5 . 

i. Balbo, Storia d'Italia, Sommario. 4. Chron. di Bologna. Rer. It. Scr. 

2. Chron. Est. all' anno 1365. Rer. t. XVIII. - Ecco per sunto che ne 
I. S. t. XV. - Cron. di Bologna, dice. Tenevano con lui Milano, Ve- 
R. I. S. t. XVIII. - Poggi, Storie rona, Ferrara, Mantova e Bergamo: 
Fiorentine ecc. contro di lui, cioè contro alla 

3. La Cronaca di Bologna (R. IL Scr. Chiesa, erano Uberto Pallavicino, 
t. XVIII), che fa Uberto duce, nota Buoso da Doara, i Cremonesi ed 
la discesa in novembre del 1365 i Bresciani. Pallavicino e Buoso 
di quell'esercito ch'egli dice ar- arrestavano a Soncino l'esercito 
rivato in Brescia forte di quaran- imperiale che per forza passò. Pas- 
tamila uomini. Ma 50/m e più li fa so davanti a Brescia, e giunse a 
1' Anonimo Milanese (Rer. It. Scr. Montechiaro aspettato dagli amici, 
t. XVI), 30/m la Cronaca di Ri- 5. MCCCLXV! Et lune dicti Franchi... 
mini (Rer. It. Scr. t. XV). Il Mu- apud porlas Brixice die IX Novem. 
ratori ne registra la venuta dal- iverunt Monteclarwn et ibi inve- 
T aprile al maggio, e cita il Cron. neruntMarchionemEstensem Com. 
Est. e 1' anonimo suddetto. S. Bonifacii eie. in auxilio dicti 



200 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

im Nò certo io so che si valessero quelle strane assoluzioni 
dell' apostolico Legato trinciate alla distesa in sugli accam- 
pamenti dei ladri e degli assassini, e che promettevano a ehi 
più si bruttasse di cristiano sangue 1' amplesso di Dio *. 
Assoluzioni, di cui forse più dei venturieri di Carlo IV, ride- 
vano di soppiatto i sacerdoti. Erano tempi ne' quali delitti e 
sacramenti si avvicendavano. 

Profittevole ai Gonzaga fu se non altro l' imperatore , 
perocché dichiarate dell'agro mantovano le terre di Solferino, 
Castiglione, Cavriana, Volta, Medole e Ceresara contro alle 
pretese degli Scaligeri (1365?), le dicea dei Gonzaga 2 . Qual 
prò? Francesi, Bretoni, Spagnuoli, Provenzali, Napoletani, Po- 
lacchi, Boemi, Unni , Borgognoni , Chiesa ed Impero da un 
lato, l'Ambrosino dall'altro e Bernabò ci laceravano, ma 
forse più i primi che i secondi. Era quasi a chi nell'incendio 
e nella rapina potesse più. Asola il sa: lo sa quasi che tutta 
la provincia nostra. Urago, Calciana e Roccafranca, ove Re- 
gina della Scala, donati dal consorte, aveva larghi tenimenti, 
erano in quel tempo (1366 12 febb.) luoghi orridi, incolli, 
disabitati. Lo potean essere per tutt' altro motivo ; ma quel 
destructa del privilegio di Bernabò annuncia ad un tratto 
1' opera del venturiere e del soldato 3 . Regina della Scala 

Regis Caroli, et Dominus Papa 2. Litta, Famiglie celebri. Gonzaga. 
dimisit omnia peccata, ita quod 3. Et quod hactenus per quamplura 
per viam acceperunt Monteclarum, et longa tempora fuerunt . . . loca 
Capriolum eie. ubi per ipsos mor- periculosa inculta et multimode 
tui fuere omnes viri et mulieres. destrucla, et taliter quod nec fru- 
Chron. Esten. R. I. S. t. XV. clus percipi , nec per parles pre- 
1 . Crescendo con ciò i cani a divo- dictas habitari, nec transiri pote- 
rai* le viscere de miseri Italiani. rat. — Lettera di Bernabò Vi- 
sorio parole del buon Muratori sconti 12 febbraio 1366. Mano- 
annali d' Ital. an. MGCCLX) par- scritto 461 della mia Raccolta. — 
landò d' ajuti forestieri dimandati Veggasi ancora la Miscellanea Qui- 
dal card. Albornoz. rinìana F, VI, 5. 



DA PRINCIPI ITALIANI 201 

migliorò per altro le sorti di que' suoi castelli esonerando ».tg«i 
Urago dalla dipendenza del podestà di Brescia 4 . 

La vergognosa calata di Carlo IV, il più vergognoso tor- 
narsene colà dond' era venuto, tanto sforzo imperiale avva- 
lorato d' armi pontificali , sostenuto da tanti principi e 
scompigliato da un solo, il Visconti, mi fa credere col Sis- 
mondi che v' hanno condizioni civili, le quali, appunto perchè 
non affatto tranquille, servono a' popoli come i perigli pei 
forti, e li mantengono in uno stato di vigilanza e di opero- 
sità, male augurata sovente, come al secolo di cui parliamo, 
ma eccitatrice in ogni tempo di vigoria nazionale, di ciò che 
più propriamente direbbesi valore. Vedremo altrove come 
nel mentre un venturiere facea tremare con un pugno di 
ladri Siena e Perugia, alcuni principi italiani fossero bastati 
quasi sempre contro ad interi eserciti. Sono i misteri del se- 
colo di cui tessiamo la storia, se mistero può dirsi ciò che 
1' analisi può farci toccar con mano. 

Vinta da Bernabò la terra d'Asola, avea già dal sessan- 
tasette cominciato lo sterramento del grandioso canale che 
scorrendo i campi di Montechiaro , di Carpenedolo e d' A- 
cquafredda, gittavasi nelle fosse della rocca asolana, ravvi- 
vate dalle acque del Olisi. Altra fossa chiamata Regia de- 
rivò poi da quello stagno di Asola, e prolungandola verso 
il Po, 1' armava di torri e di presidio così, che ad ogni mi- 
glio era un grosso de' suoi che la guardavano; e gran parte 
di quel grande apparato di guerra fu a spese degli Asolani 2 . 

I quali stremi, emunti, succhiellati, osavano recarsi al 
duca, perchè osservati loro fossero i privilegi antichi; e li 
presentavano. Levato in ira il Visconte, comandò loro di la- 



\- 1366, 9 dicembre, Reg. Municip. 2. Mangini, Storie Asolane, ms più 
A, Mem. - pag. 211. volte ricordato. 



202 BRESCIA SIGNOIWXCIUA 

i3C8 cerarli, e senz' altro gli accomiatò. La fossa Regia stette 
poi lungamente, e del 1390 io trovo severamente rimpro 
rate alcune arbitrante prese in fovea Montisclafi, videUcet « 
terra Lonadi asque ad terram Asulw dai comuni di Monte- 
chiaro e di Castelgoffredo *. Era fossa da non confondersi 
colla Seriola di Lonato, che quel Comune facea cavare dal 
Clisi verso il 1370, attraversando i campi di Bedizzole 2 . 

i3«9 Ma tornando ad Asola, questa indignò per le ducali ri- 
pulse, ed un branco di castellani deliberò francarsi della ser- 
vitù di un cotale, contro cui non avean bastato al serraglio 
di Mantova gli eserciti di Carlo IV e della Chiesa. Sventata 
la trama, rimosso il capitano del castello Ottolino Alemagna, 
e postovi ad arte un crudele, Albertino Feregallo, scontarono 
i congiurati con una barbara morte il generoso ardimento. 

In questo mentre fra Scaligeri e Visconti da un lato, 
papa Urbano V, l'imperatore, Giovanna di Napoli, Este, 
Gonzaga, Carraresi, Malatesta, e i comuni di Siena e di Pe- 
rugia dall' altro conchiusa la pace, fu pubblicata il 13 feb- 
braio 1369. A questo gran guadagno si ridusse tanto sforzo di 
un imperiale, il quale passò in Germania seco portando grosse 
somme d' oro , di cui era stato diligente cacciatore, con empiere 
V Italia di carte-pecore 3 . 

Era per altro una di quelle solite paci del secolo XÌV: 
dovea durare fino che a Bernabò fosse piaciuta, arbitro ornai 
di Lombardia; ed egli primo la guastò. Chiamate a sé le 
infami compagnie dell'Aguto, recavano con seco nei lombardi 
castelli il terrore del loro nome: d' altra parte fortificava le 
sue città rinfrancando i castelli di Bergamo e di Brescia \ 

1. Cod. 61, pag. 155, 156 della mia 3. Muratori, Annali, an. 1369. 
Race. Lo porremo nel Cod. Dipi. 4. « E fece fabbricar cittadelle a Bre- 

2. Repertorio delle pergam. e docum. scia, Bergamo, Cremona, Pizzi- 
dei coni, di Lonato presso di me. ghettone ecc.». Muratori, Ann. 



DA PRINCIPI ITALIANI 203 

Fra i contestabili, o capitani che dir si vogliano di quel a .i3?i 
malanno delle compagnie di ventura, che appena nato in 
Italia s'aggiunse agli altri nostri, noi ritroviamo un Fede- 
rico da Brescia. Respinto a forza dalla repubblica di Siena 
(1371), cercò del conte Lucio, altro capo di venturieri; 
ed ingrossate così delle proprie le costui bande, tornossene 
su quel di Siena. Diecimila fiorini d ? oro saziarono que' la- 
dri 1 , i quali fiutando, per dir così, dove più vicina fosse al- 
tra preda, gittaronsi sul Pisano. Poi Lucio e Federico si ven- 
devano agli Estensi per dare ad essi la città di Reggio; poi 
si acconciavano con Bernabò per tradire gli Estensi 2 , poi si 
vendevano al marchese di Monferrato per combattere i Vi- 
sconti, poi si davano al Visconti per battere il marchese; e 
tutte queste prodezze nel giro di poche lune. Era una in- 
famia che quelle infelici repubbliche del secolo XIV non 
sapean torsi di dosso, cancellarla con un gran fatto, renderla 
scopo di un forte ed italiano divisamento. Ma i vasti pensieri 
non erano, non potean essere di quella età, nella quale era 
sì bene vigore di mente e valentia di cuori impavidi e riso- 
luti, e onnipotenza d' ingegni maravigliosa; ma cotanta robu- 
stezza di vita non aveva uno scopo, non era volta a quel solo 
ma largo e generoso che potea condurci a dignità di nazione. 

Altre vicende si maturavano. Spirate in quest'anno le a.1372 
tregue fra la Chiesa e Bernabò, tornossi alla lite antica, e 
grandi preparamenti si andavano manifestando per ambo 

a. 1370. - Maggi (ms cit.) parla licar. Scr. t. XVI. - Il Cronaco 

de' ristauri alla rocca ed alla citta- Sanese (Rer. hai. Scr. t. XV, 

della di Brescia fatti in quest' anno e. 220) narra come Federico da 

per ordine di Bernabò. Brescia coi Tedeschi del Lucio, 

1. Senenses Dominum Fridericum de co' Fiorentini e con que' di Peru- 

Brixia eorum ducem belli deprce- già invadesse il Sanese , e come 

dando expulerunt eie. Specimen 8/m. fiorini quetassero gl'invasori. 
Hist. Sozomeni Pist. Rerum Ita- 2. Ann, Mediol, Rer. ti. Scr. t. XVI. 



204 BRESCIA SIGN'Om.GWAÌA 

ari gli eserciti. Fra tanto apprestamento di guerra due teriic- 
ciuole di Valtroinpia, Gimmo e Tarernote, pensammo agli 
statuti; e l'arciprete della prima ordinavali secondo che i 
consoli d' entrambe avevano disposto, essendo podestà di 
Brescia Simone Spada di Parma e capitano Nicolò dei Terzi 1 . 
La diffalta di quasi che tutte le castella del Piacentino e 
del Pavese, che s'erano dichiarate per papa Gregorio XI 
succeduto ad Urbano V, e Y avanzarsi del conte di Savoja, 
che grosso ed ordinato piantava osteggiando nei dintorni di 
Vimercate gli alloggiamenti, scompigliavano alquanto i dise- 

,373 gni di Galeazzo e Bernabò. Da Vimercate moveva Y inimico 
in sul Bresciano 2 , ed erano col sabaudo il duca di Brunswich 
e Luchinetto Visconte , i quali s' argomentavano di unirsi a 
Galeotto Malatesta e al cardinale di Bologna, che colla sua 
croce al petto sbrigliava quelle orde di masnadieri, che lo 
seguivano all' incendio ed alla strage 3 . Ma colte in buon 
punto sulle campagne di Montechiaro da Francesco d' Este 
capitano delle forze di Galeazzo Visconti, che intercettavano 
a tutto potere le comunicazioni dello sfrenato gentame col 
conte di Savoja 4 , restaronvi malconce. Vi lasciarono sette- 
cento cadaveri, e vi perdettero più che cinquecento cavalli: 
il resto in Gavardo si raggruppò, dove l'Estense fu loro ad- 
dosso , e nuovamente le scompigliava. Pur non valendo a 
rattenere i suoi da quella foga del bottinare, che tante mutò 
vittorie in isconfitte, sorpreso dall' Àguto (così cangiavano 
1 Toscani queir impronunciabile Aawkwood) 5 , ivi accorso 

1. Il Codicetto originale esiste tuttavia 4. Litta, Famiglie celebri Italiane. 
nell'Arch. preposit. di Cemmo, e Estensi. 

porta la data 1372. 5. Joannes Aguth, qui sonat - fal- 

2. Annales Mediol. R. I. S. t. XVI. cone in bosco. Specimen Hist. 

3. Specimen. Hist. Sozomen. Pist. Sozomenis Pist. Rerum hai. Scr. 
Rer. IL Scr. U XVI. t. XVI. 



I>A 1UUNCÌ1M ITALIANI 



205 



ali impensata col signore di Cussi e coi venturieri di Fran- 
cia e d' Inghilterra, toccò sì acerba disfatta, che restò pri- 
gioniero egli stesso ed assai prodi d'Italia e di Laniagna. Fu 
atrocissima fazione in cui Galeazzo Visconti dovette al mar- 
chese di Ferrara poco men che la vita *; e due Saluzzi, un 
Beccheria, Gabriotto da Canossa, Romeo de Pepoli, un Gon- 
zaga, un Rosso da Parma, un Sassuolo, a non dire degli al- 
tri di minor grido, caddero in potestà del vincitore. Se«non 
che T infelice Estense da Nicolò signor di Ferrara fu riscat- 
tato; V Aguto e il conte di Savoja, cui la vittoria avea costato 
troppo sangue, lasciando le rive del Clisi ed il ponte di Ga- 
vardo coperto di estinti, si ritrassero verso Bologna. 

Valcamonica intanto spedia soccorsi ad altre vallate del 
Bergamasco infedeli a Bernabò; e v' ha chi sostiene all' im- 
peto di que' nostri alpigiani doversi la disfatta dei ducali e 
la morte d'Ambrogio figliuolo del duca. Gli Asolani anch'essi 
tentavano sottrarsi un' altra volta al ferreo giogo dei Vi- 
sconti; ma fuor che la morte di alcuni complici del fatto, 
urtili altro seguì. 

Durava una tregua tra i Visconti e i principi alleati, e la 
procella si rovesciava in quest' anno sulla Romagna, dove ot- 
tanta fra città e castelli vollero , com' e' dicevano } rivendi- 
carsi a libertà, e l' Aguto se n ? aveva due buone pensioni; 
1' una dalla Chiesa perchè riconquistasse quei luoghi, l' altra 



a.1373 



a.UTI 



Secondo il Corio (Storie di Mila- 
no, an. 1374 ) Bernabò mandava 
suo figlio Ambrogio in sul Brescia- 
no per impedire l'unione degli 
eserciti nemici, mentre Galeazzo 
cavalcava al ponte di Navi per ta- 
gliare le comunicazioni all' Aguto, 
e passalo il Olisi ponea campo nel 
bel mezzo dei nemici; si venne a 



battaglia; toccò la peggio ai Vi- 
sconti: ma dopo la vittoria temendo 
T Aguto d'essere circondato dove 
passasse il ponte, si ritirò - In quo 
conflictu erat D. Galeatius Comes 
Virtutum, et quasi fuit caplus 
nisi Franeiscus March. Ferrarien- 
sis eum liberasset. Sozom. Pist. 
Hist. cit. 



206 BRgfCM signokiìg<;iata 

dai Fiorentini perchè lasciasse fare. La Chiesa? — Non 
profaniamo questo santo nome, non confondiamolo colle ti- 
rannidi e colle ambizioni dei Legati del secolo XIV. 

E qui mi arresto, e volto addietro lo sguardo, maraviglio 
la concitata e quasi dissi febbrile età. Simile in tutto a quelle 
anime bollenti, che da una forza fatale esercitate, s'immer- 
gono nell'ebbrezza e nel tumulto delle loro tempeste piutto- 
sto che cessare un istante, noi la vediamo assurgere più 
rigogliosa, quanto più .dagli eventi affaticata. 

Eppure ad onta di sì acerbo secolo, uno stile più calmo 
e più rimesso ci fu richiesto; quasiché le arsioni e i vi- 
tuperi delle corse città, il fremito dei popoli venduti e con- 
culcati, le prepotenti ire fraterne con fiera gioja nei duri 
scontri del campo assaporate, le ambizioni dei principi, 
le sfrenate ingordigie dei venturieri, che sempre chiusi Del- 
l' armi e sempre in guerra, disertavano Italia nostra non 
più segno d'amore, ma di preda, potessero narrarsi con piano 
e riposato eloquio. 

Registrano i cronisti, e nulla più: ma lo storico ha 
missione ben altra. Ei vuole, ei debbe scuoterci, impressio- 
narci d' abbonimento o di amore , sia eh' egli strappi di- 
spettosamente il velo ai cupi avvolgimenti della colpa, sia 
che in più spirabil aere ci levi al senso inenarrabile della 
virtù. Il perchè, secondo che volgono miti o torbidi i tempi, 
volge lo storico suo stile; e se tranquillo e vasto procedi- 
mento di fatti ci spiega innanzi con ampiezza e maestà di 
parola, tutto che tiene dell' aspro e del crudele con aspri 
e fieri detti per poco è ch'io non dissi fieramente tratteggia. 
Ecco il motivo per cui se qua e colà, e specialmente nella 
prima metà del secolo di cui parliamo, fu alcuno studio di 
concisione recisa, pervenuto a' tempi di meno frastagliati con- 
tendimene, sonmi proposto (non so poi se con esito felice) 



DA PRINCIPI ITALIANI 



207 



un po' più largo il dire. Largo, non umile: che se v'ha 
istoria municipale che dai tempi del monaco Ildebrando 
insino a noi per alti e virili fatti sopra ogni altra si levi 
delle lombarde, è certamente la nostra. E Y animosa città 
di Brescia , che madre di forti e confidenti spiriti, bella di 
gloria emerse dair infortunio, nella fiera e dignitosa alte- 
rezza di chi non conta nelle sue memorie una sola viltà, 
non avrebbe sofferto, che tanta mole di grandi sventure e 
di più grandi virtù fosse ad umile accento raccomandata. 

Ma torniamo alla storia. Né i capi di ventura soltanto 
erano le piaghe della Chiesa, sì ben anco e più ancora i 
cardinali; Roberto fra questi, il prescelto da papa Gregorio 
a metter pace nello stato, uomo più da saccheggi che da 
battaglie, nella cui bassa anima erano le ingorde voglie, 
tutte le qualità del masnadiero, tranne il coraggio: un mal 
arnese, dirò col Muratori, che zoppicava d'un pie, e che mag- 
giori vizi nascondeva nel petto 4 , e fu poi quel dolce antipapa 
di Clemente VII che tutti sanno. 

Calato in Italia con un pugno di Bretoni, volea ritogliere 
Bologna; e seguitando l'esempio del vescovo d'Ostia 2 , che 
avea pagati gli stipendi dell' Aguto col sacco di Faenza, la 
sfortunata Cesena lasciava all' ira bestiale de' suoi ladroni. 



1. Annali d'Italia - a. 1376. 

2. Chiamato senz' altro dal Mura- 
tori il peggior uomo del mondo. 
- E chi trovasse per avventura 
severo troppo il lamento del Mu- 
ratori sulla condotta di Roberto 
e dell' ostiense 'prelato , legga di 
grazia la storia fiorentina del Brac- 
ciolini (Rer. Italie. Scr. t. XX, 
pag. 222 e seg.) - la cronaca 
Sanese {R, l S. t, XV, p. 245) - 



la Tisana e l' Ariminense (p. 1068, 
915 e seg. del citato volume) - la 
Regiense (pag. 84 e seg. t. XVIII, 
R. I. S.) - la Bolognese ( voi. cit. 
pag. 497) - il Gronaco Piacentino, 
(Rerum Italie. Scriptores, t. XVI , 
pagina 520 e seguente) - gli An- 
nales Forolivienses (Rerum Italie. 
Scr. t. XXII) e così via: poi mi 
si dica se il Muratori dovea scri- 
vere fatti, o panegirici. 



a. 13 78 



208 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

Ma intanto, non men erodete di Roberto a Cesena era 

un Lodrisio ad Asola, postovi da Bernabò piuttosto a farne il 
voler suo che a governarla; sicché una mano di risoluti ao. 
1377) stanchi di sopportarne la prepotenza, Levato il popolo 
a tumulto, forzate le porte del pubblico palazzo, lai 

navano, e sul caduto quanti gli erano intorno alle difi 
poi si corse la terra in cerca dei ghibellini, che via precipi- 
tosi furono a Brescia recando la infausta nuova. Giacomo 
Pio da Carpi podestà ne scrisse al duca, e ne venne decreto 
degno di Bernabò, che da faziose marmaglie (non mi goffrè 
il cuore di chiamarle cittadine) avidamente aspettato, fu 
con severa precisione compiuto. Perchè un corpo dei nosti i. 
ripigliata la terra di viva forza, la poneano in fiamme; poi 
diroccata la cerchia del maggiore castello, il popolo inse- 
guito, la infelice borgata messa a ferro ed a scompiglio. 

Mentre queste rabbie cittadine dilaniavano la patria no- 
stra, un'altra pace si componeva per mediazione di Grego- 
rio tra i Visconti ed il Marchese di Monferrato 2 . Nò sa- 
premmo più ornai come tener conto di queste misere paci 
del secolo XIV se non forse per addentrarci in quelle re- 
condite congrèghe, che sotto il velame di componimenti e di 
tregue, facean turpe mercato delle nostre città. Plaudivano i 
Comuni, benedicevano al sacro olivo della concordia, ma non 
sapevano di che lagrime avrebbe grondato e di che sangue. 

De' primi a romperla, se non col Monferrato, con altre 
terre a noi più vicine (1378) fu Bernabò. Levate in que- 
st'anno le pretensioni di Regina della Scala sua moglie, 
qual sorella eli Cansignorio morto senza legittima successio- 
ne, entrò improvviso il 18 aprile nel Veronese, cavalcando 



1. Mancini, Storie Asolane, ms, pa- 2. 7 luglio 1377. Du-Mont nel Corps 
gina 45. Diplomatiti, t. II, parte I, p. 148. 



DA PRINCIPI ITALIANI 209 

con lui que'due giojelli del conte Landò e dell' Agulo. Bar- a 
lolomeo della Scala, cui sostenevano gagliardamente i 
Carraresi, fu incontro alle file dei Milanesi, ed occupata 
Rivoltella, incendiata la terra di Desenzano 1 , seguitò suo 
cammino fin oltre al borgo suburbano di santa Eufemia, 
mentre il Vaivoda condottiero dei Carraresi, minacciando 
le compagnie di ventura e tutto il campo di Bernabò, pian- 
tava intorno a Brescia l'alloggiamento, avvallandolo di fosse 
e di bastite 2 . 

Valcamonica intanto rumoreggiava, e le sconcordie an- 
tiche fra guelfi e ghibellini bollivano più che mai. Con alla 
testa i nobili di Lozio, seco traendo i valligiani del Serio e 
di Brembana, ponevano i primi l' assedio al castello di s. Lo- 
renzo, e ne allontanavano duemila ghibellini accorsi indarno 
alla riscossa. Ritornavano questi, ma ne furono respinti; ven- 
nervila terza volta, e con tale una moltitudine di partigiani, 
che s. Lorenzo finalmente fu preso. Fra questi commovimenti 
Giovanni Oldofredo degli Isei sollevava i Camuni per la causa 
di Bernabò; e disertando le terre nemiche batteva Rocca- 
fino ed i Cereti, incendiava gran parte di Comenduno e di 
Clusone 3 . Prode soldato, ma che pendea nel crudele, sem- 
pre i Visconti amò 4 . Fu podestà di Milano, vicario di Fran- 

1. Conforti Pulicis Annal. Vicen. busta fuit una maxima pars ter- 
in R. I. S. t. Xlll, col. 1248. ree de Comenduno, et capii et mor- 

2. Narra il Gattari nelle Storie Pado- lui fuerunt multi Guelfi, et lune 
vane (R. I. S. i. XVII, col. 260), erat Dominus Joannes Miles de 
che recatosi colle sue masnade in Iseo cum una quantilate peditum 
sul Bresciano, dov'era V Agulo con et equitum brixiensium, et non 
tutta l'oste di Bernabò, ridotto il eram lune illa die ego — XXVI 
nemico nella Valle (!), ponesse madii; combusta fuit terra de 
intorno a Brescia l'esercito, trin- Desenzano — Chron. Bergom. R. 
cerandosi per dimorarvi. /. S. t. XVI, col. 847. 

3. P. Gregorio da Valcamonica, Tralt. 4. Rinaldi , Monumenti del castello 

lib. V. — 1378, XXV madii; com- d'Iseo - pag. 28, parte I. 

Odorici, Slonc Bresc. Voi. VII li 



210 



BRESCIA SIGNOREGGI vi \ 



a.ta?i ciacorta, conte d'Iseo e di Valbracciaoa * : Remico impla- 
cabile de' guelfi, cogli ottocento suoi pedoni e cinquecento 
uomini d'arme, ch'erano il suo nerbo, gTinsegnia senza 
posa; e colle lance di Pio capitano di Bernabò, lenendo in 
freno Valcamonica e largo tratto del Bergamasco, incen- 
diò Villa di Riva sul Serio, le terre d'Albano, di De- 
senzano, di Grumetello, d'Alzano, di Ranica, d'Anese; as- 
saltò gl'inimici a Stezato, ma fu sconfitto; riprese l'armi, 
né mai quietò se non per morte; e l'ebbe poi fra quegli 
stolti contendimenti dall'acerrimo guelfo Antonio Calino -. 

Giovanni Oldofredo è nel novero di quegli uomini che 
danno immagine viva del tempo loro, e nella cui vita è assai 
volte la storia di tutto un secolo. Nò veramente la minuziosa 
e forte ira di parte che più che tutto il piano dell'agro no- 
stro ebbe dilacerate le nostre valli, e la Camunia su l' altre, 
potea meglio che a quell'anima irrequieta del nostro Iseo 
paragonarsi. Non a lui certo, sì bene ad altro milite degli 
Oldofredi dobbiamo la ricostruzione (1347) del canale Fu- 
sia, le cui acque, poi ch'erano passate in proprietà di Ni- 
colino Maggi, venivano acquistate intorno al 1350 per alcuni 
Rovatensi, intantochè, proscritti gì' Isei come ribelli da Pan- 
dolfo Malatesta, altri pur da Rovato comperavano dal fisco 
altra parte della Fusia, la quale un Giovanni della Bianca da 
Paratico per suggerimenti del Carmagnola (1421) tentò ren- 
dere navigabile, caricando una sua navicella di non so che 
materiale per la rocca di Chiari 3 . Anche gli uomini di Lo- 

1. Rossi, Elogi Storici, pag. 144. Pare che il Rinaldi abbia veduto 

Giovanni Oldofredo. « Si abbandonò il diploma , o com' egli dice « le 

tra le crudeltà seguendo et favo- Patenti date in Milano, dove sì 

rendo i capricci di Bernabò che connumera ( nella Franciacorta ) 

l'aveva fatto Vicario di quasi tutta anco la valle d'Iseo » (1. e. p. 29). 

Franciacurta con titolo di conte 2. Rossi, I. cit. pag. 145. 

«l'Iseo e di Val Bracciana ». - 3. Mazzuciielli. Relazione del fiume 



IU PRINCIPI ITALIANI 



211 



nato avevano nel 21 gennaio 1371 convenuto colla terra di 
Bedizzole per la Seriola Lonatense quce exlrahilur de flamine 
Cìisii e che volevasi costrutta di comune accordo *. I quali 
ardimenti, le quali vive industrie de' padri nostri verremo 
altrove disaminando. 

Erasi intanto fra i della Scala e Bernabò (1379) fer- 
mata una tregua, al cessar della quale, Beatrice, la su- 
perba moglie di quest'ultimo, cui regale magnificenza, bra- 
mosia grandissima di dominio, e come altri aggiungono, ve- 
nustà di aspetto 2 , acquistavano il nome di Regina, veniva 
ella stessa nella nostra città. V Aguto ed il Landò avea seco, 
e dietrole un grosso di mille e quattrocento lance 3 , colle 



Oglio. Ms Quiriniano H, V, li. - 
Bighelli, Ragioni della città sul 
Mella, il Clisi e 1' Oglio; Ms Qui- 
riniano. « Il vaso di detta Seriola 
fu scavato negli anni 1347, 48, 
49 mediante 1' acquisto fatto da 
Giovanni de Goizi d'una peschiera, 
che tuttora esiste, e di uno se- 
dume di molino. Li acquisitori dei 
fondi e gli autori dello scavo del 
vaso furono Oldofredo de' Oldo- 
fredi d' Iseo morto circa 1' anno 
1348, e Giacomino, Giovanni ed 
altri di lui figli, persone autore- 
voli e potenti, che mantenevano 
truppe al servizio dei Visconti di 
Milano ecc. — Un Giovanni della 
Bianca di Paratico (come consta 
dalle sue deposizioni in processo 
ecc.) principiò a navigar la Seriola 
Fusa intorno l'anno 1421 con zatte 
e con piccole navette ... a mo- 
zione del general Caramagnola , 
conducendo materiali occorrenti 
per la rocca di Chiari, e seguitò a 



navigarla liberamente come fiume 
imperiale . . . sino 1' anno 1459, 
in cui dai compartecipi di Palaz- 
zolo li fu sequestrata la navetta, e 
fu querelato avanti i Rettori di 
Brescia ». Così nel Rapporto in- 
torno alla navigazione della Serio- 
la Fusa, ms presso l' autore. La 
sentenza uscì favorevole al della 
Bianca, e fu deciso che ciascuno 
potesse « navigarla Seriola ». Dob- 
biamo al Cocchetti (Docum. per le 
Storie patrie, pag. 14) una bella 
serie di atti sulla Fusa, la quale 
abbiam veduto come preesistesse 
agli scavi degli Oldofredi. 

1. Repertorio dei Docum. del com. di 

Lonato - n. 4 del mio Repertorio. 

2. Saraina, Storie Veron. - lib. IL 

3. Secondo il Corio, Regina della Scala 

con Marco suo primogenito osteg- 
giava in sul Bresciano alla testa di 
copioso esercito, ed entrata nella 
riviera benacense, incominciava la 
guerra (Historia pallia, a. 1376). 



1\1 BRESCIA SIQNOKBGGIATA 

quali, risollevando sulla eredità del (ratei suo le prete 
antiche, rompeva prima agli Scaligeri La perra *. Questi 
all'incontro, spalleggiati com'erano dagli Qngari del Vii?o- 
da, rumoreggiavano sul Bresciano e sul Cremonese *. In 
come al solito stipulata una pace 3 , onde il Landò e 1 Agate, 
poi che avuta la peggio più non toccavano le paghe, botti- 
narono sul nostro, e volsero a Toscana 4 . 

Reduce dalla Riviera, in cui probabilmente avea seguito 
l'esercito, fermavasi Regina Visconti nella nostra città. A lei 
si rivolgevano gli Asolani, sperando fosse nella moglie quella 
pietà che nel marito non era. Fu inutile 5 . Donna di alti 
spiriti e virili, non apprese tra i Visconti 1' orgoglio e la fie- 
rezza, ma li recò: io sto per dire che l'anime loro si com- 
prendessero; ed in que' primi tempi nuziali già la bella 
veronese dettava decreti a'Benacensi ed alle valli bresciane, 
che per nulla cedevano all' alterezza di un principe lombar- 
do 6 . Ella traslocava da Maderno a Salò (1377) il podestà 
di Riviera 7 , e Salò fiancheggiava di torrite muraglie 8 ; ella 
scavava (1379) la seriola Donna 9 , e provavasi a rendere 

1. Chr. Est. in R. i". S. t. XV, col. 503. accorda la data coiranno delle 

2. Conforti Pulicis Ann. (R. L S. nozze di Regina (1350) indicato da 
t. XIII, col, 1248). -Il Gattari tutti gli storici, tranne che dal 
(Storie Padovane, R. I. S. t. XVII, Saraina, che ritiene il 1348. 

col. 270) pone l'avvenim. all' 8 7. Item, quia temporibus refroacfis 
gennaio del settanlanove, e narra diclus potestas semper futi in di- 
come « sapessero molto bene il pae- da terra Materni, nisi ab annis 
se e lo rubassero a fastello. odo dira, quo tempore Dna Re- 

3. Corio, Hist. patria, a. 1379. gina ipsum inde movit. Si vegga 

4. Annales Mediai. R. I. S. t. XVI. il Cod. Dipi. 14 giugno 1385. 

5. Mangini, Storie asolane - ms cit. 8. Grattarolo , Istoria della Ri- 
G. Decreto del 1348 alla Riviera Be- viera di Salò. - Brescia, 1599. 

nacense ed ai Carmini, segnato nel 9. Mazzuchelli, Relazione del fiume 

Lumen Revelationis, indice di do- Oglio, Ms Quir. II, V, II. - Se- 

cumenti della Riviera presso 1' uf- riola fatta derivare per l'irriga-* 

ficio comunale di Salò. - Non si zione « della Calciarla , datale dal 



DA PUINCIPI ITALIANI 



213 



agricole assai vaste e solitane terre che Bernabò, secondo il 
Gorio, le vendeva (23 aprile 1383) per duecento cinquan- 
tamila fiorini d' oro da lei portati in dote. Ella teneva in 
Brescia (a. 1381) un arsenale di ferramenta 1 ; e non è 
meraviglia se corra tuttavia la tradizione recasse in dote a 
Bernabò la nostra Riviera 2 , perchè proprio, sia che il ma- 
rito lasciasse fare, sia che lo dovesse per lo migliore, la 
governava, quasi a lei sola ne fosse dovuto il reggimento. 

Continuavano non per tanto le cause commovitrici delle 
camuni e bergamasche vallate. Martino da Erbano, un pio 
sacerdote, di castello in castello peregrinando, s'argomentò 
di ammansarne gli animi alpestri e disdegnosi. Gridato arbitro 
egli stesso con altri castellani, erasi del settantotto preconiz- 
zata una pace: ma levatisi al nuovo anno i guelfi del Serio e di 
Valcamonica, scontravano i ghibellini di Lovere e della valle 
guidati dall' Oldofredo. Il luogo di Castro fu ridotto in cenere: 
due Foresti rimasero sul campo 3 , e di quel parapiglia restò 
l'Iseo vincitore; il quale rinvigorito di ottocento fanti spedi- 
tigli da Bernabò (1380), trasse alla distruzione, e lo di- 



1179 



marito in assegnarci, dotalizio, pur- 
ché riducesse a coltura i terreni 
di quella provincia in allora spo- 
polata », Litta, Famiglie celebri 
Italiane. Visconti di Milano. - Ma 
dopo alcuni tentativi la vendè (1384) 
alla famiglia Secco V anno mede- 
simo in cui Regina mori. Abbiamo 
di lei, per quanto spetta alle cose 
nostre, l'atto di cessione fattole 
dal marito de' luoghi di Rocca- 
franca, Urago, Gazzolo, Floriano 
ed altre terre (1366), la vendita di 
Urago da lei fatta a Prevosto Mar- 
tinengo (1380), e la costei donazione 
dei luoghi di Oriano, Quinzano, 



Monticello, Padernello e Castelletto 
al milite Giovanni da Casate, che 
vendevali poscia al Maitinengo. Si 
vegga il Cod. Dipi. Bresc. - 11 privi- 
legio 1388, 28 ottobre, dei Visconti 
ai Martinengo porrebbe passati dal 
Casate ad essi Urago, Padernello, 
Motella ecc. Ms 98. 

1. 1381. In domib. ubi tenetur fon- 
clacum fcrrarecicc p. ili. D. nostra 
D. Regina. Perg. presso Fautore. 

2. Grattarolo, luogo cit. - Persico, 

Descrizione di Verona e del ter- 
ritorio, t. II. 

3. Chr. Berg. in R. I. S. t. XVI. - 
P. Celestino, Storie di Bergamo. 



*.ti;y 



». 1382 



-''' BRESCIA S10N0BE0CIATA 

cemmo, della terra di Albano '. Ma questi non erano che 
fattarelli, o come direbbe Cesare Balbo, fettegokzzi, de'quali 
d'altra parte ridondava non ch'altro la provincia tutta e 
pe' quali, siccome di piccole fazioni, e' non si pare eh, 
condizioni fondamentali della provincia mutassero gran (atto. 
Era si bene a lamentarsi, e lamentammo più volte co- 
tanta virtù miserabilmente sprecata. Ma quando non entra- 
vano eserciti stranieri, o quel danno pessimo e nazionale 
delle compagnie di ventura e dei mercenarj , quando qne' 
piccoli contrasti non provenivano da più cupi ed arrischiai, 
proponimenti o da più vaste ambizioni, quegli sdeanuzzi delle 
nostre terre, cui talvolta placavano il cader di un casale o 
d una torre, valevano a tener viva la gagliardia personale 
proprio nei secoli in cui le individuali energie erano il nerbo 
dei popoli lombardi. E veramente; governate con una mano 
d. ferro da principi di un giorno, che sarebbe mai stato di 
queste povere città, se la violenza medesima delle tirannidi 
non avesse costretto il popolo a sviluppare tutto il suo es- 
sere; a trovare talvolta nella torbida vita delle sue passioni 
un terribile esperimento delle sue forze; a farne sentire tal 
altra al rintocco della campana del Comune lo speditivo assai 
volte e sempre terribile conato? Ma nell'ardenza intanto di 
questi combattimenti era troppo di vigore e di vita, perché 
ciascuno non sentisse il bisogno di abbandonatisi coll'e- 
nergia di tutto se stesso: ecco il perché dal contrasto mede- 
simo s' ingagliardiva. 

Sostenitore di Clemente VII, era sceso in Italia (138-2) 
Lodovico d'Angiò, fermo di ritogliere Giovanna di Napoli e 
quel regno dalle mani di re Carlo: ma faceala Carlo stran- 
golare nel carcere, e l'Angioino attraversò Lombardia con 

1 • Chron. cil. col. 849. - 1380, XXIX D. Jomm. de Iseo cum equestri- 
luna. Mandato Dn. Bernabori verni bus et pedestribus DCCC. 



DA PRINCIPI ITALIANI 215 

fioritissima soldatesca 1 per condursi ad una guerra lunga, t. t s« 
incresciosa, disfortunata. Perocché assottigliato l'esercito 
dalla peste, inetto al resistere, più non restava al provenzale 
che di chiedere sovvenimenti, o darsi vinto. GÌ' implorò da 
Carlo VI, e n' ebbe un altro esercito. Ma la morte di Lodo- 
vico inopinatamente avvenuta (1384) variò con la fortuna &.im 
l'ordine delle cose napoletane, e diede libero a Carlo I il 
regno tutto. 

Un'altra morte era segnata in quest'anno, e che più si 
rannoda alla storia nostra: quella di Regina Visconti 2 . Donna 
empia, superba et avara la dice il Corio 3 . Con tutte le gratie 
che i cieli possono concedere a femmina bella , saggia et ornata 
cV alti costumi uno storico veronese 4 : qual fosse veracemente 
dicemmo altrove. A lei spesso ne' soprusi del diritto suppli- 
cavano i popoli soggetti, perchè sapeanla da ciò, quando 
volesse. Udia talvolta; più di frequente le altrui preghiere 
non ascoltò. Sino dal settantotto un Lodrone avea chiesto 
gli fosse reso come suo proprio il feudo di Bagolino 5 ; e 
quella Comunità pregava Regina perchè agli invisi Lodroni 
non fosse data 6 . Sospettano alcuni che l' oro bagolinese la 
comperasse 7 ; e certo non era donna da rifiutarlo. Fatto sta, 
che il conte per allora non ne fece nulla, intantochè ripi- 
gliando i Lodroni le pretese antiche, deviavano un' altra 
volta il corso del Caffaro : ma tosto avutone sentore il duca, 

1. 11 Cronaco Forolivieuse (R. I. S. 4. Saraina, Storie Veron. - lib. II. 
t. XXII) gli darebbe un 1 armata di 5. P. Panelli, Storia di Bagolino, ms 
sessantamila uomini- gli Annales - Comparoni, Storia delle valli 
Mediolanenses (R. I. S. I. XVI) Trompia e Sabbia, lib. IV - e più 
di quarantamila - l'Estense Cro- ancora il documento II (a. 1378) 
nisla (Rerum Italie. Script, t. XV) della nostra serie, 
diciottomila. 6. Buccio, Storia di Bagolino; ms 

2. 18 giugno 1384. presso Pareti, comunale suddetto. 

3. Corio, Istoria patria - a. 1381. 7. Panelli, ms cit. 



216 



HHKSCIA SIGNOREGGIATA 



;i ., 3 84 ordinava che dugento Bresciani si portassero alle foci del 
fiume per contrastare a quelle novità; onde Antonio Coc- 

caglio e Cornino da Offlaga vi si recavano, e il Cafiàro 
verso Uiobianco novellamente fu ricondotto. 

In questo mentre, avendo già Bernabò difiso ai figli Lo 
stato, al minore di tutti Mastino, giovinetto di forse dieci 
anni, avea data la nostra città, la Riviera benacense, la Valca- 
monica. E pure al tutto non erano tranquille le cose di Lom- 
a 1385 bardia. Gian Galeazzo Visconti fremeva impaziente che un'oc- 
casione gli venisse porta a togliere il ducato allo zio. Poi che 
nessuna s'appresentava, fìntosi Galeazzo di passaggio dalle 
porte di Milano (16 maggio) per compiere un voto alla Ma- 
donna di Varese, così senz'arme, senza sospetto alcuno gli 
mosse incontro Bernabò. Assalito e preso dal nipote, fini 
per veleno lavila. Tutto il ducato a Gian Galeazzo si diede: 
non però Brescia, nella cui cittadella il giovinetto Mastino 
erasi chiuso. 

Carlo ancora, altro figlio di Bernabò *, si volle in Brescia 
ricoverato: altri lo dissero campato a Reggio per la via di 
Cremona. Un Guglielmo, due Guidoni ed altri dei Gonzaga, 
un Francesco Sassolo con assai nobile comitiva circondavano 
l' infelice Mastino ; e poi che un corpo di valorosi e l' armi 
di Antonio dalla Scala ivi accorse lo proteggevano, per al- 



Si sa che tra legittimi e naturali 
Bernabò Visconti ebbe trentasei 
figliuoli. — Carolus filius D. Ber- 
nabovis . . . non credens se se- 
curum, perrexit Brixiam, ubi D. 
Mastinus . . . et nob. DD. Gui- 
do de Gonzaga etc. - C. Pulicis 
Ann. Vicent. Rer. I. S. t. XIII, 
e. 261. Excepta Brixiensi Citta- 
della et suo Castro, ubi D. Ma- 



stinus, puer cetatis forte nwem 
annorum, cum nobili et fideli sua 
comitiva se retinuit usque ad 22 
diem mensi Julii (?), sperans ha- 
bere subsidium ; et a subsidio de- 
solatus, certis. ..pactis quamquam 
cum verecundia, exivit Brixia cum 
omnibus arnexiis et baronibus suis 
etc. - C. Pulicis Ann. Vicent. 
col. 1261, R. 1. S. t. XIII. 



DA PRINCIPI ITALIANI 



21 



quanti dì, respinta Y oste nemica, tenne quel luogo l . Alcuni 
soggiungono non Carlo, ma Lionello ed Estore naturali di 
Bernabò si trovassero in Brescia, e che recasservi la notizia 
delle paterne sventure. Venuto a patti Mastino per mille 
ducati ad ogni mese, non a vita però, e per non so quali 
altre condizioni dai cronisti non tramandate, lasciata la cit- 
tadella, ricoveravasi in Verona 2 . Il 17 maggio Antonio Porro 
entrava in Brescia pel conte di Virtù: Guido Gonzaga, che 
tenea per Mastino la cittadella, fu costretto ad uscirne con 
esso il 26 di luglio, onde all'istante a nome di Galeazzo en- 
trovvi un Giacomo dei Soardi 3 . 

In quelle prime larghezze del nuovo reggimento, che 
tanto giovano a raffermarlo, veniva ampliando, corroborando 
il conte di Virtù privilegi, esenzioni, immunità d'ogni sorta 



a.1385 



2. 



Reduxit se in Cittadella et Castro 
dictce Civitatis cum D. Guilielmo 
et Guidone fratribus de Gonzaga 
etc. Chron. Placent. R. I. S. 
t. XVI, e 544 - Ann. Mediai. R. 
I. S. t. XVI, col. 786. - In quanto 
ad Antonio della Scala si vegga la 
lettera di sfida che dell'oltantasette 
mandava il conte di Virtù ad An- 
tonio stesso, pubblicata dai Gattari 
(1. cit. e. 598) e dal Corio (Istoria 
patria): Nos credimus , cosi la- 
gnavasi il Visconti, Vos obliterasse 
quales, quanlosque traclatus in- 
struxeritis adversus statum no- 
strum pendente obsidione cittadella} 
Brixice etc. 

Finaliter reddiderunt dictam Cit- 
tadellam et Castrum dicto D. Ga- 
leaz . . . dando dictus D. Comes 
dicto D. Mastino omni mense cu- 
juslibet anni usque ad certum tem- 



pus florenos mille auri sub certis 
pactis et condiclionibus. Et dictus 
Mastinus ivit Venelias. Chr. Plac. 
1. cit. - Ann. Med. 1. cit. - E nel 
Chron. Reg. Rer. It. Script or. 
t. XVIII , col. 92. - Variano i cro- 
nisti nello stabilire la resistenza: 
certo è per altro che sul cadere 
di luglio tutto era terminalo - Ve- 
rona fu al Mastino breve ricovero - 
Veronam fugerunt, et Venetias se 
conlulerunt; così nella Cronaca 
Veronese edita dall' Orti. 
XVII Maii data futi civitas Brix. 
prvefato D. Antonio Porro Capi- 
taneo prò . . . Cornile Virtutum; 
sed Civitatula non futi data, in 
qua erat prò capitaneo D. Guido 
de Gonzaga — XX Julii reddita 
fuit Cittadella in Castro Brixice 
qua eraf D. Guido de Gonzaga 
prò capitaneo. Chron. Berg. cit. 



218 



BRfcSCIA si(i>(»hi-:r;(;iATA 



alle città supplicanti, a'iuoghi moltiplica a' vassalli «li tulio 
il ducato. Ricorderò qui soltanto al caso nostro, e come ad 
esempio, i privilegi di Quinzano, d'Oliano, di Pedergnaga, 
della Riviera 1 . La quale profittando di quel mutamento di 
servitù, spediva messi al duca, perchè cercassero con aceonce 
parole le terre benacensi fossero separate da qualsivoglia 
Comune e dalla nostra città (deplorabili invidiuzze del se- 
colo XIV e sto per dire di tutti); di più, che il podestà di 
Riviera, tolto a Maderno e dato a Salò da Regina Visconti, 
alla sedia antica si ritornasse, perchè Maderno, e" dicevano, 
è più grande comunità che la salodiana non sia, e perchè 
grave parea loro lo spendìo del castellano. Di rincontro il 
duca facea decreto — A quel modo che per lo addietro si go- 
vernassero i rivereschi; tornasse a Maderno il podestà, il castel- 
lano di là si rimovesse 2 . 

E non si creda per altro che simili condiscendenze a più 
larghi concedimenti si dilatassero. Né Gian Galeazzo, né al- 
cuno mai dei Visconti peccò di misericordia e di perdono. 
Gli Statuti Benacensi serbano ancora parecchie leggi del suc- 
cessore di Bernabò, nelle quali è a cercarsi ben altro che 
indulgenza e pietà 3 . Avvezzi a governare sudditi frementi 






1. N. 133 de' miei mss, e Cod. Dipi. Br. 

2. E furono Maffeo da Gargnano, Lo- 
renzo dei Lancetti da Maderno, 
Raimondo da Portese, Benedetto 
<la Volciano, Bellotti da Padenghe. 
- Rerum Matementium Monimenta 
del cav. Vitali di quel castello, ms 
presso T autore, copia dell'esistente 
nell'archivio comunale di Maderno. 

3. Quaranta decreti del conte di Virtù, 
probabilmente inediti, sono raccolti 
negli Statuti Benacensi del 1386, 
confermali da quel Visconte, e sono 



nell'autogr. di quegli statuti del- 
l'abb. Cantoni di Salò e nella copia 
di essi presso di me. È singolare 
ivi il cenno di un collegio di Notai 
con un abbate loro proprio in Salò, 
e trovo in quel codice i seguenti 
Rettori Viscontei. 
1386-87 Antonio Rasignano 

1388 Lodrisio Crivello 

1389 Taddeo de' Pepoli 

1390 Uberto Visconti. 

Fra quei decreti non parvenu 
omettere i seguenti — 1386, 27 






DA PRINCIPI ITALIANI 210 

per ispirilo di parte e desiderio di libertà, promulgavano 
que' Visconti leggi subite, risolute, violenti come le intolle- 
ranze del popolo che pur volevano infrenato. Erano rin- 
toppi e impedimenti alla piena di un fiume disdegnoso del 
letto e della sponda, che accusavano la fretta e la precarietà 
ma ben anco la prepotenza dei loro autori. E il malo esem- 
pio ai signorotti di minor calibro, da questi a tuttaquanta la 
nobiltà si propagava. Giovanni Gambara, per dirne una, na- 
turale di quel Maffeo che da Carlo IV infeudavasi di molti 
castelli del territorio nostro, aveva in moglie una cotal 
Subrana di perduto costume. Certa Bartolomea, che forse 
troppe ne sapeva, osò parlare; il perchè i Gambara fatta 
prendere da due loro cagnotti quell'infelice, la sommettevano 
al taglio della lingua. Dannati i conjugi dal nostro podestà li- 
berto Visconti alla medesima pena, ricorrevano a Federico, 
altro figlio di Maffeo, che fatta seguire tra la barbara Subrana 
e la mutilata donna con istromento pubblico la pace, ottenne 
da Gian Galeazzo la remissione della condanna *. Antenato 
di entrambi fa Gherardino Gambara eletto nel 1320 capi- 

Aprilis. De conspiratione et con- D. March. Estensis D. Mantuce 

federatione dissolvendo,. — 1286, solvi possint super territorio Doni. 

22 Septemb. De pena impetrantis nostri stari. — 1392, 4 Januarj. 

previlegium aliquid papale sive Quod quicumque liceat omnes ci- 

imperiale sine licentia Domini. — ves Bononienses qui erant in ci- 

1388, 4 Junii. De bayla concessa vitate Bononice tempore eorum 

inquisitoribus heretice pravitatis , proditorie ribellionis in avere, et 

et modo , et forma prò eos ser- personis impune oj 



vanda contra herelicos fautores, Anche Rovato compilava, 1384, 

et defensores eorundem. — 1388, gli antichi statuti essendo Vicario 

27 Junii. De pena imposita ca- della terra Paganolo de Albagrate, 

pientibus pipiones , vel columbos. riconfermati da Guidone Gonzaga 

— 1389, 4 Januarj. De pena im- capitano di Brescia. - N. 134, 
posita furantibus canes, et de mo- p. 104 de' miei mss. - Si vegga il 
do servando in conducendo eos. Codice Diplomatico. 

— 1389. 7 Junii. Quod bamnili 1. Doc. Gambara - n. 8 de' miei mss, 



1Ì.{) BRESCIA IIGNORBGGIATA 

iim tano del popolo di Parma, a cui doveva recarsi con duo giu- 
dici, due notai, sei domestici, tre scudieri e sei cavalli, e n'a- 
veva l'annuo stipendio di mille sessantasei lire imperiali K 

Nò già che mancassero leggi; anzi è dì questa età una 
rinnovazione particolare di statuti, qua] altra non fu mai: ma 
le leggi avevano ed in se stesse e nella condizione di alcune 
classi privilegiate ostacoli potenti. Ma torniamo alla storia. 

3*f, Spedivano intanto i Benacensi al Visconti una solenne 
ambasciata (era l'aprile dell' ottantasei) perchè soscrivere 
volesse i rivereschi statuti; e Galeazzo sottoscriveva, e il dì 
5 luglio venivano solennemente pubblicati in Salò dinanzi al 
capitano della Riviera ed a quarantasette rappresentanti di 
quella terra deliziosissima. Leggi le più antiche dei Bena- 
censi fino a noi pervenute, all'adempimento delle quali vi- 
gilava un podestà o capitano, cui era addetto un vicario, un 
giudice dei maleficj, un contestabile, un cancelliere; statuti 
cui furono tipo gli antichi dei municipi lombardi, e che ser- 
bavano tuttavia le impronte del longobardico penitenziario 
sistema, freno impotente per tanti secoli al delitto, norma e 
stimolo all' arbitrio della sentenza e del castigo. De' Bre- 
sciani poi sotto il conte di Virtù, e più largamente degli os- 
servati all'epoca viscontea diremo altrove 2 ; né della città 
soltanto, ma del territorio ancora, perchè si vegga quanto 
frastagliamento di leggi e di potere fosse allora non dirò 
sopportato, ma stoltamente voluto. Anche Brescia rinnovava 
in questi tempi gli statuti suoi propri, e il codice se ne 
conserva tuttavia nella Quiriniana, e noi più innanzi avremo 
a ricordarvelo 3 . Agli statuti veniva di paro passo, voluto da 
Bernabò, l' estimo generale della provincia, e quello del 1385 



i. Ms citato e Codice Diplomatico 2. Codice Diplomatico Bresciano. 
Bresciano. 3. Idem. 



DA PRINCIPI ITALIANI 221 

fra i più antichi da me conosciuti merita bene un posto, e 
noi glielo faremo, nel Codice Diplomatico 4 . 

In questo frattempo (a. 1387) la guerra fra gli Scaligeri 
e i Carraresi ingrossava più che mai, talché ne seguitava tra 
il signore di Padova ed Antonio della Scala il fatto d' arme 
(11 marzo) del Castegnaro 2 , in cui la fortuna sorrise al 
Carrara, il quale tornossi a Padova come a trionfo con lungo 
seguito di prigionieri (quattromila cavalli ed ottocento pe- 
doni), ne' quali è distinto il nome di un Pisano da Brescia, 
condottier di ventura probabilmente, e di un iVntonio da 
Castelbarco. 

Era già Y astuto Visconti, come dicemmo, in lega occulta 
col Carrarese, il quale, pago di Vicenza, cedea ne' patti Ve- 
rona al conte di Virtù. Ed ecco il conte mendicando torti ed 
offese, eh' e' diceva ricevute nella oppugnazione di Brescia 
dell' ottantacinque, sfidare per lettere Antonio della Scala, 
invadere la rocca di Garda e la riviera di colà, e per segreti 
accordi coi Bevilacqua di Verona, ragunato in Brescia 3 un 
forte esercito, muovere a dispogliarlo del suo dominio. Ma 
poco stante moriva Antonio ramingo nelle vallate del Friuli 4 ; 
ed alla moglie, la bella e superba Samaritana, ed ai figliuoli 
discendenti da quel Mastino eh' avea pronta una corona d'oro 
per farsi re, die pane la repubblica di Venezia. 

1. N. 61 de' miei mss,p. 166. Il ter- col. 514. - Carli, Storia di Ve- 
ritorio è diviso in quadre, e le rona, a. 1387. - Orti, Cron. ined. 
quadre in comuni. 11 documento è veronese. 

della massima importanza pei raf- 3. Saraina, delle Istorie di Verona, 

fronti statistici della condizione 1586, lih. II, carte 56. - Bianco- 

delle terre bresciane di cinque lini, Suppl. al Zagatta, p. 120 ecc. 

secoli fa. 4. Non senza sospetto di veleno. Ver- 

2. Gattaro, nelle citate istorie dalla ci, Storia della Marca Trevigiana, 

col. 531 alla 533, ov 1 è largamente lib. XIX, pag. 183. - Chr. Plac 

descritta la battaglia di Castegnaro. col. 489 in R. I. S. t. XVI. - Orti, 

- Chr. Est. in R. I. S. t. XV, Lettere sopra due medaglie ined. 



ì±± BRESCIA SIGNORI GflìAfl 

Avuta Vicenza, annichilati gli Scaligeri, adesso il Vi- 
sconti volea lo stato dei Carraresi, e a viva forza il tolse. 
L'infelice Francesco Novello, che dal padre lo avea ricevuto, 
non bastava a difenderlo; fu breve la pugna, e ad altra terra 
Novello si riparò 4 . Donde la lettera del Visconti al senato 
di Brescia perchè si celebrassero con riti solenni e pr< 
sioni le sue vittorie *. 

Veniva intanto Galeazzo presidiando le proprie città, in 
ciascuna delle quali ordinava grosse accolte d'uomini atti 
all'armi, affidandone per la nostra l' incarco a Berardo 
Maggi. Dodicimila si registravano tra queste mura; quaran- 
tamila ne'vici e nei castelli dell'agro nostro 3 . Uomo terri- 
bile fu costui; il più grande senz'altro, non dirò dei Vi- 
sconti, che non sarebbe gran lode, ma di quanti vantasse 
l'Italia tutta nel secolo XIV. La quale stoltamente levatasi 
contro a quell'uomo, venia struggendo la misera quanto 
ancor le restasse di potenza e di vita. Non entrerò qui nelle 
sottili argomentazioni del Sismondi; con esso io non dirò, 
che se Gastruccio, Mastino, Giangaleazzo fossero divenuti re 
d'Italia, avremmo passate l'Alpi cogli eserciti nostri. Pur 
troppo il grande istorico, con quella prepotenza, e lasciate 
ch'io dica esuberanza d' ingesno, che brilla di tanta luce 
nelle forti sue pagine, da fatti supposti per un istante deri- 
vando effetti probabili, eppur supposti anch'essi, ne tragge 
a' campi aerei, né difficili sempre, della induzione. Ma 
quando alle tenebre desolanti della storia sostituisce il fa- 

ì. Fugato Francisco de Canaria, prendere lo stato, e poco appresso, 

qui paulo post, pacifica accedens ma con esito infelice, alla testa 

ad dictum Galeaz visendum, captus de' suoi ricomparire. 

est, et in carcere Brixice detrusus, 2. Como, Istor. Patria, a. 1388, che 

die 1 Decembris (1388). Ann al. dà Finterà lettera. 

Foroliv. in R. L S. t XXII, 3. Madii Chronicon Brixice citato, 

col. 195. - Noi lo vedremo ri- a. 1388. 



DA PRINCIPI ITALIANI 223 

scino delle sue cogitazioni, così dolce riesce Y assaporarle, 
che tu le segui, vi t'abbandoni, e lasciata da un canto la 
realtà inesorabile ed austera, ti pasci di quelle ipotesi, per- 
chè ti parlano di uno stato cui forse avremmo fin da que' se- 
coli conseguito, ma cui mestamente si volge ancora l'anima 
nostra come un'Eva respinta dal mistico Eden. — Il perchè 
le storie del Sismondi sono a locarsi fra quegli scritti assai 
rari che ci trascinano a meditare colla severità dei loro au- 
tori, anco là dove il silenzio dei fatti s' adempie non d' altro 
che della magia del pensiero. Non entreremo noi dunque in 
queste indagini, ma sentiamo per altro un intimo convinci- 
mento, che se la milizia nostra si fosse mantenuta nel grado 
in cui fu posta dal conte di Virtù o di qualche italico soldato 
dei secoli XV e XVI, saremmo ben altri. Se non che il vasto 
divisamento del duca, più che invito agli accordi, era di- 
spetto incomportabile ne' principi rivali, stimolo a sorgere 
congiurati per soffocarne i germi; e la violenza mirabile dei 
Visconti nel sostenerlo metteva in apprensione l'universa 
Italia. Brevemente ; ogni repubblica, ogni principe, ogni Co- 
mune non sapea sopportarsi nel duca e in nessun altro quel 
predominio che avrebbe (antico tarlo) per se medesimo vo- 
luto. Il perchè, se un accordo fermato in Pisa (1389) que- 
tava il sospetto, noi toglieva così, che l'anno appresso meglio 
che in altro mai non si destassero le paure K 

Giangaleazzo, che non ne avea per nessuno, faceva guerra 
a Bologna (1390), facevala gagliardissima ai Fiorentini, i 
quali, se non moriva, perdevano. Pure mirabilmente quella 
repubblica battagliò, ed il fine fu assai meno malvagio, che non 
fosse la guerra spaventevole ~. E quanto a noi costassero quelle 
guerre infelici appare dagli ordini emanati perchè i nostri 

1. Matth. de Griffonibus, Chron. Cronaca Bolognese in quel volume. 
in Reì\ It. Scr. t. XVIII - e la 2. Machiavelli, Stor. Fior. lib. 111. 



2Ì.Ì BHE&CIA SlGNOftKOGlAfA 

Comuni sollecitassero le paghe ai guastatori che dovendo re- 
carsi ad felicem exercùum, pur non volevano tùie completa w- 
lutione l . Ma Francesco Novello tutta Padova gli ribellava; 
Estensi, Bolognesi, Fiorentini si rallegravano: Venezia poi 
n' esultò. A vero dire, se prestiam lede alle cronache d'Este, 
di Piacenza, di Bologna, ed a quelle del Gattaro, del Corto, 
di Matteo Griffone, anco Verona gli si era fatta ribelle, e 
secondo alcuni di quegli scrittori, Brescia, Bergamo, Cre- 
mona già vacillavano nella fede: e forse l' intimazione fatta in 
quest' anno dai Visconti al comune di Montechiaro perchè 
sgomberi delle piante le fosse di quel nome da Lonato fino 
ad Asola, e vi metta i ponti e nessun vi passi, è ordinamento 
militare che presentiva l'imminente procella 2 . 

Le trame italiche contro al Visconti rinvigorivano ogni 
dì più. Fiorenza poi, chiamatogli contro vergognosamente 
dalla Germania un Armagnacco avventuriere, lo stipendiava 
del suo. L'Aguto v'era già; battea le terre del Veronese, 
e poi che ad Ostiglia e ad Asola minacciava guai, Funa e 
l'altra il Visconti ebbe vendute per ciquantamila ducati a 
Gianfrancesco Gonzaga 3 ; il quale non per tanto s'era di- 
stolto dal conte di Virtù, mentre appunto contro allo stato 
proprio s'aumentavano (le solite infamie) i venturieri. 

Ma l'Aguto avvicinavasi all'agro nostro: passato l'Oglio 
a Budiano (era il mese di giugno del 1391), venia tempe- 

1. Miei mss, n. 61 - Si vegga il quale soggiunge poi: « non si sa 
Cod. Dipi. - È un' intimazione a come la seconda (Asola), che nel 
nove Comuni, i quali si rifiutavano 1335 era pur dei Gonzaga, l'aves- 
dicendo, quod veniat Domini si sero perduta ». 11 come noi lo 
salarium suum non mittemus? (!) vedemmo al 1348; nel qual anno 
La ragione del rifiuto è alquanto Luchino Visconti, passato l'Oglio a 
singolare. Piadena, toglievala di viva forza a 

2. Idem, ms 61, pag. 154 (Codice Filippino Gonzaga. Ritornata in 

Diplomatico). potestà dei duchi di Mantova, nel 

3. Litta, Fam. celebri. Gonzaga - il 1368 fu dai Visconti ripresa. 



DA PRINCIPI ITALIANI 225 

stando per lo Bresciano e per le valli di Bergamo, facendone 
governo da masnadiero *. L'Armagnacco non era giunto an- 
cora; e T Aguto, che tra ladro e condottiere sapeva il fatto 
suo, data ad Ugulotto Biancardo capitano del Visconte una 
buona lezione, con quella ritirata di cui dissero i cronisti le 
meraviglie 2 , tornossi intero e saldo al Padovano. 

Per quanto narra il Capriolo , erasi 1' Aguto posto j al 
ponte di Navi sul fiume Clisi. Le genti del duca, trovato 
un guado, il passavano per togliere all' inglese la via. Pian- 
tate questi le tende a Giliverghe, finse appoggiarsi colà : ma 
s' imboscava, tendendo agguati ai ducali che, preso il ponte, 
s'avanzavano: circuiti ad un tratto, quanti non cadevano sul 
campo, a Serie si riducevano, dove l'audacissimo Giovanni 
Ronzone fama è, qual eh' ella sia, che il medesimo Visconti 
ospitasse. 

Giugnea l'Armagnacco, uomo soro e insolente, che gri- 
dando fuori, o vilissimi, a noi Lombardi, e roteando una spa- 
daccia, parea volerci mettere in iscompiglio sol della voce. 
Un prode italiano , Jacopo del Verme, noi si fé' dire due 
volte, e con soli cinquecento de' suoi gì' insegnò di che sa- 
pessero le nostre spade. Esso, il millantone, fu prigioniero, 
e quasi tutti lo furono i calati di Francia e di Lamagna con 
lui 3 . Mirabile a vero dire , e poco meno che portentosa fu 

1. Chron. Berg. in R. I. S. I. XVI, Chron. Berg. col 858. R. /. S. 
col. 858. - E il Sozomeno (Spe- t. XVI. - Corio, Storia di Milano, 
cirnen Histor. nel citalo volume, parte III, a. 1391. - Ammirato, 
anno 1391). Johan. Aguth (cioè Stor. Fior. lib. XV, pag. 816 ecc. 
— falcone in bosco) (lux Ligm 3. Chr. Plac. R. I. S. t. XV. - Non 
Florentinorum discurrit in ayrum so che dica il Capriolo di re Ven- 
Yeronoc, et BrixicR etc. ceslao venuto sino a Navi dalla 

2. Gattaro, Storia di Padova, R. I. via di Sabbio per vendicare la 
S. t. XVII, col. 805 e seg. - Chr. morte dell 1 Armagnacco, e retro- 
Est. R. I. S. t. XV, col. 522. - cesso senaa far nulla. 

ODor.ici, Storie Brèsc. Voi. VII tS 



226 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

b.1391 l'attitudine del Visconti contro le forze più riguardatoli 

d'Italia per tutto questo e per l'anno che seguitò (13132), 
nel quale Francesco Gonzaga sollevavagli contro una lega di 
principi e di Comuni. Le sue schiere si confidavano al fa- 
moso per grandi sventure e accidenti strani Francesco No- 
vello dei Carraresi, il quale inoltratosi nel Bresciano, ma 
con esito disfortunato, venne obbligato dal conte di Virtù 
a smettere l' impresa. Seguiva intanto una tregua ( non oso 
«■«393 dir pace), ond' Asola ed Ostiglia (1393) venivano a Gian,aa- 
leazzo restituite ; ed era fatale che ad una strana interpreta- 
zione di quel contratto fosse dovuta la causa prima di quasi 
un lustro di guerra *. 

Gl'irrequieti Carmini proseguivano in questo mentre lor 
tafferugli, Sendo vicario della valle un Tommaso Cobi, ave- 
vano i guelfi nell'anno antecedente investita la torre Decia 
ed il palazzo dei nobili Soardi, smantellato l' una e 1' altro, 
gittatine i rottami ne' gorghi del vicin fiume. Condotti adesso 
dai nobili di Lozio e dai Buccelleni , disertavano Gandino ; 
ond' ecco levarsi i ghibellini di Lovere, di elusone, di Tre- 
viglio, d'ogni terricciuola, d'ogni casale, ardere Pluzano, in- 
veire senza misericordia contro a' guelfi asili 2 . E non è a 
dire quanto spiacessero al duca quelle acerbe e minute ven- 
dette; pur tollerava, provavasi a metter pace con dolci modi: 
mandava presso i Camuni un Risiolo da Serabrio; ma l'aver 
perdonato ai Federici l' esilio, guastò i trattati 3 . E quindi, a 
non dilungarmi su queste minuzie, Cristoforo degli Isei porre 
a sacco Arderia, e i Soardi cogli uomini di Lovere e di elu- 
sone incendiar Pizzo, Pedrorio, Porzano, Sorisola; poi gna- 
gnere a porta s. Lorenzo di Bergamo, e respinti, girsene 
scorrazzando per la valle di Tegete. Quindi i guelfi camuni 

1 . Luta , Famiglie celebri. Gonzaga. 2. Chr. Berg. 7?. I. S. t XVI. 
- Chr. Est. R. I. S. t. XV. 3. P. Gregorio, Tratt. Cam. a. 1393. 



DA PRINCIPI ITALIANI 22/ 

sforzare la terra di Lovere, ucciderne il conte; e i Loveresi 
a resistere ferocemente; poi un Giacomo degli x\vvocati 
passar l'Oglio a Galeppio, e con un polso di quattrocentocin- 
quanta Bresciani correre ad Adraria per sostenervi un Fermo 
di quel luogo, accerchiato coni' era esso ed un pugno di tre- 
cento fra Bresciani e Bergamaschi da duemila soldati di parte 
ghibellina, come al solito condotti dai Federici, dai Colleoni, 
dai Soardi e dagli Isei. Ma l'Avvocato poteva a stento, inse- 
guito com'era dagli abitanti di Paratico e di Palazzolo, sal- 
varsi colla fuga, lasciando sul luogo sessanta prigioni e due 
bandiere *, mentre i guelfi di Valseriana e di Brembana po- 
nean Lovere in fiamme, salva la torre di Tebaldino Foresti. 
Pur finalmente al cadere dell'anno (IO dicembre) dinanzi a 
Franchino Crivello capitano presso i Camuni del conte di 
Virtù fu combinata fra quegli irati spiriti una pace 2 . 

Né quella pace durò; gli sdegni di parte ricominciarono, 
e non era chi % raffrenarne Y impeto valesse ; perchè il Vi- 
sconti, tutto volto all'impresa di Ferrara, avea ben altro pen- 
siero che di cotesti fra una borgata e l'altra di nostra valle 
scapigliati affrontamene. 

Noi diemmo fin qui a Giangaleazzo ed agli altri Visconti 
titolo di duca; e benché ne confortasse V esempio degli sto- 
rici milanesi, quel titolo, a rigore di storia, loro non si dovea. 

i. Jacobus de Advocatis de Brixia runt . . . per homines de Pala- 

habitator in loco Ar cenate Vallis zolo, de Paratico, et alios Bri- 

Trumpice et Toninus de G ardono xienses, et multi capti fuerunt et 

agro Brix. una cum maxima co- ducti Palazolum eie. 
mitiva venerunt per Olium ... 2. L' atto di concordia si legge nel 

volentes venire ad locum Adraria Gron. Berg. - Bernabò Foresti lo 

ad succurrendum Joan. Firmum, soscriveva per tutte le ghibelline 

etc. Chron. Berg. cit. a. 1393. E Comunità. Eppure nel giorno ap- 

più innanzi: Et ultra Olium fugit presso interfectus D. Cristo forus , 

dictus Jacobus . . . et multi ahi D. Jacobini de Iseo. Chronicon 

de dictis Guelfis inlerfecti fue- citato. 



2^28 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

..issi Clio se il conte di Virtù se D'area presi gli attributi anche 
più assai che il nome non comportasse, quel nome per altro 
non comperava da re Venceslao che nel 1395, e centomila 

,.1395 fiorini d'oro n'erano il facil prezzo, più facile ancora, per- 
chè non suo, ma da' sudditi estorto. Entro al ducato, che nel 
diplomasi descrive, trovasi la nostra città 4 , e l'ampia si- 
gnoria col vano titolo di feudo dell'impero (sogghignando 
probabilmente) Galeazzo riceveva. 

,.,3' l7 Un amichevole accordo tra i miseri Carmini intanto si 
rinnovava. Forse bramavanlo davvero, e fu commovente 
spettacolo. Poiché Giacomo Malaspina podestà della valle, e 
il conte Enrico Soardo capitano, ravvicinate a concordia 
le avverse fazioni, prescrivevano che al ponte dell' Oglio 
detto Manerbio se ne fermassero i patti. Surto il dì conve- 
nuto, sedevano in mezzo a quel ponte i delegati del duca: 
teneano i guelfi la destra dell' Oglio, stavano sull'altra 
i ghibellini. Lette le condizioni, primi i nobili delle terre, 
poi le rappresentanze dei Camuni tuttiquanti sulle rive del 
patrio fiume giuravano di mantenerle : ma come l' onda di 
quel fiume ogni proponimento n' andò 2 „ e pochi mesi ap- 
presso 3 già correvano i guelfi all' assalto d' Albino, e il di- 
spogliavano. 

1398 L'alleanza che i Visconti e la lega avevano fermata, a 
dieci anni si prolungava 4 , e Jacopo del Verme, travestito 

1. Il diploma è negli Ann. Med. R. I. super pontem et ad pontem de 

S. t. XVI, col. 827. Manerbio super fluminem Olii in 

2. 31 Decem. Celebrata ' fuit pax su- confini etc. Storie di varie terre 
per pontem Vallis Camonicoe inter del Bresciano. - Cod. Qm'r. C, I, 
D. deFedericis etc. Chr. Berg. R. 9. Si vegga il Codice Diplomatico 
I. S. t. XVI. - Ronchetti, Mem. Bresciano. 

Berg. lib. XXVI. 4. Delayti Ann. Eslenses , col. 630 

3. 1397 Die ultimo Decem. Pax in- in R. I. S. t. XVIII. -Il Du-Mont, 

ter ghibellinos et guelfos totius Corps Diplomalique, t. II, parte I, 

vallis facta — Hceù acta sunt pag. 266. diede l'alto della tregua. 



DA PRINCIPI ITALIANI 229 

da frate minore l , segretamente lo trattò. Giangaleazzo che r.tm 
mai pace alcuna avea serbata, e che tutte però le stipulava, 
tenne ancor quella (1398), pronto a romperla il primo. 
Frattanto un audacissimo bresciano, Giacomo Ronzone, 
ribellava al duca 2 , e ben doveva essere potente per se- 
guito e per virtù, se un Giangaleazzo Visconti poneva il campo 
contro di lui, né potesse disperderlo coli' armi sue. 

Vedemmo Italia del secolo XIV: la vedemmo ostello di 
dolore; non donna di provinole , ma bordello; eppur serva non 
fu. Perdoniamo all' austero che in un istante di ghibellina 
alterezza quel fiero detto ne 5 fieri carmi lasciò; e doman- 
diamgli se, fra un popolo di servi, un' anima, una mente potea 
sorgere mai come la sua, forte, splendida, virile, che di sé 
stessa tutto un secolo improntò, e funne ad un tempo im- 
pressionata. Appressiam dunque al XV; all'età di minori 
sminuzzamenti lombardi, ma nella quale era Italia di tanto 
più immemore della sua prisca virtù. 

Quell'irrequieto popolo fiorentino cui la potenza del a.i4oi 
Visconti teneva in apprensione grandissima, pronto afferrava 
qual più fosse occasione sollecita e speditiva a conturbarla. 
Abbiam narrato come del 1395 si comperasse il Visconti 
dal facile Venceslao per centomila fiorini il titolo di duca. 
Al vile mercato la Dieta germanica indignò; e deposto l'im- 
peratore, sostituivagli Roberto duca di Raviera, detto ancora 
il Bonario. 

Ed ecco intorno all' eletto un adunarsi degli ambascia- 
tori di Firenze, di Padova, di Roma; un ossequiare, un pro- 
mettere maraviglioso : volesse, dicevano, cancellare colV armi 

1. Gattaro, Storie Padovane, p. 834, existens in montaneis Brix , se 
in Rerum Italicarum Scriptores , rebellavit dominio D. Ducis Mediol. 
tomo XVII. qui imposuit campum contro, ipsum 

2. Ann. Mediol. Rer. I. S. t. XVI, Joannem, sed nullo modo ipsum 
col. 83l, 1308, Joannes Rozonus habere potuit. 



l'M) BRESCIA SIGNOREGGIATA 

«.un, quell'onta di Vinceslao e dell' imparo. Cosi almeno suonavano 
le parole: ma vedrem poi sotto Brescia come s' intiepidis- 
sero Degli alleati le tenerezze impellili. Odiavano, teme- 
vano, invidiavano Giangaleazzo e nulla più; e V invidia non 

ragiona, e soprattutto non sente bene l . Questo in palese: ma 
di soppiatto la stessa repubblica veneziana si metteva den- 
tro ai trattati. I Fiorentini, che sempre in ogni impresa mer- 
canteggiavano, facean 1' offerta di centomila fiorini a re Ro- 
berto, lorchò fosse venuto con giusto esercito, e d'altret- 
tanti appena posto il piede sul Milanese 2 . Ne qui cessavano 
lor mene; perchè essendo il mese di giugno, procurato ad 
arte l'ammutinamento de' guelfi nostri, per quasi tutto il 
Bresciano fu scompiglio e rivolta; nelle valli poi più fiera- 
mente che altrove, nemiche sempre come si palesavano dei 
Visconti 3 . Fiorenza, che s'era fatta delle città lombarde già 
larga dispensatrice, promettendo la nostra a Francesco Car- 
rara 4 , stringeva accordi cogli ammutinati 5 , cui persuadeva 
il torsi a Giangaleazzo per darsi al Carrarese, il quale non 
è a dire quanto s'affaccendasse a tener vivo quel moto. 

1. Balbo , Sommario della Storia rentini causatori della ribellione 
d'Italia - pag. 195. Età VI. Dei facla per li bressani . . . promet- 
Comuni. tendoli (a Roberto) gli farebbino 

2. Bracciolini, Hist. Florent. R. I. havere Bressa ». Corio, 1. cit. - 
S. t. XX, col. 282. Volean dunque darla al Carrarese 

3. « MCCCCl. Dil mese di Giugno la ed a Roberto. Spieghiamoci. Forse 
factione Guelpha de lo Episcopato volevan essi risottomessa all' im- 
de Bressa maximamente Valli Sabii pero la città, con questo che il 
eTorpii in ogni tempo capitali ne- Carrarese ne fosse, come allora 
mici a Vesconti rebellandose dal dicevasi, il Vicario. Da ciò ver- 
Duca se confederarono con Fio- rebbe chiaro quel passo del Brac- 
rentini e quello di Carrara ». Co- ciolino (1. cit. col. 282): Patavinus 
Rio, Storia Patria, a. 1401. cum tribus equitum millib. a Fio- 

4. « Secundo la promessa a lui facta rentinis missus (in agro Brix.) 
per fiorentini ». Corio, 1. cit. venit. Ma il Carrarese la voleva 

5. « Al proximo mese de lulio Fio- davvero. 



DA PRINCIPI ITALIANI 231 

Primi a scendere in campo co' Fiorentini aliato furono i 
nostri alpigiani; ed è pur singolare veder quei montanari di 
Valsabbia e di Valtrornpia venire a patti colla patria di Dante 
e di Farinata, sollecitare il duca di Baviera perchè s'avvi- 
cinasse, assicurargli non ch'altro la nostra città 4 . Onde lo 
imperatore elato per tanta promessa, cominciò a congregare vali- 
dissimo esercito 2 . Scriveva lettere al soldato Giangaleazzo di 
Milano, intimando la resa dell'usurpato dominio; le facea 
porgere da insolenti araldi, perchè lo impaurissero, mesco- 
lando all' armi le spampanate. Ma quel soldato ridendosi 
dell'une e dell'altre, superbamente rispondeva: A te Roberto 
di Baviera Noi Gian Galeazzo Visconti Duca di Milano e di 
Pavia, Conte di Virtù, facciam sapere che dagli usurpatori non 
riceviamo comandi; che le città dei Visconti sono nostre, perchè 
dateci da Venceslao re dei Romani, e noi col nostro esercito pro- 
poniamo difenderle 3 . E sua parola mantenne. Era imminente 
il dramma. Roberto s' approssimava con quindicimila cavalli 
di trentamila che n' avea promessi, e giunto a Trento (dove 
il Gastelbarco, rotta fede al duca, s'era dato all'impero), i 
guelfi di Brescia, di Padova, di Firenze levarono uno scal- 
pore, un trionfo, una festa da non dire; predicavano immi- 
nente la rovina dei Visconti. Re Roberto, come volevano i 
trattati, toccò l'oro fiorentino, e fu per lui miglior festa; poi 
condotto dai guelfi di Valsabbia e di Valtrornpia, giù per 
isbocchi ed aditi diserti e rovinosi discendea lungo il Mella *. 

1 . « E mentre che tale stanzia si fa- col. 825. - E gli Ann. Mediol. 

cea (dall' imper. in Trento) per Proditorio, montaneis brixiensi- 

alquanti Gentiloti guelfi della mon- bus . . . qui ei promiserant do- 

tagna di Brescia richiesto il ditto minium Brixice. 

Imperatore che se volea passare 2. Corio, 1. cit. 

in sul bresciano, loro gli daranno 3. Recata è per intero dal Corio stesso 

1' entrata della montagna ecc. ». (1. cit.) la dignitosa risposta. 

Cron. di Lucca, R. L S. t. XVIII, 4. « Roberto si congiunse con li ri- 



2'32 BRESCIA SIGNOREGGI vi \ 

,.i4oi ivi nel cuore delle rupi sabine e triampliné conginngòTa 

Pietro Lodrone l ed al Carrara, ond'ambo coir imperatore 
calavano al conquisto della città, mettendo a ruba ed a sor- 
quadro tutto intorno il paese. Favoreggiatori dell' impero e 

del Carrara erano gli Àlberghini di Yalsabbia, e premio del 
tradimento fu non so guai privilegio da Roberto loro dato, 

che in sul tenere di quegli sperticati diplomi del 1354, cui re 
Carlo solea regalarci, face vali feudatarj di mezza la patria 
valle 2 . Fra tanto apparato di guerra Giangaleazzo non son- 
necchiava: puniti colla morte alquanti guelfi traditori 3 , 
appostava in Brescia un grosso di valorosi; d'altre genti for- 
niva le rócche del territorio, mentre Taddeo dal Verme feu- 
datario del castello di Mariana e cittadino di Brescia 4 , un 
Jacopo suo fratello, prodi fra i prodi lombardi del proprio 
secolo, Ottobon Terzo, Facino Cane, il celebre Alberico da 
Barbiano, Francesco Gonzaga con altri duci guidavano l'im- 
presa 5 . Erano parecchie migliaja di lance con molti pedoni, 

bellati dal Vesconte; et inconsul- 3. Et etiam quia proditio prolata fuit; 

tatamente fu conducto per vie so- ex qua plures taqueo sunt suspen- 

litarie et aspre ne la valle de In- si. Ann. Med. R. I. S. t. XVI , 

tropia ... e quivi gli andò ancora col. 834. 

Francesco da Carrara ». Corio, 4. Documento, nel Codice Diplom. 

luogo cit. 5. Delayti, Ann. Eslenses, R. I. S. 

1. Sozomeni Pìst. Hist. Specimen— t. XVIII, col. 964. - 11 Corio fa- 

Congregavit se in montib. Brix. rebbe di tremila cavalli il presidio 

cum Domino Petto de Latrone qui di Brescia, di Verona e delle cir- 

ibi erat cum multis incolis etc. costanti ròcclie. - Duemila lance 

R. I. S. t. XVI, col. 1173. con molli fanti porrebbe il Cronaco 

2. Si vegga il Codice Diplomatico. di Lucca nella sola città di Brescia. 
Pertica, Savallo, Abione, Odolo, -Più di seimila cavalli il Gattaro, 
Agnosine, Barghe, Sabbio, Prese- - ventimila gli Annales Mediol. 
glie e Caino sono le terre conce- (eam muniverat annigeras plus- 
àule ad Alberghino dei Fusti. quam vigintimillibus ) R. I. S. 
L'imperiale diploma è del 3 no- t. XVI, col. 834. - A chi crede- 
vembre 1401. Datum Bolzoni. remo noi? 



DA PRINCIPI ITALIANI 233 

buona e cappata gente, direbbe il Botta, da resistere e da 
farla tenere a qual si fosse di quelle luride marmaglie oltra- 
montane che il Billia e l'Ammirato chiamavano eserciti. La 
milizia italiana già più quella non era audace sì, ma non as- 
sestata dei tempi di Azzone e di Mastino: i duri scontri dei 
venturieri l' avevano ammaestrata. 

Una lettera pubblicata dal diligente autore delle Memo- 
rie di Milano l , cui troppo presto si tenne il Rosmini senza 
badare a documenti ed a testimonianze di assai maggior peso, 
vorrebbe che soli ottocento esciti da Brescia mettessero in 
fuga assai parte dell'esercito imperiale. Il fatto, oltre all'es- 
sere improbabile, è poi anche smentito da tutti gli storici 
contemporanei 2 , a' quali noi ci atterremo; però che in quanto 
al Capriolo, al Comparoni, o ad altri storici nostri, gli è 
come cercarvi un fatto della Gujana o di Golconda. 

Esciva dunque da Brescia lo sforzo dell'armi ducali, dopo 
che per ardite fazioni, battezzate da taluno per badalucchi 
dal Verme ad arte promossi, aveano i nostri sperimentate le 
avverse schiere 3 . Del giorno di quel fatto gravissimo è varia 

1. Giulini, Memorie - t. Ili, pag. 54. essersi dati a lui, pensarono far 

2. Sozomeni Pist. Specimen. Hist. R. scendere l'imperatore, onde invia- 
/. S. t. XVI, col. 1173. - Brac- rono trecento saccardi verso la 
ciolini Hist. Fior. lib. HI, col. montagna, mentre allri si ponevano 
281 in R. I. S. t. XX. - Bonin- (21 ottobre) in agguato. Scesero 
contri R. 1. S. t. XXI, col. 83. di fatti tutti i Tedeschi, e si po- 
- Gattari, Storie Padovane, col. sero al piano verso Brescia. Cane 
840 in R. I. S. t. XVII. - Am- e dal Verme, eh' erano in agguato, 
mirato, Storia Fiorentina. R. I. S. gli colsero in mezzo e quivi, come 
t. XVI , col. 885. - Cambi , Cro- dice il Cronista, fu una bella mi- 
naca di Lucca, col. 826. R. I. S. solda. Più di 600 uomini d 1 arme 
t. XVIII. - Corio, Ist. Patr. ecc. furono tra morti e presi, tra i quali 

3. Secondo il Cambi (1. cit. ), dal certi gentiluomini Signori di Ca- 
Verme e Facino Cane vedendo le stella. Altro che badalucco! Ma 
brigate di Roberto nelle nostre pare confondesse il Cronista l'nt 
valli, e sentito alquanti valligiani fatto coir altro. 



ì.W BRESCIA SIGNOREGGIATA 

sentenza. Terrei che fosse il 24 ottobre 4 , né so comprefl' 
dere ad ogni modo come il Gattaro lo registri al principiare 
di quel mese: certamente egli errava. 

Facino Cane, Ottobon Terzo, il Verme, due Porri Ca- 
leazzo ed Antonio, il marchese di Monferrato e Carlo Mala- 
testa guidavano l'esercito 2 , le cui file gridando alla morte» 
alla morie, si dividevano in due compatte ordinanze. France- 
sco Carrara, generalissimo degli imperiali, scompartiva le 
proprie, e al conte Palatino, a Leopoldo d'Austria, al Bur- 
gravio di Norimberga, a Giacomo suo figlio, ch'avea con- 
dotti in campo mille cavalli ed ottocento pedoni, le confidava. 

Il Burgravio, ch'avea chiesto al Carrarese d'esser primo 
all' offendere, fu addosso, la lancia in resta, al marchese di 
Monferrato, il quale di piò fermo l'accolse e lo buttò di sella: 
poi sendosi spezzato il cerro, die mano alla spada, e si tuffan- 
do spensieratamente fra gl'imperiali, vi portò lo scompiglio 
e la paura; e tanta n'ebbe quel povero Burgravio, che fu da' 
suoi Tedeschi rimesso a forza in sul cavallo 3 . 

Ma il Carrarese, vista la fuga dell' oste intera, mandò di 
volo a rattenerla il duca Leopoldo d'Austria, che gridando 
a' suoi duci — avanti, a loro, a loro 4 — poneasi innanzi a' 
nemici, molti gittavane in sul terreno, e snudato lo stocco, 
sbarazzavasi di quanti gli attraversassero la via. Se non che 
venutogli contro il Malatesta, rovesciatolo di sella, comandò 
che fosse preso e condotto in Brescia. Fu in queir istante 
sanguinosissimo combattimento; i baroni dell'impero mal 
potendo resistere all'impeto lombardo, sclamando a tutta 

i. PiOSMiNi, Storia di Milano, t. II, vogliam credere al Gattaro: mail 

lib. VII, pag. 203. - Il Muratori Gattaro, buon padovano, soslien 

(Annali, a. U01 ) ed il Cambi qui forse alcun poco le parli dei 

(Cronaca di Lucca, l. cit.) riten- Carraresi? 

gono anch'essi il 24 ottobre. 3. Gattaro, I. cit. 

2. « Con più di seimila cavalli » se h. emù yer vari. Gattaro, I. cit. 



t)À PRINCIPI ITALIANI 235 

gola volta, volta, *, fuggivano di là, ed inseguiti dall'esercito 
vincitore, mille cavalli, due stendardi ed assai nobili prigio- 
nieri lasciavano sul campo 2 . Tanto avveniva sotto Brescia 
nel 24 ottobre l'anno primo del secolo XV: né V ardua, su- 
perba, immeritata sentenza del Sismondi 3 , che accusa quei 
duci nostri d' animo irresoluto e pauroso, può ricevere da 
quest'uno soltanto de' fatti loro più solenne mentita. 

E qui pure il Gattaro pagò all' amore del suo paese un 
pocolino d'inevitabile tributo: narrò le valentie di Giacomo 
dei Carraresi, e come stizzito dell' imminente sconfitta, fa- 
cesse mordere il terreno a Zanino del Bajo, spezzasse una 
lancia col marchese del Carretto, ferisse il Malatesta, e rin- 
frescata la battaglia, costringesse i ducheschi a ricoverarsi 
in Brescia, seco traendo assai prigioni tedeschi incatenati (è 
un po' troppo) con catene d'oro e d'argento, onde n'ebbe 
1' onore della giornata. Ma quell' onore fu per intero da 
tutti gli storici conservato a' nostri, attalchè il Delaito aggiu- 
gne (ben altro che carraresi prodezze) vi perdessero i Pa- 

1. « Allora... Carlo Malatesta si mosse nel documento pubblicato dal Giu- 

con una lancia contro il Duca, e lini (Meni, di Milano, Continuaz. 

quella gli presentò nel petto in t. Ili, pag. 54). - Seicento ca- 

modo che con quel colpo lo gittò valli soltanto, oltre a' nobili pri- 

di sella . . . comandò a' suoi che il gionieri, secondo il Corio e il Cro- 

prendessero, e facessero prigione, nista Lucchese, 1. cit. - Al che 

e cosi fu fatto ... e mandato a risponderebbero quelle parole del 

Brescia. La qual cosa vedendo i Bracciolino : Sed Roberti fortu- 

Baroni e gente D' Osterich ... co- na , paucis exceptis , exercitum 

minciarono a gridare vidron, vi- servami . . . Magis de fuga, quam 

dron (cioè volta, volta), e co- de ulciscendo agitatum est. Luogo 

minciarono a fuggire ». Gattaro, citato. 
Stor. cit. R. I. S. t. XVII, col. 842. 3. Ove attribuisce ai condottieri di 

2. linde duxerunt Brixiam mille e- Galeazzo le méme carattere de ti- 
quos, duos astendardos et Mare- miditè et de pusillanimilé del loro 
scalchum D, Ducis de Loredo cum principe ( Hist. des Rép. Hai 
multis et pluribus captivis. Così chap. LV). 



.230 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

1401 dovani non modica pars quadrigarum et cariayiarum suarum ■ 
per la quale sconfitta Senserunt Teutonici, ripiiilia il cro- 
nista, in 1LLO PRIMORDIO QUID VALERENT ITALICI l'| UOUB Il 

arte '. Se non che nel Gattaro è oscuro cenno di un l'alto 
che terrei storico veracemente, e che ritenuta ancora la 
sconfitta degli imperiali, rende ragione dello sciogliersi ino- 
pinato di tutto il campo, non compatibile certamente con una 
prima sventura. 

Narraci adunque, che cessatala battaglia, e scesa la notte 
a rendere più triste il cupo sobbollimene di un vinto eser- 
cito, si lamentasse la perdita del duca d'Austria, avvegnaché 
non tutti lo sapessero prigioniero. Quand' eccolo il terzo dì 
girsene incolume pel campo. Ma Francesco Carrara sapea 
già per lettere di un nobile bresciano di parte guelfa come 
il duca tenesse accordo col Visconti, e fosse indettato coi 
condottieri del presidio nostro di pigliare il Carrarese e il 
figliuol suo per darlo nelle mani di Giangaleazzo, e come nel 
tradimento gli arcivescovi di Strigonia e di Magonza fossero 
implicati. Fattone lagno dal Carrarese all' imperatore, chia- 
mato questi il duca, dalle dubbie risposte emerse il fatto 2 . 

i. Ann. Estenses, R. I. S. t. XIX, 2. « Et jn questo giorno il Signore 
col. 964 e seg. - Anche dal Corio di Padova . . . ebbe un breve da 
ben altramente è raccontata la cosa. un suo amico Gentiluomo di parte 
Dice che non fidandosi Roberto a Guelfa della città di Brescia nel 
scendere con tutta V oste dalle quale l' avvisava che il Duca Leo- 
rupi triumpline, fosse cagione della poldo avea promesso al Duca di 
totale sua rotta: «che se lui ha- Milano ... di prenderlo lui ecc. ». 
vesse havuta bona experientia, non Gattaro, 1. cit. col. 843. - E il 
solo il piano de Bressa; ma sino Bracciolino, Primus Coloniensis 
in quello de Milano poteva entrare »; Archiepiscopus , tum Leopoldus 
e in quella vece sendo caduto nelle Austria Dux, non absque animi 
genti di Facino ed Ottobono appena corrupti suspicione, relieto Ro- 
uscite da Brescia, rimanesse debel- berto , domum rediere. Opera cit. 
lato lasciandovi seicento cavalli e R. L S. t. XX, col. 283 e seg. 
catturati assai d 1 alto lignaggio. lib. III. 






DA PRINCIPI ITALIANI 237 

Da qui la subita partenza del signore di Padova dalle tende. ».iwi 
imperiali, che fu al primo di novembre, e il ritornarsene in- 
glorioso a Trento di queir esercito che parea disceso ad an- 
nientare i Visconti. 

Ridiscese a Padova Roberto, ma povero di seguaci, più 
povero di denari; né potendone avere dai Fiorentini, con una 
piuttosto accozzaglia di sbandati che assestato esercito, in- 
torno all'aprile del 1402 scornato e deriso lasciò l'Italia 1 . 

Mentre che queste cose accadevano, Giovanni Ronzoni 
da Yaltrompia s' era fitto in mente d'esser capo supremo di 
quanti erano tra noi guelfi pedemontani. Fors'anco lo fu; e 
veramente era uomo da ciò. Ribellato al duca già fino dal 
1398, forte del seguito di duemila banditi, fiancheggiato dal 
Carrarese principe di Padova, correndo i nostri campi, fa- 
ceva la guerra ad un cotale cui non resistevano gì' impe- 
ratori — a un Giangaleazzo 2 . Forse di queir anno istesso 
entrato in Valseriana, vi desolava la terra di Vertua dister- 
minandone i ghibellini, il perchè restò poi disabitata. Certo 
è che fino da queir anno fu costretto il Visconti a persegui- 
tarlo con ordinato esercito 3 . 

1. Ignominiose recessit. Ann. Mediol posuit campum contro, ipsum Jo- 

R. I. S. t. XVI. - E tanto più hannem, sed nullo modo ipsum 

deriso, in quantochè non da tutto habere potuit. Annales Mediol. 

l'esercito visconteo, che pare sa- a. 1398, col. 831. - Quidam bel- 

lisse in fin dei conti a 1500 lance licosus homo nomine Johannes 

ed a 13 mila fanti quasi tutti ita- Rozonus Brixiensis cumMM bam- 

liani (Gorio e Gattaro), sì bene nilis et gentibus Domini Paduce 

dal solo presidio nostro gli venia indixit bellum ipsi duci Mediolani 

data la sconfitta, condottieri prin- valde lethale, et devastavit loca 

cipalissimi del quale non erano che civitatis Brixice plana et montana. 

Iacopo del Verme, Facino Cane ed Ann. Mediol. in R. I. S. t. XVI, 

il Terzo. a. 1401 , col. 834. 

2. lohannes Rozonus existens in mon- 3. Reca il P. Celestino nella Storia 

taneis Brixice, se rebellavit Do- di Bergamo, t. 1, una supplica de- 
minum Ducis Mediolani, qui ini- gli sfortunati Verluesi, narrando in 



238 BRESCIA SIGNOREGGfATi 

., noi Serratosi nel 1401 con fanti e cavalieri assai tra qc 
andirivieni delle montagne di Scile. G io? anni da Castiglione 

capitano del Visconti gli venne contro con gran seguito ( 10 
maggio ), e fa disperato azzuffamento. Più di cento cadaveri 
lasciò Ronzone sul campo; ma rifattosi, fu duopo che il I 
stiglione gisse a campo la seconda volta contro quell'indo- 
mabile triumplino l . Corse i monti di Serie ( era il mese 
di giugno), e que'luoghi disterminò 2 : oltre diciassette vil- 
laggi furono posti in fiamme; divelti gli alberi, schiantate le 
viti, calpestati i colti. Indi fatta sui gioghi della Nozza in Val 
di Sabbio una bastia, mise a guardamela Simonino dell'Or- 
sina comestabile dei balestrieri. E il Ronzone a sorpren- 
derlo, a toglierlo di là; porvisi egli, e compierne anzi per 
conto suo gì' incominciati lavori. Indignato il Castiglione, 
ponea bando allora che tutti i fuorusciti potessero impune- 
mente raccorsi di rincontro a quel terribile valligiano; e più 
di cinquemila ghibellini (12 settembre) si radunarono. 
V'era Giovanni da Palazzo colla sua masnada, v'eran Pie- 
tro da Gambara e Fermo dei Secchi colla loro, v'erano 
brigate di proscritti da Brescia, da Bergamo, da Milano, da 
Cremona, da non so quali altri Comuni, e si corse ad inve- 
stire quel propugnacolo, come al conquisto d'una città. 

Ma il Ronzone n' uscì, e ributtati ferocemente gli assa- 
litori, nel suo covile si rintanò. Pochi giorni appresso le 

essa quod de mense Junii . . . pars 1 • Ronchetti, Memorie istoriche della 

guelpha pergamasche, una cum città e chiesa di Bergamo — li- 

Guelphis Brixice Cremaschce, Gre- bro XXVI, pag. 215. 

monoe, etc. in numero sex milia 2. Castello Castelli, R.I. S. t. XVI, 

et plures hostiliter ipsum locum col. 923. Quidam Ioannes Roso- 

invaserunt, homines XXXIV et nus de Tr oppia, asserens se esse 

mulieres X nequiter occiderunt... maximum capitaneum in partibus 

et incendio dederunt domos quin- Pedemontium Brix. partis guel- 

quaginta. pace stupii ribellare etc. 



DA PRINCIPI ITALIANI 239 

genti del duca, dato prima il guasto alla terra di Aliano (?) 
in Val di Sabbio (perchè allora la guerra contro agli alberi 
ed alle case solea precedere quella degli uomini), rinnovel- 
larono l'assalto: e il Ronzone venir loro incontro, dar den- 
tro a quelle schiere, spazzarne per lungo tratto i gioghi cir- 
convicini, lasciar sul campo estinti assai faziosi della riviera 
di Salò e dell'agro veronese, poi ritornarsi fiero della vitto- 
ria a' suoi ridotti 1 . Due anni vi resistette, e fu il solo ghi- 
bellino che, in mezzo alla fuga del principe di Padova, del 
duca d'Austria e d'un imperatore, ostinatamente al suo 
posto si mantenesse. Né la Cronaca Bergomense accerta che 
del 5 ottobre 1403, quando i forti della Nozza furono con 
molta strage dai ducheschi ripresi, gli uomini del Ronzone o 
d' altro avventuriere vi battagliassero a sostenerne 1' acqui- 
sto; onde avvolta fra le tenebre del mistero è la fine di quel- 
l'audacissimo triumplino. Ben fa sorpresa come il Compa- 
roni nella Storia delle valli né pure del nome noi ci ri- 
cordi. Sappiamo però che nel 1402 si fermava una pace coi 
guelfi di Brescia dal duca Visconti, a cessare una volta 
quello sbandarsi eh' e' facevano all'incendio e alla rapina 2 ; 
che non pertanto nella fazione sanguinosissima del 1403 
calava il Ronzone co'suoi banditi dalle patrie montagne, e che 
correndo a tumulto la nostra città, volea darne il dominio a 
Francesco Carrara 3 . Ma respinto da parte ghibellina, e rin- 

4. Chron. Berg. che dice avvenuto lo 3. Potentes montani (Brix.) paulus 
scontro nell' ultimo di settembre. superbius se ab Johanne dudum 
- Ronchetti nelle citate Memorie, habitos , duce q. Johanne viro 
lib. XXVII. - Ho sospetto che audacissimo, et cognomine Rodo- 
T Abiano del cronista Castello sia num nob. omnem montanam ve- 
la, terra d'Hano distr. di Vestone. gionem ad descendendum cogunt, 

2. Cum hominibus brixiensibus partis vocatoque ad dominium Francisco 

guelphee , et tam cum bamnitis Patavino, uvbem intrant etc. Bil- 

quam cum non bamnitis die XX lia, Hist. Mediolan. in R. I. & 

Septemb. Chron. Berg. col. 932. t. XIX, col. 15. 



240 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

cacciato fra i monti, Patavino Corrano minata* fertur. Quod 

postea in odio Venelorum lapso e/fecit. Tanto almeno dal li ili i a 
nelle Storie Milanesi *. 

Le cose del Visconti andavano a gonfie vele. Persuaso 
a' nemici quanto fosse duro il contendere con essolui, ricu- 
perata da Giangaleazzo colla vittoria di Casalecchio - la lun- 
gamente ambita Bologna, al cui conquisto il presidio bre- 
sciano 3 era corso (IO luglio 1402), possessore di uno stato 
che principe italiano non ebbe, né forse avrà più mai, Fi- 
renze, Roma, Venezia, e oltr'alpe gl'imperatori ammutoli- 
vano. Ma volea Fiorenza, voleva esservi incoronato re d' I- 
talia: n'avea già pronta la corona e contrattato coi Veneti 
T assenso 4 . Dio noi volle, e Giangaleazzo mori di pestilenza 
il 3 settembre del 1402. 

Non arte militare, non gagliardia, ma mente avea pro- 
fonda e scrutatrice; d'animo vasto, impaziente, irrequieto, 
mai non fidò che nell'armi nostre, aborri le straniere. Non 
ch'ei cercasse pace; obbligava a chiederla; né una sola fer- 
mò, cui non lasciasse V addentellato per un' altra guerra. 
Indagatore acuto dell' altrui, non fu mai chi leggesse il suo 
pensiero: né fu milite egregio cui non legasse a sé. Non fede, 
non lealtà: saldo, irremovibile, solitario, maturava nell'in- 
timo cuore quel suo disegno di usurpazione e di dominio, 
che se morte non sopravveniva saria bastato a compiere. 

Non è storico a mio dire, ed il Sismondi meno di tutti, 
che più del Litta cogliesse il carattere, le intenzioni di 
Giangaleazzo; quelle intenzioni fra le quali e il cui difficile 
adempimento piacque all' Eterno di aprire un sepolcro. 

i. Matth. de Griffon. Meni. Hist. Malatesta (ms cit.) - gli Ann. Est. 

in Rerum Italie. Script, t. XVIII, Alberico da Barbiano. 

e. 209. 3. Corio, Storia patria, a. 1402. 

2. Il Maggi ne fa condottiero Pand. 4. Conio, Storia patria - a. 1402. 



DA PRINCIPI ITALIANI 241 

La morte di quel Visconti troncò molta guerra, ma ci tolse 
più assai di gloria nostra: e quando l'autore delle Repubbliche 
Italiane, affastellando in una le tempre svariate di Bernabò 
e di Giangaleazzo, attribuisce al secondo l'avarizia, la cru- 
deltà, l'ambizione irresoluta del primo, dipingendo sotto il 
nipote non so quale dissolvimento di popoli, d'arti, di com- 
merci 1 ; quando trova in que'due disparatissimi quasi un'ani- 
ma sola, si è tentati a credere, la prepotenza dell' ingegno, sor- 
volando all'indagine ed al confronto, tener luogo alcuna volta 
di storia in quelle menti cui fu largo il cielo di tanta favilla. 
Allargò Giangaleazzo gli ordini della corte eie pubbliche 
magistrature; creò, per esprimermi col Litta, un nuovo stato; 
ed una vocazione di più è sempre per gli uomini una infelicità 
di meno 2 . La nascente università di Pavia, 1' arti, le in- 
dustrie, l'italo commercio protesse e migliorò. Gli si fa ca- 
rico della simulazione e dissimulazione, che grandissima 
era in lui, quasi nel secolo XIV potesse aversi uno Stato 
senza l' arte che a tutti lo diede, o lo mantenne. Le spianate 
fortezze, le imposte sugli atti pubblici, gli statuti del 1396, 
la delazione dell'armi, il giuramento dei Consigli, tutto as- 
sumeva che avesse aria e vigore di monarchia. Soppresse la 
voce Popolo: ma un'altra ne sostituiva che popolo e sacer- 
dozio e nobiltà largamente abbracciava — la parola Comune. 
Fu dispotico, fu spergiuro: eppure il giudicarlo sulle semplici 
asserzioni di qualche istorico non mi pare giustizia, quando 
ci restano le sue leggi. Esorbitò nelle imposte; ma qual prin- 
cipe, qual republica italiana ne' difficili casi non ha fatto 
altrettanto? Brevemente; lo si accusi delle sue colpe, ma si 
applauda a' suoi trionfi, eh' erano in fine i nostri, ed alla 
grandezza di quello sforzo generoso e infortunato col quale 

1. Hist. des Republiq. Italicimes - 2. Litta, Famiglie celebri d'Italia. 
chap. LV1I. Visconti. 

t)noni€i 'Storie Brest. Voi VII - 15 



242 



BRESCIA SIGNOREGGIATA 



.H02 tentò redimerci a nuora vita, collocarci alialo «Ielle grandi 

nazioni che, noi caduti, emergevano dalle nostro rovine. Noi 
stessi, come fu detto, lo abbiamo combattuto, ed è indarno 



ogni scusa. 



A' suoi funerali, che splendidissimi furono, intervenivano 
i rappresentanti di sue molte città: v'erano quelli «li Brescia, 
di Salò, di Valcamonica, e tra gli scudieri del principe l'uno 
accanto dell' altro due rivali acerrimi, che poco appresso, 
mal rattenendo gli occulti sdegni , dovean commovere la 
patria terra, risollevandovi la rabbia delle fazioni, contri- 
starla di lagrime e di sangue — Pietro Gambara e Giovanni 
Palazzo *. 

Giammaria, primogenito dell'estinto, ereditò Milano, 
Brescia, Lodi, Como, Bergamo, Cremona ed altri luoghi di 
qua dal Pò: di là, Piacenza, Parma, Siena, Perugia, e la da 
poco avuta Bologna, aggiugnendo a tutto questo il titolo di 
duca. Filippo Maria s'ebbe il restante dell'ampio ducato; ma 
poi che l'uno e l'altro erano adolescenti, sotto la tutela di 
Caterina madre loro, e sotto la Protezione dei condottieri, 
tenean lo Stato. Ma lo Stato era ben lunge dall' aver pace, 
mitezza di reggimento, sapienza di leggi e di statuti: le grosse 
borgate poi del territorio, date all'arbitrio di capitani inso- 
lenti e provocatori, fremevano sotto un giogo incomportabile. 



Corio, 1. cit. Fra gli Scudieri «An- 
tonio Secco, Pietro (k Gambara, 
Giovane da Palatio. — Seguitavano 
gli ambasciatori de diverse citta- 
de. — I, li amb. de Valle Telina. 
II, li amb. de Valcamonica. VI, li 
amb. de Salodio con la riperia de 
Garda. XXXIX, li amb. de Bressa 
ecc. ecc. — Questo funerale durò 
quatordece bore continue cosa ve- 



ramente di perpetua memoria ecc.». 
- Vedi ancora il Gattaro, 1. cit. e 
Topuscolelto De Funere Iohannis 
Galeatii Vicecom. in Rer. I. S. 
t. XV. — Vexillifera — li, Ho- 
mines equestres Vallis Camonico? 
deferentes insignia et Vexilla di- 
eta? Vallis. VI, Homines equestres 
Salodii et Riperice Garda?. XXXIX, 
Homines equestres Drix. 



DA PIUNCIP1 ITALIANI 243 

Ad Àsola, per esempio, mandati da Gian Galeazzo (1401) a i 402 
due ribaldi, Giovanni Visconti podestà ed un Giorgio Car- 
cano capitano 1 , vi si recavano co' tristi ed avventati loro 
figli; angariavano, succhiellavano la terra, e come cosa da Ri- 
bello la venivano contaminando. Inutilmente la mal capitata 
fecea lagni al duca; mandava oratori, ma n' erano rimbrot- 
tati e respinti. 11 perchè, fatti audaci dalle noncuranze del 
Conte di Virtù, non era fanciulla promessa altrui, che per 
editto non costringessero a varcare 2 1' empia soglia del co- 
storo palazzo. Erano prepotenze che preconizzavano la scel- 
lerata virtù del secolo XV. 

Tumulato appena l' estinto duca, guelfi e ghibellini furo- 
no da capo. Non era in essi patrio proponimento, non era 
in essi nemmeno lo spirito del fazioso. Tutta ira, e stolta e 
senza scopo, trattenuta a stento da un uomo solo, dal Conte 
di Virtù: tutti rancori antichi, e resti di meditate e non com- 
piute vendette, e brame occulte, ed ambizioni di Facino, del 
Carrara, del Malatesta, degli altri tutti, che sotto al debile 
freno di due fanciulli e di una donna prorompevano. 

1. Rizzarci, Stor'e Asolane (ms Quir. Mangini (Storie Asolane, ms presso 
C, I, 10), da cui si apprende come V autore, pag. 48)- « E fecero una 
Giorgio Garcano castellano della legge che niun dovesse prender 
Rocca grande avesse palagio al moglie, fosse nobile, o popolare, 
Torrazzo di s. Erasmo, basilica del senza loro espressa licenza e vo- 
secolo XIV che sussiste ancora lontà in pena della confiscazion dei 
benché profanata. È monumento beni tutti e bando perpetuo della 
prezioso che meriterebbe non fosse patria e sua squadra , e venendo 
abbandonato. Ivi presso è una casa preso, la forca ». Mandati dagli 
con tracce del palazzotto di quello Asolani al duca furono Giacomo 
sciagurato del Carcano. Bernardi, Bertolino Zucchi, Alber- 

2. Un sunto dell' infame decreto è dato tino Buscardo e Guglielmo Caligari, 

dal Rizzardi. Per tre giorni la disgra- ai quali, respinti aspramente da 

ziata che dovea sottoporsi a quel de- Simone Datis, non fu permesso 

creto era costretta rimanersene in che al Conte di Virtù si presen- 

balia di cotestoro. - Ma udiamo il tasserò. 



244 BRESCIA SKMOREGGIÀfÀ 

E i duci? — Li vedremo più innanzi. 

Che se vero pur fosse, dorrebbe il credere ciò che nar- 
rano Ottavio Rossi l ed Elia Capriolo 2 di Giovanni Palazzo; 
e come dal Visconti, alla cui corte s'allevò, ottenesse a' guelfi 
e ghibellini del territorio nostro di battersi fra loro per ol- 
tre sei mesi, serbata al principe la fedeltà. Certo è però che 
quelle risse cittadine in questa nostra si rinnovavano più du- 
ramente che in altre città dell' Italia settentrionale : e non 
a torto di que' giorni stessi fu scritto pei funerali del Conte 
di Virtù quel celebre verso 

BlUXIA CIVILI NEC ENERVATA DUELLO 3 

che tutta in se racchiude la storia nostra di forse quattro 
secoli, e che bruscamente nello splendido e gentile mausoleo 
che in queir istante fu eretto, rimproverava le intolleranze 
della nostra energia, quasi fosse fatale che dalle ceneri del 
solo che la si tenne in pugno, e potè farne il suo prò, non 
ne andasse divisa la memoria. 

E qui risorga lo stanco ingegno , e le parole aspre e 
ciocche convenienti al miserando subbietto prendano fiera 
luce da queir incendio ond' arse la provincia nostra. 

Guelfi e ghibellini ricominciavano: Martinenghi, Avoga- 
dri, Palazzi, Gambara, Ronzoni s'apparecchiavano ai duri 

1. « Impetrò una patente di poter senza lettere sigillate coli' impronto del 

timor di pena (servando però la proprio anello a Giovanni Palaz- 

Maeslà del Prencipe) guerreggiar zo, nelle quali scriveva alle fa- 

per sei mesi e far che i Ghelfì e zioni, che servando la Maestà del 

i Gibellini potessero far qualsivo- Principato illesa, per sei mesi gli 

glia misfatto fra di loro ». (Elogi fosse lecita ogni sorta d'impresa 

Storici, pag. 150). fra di loro ». Le quali parole c'in- 

2. «Stimando (il duca Giammaria) ducono a sospettare nel fatto alcun 
che questa discordia dei Bresciani che di vero. 

fosse per tornarli in bene, concesse 3. Corio, Storia Patria - a. 1402, 



DA PRINCIPI ITALIANI 245 

scontri ! , ed era ovunque un accogliersi ne' guardati recinti 
a consulte feroci, un chiudersi nelle rocche, un rintoppare 
di torri e di muraglie, un suono d'armati e d'armi che tutta 
ne impauriva la patria terra. 

Ma per salire alle cagioni di quel subito ribollimento , 
una ne veggo principalissima — la morte del Conte di 
Virtù —, di un uomo, che destramente raccogliendo in se 
solo le torbide cogitazioni dei più arrischiati militi lombardi, 
costringendoli a ritrovare nel conseguimento de' suoi come 
un compenso a' parziali e segreti divisamenti loro, levandoli 
a'sommi gradi, carezzandone le cupidigie, ricompensandone 
i servigi e la fede con quella illimitata fiducia che toglieva il 
coraggio, la volontà di tradirla, bastò sol esso a far tacere 
in quell' anime irrequiete ogni altra cura, fuor quella dello 
stato, e le assuefece a guardarne lo splendore come una 
parte del proprio 2 . Ma quelle mire secrete di vagheggiata 
signoria, quelle trepide speranze di usurpazione individuale 
e di potenza, se tacevano allora, non erano estinte. Arrogi 
a questo, che gli umori di parte, carattere speciale del tem- 
po, quetarono infrenati dalla vigoria del Conte di Virtù; ma 

1. «Capi erano de' Gh elfi Giovanni lui la Cronichelta inedita cremone- 

Marlinengo, Pielro Avogadro, et se posseduta dal dottore Robolotli, 

Achille suo fratello, Faustino Lan- che presto il Mùller pubblicherà, 
tani et Giovannino Ronzone. Pielro 2. « Gian Galeazzo fece un bene: usò, 

Gambara, Giovanni Palazzo, Gio- promosse, ingrandì le compagnie 

vanni Luzzago e gli Oldofredi da italiane. Fra un malanno straniero 

Iseo capi de'Gibillini; ma il Gam- ed uno italiano, questo è sempre 

bara aspirava veramente a farsi meno male ». Balbo, Sommario, 

prencipe della patria in queste ri- Età VI. Dei Comuni, articolo 25, 

volutioni ». Rossi, Elogi, pag. 149. p. 198. - E il Muratori, a. 1401: 

Giovanni Martinengo, 1402. - Il « Conobbero in fine gl'Italiani di 

Palazzo non era dunque rivale di avere anch' essi mani, coraggio ed 

parte, ma d'ambizione al Gambara. armi, e lasciati andar gli stranieri, 

- In quanto al Gambara parla di divennero agguerriti ». 



246 



hm.SciA SIGNOREGGIATA 



u.noa se quel subito freno pertinacemente mantenuto con un rigore 
che in molta parte fu inevitabile, impediva lo scoppio delle 

fazioni, non componeva!*; a concordia, non potea toglierne 
da radice le fonti: dirò breve; era impossibile che la vita di 
un uomo, la brevissima del duca fosse da tanto da ritemprare 
un secolo. Il perchè quella calma, quel silenzio di tanti par- 
teggiatori non fu mai che apparente; ed allo spegnersi di 
Giangaleazzo proruppero per ogni parte con tanto più d'im- 
peto, quanto più saldo fu l'argine, robusta la mano che li 
l'attenne. Un'altra cagione — i nemici cordiali del duca Vi- 
sconti — che debellati, ma tuttavolta in agguato, aspettavano 
un appiglio, un'occasione qual vogliasi a ritornare in campo '. 
Venezia, Padova, il pontefice, l'impero, e sopra tutti la non 
domabile Firenze, che quasi larva ostinata e minacciosa tur- 
bava i sogni del Conte dì Virtù, non potevano sperare che 
nella morte sua. Spento il duca, l'ambizione dei condottieri, 
l'ira mal contenuta delle fazioni, l'odio dei nemici soperchiò, 
e que' nemici proruppero a' danni dello stato come un pugno 
di botoli addosso al leone quando ha la febbre. Quindi una 
gara infelice e disonesta a qual più valesse dilacerarlo, cor- 
rompere la fede altrui, ridersi della propria. E fu primo il 
conte Alberico da Barbiano detto il Gran Contestabile, che 
indotto dal papa e dai Fiorentini 2 , sotto pretesti eh' ei men- 
dicò si tolse alla Reggenza e diessi alla Lega pontificale con- 
tro i Visconti, ai quali Ottobon Terzo e facino Cane serba- 
rono per alcun tempo fedeltà. 
a.no.3 Pronte a levarsi dovean essere le valli, ed anche adesso 
lo furono, e la Camuna sopra l'altre. Nella quale il primo 
che spiegasse bandiera (febbr. del 1403), e gridasse vivano i 
Guelfi fu l'arditissimo Baroncino da Lozio, che circondato 
da' suoi figliuoli scorrea la terra: messo al bando da Cres- 
1. Muratori, Annali - a. 1402. % Ambir. Stor. Fior. - 1. XVII, p. 894. 






DA PRINCIPI ITALIANI 247 

sone Crivello podestà di Valcamonica per la Reggenza, fu , 
dannato a morte l , ma Y esempio non bastò. Grossi e minac- 
ciosi calavano que' valligiani 2 , e come fiume rigonfio lungo 
la via da' torrenti vicini, s J addensavano loro file per gli ac- 
corsi di Valsabbia e di Yaltrompia, che guidati dal loro 
Avogadro, spalleggiati dal Ronzone, dal Martinengo e da 
parecchie città, venivano all'assalto della nostra. 

Pietro Avogadro nobile triumplino, l'uno de' più fieri 
guelfi dell'agro nostro, avea succhiato dal padre l'odio ai 
duchi di Milano; e la rabbia colla quale erano gli Avogadri 
da Rernabò Visconte perseguitati quel!' odio fomentò 3 . 
Fosse vaghezza di ventura, o stimolo possente d' animo 
irrequieto e disdegnoso, fanciullo ancora, Pietro fuggì rico- 
verando in Piemonte 4 , ove sono tuttavolta gli Avogadri in 
fiore. Sul derelitto suo padre l'ira e il sospetto inquisitore 
dei Visconti moltiplicavasi, e fu ad un pelo che il povero 
vecchio non andasse perduto. Esulò pur esso per acconciarsi 
col duca di Mantova 5 ; ma spenta ogni tema per quello di 

4. P. GREGOR. di Valeam. Tratleilim. 3. E per l'ombra ch'en capo s' liavea messo 

dei Camuni. - Pare che la con- ei Signor Bernabò, viduo fello 

. . .. .. , .. D'assai parenti, e lui perseguì spesso. 

danna non seguisse. - Negli Annali 

del Rossi (Ms Quir. C, 1, 3) ri- Dai <J uali versi t,el Cornazzano ap- 

trovo il Baroncino sostenitore « per P are come n P adre doir Avogadro 

molli mesi » di quella rivolta. - venisse orbato P er sospicioni del 

Veggansi l' istorie di varie terre, duca d ' assai P arenti (Gornazzano, 

Cod. Quir. C, I, 10. Vita di Pietro Avogadro. Cod. Perg. 

2. Girardo, Andreoló, Vincenzo e Già- Q uirin - B ' V11 > 10 ' P^licata in 

cornino dei Ronchi nobili Camuni Venezia nel 1560 ' in 4 °)' 

tanto avversi ai Federici VÌ SÌ tro- k Questo fanciul, quanto per me s'intende, 
VaronO: il perchè Venivano poi Fuggito fu dal padre in Pedemonte. 

banditi dalla duchessa e dal figlio, Dir P erchè et come son cose stu " endc - 

siccome coloro eh 1 avean posta a Luogo citato. - Gli Avogadri da 

sacco la città nostra, non perdonan- Novara sono probabilmente un 

do né a sacro né a profano luogo. ramo dei nostri. 

Rossi, ne' citali Annali, 1403. 5. Cornazzano, 1. cii 



248 BRESCIA S10NOBEGGIATA 

m Milano, surse più vivo il desiderio dell'errante giovinetto, e 
tanto più acuto, quanto più le paure crudeli del Visconte 
per bandi e per confische venivano disertando i combattuti 
suoi lari. Ma l'esule suo figlio pensava alla patria: narraci il 
Cornazzano come chiedesse potersene tornare a lei; cui fosse 
volta la preghiera noi dice, ma pare eh' ei si trovasse nella 
corte dei Carraresi l . Ed eccolo probabilmente nella valle 
natia radunare a consulta i guelfi suoi. Qualche parola di 
colore oscuro pronunziata dal suo poeta farebbe sospettare 
che presente egli stesso l'Avogadro sotto mentite spoglie, 
udisse perorare dinanzi ad Ottobono dei Terzi e Giacomo 
dal Verme la propria causa dagli oratori chiedenti che fossi 1 
agli Avogadri perdonato. 

La risposta in presentici delle squadre 
Fu che contrarli tutti minaccioro 
Di ferro i figli e di fuoco la madre. 

La sententia del crudo concistoro 
Pietro incognito udì 2 . 

Da questo per avventura la subita rivolta dei Triumplini 
, scesi coll'Avogadro all' ossiclione della patria città. 

Ma un rivale audacissimo gli stava contro: il celebre Pie- 
tro Gambara, figlio di Maffeo, di quel dovizioso feudatario di 
Carlo IV 3 che tutti sanno. Cognato di Giovanni Visconti ar- 
civescovo di Milano, e però legato in parentela col duca 
Giammaria 4 , nudrito fra le superbie di quella corte, 

1. Cornazzano, 1. cìt. Calini è a questo proposito un bel 

2. Cornazzano, 1. cit. documento per lite insorta tra 

3. Si vegga il Cod. Dipi. - È facile l'arcivescovo ed i Gambara sulla 
confondere questo Pietro con altro eredità di Pietro, in cui si vede 
Gambara dell' egual nome figlio di che il Visconti chiamavasi arci- 
Brunoro, che testò nel 1404. vescovo anche lorquando non era 

4. Qual marito di Beatrice del milite che intruso; di che si vegga V 01- 
Vercellino Visconti, - Neil' Arch. (rocchi, Archiep. Mecliol. 



DA PRINCIPI ITALIANI- 249 

scudiero del Conte di Virtù, il cui funebre convoglio allato 
dell' emulo suo Giovanni da Palazzo accompagnava l , già in 
grido per gagliardia personale dal dì che celebrandosi colle 
giostre in Brescia l'assunzione del Visconti al ducato (1395), 
quanti si misuravano con lui buttava in sull'arena 2 , molto in 
sé ritraendo della forte e prepotente indole dei tempi, medi- 
tava, proponevasi, voleva ad ogni costo ergersi al di sopra 
de' pari suoi; qualche cosa in somma che non fosse obbedire. 

Tra le prime fazioni di quegli arrabbiati è a credersi 
l'incendio di Rovato (1402), il cui castello sostenuto dai ghi- 
bellini tenea le parti della Reggenza 3 : ed è probabile dover- 
sene la cagione agli alpigiani, od ai guelfi del piano sollevatori 
di quel parapiglia delie nostre valli, che incominciato poco 
stante la morte di Giangaleazzo, rappattumato alla meglio sul 
cadere del 1402 4 per una pace conchiusa fra i guelfi di Bre- 
scia e la Reggenza, risollevossi nell' anno consecutivo con 
quella furia che abbiam narrata. 

Ed anche qui lamentiamo negli storici nostri ed in alcuno 
degli stranieri 5 quella cotal confusione che abbiam notata 
nelle rivolte del 1360 al 1361: profusione di fatti ancor 
qui distribuiti a casaccio, o rincalcati nello spazio di pochi 
mesi, o, lasciatemi dire, distemperati in quello amplissimo 
di due anni. Proviamci dunque a dar loro un po' di ordine. 

Abbiam detto come l' impulso primo della rivolta venisse 
da Valcamonica, morto appena il duca di Milano e poco stante 

1. De funere eie. R. li. Scr. t XVI. 4. Chr. Bene. Rer. It. Scr. t. XVI. 

2. Mad. Hist. de Reb. Brix. Cod. cit. 5. Il Cattare ed il Billia, per me- 1 d'e- 
li « Et con li miei occhi vidi l' in- sempio, pongono il ritorno del Car- 

cendio et abbruciamene di Rova- rarese sotto le mura di Brescia 

do». - Del giusto titolo delle Si- nel 1402. Ma sono loro contro la 

gnorie di Lombardia: Cronaca ms Cronaca Bergomense, gli Annali 

nel Fragmentorum Liber della li- Estensi del Delayto, il Corio e tutti 

oreria Mazzuchelli. eli storici milanesi. 



450 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

la tregua del 20 settembre 1402. Nelle memorie del Ronchi 
sono anche i nomi dei principali sollevatori l . Abbiamo detto 
ancora come nell'anno appresso, rinforzati dalle bande guelfe 
del Ronzone, dell' Avogadro, del Mar ti ne rigo e delle città li- 
mitrofe, scendessero tumultuando, traendo con sé Sabini e 
Triumplini fin sotto le nostre porte. Indarno Giovanni Palazzo 
(queir invido nò guelfo, nò ghibellino, ma nemico di quanti 
per cittadina potenza lo superassero), più da traditore che da 
nemico, fu di notte a Serie, e fintosi tutta cosa del Ronzone, 
gì' insidiò la vita per distornare l'impresa; poiché sventata 
la trama, continuarono i guelfi queir arditissima fazione 2 . 

Erano i primi giorni del mese di luglio 3 : assaltate fero- 
cemente le patrie mura, secondati dai guelfi nostri 4 , più di 
seimila fanti le superavano a Cantone Mombello, onde fu 
strage di ghibellini, sacco ed incendio delle loro case. Ebro 
di sangue e di vittoria quel terribile guelfo di Giovanni Ron- 
zone, fra le grida e lo scompiglio della presa città rimescola- 
vasi, e proclamandola dei Carraresi co' quali erano i guelfi 
già convenuti 5 , ributtava gli attoniti ghibellini dentro alla 
cerchia di cittadella 6 . La rabbia guelfa non ebbe limiti, ed 

1. Storie di varie terre del Bresciano. et yhibell inorimi . . . resurgentibus 

- Cod. Quiriti. C, 1, 10. guelphis . . . Franciscus Carra- 

2. Capreol. Hist. Drix. lib. Vili. vice hortatu quorundam princip. 

3. Castello Castelli, Chron. Berg. gueìphorum Brix. ad dominium 

in R. L S. t. XVI, col. 938. civitalis illius aspiravi!. Delayti, 

4. « La guelfa factione dil bressano Ann, Estens. in R. 1. S. t. XVIII, 
maximamente li montanari con lo col. 985, a. 1403. 

adjuto de fautori di dentro entra- 6. Vocaloque ad dominium Francisco 

rono ne la cita, dove di subito as- Patavino, urbem sub infestis si- 

saltarono le habitatione de la con- gnis intrant; interiores quoque 

traria parte». Como , Storia pa- munitiones cui Urbeculcc nomen 

tria, a. 1403. est, aggressi etc. Billii Hist. 

5. Cum civitas Brixicc . . . vacillare! Mediol. Rer. Ital. Script, t. XIX, 
propfer dissidenlias gueìphorum col. 15. 



DA HUNC1W ITALIANI 



251 



hi vendette da sicario vigliaccamente sfrenò. Due fanciulletti, 
né toccavano ancora il decim'anno, perchè figli di Pietro 
Gambara, si cercarono per ogni dove; strappati a forza da 
non so qual nascondiglio, trascinati alle macellerie, cosi 
tremanti e supplicanti scannavansi, e come d' agnelli se ne 
vendevano i palpitanti lacerti. Una sorella del disgraziato, 
rinvenuta anch' essa, cadde svenata per man del beccajo 4 . 
Né so qual furia infernale, spentavi la pietà, quegli uomini in- 
vadesse, onde insozzati di fraterno sangue, altro sangue V(H 
levano; le ghibelline giovinette, brutalmente sforzate, poi 
trafitte lasciavano in sul terreno: era delirio, era fors'anco 
la terribile voluttà della vendetta e della colpa che offuscava 
le menti, e vi ammorzava quella scintilla che sola dall'Eden 
perduto abbiam recata con noi, ma che tutta si risente an- 
cora di sua celeste origine — la ragione. 



Anno Dui 1403 — de ni. Jul. Brix. 
Intravit quidam Carolus Rozonus 
Brixia cum multi ludi ne Guelfo- 
rum, et occidit omnes ghibellinos 
quos habere potuit, et eorum do- 
mos destruxit. Aliique eie. . . . in- 
ter quos capti sunt duo filii Pel- 
tri de Gambara, decem annorum vel 
circa, quos retinebat in scholis, et 
dati fuerunt per guelfos ad ma- 
cellum , et ibi occisi et venditi 
sicut bestiai prò tribus soldis librai. 
— Similiter capta fuit queedam 
ipsìus Pelri sor or, quee in Bri- 
xia morabalur , et ducla ad ma- 
cellum et ibi macia sicut pecus. 
Unde iste Petrus insurrexit etc. 
Cod. Quir. C, I, 13. Misceli, re- 
lativa alla Storia ed alle Famiglie 
di Brescia. Il documento è chiuso 
dalle parole: Hcec memoria extra- 



età est ex folio antiquo existente 
in Archivio M. Doni. Comit. de 
Gambara in Parodi. S. Zenonis. 
- Fatto incredibile, se non vi al- 
ludesse anche il Corio con parole 
per avventura più terribili assai. 
« A modo de agnelli se jugulavano 
le femine, per li sparsi capilli 
esendo retenute, dopuoi che erano 
strupate fiedevano a morte: molli 
anchora sopra li macelli per fa- 
ctione vendevano 1' humana carne... 
E questa fu là seconda cita che 
rebellasse del suo Signore ». Hist. 
patria, a. 1403 - ed altrove: 
« Quelli che puolino bavere con 
tanta crudeltade furono uccisi, che 
non gli era paro ... la morte de 
le selvatiche fere; consideralo non 
a sexo non ad etate ecc. ». Corio, 
1. cit. 



252 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

a .u M I condottieri del presidio ducale s'erano già ritratti in 

Cittadella con quanti dei ghibellini campavano all'ira ne- 
mica 1 * Frattanto i guelfi, padroni dell'intera città, propo- 
nevano ai racchiusi non so che scambio di prigionieri, e 
molestati d'altra parte i ghibellini per ostinati assalti del- 
l'avversa fazione a porta Paganora 2 , stipulavasi una tregua. 
Ma non posava il Gambara, che tutto volto ad accogliere 
nel castello di Salò suoi partigiani (e molti n' avea 3 tra sa- 
lodiani e benacensi), meditava rifarsi coli' armi sue. Profit- 
tando FAvogadro della tregua, nella quale a meglio illudere 
la Reggenza mandavansi oratori a Milano rinnovando giura- 
menti di fedeltà 4 , fu al castello di Salò di parte ghibellina, 
sicuro che intanto Achille il fratel suo, Giovanni Martinengo 
ed il Ronzone avrebbero vegliato cogli altri capi intorno alla 
rócca ed alla nostra cittadella 5 . Tentò di assalirlo per islog- 
giarne il Gambara, ma essendosi all'Avogadro rammentati i 
patti dell'armistizio, ebbe a tornarsene deluso ond'era ve- 
nuto. Spirata appena la tregua (14 agosto), Pietro Gambara 
fu addosso agli inimici; entrò per Torrelunga in cittadella, 
donde uscivane poi, sperimentando la fortuna dell'armi. Se 
non che parte guelfa, risospinta quella subita scorreria dal 
Mercato del Lino fino al quale era giunta, sbarazzatene le 
strade, vi si mantenne 6 . Poi spediti Achille Avogadro fratello 
del condottiere da Valtrompia, e Faustino Lantana ambascia- 
tori a Francesco dei Carraresi, lo richiedevano d'ajuti, prof- 

1. Corio, 1. cit. perseverare ne la fede con il Duca... 

2. Capreolus, Hist. Brix. lib. Vili. e così in niuna di quelle cita fu 

3. Rossi , Elogi. - Pietro Gambara , provedulo di presidio ecc. ... per 

Giovanni Martinengo ecc. modo che de novo renovarono la 

4. « Jacopo dal Verme destinarono rebelione con magior severitade 
(i ducheschi) a Cremona et a che prima ». Corio, 1. cit. 
Bressa dove da li cittadini fu re- 5. Rossi, Elogi, 1. cit. 

ceptato dimostrando quegli volere 6. Capreolus, Hist. Brix. lib. Vili.. 



DA PRINCIPI ITALIANI 253 

ferendogli, usata profferta, la città. Il Carrara, de' cui ma- a.uos 
neggi erano frutto, come abbiam notato, quegli ammutina- 
menti, avutone permesso dai Veneziani ! , il giorno 12 agosto 
con mille cinquecento cavalli, e quasi altrettanto di pedoni, e 
Tarmi di Nicolò Marchese di Ferrara fattosi capo dell'impre- 
sa" 2 , uscì di Padova, e piantò sotto Brescia Y accampamento. 
Né così tosto il Gambara s' era messo in città, che pri- 
mamente per lo contado non pigliasse de' figli sanguinosis- 
sima vendetta. Imperocché rannodatosi a' consorti di Brescia, 
di Cremona, di Bergamo, di Crema (i quali presa la terra di 
Soncino ed avutane la ròcca per accordo del castellano, avuto 
Castelleone e Friminengo, v' ebbero ucciso Ugoccione Palla- 
vicino, e confittone il capo sulla maggior torre del castello 
di Crema), forte degli ajuti di Rolando Pallavicino de' cui 
militi era duce, corse pel Cremonese e pel Bresciano^diser- 
tandone le terre senza pietà; e tanto sangue fu sparso, che 
lungamente il puzzo degli insepolti cadaveri ammorbò la 
contaminata e miseranda campagna 3 ; senonchè raccolti con 

1. Murat. Ann. d'Italia - a. 1403. stans Beo et hominibus quod nun- 

2. Gattaro, Istoria Padovana, R. I. quam sanguine Giielphorum sa- 
S. t. XVIII col. 867. « Uscì di tiareiur. Mori enim fecit circa 
Padova ai 12 d'Agosto ... poi Castrimi Leonis Cremonensis Dice- 
cavalcò verso Brescia, e di prima cesis una die ultra sexcentos de 
andò a Montechiaro castello il Guelphis. Et intantum circa Bri- 
qual ebbe subito, e lo stesso giorno xiam ex utraque parte mortiti 
(15) andò a Castello di Lonà e erant, quod per portas nemo ire 
posta guardia nell'uno e nell'altro, poterant propter fcetorem. Unde 
s' avviò verso Brescia ove fermò qucedam mulieres acceperunt illa 
suo campo ». - Veggansi ancora cadavera et Ugna, et ea combus- 
ti Annali Estensi. serunt. - E il Corio. « Per forma 

3. Unde iste Petrus insurrexit, et che a fatica veruno puoteva tran- 
congregavit tria millia peditum, sferirse nel Cremonese ne anche 
et trecentos equestres, et persecu- nel Bressano per il grandissimo 
tus est Guelphos: et quos capere fetor de li cadaveri quali erano 
poterai, omnes trucidavit, prote- inscpulli ». Luogo cit. 



254 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

mesto amore dalle donne dei prossimi casali, ed accesovi 
d'intorno un ampio rogo, fur tosto in cenere conversi. Poi 
lo stesso Gambara, sostenendo per avventura i Pallavicini, 
altri faziosi al pari di lui, recavasi con quattromila fanti sotto 
Cremona, e facea forza per entrare nel castello di s. Croce: 
ma un Crivelli castellano del duca fu addosso al Gambara e 
ne respinse le file *. 

In questo mentre l'irrequieto Carrara s' apparecchiava 
all'assalto, e Giacomo ed Obertino suoi figli, molti nobili pa- 
dovani e ferraresi erano con lui. Vi erano Guglielmo e Ba- 
lardino della Scala, che profughi e venturieri, da que' torbidi 
civili molto si promettevano 2 ; e molto più si prometteva il 
Carrarese, avvegnaché dai medesimi ghibellini fosse cerco 
ed invitato a trattare con essi ancora di pace, fissandone an- 
che il luogo — porta Bruciata. Vi andò Francesco, ma nulla 
fu stipulato, e si venne alle mani. 

Gettati i ponti sulla fossa di cittadella presso il borgo del 
Gambaro, un fiero assalto incominciò. Era il primo di set- 
tembre. Duemila cavalli e mille fanti avevano i Padovani, e 
con essi 1' esercito degli alleati; il perchè, quasi certo della 
vittoria, per quattro lati con rumore immenso la cittadella 
investì. Resistevano gli assediati audacemente, e propulsavano 
quel primo assalto con una grandine di sassi e di bombarde 3 : 
ma lunga e pertinace fu la battaglia d'ambe le parti gagliar- 
damente sostenuta, e le sottoposte fosse già ingombre di ca- 
daveri e di malvivi attestavano la virtù dei combattenti. 
Quando fra quella mischia colla spensieratezza e la baldanza 

1. Campi, Storia di Cremona, che fa 3. Die itaque primo mensis sept. 
il Gambara capo dei ghibellini di inslructis ordinibus oppugnatorum 
Brescia e di Cremona. ad quatuor lederà, cum scalis 

2. Gàttaro, Storie Padovane, 1. cit. subductis ad muros etc. . . . De- 
- Annali Est. R. I, S. t. XVIII, layti Annales Estense* , l. cit. 
col. 964. col. 986. 



DA PRINCIPI ITALIANI 



255 



del valor giovanile, Francesco dei Lenoni, intrepido e gentile 
adolescente congiunto al Carrarese di sangue e d' amore, di- 
rizzata una scala, poggiatala di proprio pugno all'ambita mu- 
raglia, fra tanta grandine di pietre pur battagliando saliva; 
senonchè tutto lacero e sanguinoso ricadde: furongli attorno 
i soldati, e con pietosa cura del ferreo elmetto l'alleggeri- 
vano; ma colto in quella da un'altra pietra nel capo, l'infe- 
lice spirò, ond'ebbe il prode in s. Agata funerea pompa e 
sepoltura, e su questa il compianto dei valorosi. 

La sorte del giovinetto, la resistenza ostinata degli asse- 
diati condusse il Carrarese a trattare coli' avversa fazione 
breve sosta dell'armi, e fu il patto, che se in otto dì non 
pervenissero ghibellini soccorsi, la cittadella sarebbe sua. 
Avvertita degli accordi la Reggenza ducale, non mise tempo 
in mezzo; e Giacomo dal Verme, Giacomo della Croce, Ot- 
tobono dei Terzi e Galeazzo Gonzaga * con una schiera di 
mille fanti e cinquecento cavalli, per molta parte venuti dal 
presidio di Bologna 2 , correvano al soccorso della città. Perve- 
nivano a porta s. Giovanni; ma ritrovato assai duro intoppo 
di guelfi che la tenevano 3 , riescito vano l'assalto, Ottobon 



1. Delaytus, Ann. Est. 1. cit. 

2. Gattaro, Storie Padovane, 1. cit. 
Is quique evocatis ex Bononia 
auxiliis. Billia, Eist. Med. R. I. 
S. t. XIX, col. 15. 

3. Superacta ossislentia D. Paduce 
Ulani (civitatulam) per aditus suos 
versus montes cum multis viclua- 
libus introierunt , ex quo fuit 
inanità deditionis promissio. Ann. 
Est. luogo cit. - Ma leggiam nel 
Gattaro: « Il Capitano di Cittadella 
di Brescia volle far patto col Car- 
rara di consegnargli la Cittadella 



ed il Castello dandogli 12/m ducati 
d'oro. Fu disconsigliato da Rigo 
Galletto dall'accettare il patto. Ma- 
ladelta avarizia! che se pagava la 
somma era la ventura del suo Sta- 
to! » - Storia di Padova. R. I. S. 
t. XVII, col. 867. - Quivi è sen- 
z' altro un episodio dei trattati di 
porta Bruciata, quando Giovanni 
Martinengo e Pietro Avogadro con- 
siderate, dirò col Rossi, le miserie 
della patria, preferivano trattare 
anch' essi col Signor di Padova 
(Rossi, Elogi, pag. 151). 



2~){) BRESCIA SIGNOR] GGIATA 

a.1403 Terzo artatamente ai borghi «li porta Pile ripiegò, dosi 

aspettato dai ghibellini, per la porta della fortezza ad i 
loro si aggiunse. Rinfrescata così d" armi e di vettovaglie 
la cittadella, ravvivato il coraggio dei forti che la mantennero, 
due giorni interi durò la rinnovata battaglia. Ma già penden- 
do al terzo la fortuna dell'armi pei ghibellini, Achille A\ 
dro, Faustino Lantana ed altri di parte guelfa furono dal 
Carrarese, persuadendolo a dismettere le resistenze; e 
vuoisi che l'Avogadro cosi dicesse: Abbiam sofferti, o Fran- 
cesco, assai perigli ne' quali, siccome ad ultimo presidio, ci sima 
rivolli al tuo braccio. Ma sia castigo dei falli nostri, o perchè la 
fortuna, che non sempre agli uomini sorride, voglia ingannarci, 
ora, se tu non provvedi nella tua saviezza, come uscircene da tanta 
calamita noi non veggiamo. Se qualche soccorrimento è in poter 
tuo, non ritardarcelo, poiché per poco vittime tutti noi non ri- 
manemmo di questa guerra. E di rimando il Carrarese: 

Duolmi, o cittadini, non essere qual voi m' avreste desiderato; 
fui però sempre amico vostro, il sono, e lo sarò, benché da meno 
elei vostri nemici, da' quali non mi è dato salvarvi. Raccomando 
a Dio prima ed a voi stessi la tutela delle cose vostre: per me 
cercherò il meglio che mi sarà concesso di ritornarmi alla patria l . 

Né per tanto l'Avogadro cessò dal trattare coi ghibellini, 
e vuoisi perorasse la causa Carrarese non per altro che per 
aversene più facilmente da cinquemila scudi che ad Ottobono 
(od Otto) dei Terzi avea pagati. Ma fu indarno: essendo notte 
già tarda, e risvegliatasi per istrepito d' armi la città tutta- 
quanta, in quell'istante di notturno scompiglio, raccomandato 
ai castellani delle porte s. Giovanni, s. Alessandro e s. Na- 
zaro che nessuno escisse, affidata ad Usoccione dei Contrari 
colla custodia della città l'onore dell'armi proprie, lasciava 

1. Capréolus, Hist. Bn'x. 1. cit. 



DA PRINCIPI ITALIANI 257 

tacito di notte, sotto mentite spoglie il Carrarese le nostre 
mura, né- da altri accompagnato che da cinque cavalli. Fu a 
Gussago; e di quivi, co' guelfi che gli si erano aggiunti, a Pa^- 
dova tornò *. I guelfi nostri così racchiusi, tentata indarno 
fra le tenebre la porta di san Giovanni, quindi, già surto il dì, 
quella dis. Nazaro, né ritrovando pur lo scampo della fuga, 
sostennero per dura necessità le uscite dei ghibellini, mentre 
mandavano per gli accordi ad Ottobono dei Terzi; dal quale 
ottenevano tregua con questo per altro, che alla Reggenza 
ducale fosse giurata fedeltà. 

Nel giorno appresso, che fu il 16 settembre, sendosi già 
partito da Brescia l'Uguccione co' suoi Padovani, consegnate 
le porte ai ghibellini, riscossa per la proposta di Achille 
Avogadro e di Giovanni Martinengo non so che somma dai 
guelfi, ritornava Ottoboii Terzo alla capitale, contento della 
ripresa città 2 . Sospetta il Rossi che queir accordo fosse 
dovuto all'arti di Giovanni Palazzo, sempre intento ad at- 
traversarsi alle imprese di Pietro Gambara. Per me, ben 
d' altro sospetterei. Dicemmo della tradizione fino da' tempi 
del Capriolo che l' Avogadro s'affaccendasse per aversi dal 
Terzo una somma che gli era dovuta: ora l' Ottobono colla 
proposta dell' Avogadro pagava il debito a spese de' suoi 
nemici. Fatto sta che al 22 settembre 1403 il conte e milite 
Otto dei Terzi da Parma legato del Visconti, per ordine 
avuto da Giacomo del Verme, presenti Paolo Sabello ed il 
milite Galeazzo da Mantova e Giovanni dell'Agnello, riconci- 
liando con atto ch'io trascrissi da un Registro 3 dell'Archivio 

i. Delayti Annal. Estens. R. I. S- prò exterioribus clienim aliquot 

t. XV III, col. 986. ventum est, cujtis benefìcio Ugutio 

2. Capreolus, Hist. Brix. lib. Vili. cura exercitu illceso inde abiti. 

Denique hinc inde concorditer ad Ann. Est. 1. cif. 

pactionem treguceet salviconductus 3. Reg. D, carte 9. 

OnoKici, Storie tirelle. Voi. VII 17 



258 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

,.uoi Municipale, perdonava in nome del duca agli uomini di 
Brescia la rivolta e i danni e le uccisioni e le colpe d'ogni 
fatta dal 4 settembre 1402 sino al momento dell' accordo, 
restituendo ad essi le loro cose purché soccorressero il duca 
di ottomila fiorini al valore di trentadue soldi pUnei per 
fiorino, seimila a carico dei cittadini, duemila del contado. 
Rappresentanti la parte guelfa sono in queir atto Girardo 
Martinengo, Andrea Graziolo, Giovanni Lantana, Giovanni 
ed Achille Avogadro, Giovanni di Prevosto Martinengo, Lo- 
renzo e Giovanni Bona ». 

Ma poco mancò che i guelfi non ritogliessero Bergamo 
alla Reggenza. Perchè Antonio Calini di Brescia, in aspetto di 
soccorsi da Giacomo Avogadro, vi si era con mille e sette- 
cento fra pedoni e cavalli (11 seti.) presentato dalla parte 
del borgo di s. Leonardo 2 : ma il conte Antonio Secco da 
Caravaggio e Cristoforo da Iseo celebri ghibellini, rotto TA- 
vogadro a Palosco, allontanavano il nemico. Risalivano in- 
tanto i guelfi alpigiani alle valli natie, e come lor Suggeriva 
ira e dispetto della sventata impresa, seggendo podestà di 
Valcamonica per la Reggenza Ottone Spinola, pigliavano 
coli' armi in pugno la terra di Gnardo, e fattavi a ridosso di 
Moncastello (era l'ottobre) non so che bastia, calavano da 
quella, siccome da coviglio, ad infestare la sottoposta valle, 
sicché fra le costoro avvisaglie Giacomo Aquano contestabile 
di Ottone vi lasciò la vita. Poi congiunti agli uomini di Lo- 
zio, di Mu, di Scalve, di Valeriana, scorrazzavano per que' 
gioghi mettendone a ferro e a fuoco gli sgominati casali; il 

f . Lata leda etc anno . . . MCCCCIII 2. P. Celestino, Stor. Berg. lib VI, 

die XXII mensis septem. in ci- a. 1403. - Rossi, Elogi. Antonio 

tatella civitatis Brix. in Episco- Calino. - Rinaldi, Monum. Istor. 

patu ...sub porticu domorum ... del castello d' Iseo. - Castelli, 

iuxta Capellam s. Martini posi- Chron. Bergom. R. I. S. t. XVI, 

tam in ipso Episcopato. col. 944. 



DA PRINCIPI ITALIANI 259 

che si apprende dal Rossi e per una sentenza contro i mede- 
simi pubblicata dall'arciprete di Cemmo, giudice delegato 
dalla Reggenza,, e dal vescovo di Rrescia del 4 aprile 1405 K 

E le valli bresciane, per queste facilità alla rivolta, 
s'acquistavano grido d'intolleranti, di faziose e peggio: ed è 
singolare lo sfogo di non so qual acre stizza del cronista di 
Lucca 2 , il quale con un' apostrofe risentita e superba rivol- 
tosi a Roberto re, deluso già, come notammo, dalle nostre 
valli, dovevi ben pensare, gli grida, che se i fiorentini, i quali 
si tengono da più che tutti gli altri uomini fedeli e leali , non ti 
hanno attenuto il centesimo di quello ti promisono, come speri tu 
negli uomini grossi e materiali nati nei boschi e in nella montagna 
come le bestie, che si può dire la montagna di Brescia essere 
non che uomini ma peggio che bestie? (grazie). Certo, se tale 
opinione avesti che f attenessero la promessa, ti si può dire 
essere più bestia di loro (manco male). 

Ma intanto fra quei contendere ostinato e rinascente 
emerse un fatto egregio; e se bella fa mai la vendetta, questa 
volta il fu. 

Abbiam già detto di que' due prepotenti del Carcano e 
del Visconti, qual facessero governo delle terre asolane. 

Tra una fanciulla del potente asolano Bettin Zanone di 
parte guelfa ed un giovane Battaglia di colà erano propinque 
le nozze: chiestane a' due ribaldi la licenza infame, rispondea 
Y uno e l' altro, terrebbero la festa, ma che il loro diritto non 
cadrebbe però. E il Zanone rattenuto e coperto — Ebbene; 
sia con Dio. Poi tornato a' congiunti, radunatili a consulta, 
arrovellato e furente sacramentava che più ludibrio ai tristi 
non sarebbe una vergine asolana. 

1. Rossi, Ann. Cod. Quir. C, I, 3.- estratti dell' Ormauico dai mano- 

Storie di varie terre del Bresciano, scritti del Ronco. 

Codice Quirin. C, I, iO. - Ivi gli % In R. I. S. t. XVIII, col. 826. 



C 2()0 BRESCIA SlGNOREGGlAfA 

Deliberati i modi, quindici de' suoi congiunti d'animo 
grande e risoluto, con certe falci ascose nell'ampio volume 
delle loro maniche * seguivano il Zanone, che di piò fermo 
dinanzi a quegli scapestrati n'andò. Era l'estate del 1403: 
sedevan essi al rezzo di non so che giardino o cortile del 
loro palagio, e i loro figli con accanto non so qual nobile 
milanese erano presenti. Sponevasi dall' Asolano il suo mes- 
saggio: — restassero serviti al domestico banchetto; promet- 
tessero però che dell'iniqua legge non si sarebbe parlato. — 
Ammutolivano in sulle prime i convitati; poi vergognando il 
silenzio, inviperiti di tanto più, replicavano maravigliarsi di 
tanta audacia, e che la legge sarebbesi mantenuta. 

Dunque sbrighiamoci gridò il Zanone; e tratta primo la 
falce, a que' ribaldi s'avventò. Fu sanguinoso baruffamene. 
Da un lato i ghibellini del presidio, dall'altro i guelfi della 
terra tumultuando accorrevano. Giovanni Visconti e due fi- 
gliuoli del Carcano spiravano sulla porta del tempio di s. An- 
drea in un lago di sangue; a s. Erasmo il terzo, e il mal 
giunto da Milano ebbe tronco il capo sulle rive del Olisi. 
Quattro consoli fautori di quegli iniqui 2 scontavano colla 
morte la loro viltà. Più astuto il Carcano, guadagnata la 
rocca, e levato il ponte, mentre celebravano i guelfi nella 
scompigliata terra, ebri ancora della vittoria, quelle nozze 
fatali, mandò per soccorsi a' ghibellini di Brescia. 

Pietro e Brunoro dei Gambara loro capi chiamavano a 
consulta Paolo Lavello e Giacomo della Croce perchè si de- 
liberasse. Achille Avogadro surse in quella e propose che 

1. La storia non fa cenno che di marini, Simone Gorno e Vigilio 
ronclie e di falci dai guelfi ado- Belasio secondo il Mangini (Storie 
perate. Forse vietava l' allarme Asolane, ms. presso Fautore) ed 
il pauroso Visconti. il Rizzardi (le medesime istorie 

2. Giorgio Villanova, Ambcrlo Tre- nel. Cod. Quir. C, I, 10). 



DA PRINCIPI ITALIANI 261 

nelle mani dell'Agnello podestà di Brescia si confidasse la a .i 405 
cosa: il podestà, che più assai ne sapeva di Pietro e di Bru- 
noro, gl'infelici Asolani contro a quell'anime arrabbiate pur 
sosteneva. Ma i Gambara non ascoltarono, e mossero all' ec- 
cidio d'un castello che fra la stolta e feroce ira di parte da 
cui fummo in quel tempo dilacerati surse nobile esempio 
di generoso e virile risentimento. Prevedevano gli Asolani 
l'imminente procella, e con Giacomo Bavano, che in luogo 
dell' ucciso Visconti s' erano fatto podestà, venivano discuten- 
do i modi delle difese. 

Lavello, Gambara, della Croce, Orlando Pallavicino con 
quattrocento cavalli e non so che fanti procedevano silenziosi 
dal castello di Gambara, e col favor delle tenebre penetrati 
nella rócca dal Carcano tenuta, si rannodavano agli scampati. 
Era il mercoledì, e molto il popolo per lo mercato che ap- 
punto in quel giorno avea luogo: quando alla sprovveduta 
ecco irrompere il presidio. Non fu pugna; fu d'inermi e di 
fuggenti scelleratissima strage; poi sacco, turpitudini, quanto 
d'infame agogna la militare licenza. Pur di tutto che venia 
loro alle mani facevano difesa gl'infortunati, e il sangue di 
Giorgio Carcano rallegrò l' ire estreme dei cadenti Asolani. 

Cessata la strage, vennesi a' diroccamenti, e dove non 
bastavano le fiamme, il ferro bastò. La chiesa di s. Erasmo 
unica stette fra queir ampie rovine; ed unica, di due castelli, 
una torre con suvvi lo scritto — Nulla d'Asola qui resta 4 — . A 
quarantotto dei Zanoni, dei Battaglia e d' altri nobili cospi- 
ratori del luogo, chiedenti invano al duro passo una voce 

1. Mangini e Rizzardi ne' Codici men- zione di un privileg. del Malatesta 

tovati. - Io devo alla cortesia del (a. 1406), col quale si aderisce ad 

signor Domenico Bernoni, raccogli- alcune istanze dei miseri Asolani , 

tore studioso e appassionato dei mo- dispersi ancora per alcune terre 

numeriti del suo paese, la comunica- dopo l'eccidio del 1403. 



^02 BBE8CIA SIGNOREGGIATA 

103 sacerdotale, fu tronco il capo: tra il disumano macello le ra- 
ghe forme di un giovinetto dei Gasoli quell'anima feroce dì 

Pietro Gambara impietosivano, ondo ritolto al ceppo che 
l'aspettava, sempre il tenne con sé; poi fatto adulto, consorte 
il volle d'una sua figlia naturale *. 

Rifuggivano gli scampati alle terre vicine; altri fra le pa- 
ludi e nelle macchie di Volongo e di Garazino si nasconde- 
vano per piangere non visti, dirò col Mangini, la dissoluta ed 
abbattuta loro patria, e prepararsi alla vendetta. 

Così noi distruggemmo Asola nostra, spegnendo un 
lampo d' italiana alterezza degno veracemente di più splen- 
dida età. 

Un anno appresso (1404), poi che più periglio non era, 
sbucarono gli Asolani da'lor nascondigli, e mestamente sul- 
l'arse reliquie della terra natia si raccoglievano, mentre allato 
dell'unica torre in pie rimasta con ostinato amore si fabbrica- 
vano un castello. I guelfi di Canneto, d'Acquanegra, diMosio, 
di Beveraria vennero in loro ajuto — ed Asola risorse. Lun- 
gamente per altro se ne stettero gli sbandati per le terre 
vicine, e le suppliche indirizzate da quei raminghi al Malate- 
sta, ricordate nel costui privilegio che abbiam citato, li di- 
pinge nel 1406 relictos olmi communis et nunc comunellus terree 
suce de Asula: ivi si narra come assaliti proditorie, iniquiler et 
dolose tanto dal castellano come da Giacomo della Croce, la 
loro terra venisse così distrutta quod non remansit lapis et 
tegula, talché diserta se ne rimase fino ai tempi di Pandolfo 
Malatesta, cui domandavano l'esenzione per sei anni d'ogni 
balzello. E Pandolfo aderiva perchè la terra potesse risor- 
gere dalle sue rovine 2 . 



1. Mangini, Storie Asolane, ms cit. e da lui comunicatomi: l'originale 

2. Ducimi, presso il signor Bernoni, è neirarch. comunale di Asola. 



Ì)A PRINCIPI ITALIANI 2(J3 



li 



PANDOLFO MALATESTA 



I disegni del Gambara si coloravano. Sazio di stragi e di 
rovine, partivasi dal disertato castello, e fatta ai Remedelli 
un po' di sosta, passati gli Orzi *, si fermava in Quinzano ra- 
dunandovi fra Bresciani e Cremonesi un'eletta di gente ghi- 
bellina, un esercito di novemila uomini parati a sostenerlo 
colF armi: il perchè fiero di sua potenza, pieno dell' arduo 
divisamento di farsi donno della sua città, con rumore gran- 
dissimo di guerra vi s' appressava. 

Furono tosto i guelfi ai magistrati, che pei Visconti ci go- 
vernavano, significando spaventati il fatto : i quali risponde- 
vano tranquillamente, stessersi pure di buona voglia, poiché 
avrebbero scompaginato quel nodo di ghibellini. Poi ricevuti 
in cittadella Paolo Savelli e Giacomo della Croce con quat- 
trocento cavalli, e chiuse le porte, attesero la venuta dell'ar- 
ditissimo venturiero 2 . 

Povera Brescia! Quel venturiero gli aveva già compri. 

Era il gennaio. S ; appresentò il Gambara minaccioso a 
porta san Nazaro asserragliata dai guelfi, i quali d' un grido 
maledicendo al nome dell' Agnello podestà e dei condottieri, 
esser queste, dicevano, le promesse loro, questa la fede: blandire, 
accalappiare con ingannevoli moine quel poco resto de' guelfi per 
darli venduti al Gambara anima e corpo. Se di pudore fossero 
capaci, che non accorrono a trattenere il nemico or che abbatte 
le porte di s. Nazaro ? Ma qui non la salute della patria, ben si 
vorrebbe la nostra rovina. Ove ornai cercheremo più fede, se pri- 
mi la rompono i magistrati? Questo ed altro dicevano, ma più 

I. Godagli, Stor. Ore. - lil». II, p. 54. 2. Capreolus, Hlst. Brix. lib. Vili. 



264 BRESCIA SlGNOHRtìGlATA 

im coperti, al podestà, il quale non trovando più ornai come 
scolparsi, la vostra salute, replicava agli irati, è nella vostra 
virtù; correte dunque all' armi, dappoiché le mie promesse, pei 
disleali che m' attraversano, più mantenervi non posso. 

Partivano i guelfi da lui con piglio irato e dispettoso, e 
levando a tumulto la già commossa città, correvano alle difese 
delle Pile cui già il Gambara batteva; poi serratisi al vicin 
fiume, arrestavano coi loro petti V irrompente nemico. Tre 
ore contennero i ghibellini queir urto poderoso; e a tratte- 
nere il Gambara che sull' aperta breccia disperatamente pu- 
gnava, le donne istesse armate a caso gli s' avventavano con- 
tro. Ma quando appunto era maggiore il travaglio dei com- 
battenti, e che più si bruttavano di sangue cittadino V acque 
del Bova, ecco schiudersi ad un tratto la cittadella, uscirne 
il Savello e il della Croce coi ghibellini, ed occupata la città 
tutta, schivando le vie fatte campo alla battaglia, sbrancare 
all' incendio ed al sacco dei templi e delle case; poi carchi 
di preda e d' ignominia ritrarsi gli svergognati , accovaccian- 
dosi dietro le male abbandonate muraglie *. 

Dunque il presidio della Reggenza, che teneva accordi 
col nemico per tradire la confidata città, tradito anche il 
Gambara, non esciva da cittadella per sostenerlo, ma uscì 
cacciato come una fiera da turpe voglia di preda e di rovine. 
Ed eran tutti fratelli ! 

Durava intanto con diversa fortuna Y esecrato conflitto : 
Pietro Gambara, perduta la guelfa insegna che restò nelle 
mani del Martinengo, cadutogli allato Y alfiere, cedeva op- 
presso dal numero. Senonchè l'avvisaglia, che parea tutta di 
cittadini, per l' accorrere di guelfi della valle e del piano con 
armi e vittovaglie, si dilatò a più vasta pugna 2 . Fu allora che 

1. Capreolus, Hist. cit. - Rossi, 2. Rossi e Capriolo, ne 1 suoi Elogi 
Elogi. Pietro Gambara, pag. 148. il primo, il secondo nelle Storie. 



da Principi italiani 265 

i ghibellini paventarono la riscossa e la vendetta; ed usciti 
(era il giorno di s. Andrea) da porta Paganora, investirono i 
guelfi nel borgo di s. NazaTO, dove Giovanni Martinengo l co' 
suoi degli Orzi 3 , di Trenzano e di Castelletto che tenevano 
il luogo, gli sbandò. Mille e dugento Bergamaschi egregiamen- 
te armati, cui guidavano con altri valligiani gli Avogadri ed il 
Lantana, oltre a non so che file condotte da Gabrino Fonduto 
di Cremona, rinvigorivano intanto le schiere dei vincitori, 
che assiepavano di gagliardi steccati le rive del Garza. 

Senonchò un altr' uomo chiamato in campo secondo il 
Rossi da Giovanni Palazzo, secondo me dall' ambizione sua 
propria, venia lor contro, che guelfi e ghibellini dovea som- 
mettere del pari: era questi Pandolfo Malatesta; e la ingan- 
nata duchessa Caterina Visconti, di soccorsi richiesta dai 
ghibellini ornai chiusi tra il Garza e i vincitori, parea man- 
darcelo a sostegno del cadente ducato 3 . 

Ma il ducato era sossopra: era una gara, una contesa di 
duci e non duci a chi più valesse strapparsi di mano le 
insanguinate città 4 . Il Benzone avea Crema, tenean Bergamo 
i Soardi e i Colleoni; ritolta al Ponzone, usurpavano Cremo- 
na i Cavalcabò; il Vignate in Lodi, il Rusca in Como signo- 
reggiavano; Ottobon Terzo la città di Parma, e Facino Cane, 
il più ardito di tutti, Alessandria usurpò : quel Facino che 
mantenne sue fazioni, suoi potentissimi partigiani anco fra 
noi. Valga di tutti un esempio. 

Giuliano, Martino e Lorenzo di Giacomo dei Boccacci 
da Venzago, discendenti da quel Martino ch'ebbe nei secolo 

1. Marco, secondo il Capriolo (1. cit). /. S. t. XXI. - Sozomenus, Speci- 

2. Codagli, Stor. Ore. - lib II, p. 54. men Hist. Rer. Hai. Scr. t. XVI, 

3. Castelli, Chron. Berg. R. I. S. col. 1180. - Ann. Plac. R. 1. S. 

t. XVI. t. XX, col. 870. - Chron. Berg. 

ì. Boningontri, Annales, col. 92. R. R. h S. t. XVI , col 955 ecc. 



li\() BRESCIA SIGNOREGGIATA 

XIV privilegi ed esenzioni dal Visconti per sue benemerenze 
nel regno di Cipro l , ragunati nel forte di Rivoltella uomini 
ed armi, tentata indarno la rivolta della terra, si pittarono 
sul Veronese; poi ripigliato ardire, toglievano al Malatesta 
Garpenedolo e Galvisano. Nò gli uomini soltanto, ma le don- 
ne di quella celebre famiglia avversando il Malatesta, parteg- 
giavano audacemente. 

Caterina, Francesca e Zia dei Boccacci, irate che il forte 
di Rivoltella non aderisse a Facino, tentarono esse sole, ma 
inutilmente, la fedeltà delle scolte; tentarono la rivolta di 
quelle di Desenzano e di Venzago. Tutto fu indarno, ed e- 
siste ancora lor condanna di bando, di confisca e di morte 2 . 

Parliamo francamente. Il Benzone, il Vignate, il Rusca, 
tutti que' fedelissimi condottieri di Caterina Visconti non e- 
rano ladri? Non lo era forse Pandolfo quand' ebbe usurpata 
la nostra città? Ma perchè fortunato, lui predicavano i diplo- 
mi Magnificus Vir Dominiis Dominns Brixics et Pergami; i Boc- 
cacci ed i Ronzoni, perché vinti, fures et latrones; così vanno 
le cose di questo mondo. Erano commedie; ma nelle quali si 
giocavano le sorti delle intere città. E le città mutavano si- 
gnore, ma non fortuna; e il nuovo eletto presentendo la pro- 
pria nella sorte del caduto, non che trasmettere a' figli Y u- 
surpata potenza, già prevedeva che non Y avrebbe serbata 
per sé. 

Da qui la violenza del dispotismo per mantenenti; da 
qui quella rete minuta, avviluppata di ponderate scaltrezze, 
venute in luogo dell' aperta lealtà, e queir arte occulta e fa- 
ticosa del tradire con senno, che il Sismondi chiamò de'tem- 
pi di cui parliamo, ma che sarei per credere di tutti. 

Ma quel Facino che pochi anni dopo (1412) erasi argo- 
mentato di mettere sossopra la provincia bresciana per to- 

ì. Codice Diplomatico. 2. Uèm. 



DA PRINCIPI ITALIANI 267 

glierla bellamente a Pandolfo Malatesta, e le cui trame favo- 
rivano allora coi Boccacci di Venzago (e questo pure abbiam 
detto) assai ribelli, ora compagno all' impresa di Pandolfo, 
secondavala coli' armi. 

Pur questa volta i disegni del Riminese non erano svelati, 
ond' egli, che parea venirsene propugnatore della Reggenza, 
aveva esercito a sé, mentre un secondo movendosi di con- 
serva con alla testa Facino, spalleggiava quella grossa fazione. 

Chiamati dai ghibellini di Brescia le cui sorti volgevano 
alla peggio, passato l'Adda (29 gennaio), toccato il territorio 
bresciano, venivano alla volta della città, e rimettendo di ma- 
no in mano all'obbedienza ducale i vacillanti castelli dei sol- 
levati, s' accostavano alle nostre mura \ 

Recano gli annali Estensi, come occupata da quegli eser- 
citi la città, col ferro e col fuoco di viva forza la sommettes- 
sero. Anche il 2 Castello nelle sue Cronache Bergomensi narra 
di Facino, e come forte di tremila cavalli e di non so che fanti 
entrasse in Brescia, ove un presidio di quattromila uomini tra 
Bresciani e Bergamaschi facevano loro possa per mantenerla 
al duca; ed aggiunge essersi combattuto per qualche dì, e 
molta strage essersi fatta dalle bombarde di Pandolfo e di 
Cane. Ma la cosa non fu quale dal Delaito, che non potea 
saperla pel minuto, a noi fu tramandata, e il quale ritenne 
il Malatesta più leal condottiero che veramente non era. 

Forse ancora è vero che Giovanni Palazzo fosse incita- 
mento alla costui venuta. Come pur vogliasi, tre giorni in- 

1. Die X1VI1I Ianuarj M. D. Pan- riunì Brixicc, nonnulla oppida 

dulfus de Malateslis et Facinus propter partialitates vacillantia in 

Canis habentes singuli exercitus, et obedientiam redegerunt etc. Ann. 

militantes ad stipendia D. Ducis... Estens. R. I. S. t. XIX , 953. 
junctis exercitibus, expugnaverunt 2. Igne et ferro prò magna parte va- 

burgum Pandini quod rebellave- stalam, cruenta admodum violcntia 

rat. Deinde . . . ingressi Territo- domilarunt etc* Ann. Est. 1. cit. 



ì2()8 BRESCIA 81GN0BEGOIÀTA 

rianzi che s'accingesse all'impresa, per Lodovico Cantelli 
suo secretano scriveva ai guelfi (e il Rossi cita quel foglio 
che afferma d'aver letto, ma che avrebbe fatto meglio a pub- 
blicare) ed a Giovanni Martinengo loro duce, non chiedere 
altrimenti che l'amicizia loro; aver egli credito colla duches- 
sa di duecentomila ducati, dessergli dunque la città, lo acco- 
gliessero fidenti, buon principe sarebbe; e il Camello, che re- 
cò la lettera del suo signore al Martinengo, s' adoperò affin- 
chè i guelfi lo compiacessero ! . Ma perchè il Malatesta non 
paresse traditore, convenivano, che messe fuori tre batterie, 
simulasse un assalto; poi ch'essi guelfi cedessero come vinti; 
finalmente che quel dramma col trionfale ingresso del Mala- 
testa, come ad ultima scena, si terminasse. Tutto ciò per il- 
ludere i ghibellini di cittadella ignari del tradimento, ma più 
ancora Facino, il quale, più aperto sostenitore del dominio 
antico non sospettava pur ombra di quelle mene 2 . 

E veramente , dopo tre giorni di simulato badalucco in 
cui ciascuno facea sua parte come un attore cui fosser palco 
le mura, convenuti i guelfi sotto pubblica fede a porta Bru- 
ciata, confermavano i patti della pace; e persuaso a non du- 
bitarne Facino che quella pace seguisse a nome di Cateri- 
na Visconti, entrò questi col seguito in cittadella, Malatesta 
in città. Poi correvano entrambi al soccorso di Verona cir- 
condata dall' armi dei Carraresi, ma troppo tardi, che quel- 
l'armi l'avean già presa. Avutone l'annuncio a mezzo il cam- 

1. « Corse allora Giovanni da Palazzo a Giovanni Martinengo) per Ludo- 
dalia Duchessa ... e ottenne che vico Cantello suo Secretano, co- 
Pandolfo e Facin Cane venissero m 1 egli andava creditore della Du- 
in soccorso dei Ghibellini. Ma Pan- chessa di duecento mila ducati, è 
dolfo tre giorni prima che arri- che perciò se a lui volevano dar 
vasse con l'esercito a Brescia av- la città, sarebbe loro stato principe 
viso segretamente i nostri Guelfi amorevole ». Rossi, Elogi, p. 154. 
(ed io ho letta la lettera sua scritta 2. Capreolus, Hist. Brix. lib. Vili. . 



DA PRINCIPI ITALIANI 261) 

mino, retrocedevano, e fu allora che le trame del Malatesta u.uoi 
apertamente si disvelarono a Facino; vi si trovò fatto giuoco, 
e giurò di prenderne vendetta col sacco della città. Presen- 
tatosi a porta san Nazaro, dimandò l'ingresso; mail capitano 
di quella: non v' è negato , gli rispose, purché v'accontentiate 
del seguilo di cinquanta cavalli; diversamente, non è in poter mio 
V abbassare il ponte. Irato Facino della ripulsa, voltò coir e- 
sercito, e^fu a Milano. Venne poco stante il Malatesta, ed 
intese le sue minacce, gli tenne dietro sino ai confini sorve- 
gliandone le mosse. 

A Pietro Gambara più non rimase che il bando dalla pa- 
tria terra ch'avea corsa coli' armi per farla sua; ma il bando 
ancora forse non era termine, se non moriva 4 , sì piuttosto 
una semplice dilazione alle arrischiate sue mire: e quelle mi- 
re del Gambara passavano nel figlio, che assieme col nome 
ereditava probabilmente sdegni, ambizioni, divisamene, tutta 
l'anima del padre; avvegnaché pochi anni dopo (1408) sap- 
piane ritolti da Malatesta al figlio tutte domestiche sostanze 2 , 
che poi venivano largite a Marsilio ed a Maffeo di Federico 
Gambara, nepoti di quel proscritto 3 . 

Per tal modo terminò quella fazione: ma gli spiriti di 
parte, ma guelfi e ghibellini ancor non erano in Brescia ri- 
conciliati. Uscito il presidio,, di quesfuna pace godevasi, ag- 
giunge il Capriolo, che a nessuno era fatta ingiuria. Sia pure; 
ma i due partiti guardavansi in cagnesco , nò mai che guelfo 
entrasse in cittadella, nò ghibellino alla sua volta in città. 

Questa impresa di Facino e di Pandolfo non ha cronista 
fra i pubblicati dal Muratori che non la scambi coir altra di 

1. Una cronaca ms contemp. cremonese % Famiglia Gambara, di continuazione 
lo avverte caduto per una freccia alle celebri del Litta. 

il 24 nov. 1404. La pubblicherò 3. Cod. Dipi. - Doc. comunicat. dalla 
in quelle lombarde del prof. Mùller. gentilezza del nob. G. B. Calinj, 



270 HUhSCIA SlGNOULOGlATA 

m pochi mesi appresso. Ed era tanto diversa! Perché se que- 
si' ultima che sono per raccontarvi (essendo già convenuta 
la cessione di Brescia come prezzo di paghe al Malatesta ) 
parrebbe un resto di leale condotta, il tradimento, il raggiro, 
la simulazione coprivano la prima. 

Sia quindi lode al Capriolo che nell' ottavo suo libro le 
differenzia; ma quivi appunto, dove proprio avremmo desi- 
derato sposizione più larga e più diffusa, come pentito del 
chiaro e nitido racconto della prima, detto così di volo del 
ritorno di Malatesta, del suburbano suo campo a s. Antonio, 
dell'intromessa del duca di Mantova nell'accordo stipulato 
coi ghibellini, chiude quel cenno coli' ingresso di Pandolfo, 
quasi fosse fatale, che il vuoto di quella cronaca nostra per 
assai rispetti così preziosa, e certamente la più popolare, 
dovesse aumentarsi in ragione diretta della vicinanza degli 
avvenimenti; onde assieme al dispetto del non trovarvi la 
serie tutta dei fatti del proprio secolo, nasce la meraviglia 
come sì nuova, così recente, così vitale istoria nostra venis- 
seci raccontata già fino d' allora colla irresoluzione e l'ab- 
bandono di chi non sappia ornai come riempiere una pagina. 
Risottomessa adunque la intollerante nostra città, cui 
l'audace Pandolfo diceva rendere alla Reggenza ducale, ma 
che sapevala sua, parevano per un momento ravviarsi un 
po' meglio le cose nostre. Ma non fu che un istante: eravi 
quiete, ma cupa e sospettosa, quale di popolo che sente la 
precarietà d' uno stato violento e impreveduto. Dall' un 
canto i Visconti che largheggiando di privilegi, di concessioni 
coi Foresti, coi Gambara, coi Soardi, cogli Emilii 4 , coi 
più ardenti fautori della loro causa, ne tenean viva la devo- 
zione e la fede; dall'altro le parti avverse allettate dalle 
ingannevoli promesse dei condottieri venivano ingrossando 

1. Codice Diplomatico. 



DA PRINCIPI ITALIANI 271 

T un di più che 1' altro, e la conquassata Reggenza stanca di 
quella lotta occulta, ma tenace, esausta di forze e di denaro, 
espilata dai suoi capitani, che ricolmi d'oro pur chiedevano 
ad alta voce gl'insoluti assegnamenti, piegavasi a dar loro a 
spizzico ed a branellile terre di Lombardia: e forse que'pri- 
vilegi medesimi che abbiam nomati erano l' un de' ripieghi 
moltiplici a far denari. Ma in quanto alle vendite ed ai se- 
questri degli interi castelli cui dovettero scendere gl'infortu- 
nati Visconti, un esempio insigne noi 1' abbiamo nell' atto di 
cessione che furono costretti a stipulare con Francesco di 
Lodovico Gonzaga il giorno 17 febbraio del 1404, e col 
quale chiamandosi debitrice la duchessa Caterina di sessan- 
tatremila seicento cinquanta lire imperiali tam occasione lan- 
cearum suarum, qiiam provisionìs ejus persona?, e confessan- 
do non essere in grado presentialiter solvere in pecunia il 
creditore, per sé e pel duca Giammaria gli dava in pegno le 
grosse terre bresciane di Lonato e di Castiglione delle Sti- 
viere co' luoghi di Castel Goffredo e di Solferino, serbata 
però sempre ai Visconti la signoria, e salvo il diritto di ri- 
peterle dal Gonzaga all'atto in cui fosse restituita la somma. 
Né il Gonzaga potea muovere guerra per quelle Comunità 
ove i duchi non assentissero, a' quali dovea serbarle, pe' quali 
dovea difenderle, mantenendo in quelle ròcche lor munizioni 
guerresche di verettoni, di balestre, di polveri, di bombarde, 
da rendersi pur esse cogli affidati castelli: ed è singolare 
quel patto in cui Francesco Gonzaga promette ai Visconti 
che le sue lance si terranno contente 4 . 

Ma quei Visconti a ben altra cessione dovevano appa- 
recchiarsi. Partito il Malatesta dalla riconquistata Brescia, 
lei governavano Giovanni dell'Agnello capitano di cittadella, 
e i condottieri del presidio Bernabò Lunello e Gian Manfredo 

1. Codice Diplomatico. 



272 



MtESCIA SKINOUMGIATA 



da Roscoalio, quando alle porte della città si presentata ufi 
araldo; dicevasi mandato dal Malatesta, e chiedca 1' enti 
Introdotto dal capitano, dispiegò sue credenziali del 14 apri- 
le: erano intimazioni di Pandolfo, nelle quali significando es- 
sersi a lui confidata dalla Reggenza la città di Brescia, vole- 
vano il possesso K 

Il capitano ristette maravigliando, ed ottenuta un po' di 
sosta, mandò di volo suoi messi a Milano; erano cinque: un 
Morello, un Marino, due Solari ed un Giovanni Manfredi, 
che furono all'istante dinanzi alla Reggenza ducale. Aperte 
le lettere dell'Agnello, lamentavasi questi come ad altra si- 
gnoria che la ducale non fosse avessero i suoi soldati ad 
aprire le porte di cittadella e delle ròcche bresciane; offeriva 
difenderle con tutto il vigor suo, benché il presidio non 
avesse ancor tocche le paghe; chiedeva norme sollecite a 
risolute 2 . 



1. Atti Malatestiani che noi pubblichere- 
mo nel Cod. Dipi, ed esistenti nel- 
l'Arch.Munic. Reg. A, f. 180. In- 
cominciano: In JSom. DomAmen. 
Anno a nativitate ejusdem 1404. 
Ind. 7, die Iovis primo Mensis 
Maii. Hoc est exemplum litterarum 
transmissarum tam per Io. del 
Lagnello capitaneum Cittadeloz 
Brixice, quam per slipendiaros 
etc. et q. q. per prcefatos Dornnos 
Ducissam et Ducem . . . occasione 
iraditionis faciendee de dieta Ci- 
tadeìla in manibus et bayla M. D. 
Pandulphi de Malatestis. 

% Atti Malatest. sudd. Receperam a M. 
D. Pandulpho de Malatestis unum 
ejus Breve datum Cassiani 14 dicti 
mensis conlinens, prout a Cel. 
prcefata obtinuerat hanc civil. Bri- 



xif£ . . . Hodie vero huc accessit 
Nicolaus de Padule etc. . . - Ex 
hoc maximum dolor em nostra cor- 
da corrodentem supportamus . . . 
supplicantes humiliter , et devote 
qualenus dignemini nos, qui non 
habito respecto ad malas solutio- 
nes, quas habuimus, fuimus sem- 
per prontissimi ac fedelissimi ser- 
vitores status vestii, suscipere re- 
comissos. Postulantesque , ut di- 
gnemini . . . scribere antefato D. 
Pandulpho quatenus dignetur ia- 
liler providere, quod (ed è questo 
che più propriamente cercava il 
presidio; non volea cedere se nelle 
paghe non fossero patti chiari) de 
nostris campis efficiamur integre 
contenti et satisfacti. Atti Mala- 
testiani suddetti. 



DA PRINCÌPI italiani 273 

Ma intanto il Malatesta non sonnecchiava: circondato di 
fanti e di cavalli, appresentavasi alle porte con due decreti 
della duchessa Caterina Visconti: erano del 15 e del 20 
aprile ; dicevano doversi ricevere all' istante il Magnifico 
suo figlio Pandolfo coi militi che lo seguissero in cittadella. 
Quegli ordini erano precisi; eppure i conestabili del pre- 
sidio ponendo in mezzo dubitazioni ed inciampi, ottene- 
vano altro indugio; ed altri messi correvano a Milano preci- 
pitosi con altre lettere del povero Agnello, ma questa volta 
più timide e compassate (25 aprile). 

Parlava degli ordini ducali da Padolfo intimati; dolersi, 
diceva il capitano, de' nunci la prima volta spediti nò retro- 
cessi ancora; dolersi che il Malatesta già si vantasse aperta- 
mente signore della città, e parendogli troppo, contrastargli 
l'entrata; chiedere intanto a nome di tutto il presidio che si 
avesse a fare; né tacendo un sospetto che l' ambasciata pre- 
cedente fosse già colta dal nemico, lagnavasi che il presidio 
di Verona avesse capitolato; che nella maggior parte dei 
castelli veronesi già fossero entrate le lance del signore di 
Padova l , e che il presidio bresciano stremo di viveri e di 
soldo mormorasse dei ghibellini che inerti e irresoluti noi 
sostenevano; implorava sussidio d'uomini e vittovaglie, ma di 
denaro ancor più: conchiudeva poi, che dove soccorso alcuno 
sperar non potesse, fossero almen'essi gli stipendiarli co' 
cittadini tutti già consunti dal caro e dall'inopia alla indul- 
genza di Pandolfo raccomandati: gli stipendiarli poi (notate 

4. Et quia per prolata ejusdem Dui Citadella vesfra Veronal, prohut 

Pandulphi vidimus et pcrpendimus habuimus, est in paclione reddendi 

acciperc et tenere velie diclam Ci- die Dominica proxime futura, et 

vilatemet Citadellam sub Comenda (jtiod major pars Castrorum et 

et Gubematione , noluimus adirne Forlililiorum Terrilorj Veronensis 

ipsum introducete etc. Avisantes tenetur et dominatur per Dominum 

Celsitudinem Veslram . . . cjuod Paduanuiii etc. Atti citati. 

O&ontcì, Storh Bresc. Vui Vii is 



274 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

a.uoi bene) più caldamente, perchè i meschinelli non perdei 

le paghe. 

Ma in questo venivano decreti della Reggenza che sen- 
z' altre ambagi spiattellavano l'arcano. — Diemmo in pegno, 
così nel foglio ducale *, al Magnifico figlio nostro carissimo 
Pandolfo dei Malatesla la nostra città di Brescia la quale or 
viene a ricevere: ed affinchè nessuno gliene contrasti la tenuta, 
scriviamo ai conestabili deVe porte perchè gli obbediscano sicco- 
me a noi medesimi, e perchè gli si diano le chiavi. 

Tanto significavano gì' impauriti Visconti all' Agnello 
(19 aprile), e tanto gli replicavano otto giorni appresso, 
aggiugnendo credenziali a Beltramo dei Botti scalco di corte, 
onde veracemente la città nostra venisse al Malatesta con- 
segnata per le paghe, aggiunge lo scritto, a lui dovute 2 . 

Né piegavasi 1' Agnello ancora fino a che per mancanza 
di viveri e di sussidio non ci fosse costretto da ineluttabile 
necessità; e prima che per lui s' aprissero le porte, raduna- 
tisi a consulta i capi del presidio di cittadella, dichiaravano 
altamente alla Reggenza: «1 militi del presidio e la parte 
ghibellina, conosciute le intenzioni del Malatesta, aver do- 
mandato per apposito messaggio ai Visconti consiglio. In 
aspetto di sollecite risposte, vigorosamente aver essi negata 
al condottiere da Rimini l' ambita città; e come venuti gli 
ordini da Milano che obbligavano gli stipendiati a rassegnarsi, 
pur implorassero soccorsi d'uomini e di denaro, benché i 
richiesti fino dallo scorso febbraio mai non fossero venuti: 
ma che sfidati oramai d' ogni umano sussidio, abbandonati 
dai ghibellini del contado e dai Visconti, veduta indarno la 

\. Dedimus pignori.? nomine Magni- acceptanda Ulne se presentialiter 

fico Filio Nostro carissimo Duo transfert. Atti cit. 

Pandulpho de Malatestis civitatem 2. Pro pagis quas habere debet. Atti 

nostrani Brixicc, prò cui tenuta soprascritti. 



DA PRINCIPI ITALIANI 275 

resistenza cui lungamente non avrebbero durata, né più 
restando di che, non vincere, ma deludere la fame (mentre 
i viveri sottilmente misurati non bastavano ad un mese) de- 
terminavano di piegarsi alla ingrata volontà della Reggenza ! . 
Il perchè, soggiugnevano, mandati innanzi alla terra di Ma- 
nerbio ed ai luoghi circonvicini alcuni carri scortati da poche 
lance sotto la fede di Giovanni da Luzzago e dei guelfi citta- 
dini, dai quali avevano a stento avute non più che sette some 
di farina, circondati dalle guelfe insidie alle quali non pote- 
van essi resistere per l' indolenza dei ghibellini, si trovavano 
costretti a lasciar nelle mani del Malatesta la mal difesa città. 
Essersi gli stipendiati al grave passo condotti dall'imminente 
pericolo d'una invasione dei Carraresi, i quali acconciate le 
cose loro pel fatto di Verona, già minacciavano Peschiera: 
averlo fatto per le amichevoli dimostrazioni del Malatesta 
verso il duca Visconti; averlo fatto ancora per non morirsene 
di fame, o non cader prigionieri dei principi di Padova : ma 
rispondere ai patti della capitolazione il duca di Mantova, ed 
aver essi d'altronde i militi ducali obbedito all'ordine di 
Caterina per la consegna delle chiavi d'una città, la cui 
cessione venia loro per tante lettere comandata 2 . » 

\. Habitoque maturo Consilio, et spe- per hos cives Citadellce, quia prò 

ciati deliberatane inter nos et eis non habent unde vivere, nec 

prcediclos Gibellinos ; ac conside- per cives et districluales extrinse- 

rato quod nobis dari non poterai cos sujfragium aliquod datum est. 

per Dominationem vestram subsi- Idem. 

dium aliquod gentium neque vi- 2. Breviter missis per nos pridie 

clualium, eo maxime quia . . . certis equis et caretlis ad Terram 

propter . . . insupportabilem neces- Manervii etc. habita primitus li- 

sitatem nostram misimus certos centia a Guelfis Civitatis possendi 

Comestabiles prò subsidio postu- mittere nisi somas semptem inter 

landò , et nondum quicquam obli- frumentum et farinam habere ne- 

nuerunt . . . jam multis diebus quivimus, nec nunc habere pote- 

elapsis nisi in modica quantilate ramus . . . scortas . . . nec ad re- 



276 



BRESCIA SIGNOREGGIATA 



Seguita la protesta della guarnigione (27 aprile', veni- 
vano i patti che l'Agnello avea cirtèsti al fortunato Pandolfo. 
Ma quegli accordi non parlano che delle paghe! né pure una 
parola pei cittadini; che gli stipendi dei venturieri valevano 
ben più di tutto un popolo. Che importava del popolo alle 
lance spezzate di Caterina Visconti e di Pandolfo Mal ale sta'' 

Giovanni dell'Agnello capitano di cittadella e delle ròc- 
che urbane, Bernabò Lunello provveditore delle lance, Man- 
fredo da Roscoalio condottiero dei balestrieri, tutti a dir 
breve i capi del presidio nostro proponevano dunque le con- 
dizioni di pace, ed accettavale Pandolfo, e ne guarentiva il 
duca di Mantova l'adempimento l , Eccone alcune. 

Che il Malatesta dovesse distribuire ai soldati due paghe 
intere. 

Che le dovute al capitano, ai conestabili ed agli altri 
ufficiali di cittadella fosser loro sborsate all'istante per la 
metà; il resto nel termine di un anno. 

Che nessuna diminuzione venisse fatta né di quei militi, 
né dei loro appuntamenti. 

Che gli stipendiarli giurassero al Malatesta obbedienza 
e fedeltà per tutto il tempo dello stipendio loro. 

Che Antonio Porcellaga nobile di Brescia e tesoriere del 
Comune avendo prestato non so che denaro ad alcuno di 



sistendum magnis insidiis Guelfo- 
rum, qui die ac nocte stabant in 
ipsis prò videndo tic- Attento prce- 
terea quod tota munitio iam di- 
spensata erat . . . considerato quo- 
que maximo periculo ...ex adventu 
Dni Paduani, qui de proximo et 
infallanter venturus erat . . . et 
qui jam miserai usque ad terram 
de Pisellaia eie. Idem. 



\. In nomine Domini amen, etc. — 
Pacta. quee requiruntur M. 1). 

Pandulpho etc confirmanda per 

Illustrem et M. D. D. Franciscum 
de Gonzaga Dominum Mantuce, 
et qui de pactis intrascriptis at- 
tendendis etc. prò eo (Pandulpho) 
fide jussiL Idem. - Docum. tulli 
che noi verremo pubblicando nel 
Cod. Dipi. Bresciano. 



DA PIUNC1I»! JTALIAM 277 

questi, non potesse ripetere su quelle paghe nò frutto né a .i4< 
capitale fuorché nell' ultima rata. 

Questi ed altri esosi patti di simil conio fermavano i con- 
traenti, e la città passava nelle mani di un venturiero. 

Leggansi ora le cronache bresciane, e mi si dica se di 
tutto che abbiam narrato sia verbo in quelle pagine. Donde il 
silenzio? Chiarissima la ragione. Due forze, due corpi total- 
mente separati e le più volte nemici fra di loro, due potenze 
avverse per carattere, per istinto, per interessi dovevano 
capitolare col Malatesta. L'una armata, ladra, venturiera, 
senza patria, senza desiderio di averne, senz'altro affetto 
cho il saccheggio e lo stipendio, senz' altro timore che ces- 
sasse colla guerra lo sperpero legale dell'altrui: ma non per 
questo lusingata, accarezzata dai potenti ai quali alcuna volta 
facea paura; ed era il presidio. L'altra sprezzata, noncurata, 
inerme, vittima le più volte della prima, quasi sempre ignara 
de' suoi destini, ma che aveva affetto e sentimento di fami- 
glia e di patria, ed era il popolo; diviso anch'esso, chi noi 
sa? per gli umori di parte, ma cui talvolta la voce di un sa- 
cerdote, il suono d'una campana, la rabbia di un disinganno, 
la reverenza di un console metteva in pace sotto l'ombra 
d' uno stesso altare. E gli storici bresciani, ch'erano del po- 
polo, non si curando gran fatto di balestrieri e di lance, vo- 
levano la storia nostra, della nostra nobiltà, del nostro Co- 
mune, ed avevano il presidio come cosa non bresciana, 
quale propriamente non era. 

La rócca di porta Pile ed il castello Cidneo tenean fede 
per altro a Caterina Visconti , come teneanla ancora molti 
luoghi del contado ne' quali s'erano cacciati dispettosamente 
gli estrinseci di parte ghibellina avversi al governo del Ma- 
latesta, e colà tutti chiusi nell'armi vegliavano in agguato. Ad 
accrescere quelle dolcezze coglievaci la peste, ed era tal 



278 BRESCIA SlGNORfcfiCIÀtA 

nemico che non guardava a guelfi o ghibellini, onde il Mala- 
testa fuggì: ma fuggiva un pericolo, e ne incontrava un altro, 
avvegnaché poco mancò non restasse prigioniero con Caterina 
in Monza, quando il giovane duca gettava la madre in un 
carcere, dove morì *. 

Pandolfo ch'era con lei, vedutosi cercato dagli sgherri, 
potè appena salvarsi mezzo ignudo, e riparare a Trezzo : 
di là nella sua Brescia, dove un Loreto dei Beccari con un' ar- 
dita fazioncella gli aveva tolto di mano il forte delle Pile. Ed 
eccovi come la narrano i cronisti. 

Mentre Pandolfo in sospetto della morìa stavasi lungi 
dalle nostre mura, i conestabili di cittadella e delle ròcche 
urbane con subite scorrerie molestavano i guelfi della città. 
Il Beccari, Y uno di questi, salita di notte la Torricella di 
porta Nuova detta anche allora porta Gallia (che aprivasi 
tra le due muraglie di cittadella presso il convento di 
s. Chiara, dalle cui vicinanze partivano per allargarsi ad ab- 
bracciamela tutta quanta), scannate due guardie colte nel 
sonno, svincolate le catene, abbassò il ponte, ed una mano 
di risoluti al par di Wi entrò improvvisa e taciturna. Vi si 
chiusero dentro, vi si fortificarono: assieparono d'impedi- 
menti e di ripari un'alta fossa, la quale fra l'uno e l'altro 
muro profondavasi rimpetto a' forti delle Pile e del Cidneo: 
poi ne scavavano un'altra, ed eretto un terrapieno alle radici 
del colle, spianati i campi lungo il ciglio della fossa, armati 
di triboli e di punte i passi dell'una e dell'altra rócca, ne 
tagliavano per tal modo le comunicazioni, che quella delle 
Pile in poco d'ora fu tolta. — E i luoghi del territorio? 

i. Capreol. Hist. lib. Vili, a. 1404. /. 5. t. XIX, col. 27. - Braccio- 

- Sozomeni Specim. Hist. Rer. lini, Hist. Fior. R. I. S. t. XX, 

Ital. Script, t. XVI, col. 1 181 e e quasi tutti gli storici e le cro- 

seg. - Billius, Hist. Mediol. R. nache milanesi di quel tempo. 



t)A PRINCIPI ITALIANI 279 

Già fino dal solenne ingresso di Pandolfo in città, cui ^tm 
avevano festeggiato a porta s. Giovanni i suoi più caldi fau- 
tori (1° maggio), balenavano incerti a cui rendersi; e non 
saprei se increduli o dolenti dell'avvenuto pendevano pei 
Visconti, si armavano a sostenerli; ma i tempi di Gianga- 
leazzo non erano più, e l'uno dopo l'altro quasi tutti capito- 
larono ! . Furono di quelli ancora che al nuovo principe 
aprirono volonterosi le porte. Gli Asolani per esempio, che 
proprio di questo tempo avevano appena rifabbricata (l'ab^ 
biam detto) la terra loro, e intorno air unica torre che ancor 
restava, innalzato un castello, come di risorgente Comunità 
radunavano consiglio, facean loro consoli, e un Sommariva 
da Verona rifugiatosi a caso in quelle nuove mura chiama- 
vano a vicario: ma lor mancava un sostegno contro gli assalti 
dei ghibellini e dei fuorusciti i quali, avendo in ira quel ri- 
sorgere degli Asolani, ne correvano i campi desolati, vi por- 
tavano la strage e 1' esterminio; onde i poveretti, respinti 
ed assediati nella cerchia d'un castello, vinti dallo stimolo 
acuto della fame, non trovarono altro scampo che darsi al 
Mal atesta 2 . 

Gli spedivano quindi loro nunci, pregando volesse rice- 
verli sotto di sé 3 , sbarazzasse la combattuta loro terra dagli 
invisi ghibellini, che banditi dalla città, ove i guelfi del Ma- 
latesta signoreggiavano, credeano quasi rifarsi dello scorno 
d'una sconfìtta coli' abbattere le viti e le capanne di un sor- 
gente paese. Come lietamente gli ascoltasse Pandolfo non è 



1. Il Capriolo ritiene che tuttiquanti 3, « Gli Guelfi Asolani . . . non po- 
si rendessero allora al vincitore tendo tollerar la fame che li tor- 
(Hist. Brix. lib. IX); ma coglie mentava, spedivano Gio. Alfieri e 
errore. Comin Armani a supplicar Pan- 

2. Mangimi, Storie Asolane, ms presso dolfo di volerli ricever sotto la sua 

l'autore - a. 1404, pag. 56. protezione ». Mangini, 1. cit. 



iSO rmi:sr.i\ SlftKOaEGGI LI \ 

a dire, cui non parea vera la volontari;! offerta. Cinquecento 
cavalli furono spediti sull' Asolano, sperperate le bande ghi- 
belline, rinfrescata di viveri la rfteca , obbligati a sovvenirla 
del bisognevole i comuni di fyemedello, di Casalpoglio, Gaz- 
zolo, Mariana, Castelnuovo, Acquanegra ed altri siti di colà; 
largiti poi gli Asolani di concessioni e privilegi. 

Non così Montechiaro. Grossa borgata di guelfi sulla via 
di Verona, teneva in apprensione il Malatesta, al quale tur- 
bava l'animo la crescente fortuna dei Carraresi, onde fu pri- 
mo a chiedere per lettere i procuratori del Comune. — Come 
piacque al Signore, scriveva egli *, ed ai Duchi di Milano, ec- 
comi padrone della città di Brescia: e perchè il territorio ha di' 
seguire V esempio dei cittadini, comandiamo agli uomini di Mon- 
techiaro che ci mandino rappresentanti (9 maggio). 

Ma gli uomini di Montechiaro non volevano saperne; 
erano guelfi in carne ed ossa, pur non volevano Pandolfo, e 
mendicando il pretesto dei ghibellini che infestavano le vie, 
lo pregavano di tanto, che volesse tenerli periscusati: cui di 
rimando non so qual famigliare del Malatesta soggiugneva 
maravigliarsi di simili paure, non comprendere il perchè di 
queste loro avversioni, molto più poi che loro sarebbe data 
per lo cammino bastevole scorta 2 . 

Che ne avvenisse noi so; ma pare che quella popolazione 
rimettesse alcun po' de' suoi propositi, dacché un altro foglio 
del fortunato venturiero 3 ne la ringrazia di sua buona in- 
tenzione; 1' avverte non essergli dato in quel giorno poternela 



1. Codice Diplomatico. dam eorum castrum obsessum a 

2. Idem. Crèmoncnsibus, vobis scortam ip- 

3. Cod. Diplom. Circa factum scortai sam transmittcre nequeo, sed post 
mittendee vestris ad me venturis hoc, quod erit subito, vobis mit- 
hodie, quia gentes meas mitlo in tam. Bvixice XII Medi 1404. Docu- 
suffragium Gibellinorum oh quod- menti delle schede Zamboniane. 



TU PRINCÌPI ITALIANI 281 , 

di scorte accontentare, avendo impegnate le proprie squadre 
per liberare un castello di parte ghibellina che i Cremonesi 
avevano assediato ; e però ben presto le avrebbe spedite 
(12 maggio). 

Ma quei trattati probabilmente non riescivano. La terra 
di Montechiaro si tenne tuttavia per la Reggenza; onde co- 
stretto il Malatesta a porvi l'assedio, ne affidava l' incarco 
ad Ugolino da Fano, il quale sì bene vi tenne chiuso Miche- 
letto Parenzana castellano di Caterina, che sceso questi agli 
accordi, venivano conchiusi per siffatto modo (28 settemb.): 

1. Che il castellano si guardasse per quindici giorni dalle 
offese, e per altrettanti se ne guardasse il condottiere Ugolino. 

2. Che dove, compiuto quel termine, non fossero giunti 
al castellano soccorsi, la ròcca sarebbesi ceduta al Malatesta 
coli' aprirne le porte dei Ponti Rastelli, e consegnarne le 
chiavi al da Fano. 

3. Che prima della cessione riceverebbe il Parenzana sue 
paghe già da qualche tempo insolute K 

Que' soccorsi non giunsero , e Montechiaro fa dato 
(15 ottobre) alle lance di Pandolfo, alle quali per altro 
nel 5 gennaio 1405 veniva ritolto 2 , se non forse anche pri- 
ma, da quelle di Giammaria Visconti. 

Amplissime concessioni avea date Pandolfo a quel luogo, 
e quanto insomma potesse farselo affezionato sostenitore de' 
suoi proponimenti 3 : ma fu tutto indarno. Coloro i quali sola- 
mente per fortuna diventano di privati, principi, con poca fatica 
diventano, ma con assai si mantengono 4 . 

1. Storie di varie terre del Bresciano. a quel Coni, concesso da Ettore 
Montechiaro. Cod. Quii in. C, 1, 10, Visconti, qual procuratore di Pic- 
carle 16, ov'è un sunto di quegli cinino Visconti, nel nov. 1404. 
accordi, e la narrazione del fatto. 3. Storie di varie terre del Bresciano. 

c 2. Cod. cit. e Reg. 1404 del Com. Cod. Quir. C, 1, 10. Montechiaro. 

di Montechiaro. Ivi è dato un priv. 4. Macchia vei.u, il Principe. 



282 



BIU'.SCIA SIGNOREGGIATA 



.i.HOf 



Parte guelfa ripullulava per ogni lato: n'esultavano i 
Visconti; e mentre il Malatesta si predicava ne' suoi decreti 
signore di Brescia, Giammaria Visconti dicendola sua, la 
infeudava, quasi a provarglielo *, a Giovanni Piccinino di 
Carlo Visconti (1° novembre). E quel novello signore 2 non 
fu tardo a profittarne; e non di Brescia soltanto, ma di Cre- 
mona ancora sorvegliava i torbidi e le fazioni. Perchè Ugo- 
lino Cavalcabò essendosi condotto a Manerbio 3 ove atten- 
devate il Malatesta, assalito da notturna imboscata che il 
Visconti aveagli tesa, fu condotto prigioniero nel castello di 
Quinzano; e Marsilio e Cesare Cavalcabò, cui seguivano altri 
guelfi, presi a quel laccio subirono la sorte istessa: più for- 
tunato Gabrino Fondute campò colla fuga 4 . Il medesimo 
fatto è pur narrato dal Cronaco Bergomense, senonchè lo fa 
succedere nel 13 genn. del 1405 presso Malcobio (Maclodio?) 



1. Il citato Cod. Quirin. - ed il Ca- 
stello Chr. Berg. R L S. t. XVI. 

2. Il p. Celestino ed il Ronchetti là 
dove scrivono che il duca cedeva 
in quei giorni per feudo al Piccinino 
la città di Brescia, la Valcamonica 
e la Riviera, seguono la valida 
testimonianza di Castello Castelli. 
(Chron Berg. Rer. I. S. t. XVI, 
col 963. D omini um civit. Brixice 
et pertinenliar. et Vallis Camoni- 
cce et Rip. Salodii). Il Ronchetti 
poi anche ne vide i documenti. 

3. Isto medio tempore Ugulinus Ca- 
valcabò. . . non contenfus dominio 
illius civitatis, Minerbas invadit 
oppidum Brixiense. Apud quem 
locum a genfibus Io. Mance Ducis 
Mediolani captus est etc. Così nel 
Cron. Tarvisìno, Rer. ftal. Scrip. 



t. XIX, col. 806. - Ma noi seguim- 
mo il Delayto (Chron. Est. R. I. S. 
t. XVIII, col. 1004), la cui testimo- 
nianza viene convalidata da quella 
del Campi e dell'Estense. 
4. Die 13 Decembris... Ugolinns Ca- 
valcabobus D. CremoncB vadens a 
Cremona in territorium Brixice 
ad colloquium cum D. Pandulfo... 
insultatus et captus fuit iuxta 
Manerbium per D. Astorgium de 
Vicecomitibus cum gente sua tem- 
pore noctis, et ductus ad terram 
Quinzani, et ibidem career aius. 
Delaytus, Ann. Estenses, Rer. It. 
Scrip. t. XVIII, col. 1004. - Campi, 
Storia di Cremona, a. 1405, il quale 
anch'esso narra della fuga di Ga- 
brino e dei prigionieri che sog** 
giunge tradotti a Milano. 



DA PRINCIPI ITALIANI 283 

Ubi morantur iUi de Luzago Gibellini; ed aggiunge come il 
Visconti volgesse a Brescia per ricuperarla l . Ma per dire 
alcuna cosa del territorio, ci siam fatti dimentichi della città. 
Reduce adunque il Malatesta in Brescia, da cui partivasi 
con gran seguito, e dentro cui riparava colla misera scorta 
di sei cavalli 2 , cominciò a rimettersi d'arnesi e di denaro; 
e passata la paura, visti i forti del Cidneo tuttavolta in pote- 
stà dell'avverso partito, cominciò a batterli fieramente colle 
artiglierie; poi richiesto per lettere un Secondone castellano, 
volesse cedere a patti, e rispondendo quel milite, venisse 
Pandolfo in sul colle e si sarebbe trattato, questi v'andò, e 
fu a' primi recinti del castello col Secondone, ond'ambo fer- 
mavano una tregua per un mese, attalchè se in quel tempo 
soccorsi non venissero da Milano , il castello dovea cedersi 
al Malatesta, e dovean essere pel castellano dodici mila du- 
cati de' quali si dicea creditore verso la Reggenza. E la Reg- 
genza, inteso l'accordo, spediva tosto co' suoi cavalli quel 
Fondulo che Visconti e Malatesta odiava del pari. Finse re- 
carvisi Cabrino, ma giunto a Palazzolo, grossa terra sull' 0- 
glìo, sostò. Già fino d'allora mulinava suoi tranelli, e non 
paura dei guelfi, come vorrebbe il Capriolo, ma i taciti ap- 
puntamenti con quella parte il tratteneva. Tornossene a Mi- 
lano, onde al cader della tregua ebbe il Malatesta la sospirata 
ròcca, e il Secondone i suoi fiorini d' oro, che più della ròcca 
gli premevano. Ma quella somma pagavano i cittadini costretti 
a duro prestito da un' decreto di Pandolfo , ed Antonio dei 
Porcellaga ne fu ricevitore. Non furono dunque donati, come 
disse il Capriolo 3 . 

\ . Rer. II. Scr. t. XVI , col. 965. ad Capellam ipsius Comunis . . . prò 

2. Capreolus, Hist. Brix. lib. IX. impositione mvtvi castri magni 

3. Item recepit in libro rubro prestati- brix. facta de mense Jan. MCCGCV. 
tiarum Communis Brixice posito Atto privato perg. presso di me. 



3. HOi 



284 



BRESCIA SltiNOKIiGGfATA 



Rassicurata in Brescia la novella signoria, Paudolfo Ma- 
latesta si volse ai ghibellini del territorio. Largo agli aderenti 
suoi di smisurati e quasi che impossibili privilegi, siccome 
fece coi Medici di Brescia l , di tanto mostravasi più sospet- 
toso co' suoi nemici; ed è noto un suo minaccioso proclama, 
che il Maggi nelle sue cronache ha conservato 2 . 

Poi raccolto il Malatesta intorno a sé buon polso di que' 
suoi cagnotti, dato loro per capitano un Martino dei Faven- 
zani, tutta scorrendo la provincia nostra, disterminava senza 
misericordia le ghibelline fortezze, sbandivane i ribelli che 
le tenevano; mentre più assai, come loro suggeriva ira 
e speranza di maturata vendetta, sdegnosamente si par- 
lano, ed erano i più potenti, a rinfiammare nel volonta- 
rio esilio 3 queir odio che forse più miti proponimenti 
avrebbero disarmato: altri traevano dalla persecuzione ar- 
dimento e furore; e circondati da un branco di riso- 
luti, contrastavano al Malatesta palmo a palmo le confiscate 
loro terre. 



Per dire la verità, non facea che 
confermare una spampanata di Ro- 
berto imperatore , il quale , fatti 
conti di Gavardo que' Medici nostri, 
cedea loro in feudo la Riviera d'I- 
seo, quella di Garda (una piccola 
bagatella!), Gavardo, Lonato, Mon- 
techiaro, Volciano, Calvisano, Sco- 
volo, Valtenese, Salò, e così via 
per tre quarti della provincia bre- 
sciana, che è una consolazione. Ma 
queste buffonate, quand'anche vo- 
gliansi credere troppo facilmente 
raccolte dal Sansovino (Famig. il- 
lustri d'Italia. Medici di Brescia), 
veracemente a quel tempo cranu in 



voga; e per chi non credesse an- 
cora, ecco un brano di quel biz- 
zarro diploma : Ilem lacus et domi- 
iiiitm lacus Garclce Brixicc a ripis 
mane parie, ad ripas a sero parte, 
et a ripis a meridie parte usque 
ad ripas a monte (c'è proprio tutto 
e non si scappa) cum rocca de 
Manerva , tetris et aliis fortili- 
ciis , eie. 

2. Maggi, De Reb. Patria}. Codice 
Diplomatico. 

3. « Rccusavano di vivere sotto la sua 
Tirannia, e si presero dalla patria 
volontario esilio ». Codagli, Sto- 
ria Orceana, lib. Il, p. 55. 



DA PRINCIPI ITALIANI 2&5 

Molti di quei banditi ad Asola si riducevano *, la quale 
ricomperata dal comune di Brescia per sedicimila scudi che 
Pandolfo insaccò 2 , andava ripopolandosi degli abitanti suoi: 
ma quivi pure quei miseri non avean requie. Feroci raggrup- 
pamenti di proscritti, d'uomini sinistri, di quella gente che 
non ha fazione, non ha parte che nello sperpero e nel sacco, 
s'avventavano ad ogni luogo, ad ogni casale guelfo o ghibel- 
lino che si fosse, ne facevano scempio, sicché Gasalpoglio, 
Volongo, Gazzolo, Barco, Sarasino, Castelnuovo, a non par- 
lare che dell' Asolano , restarono lungamente disabitati 3 . 
Audaci fatti a vigliacco e ladro fiutare ove fosse maggior 
preda si confondevano; ed era pei campi nostri un accogliersi 
a disperati divisamene, un accorrere agli assalti, un grido di 
rincoranti alle difese 4 . Malatesta, Facino, Fondulo, Visconti, 
Carrara, Cavalcabò facevano a qual più valesse tener viva la 
fiamma di quell'incendio, vivo il selvaggio ed aspro livore di 
parte che facea rodersi Tun l'altro que' Marcelli di Dante, 
che lasciata la marra, venivano parteggiando, perchè avevano 
tanto da circondarsi di un muro e d'una fossa. 

Continuava Pandolfo ad inseguire di terra in terra la in- 
domita parte ghibellina, e più credea schiantamela da radice, 
più vivida e rigogliosa ripullulava. Indarno Antonio dei Milii 
ed Innocenzo Zenestino facea procuratori amplissimi a rice- 
vere il giuramento di fedeltà dalle rócche moltiplici di Ber- 
gamo, di Brescia, di Valcamonica (5 novembre), e perchè i 
vasti beni de' suoi ribelli venissero incamerati: bandi e giu- 
ramenti non si curavano del pari. Berardo Maggi venia spo- 
gliato del castello di Coccaglio 5 ; ed egli a stringersi coi 

1. Mangini, Storie Asolane, ms cit. 4. Storie di varie terre del Brescia- 
p. 57. no, Cod. Quir. C, I, 10. 

2. Capreolus, Hist. 1. IX. 5. Famiglie nobili di Brescia. Cod. 

3. Mangini, 1. cit. Quii*. C, 1, 9. 



286 BRESCIA SIGNOREGGlAtA 

Boccacci da Venzago nemici cordialissimi del Malatesta { . 
Che se tutte volessi dirvi per sommi capi soltanto le condanne 
d'esilio e di confisca sulle quali facea Pandolfo assegnamento 
per ristorare l'esausto erario, e per gettare un pugno d'oro 
a quei masnadieri eh' e' dicea soldati, non basterebbe in me 
la lena, in voi la sofferenza. 

Tra le resistenze ostinate che a Pandolfo costarono san- 
gue, trovo quella di Antonio Calino, le cui bande il novello 
signore tagliava a pezzi in Rovato 2 . In somma ei ci contenne 
a stento, né tranquillo fu mai. 

A turbarlo più ancora sorgevano le pretese di Giovanni 
Piccinino Visconti, il quale nomato, come dicemmo, dal duca 
Giammaria feudatario di Brescia e del territorio, poneva un 
suo castellano 3 in Palazzolo (26 marzo), ed emanava de- 
creti per la provincia e per la città, come se il Malatesta 
non fosse: il quale condottosi a Cologne, dopo un aspro 
combattimento facevasi padrone di quel luogo (aprile). Poi 
le sue genti costringevano a rendersi prigioniero in sul Bre- 
sciano Estore Visconti (luglio), il quale tradotto in Brescia, 
non fu redento che per diecimila fiorini 4 . 

Galeazzo Visconti figlio di Bernabò, feudatario del ca- 
stello di Cologne a lui dato da Gian Piccinino di Carlo Vi- 
sconti, moriva in questo termine (19 agosto) nella terra di 
Palazzolo, la quale per concessione di Giovanni Visconti 
(3 settembre) passava in proprietà del Malatesta. 

1. Iura Com. Riperice Salodii et Lo- Elogi. - Ed ivi al Calino, come 

nati prò Venzagi Iurisdictione. abbiamo dal Cocchelti (Docum. di 

Codice presso l'Archivio Com. di Storia patria, p. 17), fu tronca la 

Salò, mostratomi dalla gentilezza testa. 

del sig. Paolo Perancini di quella 3. Chron. Bergom. Ber. It. Set. t. XVI, 

nobil terra. col. 970. 

% Capreolus, Hist. lib. IX. Rossi, 4. Chron. cit. col. 973. 



DA PR1NC1IM ITALIANI 287 

Poco stante Gian Piccinino entrava in Urgnano espellen- 
done i ghibellini (15 ottobre); ma fu per poco, avvegnaché 
le -genti di Facino venute addosso ai nuovi arrivati, lor to- 
gliesse™ quel luogo scacciandone il Visconti, il Malatesta e 
Giacomino da Iseo. Poi seguendo quelle celeri vittorie, fu 
sopra Brescia e pose il campo nel borgo di s. Giovanni: ivi 
chiamò Pandolfo, ed una tregua di un mese fu il risultato di 
quel colloquio l . E quella tregua pose in grado Malatesta di 
proseguire suoi processi e sue condanne: ma i processi e le 
condanne irritavano e nulla più, onde i perseguitati o ven- 
devano lor braccio, o F offerivano per comunione di parte a 
qual più fosse acerrimo persecutore del Malatesta. Giovanni 
Visconti volea riprendere la città di Bergamo, dalla quale 
per immoderate arbitranze veniva espulso: ed ecco un Gia- 
comino degli Isei sostenerne l'impresa, farsi ad Urgnano, e 
toglierlo ai ghibellini; poi devastare Verdello, e porlo in 
fiamme 2 . Era l'uno di quei proscritti che aspettavano tempo, 
e che intanto correvano alla ventura, come i paladini del- 
l'Ariosto, accattando brighe, ronzando sempre intorno alla 
provincia, finché migliori destini arridessero alle occulte 
loro mire. 

Valcamonica reggevasi tuttavia pei 'duchi di Milano, i 
quali sgagliarditi com'erano ed inetti a difendere lo stato, 
come potevano poi contenere in quegli animi bollenti lo 
spirito di parte ? Ora poi che il ducato sfasciavasi, le guer- 
ricciuole di valle (quel vecchio tarlo de' nostri Carmini) 
moltiplicavano. Raccoglievansi i guelfi del Bergamasco e 
del Bresciano; correvano colf armi in pugno alle torri ed 
agli spaldi dei ghibellini. Che avevano a che fare que' di Val- 
camonica con quelli di Bergamo e di Treviglio ? che triangoli 

1. Chron. cit. col. 975 (9 nov. 1405), 2. Rinaldi, Monim. Bistondi del Ca- 
e col. 97fì, 977. stello (V Iseo, p. I, pag. 67. 



288 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

a.uos d'unità erano questi, esclama frate Fulgenzio, se non di Sata- 
nasso e di Behemot l ? 

Già fino dal giugno del 1404 i guelfi del Vignate, il 
tirannello di Lodi, avevano incendiata la grossa terra di di- 
vidale 2 , poi, lieti e pettoruti per l'alta improsa volgevano a 
Martinengo. Adesso (15 agosto) un Lanterio da Paratico, 
Zucchino dei Foresti, Arrighino Marenzi, Giacomino dei 
Terzi con loro brigate e gli uomini di Yalcamonica, dei Fe- 
derici, dei Boccacini da Como ed altri ghibellini ponevano 
campo a Pedrorio intorno alla torre di Omicida Foresto ; 
investita la torre, la diroccavano, e partivansi la preda 3 ; e 
queste baruffe eterne lacerarono lungamente ancora le pa- 
trie valli. 

a.i406 Nelle quali, poiché durava l' odio di parte ghibellina, 
blandiva intanto il Malatesta i guelfi; Pietro Avogadro e Gal- 
vano della Nozza con larghe munificenze legava a se; Trium- 
plini e Sabini si cattivava, ed esistono tuttavia lor privilegi 
quali da Malatesta in poi non ebbero i maggiori 4 . Ma Yal- 
camonica gli teneva il broncio, né saprei se di quel tempo 
(1406) altri faziosi, tranne che i guelfi della bastia di Gnardo, 
pronunciassero il nome del già potente condottiero 5 . Ma 
questi continuava sue pratiche. Chiamati forse dalle sue lu- 
singhe, i Colleoni del castello di Trezzo, i Cavalcabò di 

1. L. cìt. p. 77. dato in domibus Episcopatus so- 
li. P. Celest. Stor. di Berg. -lib. VI. Utm residenti^ nostra (Pandulplii) 
3. Castello Castelli, Chron. Ber- die 9 Febmarj 1407. —Privilegi 
gom. Rer. li. Scr, t. XVI, col. 950. della città, famiglie e territorio bre- 
h. Comparoni, Storia delle Valli Trom- sciano, Cod. Pergam. Quiriniano, 
pia e Sabbia, e i privilegi ed e- e il docum. LXIII della nostra se- 
senzioni della città e provincia bre- rie, di composizione tra le Valli e 
sciana, raccolti in altrettanti Co- il Malatesta del 1405. 
dici presso la libreria Mazzuchelli, 5. P. GnEC.onio, Trattenimenti Camu- 
si. !X. f/iino di frue' privilegi è ni Trattenimento III, p. 421. 

i 






lì A PRINCIPI ITALIANI 289 

Cremona, i signori di Crema e di Lodi venivano in Brescia 
per istringere con esso a maggior vigoria della guelfa inse- 
gna non so qual lega *. E mentre da un canto ravvalo- 
ravasi di partigiani, altri di que' cotali che abbiam nomati 
(e Dio ne scampi), datisi a parte Carrarese, ne ottenevano 
in premio qualche branello di provincia altrui; ed era il 
duca di Mantova, ehe noi troviamo signore nel 1406 della 
terra di Lonato, del quale acquisto non sapremmo qual 
rendere più probabile ragione: fatto sta che un privilegio 
di quel duca soggettava in quell'anno (23 maggio) a quella 
terra i luoghi di Castiglione, Medole, Castelgoffredo, Bediz- 
zole e Solferino 2 . 

Risalendo a Valcamonica, Cressone Crivello podestà, man- 
datovi dalla corte di Milano, tentava indarno reprimere un'al- 
tra volta i guelfi moti. Al Crivello succedeva in quel seggio 
(1407) un Filippino degli Emilii, nel qual anno il Malatesta 
ottenuta a forza la terra di Lovere, poneala a sacco, poi ven- 
de vaia a quelli di Castro e di Seriana, mentre il costui presi- 
dio incendiava lo case dei Lanzi e depredavale 3 . 

E' si pare ancora che alle proprie imprese volesse compa- 
gno Carlo Malatesta il fratel suo, poiché troviamo riconfermate 
da quest' ultimo al comune di Montechiaro le immunità che 
Pandolfo gli avea concedute 4 , assolvendone gli abitanti dalle 
uccisioni e dallo spoglio dei potenti Mezzani già perdonati da 
Giovanni Visconti (1404); e pareggiandoli a quelli di Rovere e 
d'Acquafredda, colpevoli probabilmente di quel misfatto, co- 
mandava si ponessero in libertà quei ribolli che si trovassero 
in Montechiaro, e liberato Galeazzo d'Acquafredda, si rendes- 
sero al Comune le case del Consorzio in cittadella di Brescia 

1. P. Celest. Stor. di Berg. a. 1406. 3. P. Gregorio, Tratten. cit. p. 420. 

2. Iura Salodii et Lonati prò Veti- 4. Storie di varie terre del Bresciano, 
saffi Iurisd. Cod. ricordato. Cod. Qm'r. e. 1* 10. Montechiaro, 

odorici. Storie Brete. Voi. VH H 



290 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

(140G 11 agosto): il qual documento ne apprende due cose 
— come ceduto Montechiaro sotto la potestà del Malatesta, 
si ripigliasse quasi all'istante dalla Reggenza; e come poco 
più d'un anno dopo venisse da Pandolfo ricuperato. 

Ma il nome di Pandolfo acquistava presso i Camuni mag- 
gior credito e rispetto; e i luoghi d'Ànfuro, d'Angolo, di Monti 
e di Masino s' erano già dichiarati in favor suo : onde il Ma- 
latesta messo presidio a Volpino, intimava in altro tempo dal 
castello di Rovato al celebre Baroncino da Lozio, agli uomini 
di Scalve e di Clusone ed a qualunque usasse turbarli la 
propria indignazione: fu chi si oppose al decreto, ma ne ven- 
nero come al solito i bandi e le confische l . Anco i Griffi 
ed i Ronchi, fortissimi Camuni, si davano col loro seguito 
al Riminese, e a dispetto delle sentenze che il Reggimento di 
quella valle lor fulminava, riparavano in Volpino 2 . 

Un colpo fatale per quella bassa, irresoluta e crudele a- 
nima di Giammaria Visconti doveva essere per certo l'an- 
nuncio che Pandolfo Malatesta per trentamila scudi avea 
comperato dai Soardi e dai Golleoni la città di Bergamo 3 . 
Quei trentamila scudi erano estorti ai poveri Bresciani; ed è 

i. Il P. Gregorio pone quel fatto al per confisca i beni d'Angolo, di 

4408: ma nel Cod. Quii-. C, l, 10 Masino, di Monti e di Trenzano, 

è la seguente nota. « Trovandosi che il Malatesta regalava a Cornino 

P. Malatesta a Roado li 5 settem- dei Federici d'Angolo, promotore 

bre 1410 essendosigli date all'ob- della sommessione del suo paese, 

bedienza Angolo, Masino, Anfuro e Trattenimenti Camuni già ricordati. 
Monti, terre di Valcamonica, e giù- 3. Die XXIX Julii Panduìfus habuìt 

rato dai Sindaci la fedeltà, comari- dominimi civitatis Bergomi sili 

da a quei di Clusone e di Scalve ed vendita per Iohannem de Soardis 

a D. Baronzino dei Lozii si aste- etc. Ann. Est. R. I. S. t. XVIII, 

nessero dal danneggiar quelle terre. col. 1049. - Ronchetti, Memo- 

% Chi ardì contrastare a quel comando rie di Bergamo, a. 1408. - Chro- 

furono alcuni Federici nominati dal nicon Tarvisinum. Rer. ìt. Scrip. 

p. Gregorio, a' quali venian tolti t. XIX, col. 807. 



DA PRINCIPI ITALIANI 291 

un bel comperare le altrui città coli' oro altrui *. E sì che il a.im 
Visconti era già stretto coi vincoli del sangue all'inviso Pan- 
doro: essendoché per intromessa di Carlo Malatesta gover- 
natore del duca s'avesse da pochi giorni sposata la giovinetta 
Antonia dei Malatesta nipote di Carlo e di Pandolfo 2 . Vive- 
vasi la fanciulla in Brescia presso lo zio, e si ha dal Campi 
che quelle nozze tra noi si celebrassero. Ma furono mode- a-" » 
ste, senza pompa, senza letizia; le acerbità dei tempi noi 
permettevano. 

Continuavano intanto gli smantellamenti moltiplica e le 
rovine delle patrie ròcche, e della celebre di Scovolo sul la- 
go di Garda più non restava che il nome. Ma sulla terra i- 
stessa, e poco men eh' io non dissi dalle sue reliquie sorge- 
vano due luoghi, due Comuni che furono gli eredi delle sue 
memorie, e che da umili principii crescendo a rinomanza 
maggiore, rappresentarono indi a non molto la cadente Uni- 
versità di Scovolo, Le ridenti ville di Portese e di s. Felice 
non erano che picciole terre sparse per le scovolesi colline, 
e non ho di loro memoria che possa dirsi anteriore al secolo 
XIV 3 : « la bellezza di questi luoghi (ottimamente soggiunge 

I. Capreolus, Hist. 1. IX. La qual giunto da Scovolo a me nota non 
somma sborsavano i padri nostri risale che al 1385, quando un Rai- 
contro il perdono d' un anno solo mondo di quella sorgente contrada 
dei dazii e delle gabelle. veniva eletto ambasciatore al conte 

"2. Quce Domina erat Brixice penes di Virtù (Vitali, Monim. Rerum 

pairuum suum . . . Pandulfum. . . Maternensium) . Anche di s. Felice 

neque intervenerunt nuptiis eius- è in quell'anno ricordo (Cod. Sta- 

modi pompalia solemnia ... prò- tutorum Riperice, imp. Vicecom. 

pter lemporis et rerum incumben- originale presso il chiar. ab. Cantoni 

tias. Ann. Est. R. I. S. t. XVIII, di Salò, ed in copia presso di me); e 

col. 1049. - Il Campi (Storia di Portesio coli' aggiunta de Scovolo 

Cremona, a 4408) disse cele- noi ritroviamo nel 1352 ( Toma- 

brati quegli sponsali nella nostra celli, Risposta al conte Mazzu- 

città. chelli sulla patria di Jacopo Bon- 

3. La prima nozione di Portese dis- fadio). Ms presso l'autore. 



292 BRESCIA SIGNOHKGGIAfA 

il nostro Sala) e qualche somiglianza di appellazione destò 
per avventura la vaga idea di applicare ad essi un nome delle 
più celebri contrade della Grecia antica (Porto Ateniese), 
che forse non furono mai sì dilettevoli 1 ». Brevemente; 
Tatto formale della suddivisione del territorio di Scovolo 
tra i luoghi di Portese, di Gisano e di s. Felice non fu stipu- 
lato che del 1408, al qual uopo convenivano in Maderno i 
procuratori di quelle Comunità; e presente Giovanni dei Ga- 
zoni vicario di Pandolfo Malatesta e capitano della Riviera, 
fermavano che tutti que' luoghi avessero a formare una sola 
Università 2 . Eppure un Benacense di qualche fama ebbe 
a dire non ha molt'anni: né la citta di Scopulo, né nulla di so- 
migliante e' è stato mai nei contorni del lago, né in suo luogo al- 
tro ci è o ci fu che la rupe di s. Fermo 3 . 

Non sia dunque indarno che a cessare alcun poco la se- 
rie ingrata e minuziosa di queste lutte fraterne, qui ponga 
un cenno dell'ultime ed obliate reliquie di un famoso ca- 
stello nostro, del quale ornai più non rimane che il basamento 
di poche torri e di un santuario. 

Sulle rive del lago di Garda ed alla estremità settentrio- 
nale di quella dolce linea di colli onde si recinge da Portese 
a Salò T uno de' seni suoi più deliziosi, sorge un promonto- 
rio, il quale dall'essere trarupato tuttavia porta il nome di 
Scopulo, e il cui declivio dalla parte di Yaltenese è interrotto 
qua e là dagli avanzi di diversi opifici. 

Chi lo salisse, troverebbe i ruderi di un ampio recinto 
e, mezzo ascosa da un oliveto che la circonda e ne rende 
più mesto e più romito Y accesso, una chiesetta che i frati 

i. Sala, Guida di Brescia - p. III. n. 26G, docum. del scc. XV, che 

t. Cod. Dipi. a. 1408. - Si vegga riguardano quella divisione. 

ancora il Codice stesso nel tomo 3. Gargnani, Ercole Benacense. Tra- 
presente, all'anno 1221 , p. 102, duzione di un poem. del Vollolina. 



DA PRINCIPI ITALIANI 293 

dell'Isola ricostruivano sulle rovine di più antico edificio, e 
quasi a renderle più venerande, quasi a porre sotto 1' ombra 
d'un altare i tristi monumenti di un popolo scomparso dal 
patrio suolo. A tergo di quel santuario la collina finisce in 
una spianata: ivi emergono ancora le vestigia d'un secondo 
recinto quadrilungo, dì massiccio lavoro, con due ingressi 
laterali e il solo basamento di due gran torri ai capi del lato 
occidentale. Scavando non ha molt'anni (1839) lungo i fram- 
menti di queste, furono scoperti i resti di fabbriche romane, 
che alla suddivisione in piccole celle con intonachi a varii co- 
lori, e co'pavimenti tessulari, si sarebbero tenute per bagni. 
Al di là di quest'ultime rovine il colle dirupasi ad un 
tratto, e come inaspettatamente a chi vi arriva, nelle azzurre 
onde del lago, che romponsi a larghi sprazzi e con gran tonfo 
tra i vasti macigni aggruppati alla rinfusa appiè del promon- 
torio. Rifugge l'occhio da quell'abisso; e ricercando men ter- 
ribile oggetto vedesi di rincontro a breve tratto la ridente 
isola Lechi, forse già un tempo a Scovolo congiunta, e tutto 
intorno lo specchio amplissimo del lago. Quei monumenti 
romani, congiunti ad un nome cui la barbarie dei secoli con- 
secutivi non tolse la romana origine, assecurano quel luogo 
di molta antichità. Senonchè dall' 878, in cui lo veggiam ri- 
cordato in un diploma di Carlomanno, al cadere dell' XI se- 
colo l non documento, non parola negli scrittori che ci la- 
scino congetturare quale pur fosse del castello di Scovolo e 
dell'intera Valtenese la storia, che s'avvolge ancora di te- 
nebre, e della quale in altro volume v'intratterrò. 

i. Scopulus. Si vegga nel Codice Di- Orti Manara nel suo Sermione il- 

plomatico, voi. IV delle Storie, lustrato, ed aggiunto al Codice 

pagina 60, num. 878, e a pagina Diplomatico Sermionense che fa 

236 del tomo 111 , la sua difesa. corredo a quella dotta e splendida 

Venne testé riprodotto dal conte illustrazione, 



294 BHKSCIA SIGNOREGGIATA 

Ma ripigliando i fatti, continuava Pandolfo contro ai resi- 
stenti le sue vendette: e mentre metteva in fiamme il castello 
di Provaglio in Franciacorta, facendone prigioniero il castel- 
lano che aveva osato resistergli, toglieva agli Isei le terre loro, 
de' quali un Rodolengo già vecchio, preferendo la vita degli 
esuli al giogo dell'invasore, si diede col suo piccolo Gotti- 
fredo (1409) a Giammaria Visconti *. D'altro lato, essendo 
largo di concessioni e di promesse agli uomini ed alle terre 
che gli restavano amiche, altri nobili Camuni di parte guelfa 
s' accostavano a lui; e due Griffi da Loseno, due Ronchi da 
Breno ed altri con esso loro, a dispetto delle sentenze che 
il Reggimento della Valle a nome del duca lor fulminava 
contro, venivano ad ingrossare il presidio di Volpino, il cui 
castello ricevevano in custodia dallo stesso Pandolfo 2 . 

In questo mentre i ghibellini di quelle terre s'erano fitto 
in capo di distruggere fino air ultimo rampollo tutti i nobili 
di Lozio. Convenuti a non so qual luogo, coll'armi in pugno 
e colla strage in cuore, furono intorno al paese; ed essendo 
rigidissimo il verno, lasciato correre per quelle vie largo rivo 
di acque, poi rintoppatele si che impaludassero e facesser 
lago, in poco d' ora ghiacciarono. Erano i Lozii accolti così 
senz'arme e senza sospetto alcuno in una loro casa; e poco 
lunge alzavasi la ròcca: dato l' assalto alla prima, n' escivano 
i Lozii, volean chiudersi nel forte, ma non potendo per la 
lubricità del ghiaccio sostenere lo scontro degli assalitori, fu- 
rono su quella gora, non perdonandosi né a sesso né a tenera 
età, miserabilmente scannati. Restò in mano quel forte ai 
Federici di Mu, che lo tennero per oltre a vent' anni: ma poi 
due giovinetti dei Lozii campati all' eccidio, perchè lontani 
dalla terra loro, fattisi adulti, lo ricuperarono 3 . 

1. Rinaldi, Monim. Istor. - p. 33. 3. P. Gregorio, Traltcn. cit. p. 423. 

2, P. Gregorio, Tratteli. - p. 422. « 11 fallo è attcstato in parte da 



DA PRINCIPI ITALIANI 295 

Il duca intanto (1409) stringeva patti d'alleanza colla 
Francia *, onde amici e nemici del Visconti indignati a quel 
fatto, l'abbandonavano, mentreTandolfo, stipulati non so quali 
accordi cogli Estensi, apparecchiavasi alla guerra. Fermato 
l' esercito in Brescia, l' indirizzava all'Adda; e forte di tremila 
cavalli e di pedoni assai, traversò il duca le terre bergama- 
sche per misurarsi colle ordinanze di Facino, che al di là 
del fiume sembravano aspettarlo: ma Facino combattea que- 
sta volta per proprio conto; e poi che le voglie istesse tor- 
mentavano que' due capitani, altra non era quasi rivalità che 
nel dividere la preda. Facino finse timore, e levò il campo; 
e mentre sembravano inseguirlo i Malatesta 2 , che è, che 
non è, ad un bel tratto i due venturieri si dan la mano, e si 
fanno amici. Tenerezze da usurpatori, i quali benché talvolta 
si detestino cordialmente, se la intendono quasi sempre, e 
tranne la gelosia dell' arte, stimano gli uomini del loro me- 
stiere. * 

Il Malatesta di guelfi, Giammaria Visconti di ghibellini si 
circondava; e mentre il primo era largo rimuneratore di be- 
nemerenze agli Avogadri eli Valtrompia ed ai Cattaneo da 
Manerba 3 , generoso del pari manifestavasi il secondo ai Fe- 
derici da Erbano, creando un Giovanni di quel casato conte 
di Edolo, di Mu e di Dalegno (7 giugno 1410) con potestà 
della spada, esonerando quelle terre da qualunque dipen- 
denza dalla città di Brescia 4 . 



Pietro Avogadro in una sua de- a. 1409. - Cron. Bologn. Rer. 

posizione a favore di Barlolino da Hai. Scr. t. XVIII, col. 596. - 

Lozio, ed in parte dalla tradizio- Conio, Storia patria, a. 1409. - 

ne ». Cosi quello storico. Muratori, Annali, a. 1409. 

1. Ann. Est. R. I. S. t\VHI,c. 1080. 3. Cod. Diplom. - a. 1409. 

2. Rosmini, Storia di Milano, t. Il, 4. P. Gregorio, Trattenim. p. 425, 
pag. 237. - Giulini, Memorie, ov 1 è pubblicato il diploma. 



2% BRESCIA SIGNOKEGGJATA 

u.uit Ma Visconti e Malatesta più ornai resistere non poteano 
contro Facino, che padrone di Milano e di Pavia (1411) ol- 
tre all'altre sue città ', padrone delle rendite di tutto lo 
stato, mentre assottigliava la corte dei giovinetti suoi prin- 
cipi, sicché loro venia meno sino al vitto 2 , si preparava alla 
lotta: non volea rivali, e Pandolfo lo era, cui per poco mancò 
che non togliesse la città di Brescia; ed è singolare che i 
Fiorentini a queir acquisto lo stimolassero 3 . Certo è che Fa- 
cino non mise tempo in mezzo; fu sul Bresciano, che abban- 
donò all' avide sue lance, le quali non arrischiando fazioni 
di gran momento, rubavano, taglieggiavano, facevano da ma- 
snadieri. Furono sull' Asolano, ma gli abitanti del capoluogo, 
già compiuta la fabbrica di Rocca grande 4 , fortificata la mi- 
nore, munite entrambe di vittovaglie e d'armi, ripulsavano 
allegramente quelle scorrerie. 

-.mi Vivevasi per altro in gran sospetto nella stessa città, e 
-dall'alto del castello Cidneo, detto a quel tempo Castel gran- 
de, notturni fuochi rispondevano ad altri delle torri di Cadi- 
gnano per lo timore di qualche sorpresa 5 . Né il duca di Man- 
tova se ne stava colle mani a cintola; e proprio del 1411 
lo si ritrova padrone di molti luoghi già nostri nelle Quadre 
di Canneto, d'Asola, di Lonato, di Montechiaro 6 . 

mia Se non che oppresso ed oppressore morivano ad un 
punto. Giammaria Visconti dal pugnale dei congiurati, Fa- 
cino Cane da fiero morbo soprassalito, cadevano lo stesso 
dì (16 maggio), mentre l'esercito di Facino erasi impadro- 

4. Billius, Hist. Mediol. R. I. S. 4. Mangini, Storie Asolane — an- 
t. XIX, col. 34. no 1411. 

2. Billius, I. cit. col. 35. 5. Cod. Diplora. - a. 1410. 

3. Patefecit alio adilu fortuna viam 6. Iura Com. Salodii et Lonati prò 

(Facino) potiundce Brix., ac pene Venzagi iurisd. Codice ricor- 

auctoribus Fiorentini* et e. Bil- dato — e il Codice Diplomatico 

Lius, I. cit. col. 32. a. 1411. 



DA PRINCIPI ITALIANI 297 

nito con lieve sforzo dei sobborghi di Bergamo, e preparava 
le macchine per l'assalto della città '. 

Non mai gli sdegni, le prepotenze, le ambizioni di parte, 
F avidità beffarda ed insolente dei condottieri, le volontà in- 
saziabili, esorbitanti dei mille che si strappavano di mano le 
dilaniate nostre terre, la stupida eppur miseranda irresolu- 
zione dei popoli, di tutti un 7 arcana e paurosa aspettazione 
dell'avvenire soperchiava ad un tratto, siccome in questo i- 
stante, nei subiti commovimenti dell' anarchia. Milano, Ber- 
gamo, Brescia, Lodi, Crema, Pavia, quasi tutte le lombarde 
città non avean certo signore: potean essere dell' ardito che 
primo le sorprendesse; in quanto al Malatesta poi, benché 
già morto Facino, mai non fu come allora circondato e quasi 
oppresso da' suoi nemici. Qual meraviglia adunque che il po- 
pol nostro, stanco di sofferenza servile, pigliasse ardimento 
dall' occasione, o che piuttosto qualche occulto partito, te- 
nuto in freno sin qui, al maturar degli eventi sollevato il ca- 
po, ridomandasse in pieno consiglio (poiché quella era in bi- 
lico del venturiere Pandolfo) la potenza e la gloria dell'an- 
tico regime a Comune? 

Fu detto di una lega, d'una alleanza che i Grigioni pro- 
ponevano al comune di Brescia, e nuovo certo non è lo im- 
mischiarsi in quel secolo degli Elvetici nelle cose lombarde. 
Narrasi ancora che Guglielmo dei Tengatini la proponesse : 
e il tempo che ci ha serbata la storia delle nostre fazioni, 
quasi a temperarne l' acerbità, serbò pur quella di un uomo 
che partito altro non ebbe fuor quello della nostra grandez- 
za; e il levarsi di mezzo ad un consesso per farsi propugna- 
tore del Comune antico fu ben altro coraggio che il battere 
una torre od uno spaldo; e l'orazione del Tengatino che in 
quel solenne adunamento pronunciò, che a qualche scrittore 
1. Gorio, Stòria patria - a. 1412. 



2!)K BRESCIA SKÌNOUKGGIATA 

Mia cui non par vero ogni nobile ardimento, probabile non parve, 
ma cui ravvalorano le condizioni di quel tempo, dei popoli 
lombardi, e più del nostro, merita bene che almeno in parte 
vi rechi *. 

Noi habbiamo esperimento, che li Principi italiani, sclamava 
Guglielmo, diesi sono usurpali in diversi tempi il dominio della 
nostra Repubblica ci sono riusciti atrocissimi tiranni, et da noi, 
et da nostri padri s' è sensibilmente conosciuto nel crudelissimo 
dominio dei Visconti V assoluto esterminio di questa infelice pa- 
tria... Ne disgrafie inferiori sofferirono i nostri maggiori quando 
cercarono Principi alcun nostro concittadino, perchè questi ap- 
passionati ne soli proprj loro interessi, esercitarono come òar- 
bari una continua furia delle nostre miserie. 

Non habbiamo dunque da desiderare ne da procurare per 
altro modo di farsi sudditi d' alcuno con tutto che venghino fatte 
molte offerte . . » perchè V offerte, V immunità et i privilegi non sono 
altro che un colorito ornamento di ceppi di gioghi et di catene... 

Cessata la libertà, nacquero fra le tenebre della servitù i 
conflitti delle discordie civili che tante volte diedero quasi V ultimo 
esterminio alle genealogie bresciane, o con annichilarle o con 
proscriverle , o con discatiarle in maniera che buona parte del 
nostro popolo è de' forestieri, che essendo nati di vilissima gente, 
otterranno , se ci sommettiamo ad alcun Principe, il seggio della 
nostra nobiltà .... conosceremo che i disordini che nacquero 
mentre la città era libera furono generati a sugestion de Prin- 
cipi alieni, come fu nel tempo di Barbar ossa, di Ezelino et delli 
Scaligeri, et perchè la libertà in quei tempi pativa mostruosa 
disugualianza, comportando la nostra Repuhlica che i cittadini 
diventassero famigliari de' tiranni et da ciucili ricevessero li onori 
et pensioni. 

1. Cod. Quir C, I, 13, ed altri esempi. smarrito. I Ten^atinì li trovo no- 

li doc. parrebbe Iraduz. dell 1 orig, muti anche Taugelini, Tagatini ecc. 



DA PRINCtPJ ITALIANI 299 

Questa vera libertà ci viene ora offerta sicurissimamente dalla a .iu2 
nobilissima Lega che con tanta prontezza et con tanta sollecitudine 
dai Sig. Svizzeri et Grigioni con patto di non voler altro da noi 
che una perpetua congiuntione delle nostre con le loro forze a 
comune difesa et offesa necessaria contro di chiunque tentasse di- 
sturbar le nostre o le loro ragioni dipendenze o confini. Qui 
vogliono convocar le diete di questa lega, qui delegar tutte V ap- 
pellazioni de criminali et delle liti, qui terminar tutte le loro 
operazioni, qui stabilir tutte le leggi et condilioni che non inferi- 
scono altro se non che la Curia di Brescia havera la Monarchia 
d' una gente invincibile, che già molti anni sono ha cominciato a 
farsi terror dell' Europa nonché di quei tiranni che hanno mor- 
talmente smembrata la già confusa et vilissimamente incarcerata 
Italia. E chi sa, Magnifici padri, che questa Lega non ci ritorni 
in queir antico splendore che tanto fu riguardato dalla Repub- 
blica di Roma ? Faremo tutti assieme una Repubblica che sarà 
un immutabile antemurale contro li popoli oltramontani, et un 
freno alle presenti cupidigie di tanti Principi Italiani che ambi- 
ziosamente amano di possedere la fortezza dei nostri monti, V a- 
menità dei nostri colli, la comodità dei nostri fiumi, la fertilità 
dei nostri campi . . . Noi così collegati conserveremo la religione 
et la pace d' Italia = Sarà Brescia un'altra Roma = Cono- 
sciamo con gratitudine la redi sovrabbondanza dei benigni influssi 
di questa Lega la qual può chiudere sempiternalmente il sepolcro 
delle nostre miserie *. 

Ma quei trattati non riuscirono. Troppe ambizioni dovean a.im 
cessare all'istante, troppe contese dovean tacere dinanzi al 
gran disegno, e cader troppi sdegni e rancori e feroci propo- 
nimenti di preparate vendette; onde il tumulto di parte con- 
tinuò : moltiplicarono i bandi e le confische ; e qual fu dan- 
nato nel capo, qual negli averi, talché non fu ghibellino cui 
1. Anche Milano intorno a questi tempi tentò reggersi a repubblica- 



^00 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

non colpissero le condanne del Malatesta. Grilli 4 , Eniilii 2 , 
Isei 3 , Maggi 4 , Galini 5 , Brusati G , Federici 7 ed altri infiniti 
videro le loro case, i feudi, le rocche loro messe all' incanto 
dal fiscale di Brescia o donate ai loro più cordiali nemici. 

Lo seppero i Boccacci da Vcnzago, i quali sostenendo 
nel 1412 le parti di Facino, toglievano al Malatesta alcuni 
castelli, mentre le donne loro altri ne stimolavano, come ab- 
biam detto, alla rivolta; il perchè uomini e donne di quella 
nobile famiglia nostra furono sentenziati a morte, incamerati 
gli ampi feudi loro 8 , che poi vennero largiti da Pandolfo 
(17 luglio 1412) ai conti Prato di Mantova 9 , i quali essen- 
dosi tolti alla lor volta dall' obbedienza di Francesco Gon- 
zaga, perdevanli ad un tratto, rimanendone signore per molta 
parte il Gonzaga, pel resto il comune di Lonato: al quale 
poscia il duca per novecento cinquanta ducati, vinto dai 
modi dolcemente insistenti del lonatense Antoniolo Panizza, 
cesse nel 1413 la parte propria 10 . 

In questo frattempo Filippo Maria Visconti era già suc- 
ceduto a Cane Facino e a Giammaria: al primo coli' averne 
presa in moglie la vedova Beatrice di Tenda, ai fratello per 
diritto di eredità (1412). 11 perchè accomodate un po' me- 
glio Pandolfo Malatesta le cose sue, levato al comando del- 

1. 1411, 11 fcbbrajo. Anzelino Pro- 4. Cod. Quirin. C, 1,9. 

vaglio q. Giovanni acquista da Pan- 5. Rossi, Elogi. Antonio Calino, 

dolfo Malatesta signor di Brescia 6. Istruir). 6 agosto 1410, col quale 

il castello di Monticelli già posse- Tebaldo Brasato vende il feudo di 

duto da Castellano e fratelli Griffi. Monticelli Brasati, che gli era stato 

Annali Storici della famiglia Pro- tolto dal Malatesta, e poi restituito, 

vaglio. - Codice presso quella no- 7. Cod. Quir. C, 1, 10 - e p. Gre- 

bilc famiglia nostra. gonio, Tratten. cit. in più luoghi. 

2. Codice Quirin. Pergam. H, V, I. 8. Iura Salodj in Causa Co. Venta- 

3. Rinaldi, Monim. Histor. 1. cit. - gi etc. etc. Cod. Dipi. a. 1412. 

Mazzuchelli, Relazione del fiume 9. Idem. 

11. 10. Idem, a. 1413. 



DA PRINCIPI ITALIANI 30 1 

1' armata veneziana per togliere di mano agli Ungheri le um 
usurpate campagne, s'era condotto nel Friuli. Volle compa- 
gni all'impresa Taddeo Martinengo ed Antonio Nassino di 
questa città l ; ma saputili in lega occulta col signor di Cre- 
mona Cabrino Fonduto per dispogliarlo nientemeno che de' 
domimi suoi, mandolli in ceppi a Fano: poi reduce da quella 
fazione, la quale gloriosamente avea compiuta, volse I- armi 
contro Gabrino, cui diciotto castelli 2 soggiogò (1413); e 
fu allora che da Carpenedolo ad Asola, e da quivi a Gambara 
trapiantando il campo, sgomberava que' luoghi dalle nemiche 
scorribande. 

Ma intanto le gare dei Visconti e del Malatesta per aversi 
Valcamonica rinvigorivano. Filippo Maria, che già pensava 
di ristorare la disfatta potenza della propria casa, tenevasi 
amiche le terre che a lui si rivolgevano: e per darvi dei mille 
un esempio, con privilegio (12 aprile 1413) esonerava il 
Comune di Lovere della restituzione di quanto avesse ru- 
bato nei saccheggi che abbiam narrati in queste pagine, 
assolveva i Foresti da Soldo suoi partigiani de' guasti e delle 
scorrerie da loro fatte in su quel di Plenico e di Selero dal 
1403, che è quanto dire per dieci anni; ma poi che avevano 
i Foresti di Castro ribellato ai Visconti, e dato ricetto alle 
genti di Pandolfo, e danneggiati con esse i Loveresi, decre- 
tava che nessuno dei Foresti, nessun guelfo ardisse rifabbri- 
care il luogo di Castro, sicché rimanesse diserto ed in piena 
balìa degli uomini di Lovere come a compenso dei ricevuti 
danni, lor sommettendo le ville di Pisogne e di Pedrorio 3 . 

Dall' altro canto Pandolfo, perchè i fuorusciti di Valca- *.uu 
monica si risolvessero in favor suo e gli serbassero fede nella 



i. Capreolus, Hist. lib. IX. a. 1413 - e Cod. Perg. Quir. H, 

% Murat. Annali - a. 1413. V, 1. Privilegi della città, famiglie 

3. P. Celestino, Storia di Bergamo, e territorio bresciano. Foresti. 



302 BBESCIA SIGNOREGGIATA 

«.un custodia di Volpino, dava loro quella terra * e l'altre di 
Rogno e Castelfranco (15 novembre 1414). E fu astuto pen- 
siero; imperò che a godersi quel privilegio correvano i guelfi 
dentro il forte, e il presidio frattanto se ne cresceva, mentre 
i Federici di Montecchio, fautori potentissimi del duca, perde- 
vano lor ampie giurisdizioni. Così ottenne l'intento, perocché 
allo spirare del quattordici era già Valcamonica nelle mani 
di Pandolfo Malatesta. Ed anche il piano della provincia 
parea tranquillo. Indulgeva (9 giugno 4413) con sue lettere 
agli autori della morte del castellano nella presa di Monte- 
chiaro, e perdonava ai ribelli di quel Comune fatti prigionieri 
nella guerra di Facino 2 : parea tutto in sul largheggiare di 
clemenza, perchè maturando nella mente un arditissimo 
fatto, volea prima farsi benevolo , cattivarsi nella provincia 
un po' di amore. E veramente, rotta una tregua eh' ave a 

a-ui5 chiusa col Visconti, era entrato nel Milanese (1 415); senon- 
chè r armi di Francesco Carmagnola e le interposizioni del 
veneto senato lo risolvevano ad altra pace. Ma l'erario era 
vuoto, la provincia mal ferma; i Camuni all'obbedienza 
del duca se n'erano tornati 3 , mentre che bisognevole di 
denaro, per dieci mila scudi, resto di dote dovuta a Marghe- 
rita di lui sorella e moglie di Francesco Gonzaga, avea già 
data in pegno a quel principe la Rocchetta d' Asola *. Le im- 
posizioni d'uomini, d' opere, di vettovaglie, i balzelli anco 
sui chierici 5 erano enormi ed aveano stanco i soggetti. 

amo Fiorivano in questi tempi tre condottieri che per salda 
valentia dell'armi, per guerreschi accorgimenti, per militare 

1. P. Gregorio, che ne' suoi Trat- 3. P. Gregorio, 1. cit. 

tenimenti Camuni a pag. 432 pub- 4. Mangini, Storie Asolane - carie 62. 

bliea il documento. 5. Tanto avveniva del 1416. Codice. 

2. Storie di varie terre del Bresciano. Quiriti. C, I, 3. - Cronache Bre- 
Cod. Quirin. C, 1, 10. Montechiaro. sciane, autografo del Rossi. 



DA PRINCIPI ITALIANI 303 

sapienza addietro si lasciavano di lunga mano la imperita , .m 
violenza di que' contestabili che flagellarono per tutto il 
secolo precedente le nostre campagne — Sforza, Montone, 
e Carmagnola. — Assestato il primo, audace il secondo, 
ritraeva il terzo d' ambe virtù. Di questi già paventava il Ma- 
latesta; e nella caduta del Vignate, col quale avea fermo se- 1:<m 
gretamente di far la guerra al duca (1418), nei conquisti di 
Lodi e del Comasco, negli assalti di Trezzo, di Crema e di 
Piacenza, luoghi tutti che all' antico ducato l' un dopo l'altro 
Francesco Carmagnola ricuperava, scorgeva Pandolfo i pre- 
ludii della sua rovina. Tentò sostenersi, e fu primo ad offen- 
dere presso Olginate , ma ne uscì colla peggio l . 

Pur, fra quel lento e doloroso discendere dalla appena 
saporata grandezza, splendidamente riceveva in Brescia Mar- 
tino V( 17 ottobr. 1418), che sciolto il Consiglio di Costanza, 
ridiscendeva a Italia 2 . Tre giorni ospitammo quel pontefice 
ristoratore della straziata Chiesa: indi lasciatoci a monumento 
delle accoglienze nostre un suo stendardo, per Carpenedolo 
e Montechiaro a Mantova si ridusse 3 . Né il Malatesta per- 
deasi d'animo: con al fianco un prode, quel Nicolò da To- 
lentino che sempre 1' avea sostenuto, parea sfidare gli 
eserciti del duca Visconti; e il Tolentino valea tant'oro, im- 
perocché fu per lui se il castello di Chiari e quel d' Iseo k 
non caddero in potestà del Carmagnola (1418); poi fattosi 
ad Asola, armato il popolo, asserragliate le ròcche, riparato 
il forte di Remedello, metteala in guardia 3 : non fu luogo 

1. Como, Storia di Milano, a. 1418. Martino in Brescia nel 1418, come 
- Stella, Anna!. Gemiens. in R. dal Cerio nella Storia di Milano. 
/. S. t. XVIII, col. 1277. 3. Murat. Annali d'Italia - a. 1418. 

2. Capreolus, Hist. Brix. lib. IX; 4. Rinaldi, Op. cit. pag. 84. - Ca~ 

non l'anno 1421, come scrive preolus, 1. cit. lib. IX. 

quello storico nostro, ma entrava 5. Mancini, Op. cit. a. 1418. 



304 



BRESCIA SIGNOREGGIATA 



importante che non munisse e presidiasse per imminente 
campagna. Tuttavolta le esortazioni pontificali di Martino V 
ravvicinavano a concordia Visconti e Malatesta; epperò fu 
stipulata una pace, per la quale a quest'ultimo, già vecchio 
e senza figlinoli, rimanea Brescia e Bergamo per tutto il 
resto del viver suo 4 . 

Acconciatosi così col Malatesta, volgeva ora il duca a' 
danni di Gabrino Fondulo che usurpava Cremona, ma che 
poi da Francesco Carmagnola veniva bersagliato per ogni 
parte. Fuggivasi Gabrino, e riparando a Brescia, vuoisi 
proponesse al Malatesta un cambio : ed era che Fondulo 
cedesse Cremona al principe di Brescia, ricevendone per 
quella vece, e come a prezzo, il castello di Salò e la circo- 
stante Biviera 2 . Ma non furono che proposte, secondo alcuni: 
altri sostengono la realtà del seguito contratto, benché im- 
peditane l'esecuzione dai casi della guerra; io terrei per 
quest'ultima sentenza: e il Bosmini, che disse il contratto 
una finzione del Malatesta, una voce sparsa ad arte per one- 
stare l'accorrere ch'ei fece al soccorso di Fondulo, non 
ostante la pace conchiusa, non dovea farsi pago di quelle 



1. Conio, Op. cit. a. 1419. - Dona- 
tus Bossus, in Chron. eod. anno. 
- Sanuto, Vite dei Duchi di Ve- 
nezia. R. 1. S. t. XXII, col. 926. 

2. Eral tamen fama Pandulfum ur- 
bem ipsam a Cabrino emisse, Sa- 
lvali Riperiam in prcetium polli- 
citum. Platina, Hisl. Maniuan. 
R. I. S. t. XX, col. 800. - E il 
Biondo nella decad. Ili, lib. I. 
Confugiens ad Pandulfum Cabri- 
nus , Cremonam cum Salodio et 
Renaci lacus, qucc ad Rrixianam 
pivi'ment oram, castelli* qufesiverat 



permutavi. - Così poi nel Billia. 
Cabrimi ad proximum Malate- 
stam fu gii, atque ille est pollicilus 
ea pacto, si Cabrinus Cremonam 
traderet, acceplurus ab eo Salonem 
cum adjaceniibus vicis, prmter Re- 
nacum, etc. . . . Eo vero tametsi 

FUERE PARUM FIRMATA , tamen 

Philippe- simul et iracundice et 
querelai.. .causam dederunt (Hisl. 
Medio!. R. I S. t. XIX, col. 53). 
- Dal Maggi poi (Hisf. de rebus 
Brix.) si ritiene, ma senza fonda- 
mento, seguilo il cambio. 



DA PRINCIPI ITALIANI 305 

semplici asserzioni, delle quali troppe volte si contenta. Fatto , m s 
sta, che Pandolfo volò egli stesso a tentare la fortuna del- 
l' armi; e gittato assai forte presidio in Castel Leone, impedi 
per quell' istante Y ultimo crollo di Gabrino. 

Irato il duca Visconti ad una slealtà, della quale per 
altro dava sempre egli stesso, quando il potea senza pericolo, 
gli esempi, mandò rinforzi al Carmagnola, il quale entrato 
improvviso nel Bergamasco, a Martinengo sostò *. Comperata 
la terra per dodicimila fiorini d'oro, trasse a campo sotto 
Bergamo; entrovvi, e seguì sue vittorie in sul Bresciano, al- 
taiche Montechiaro, Carpenedolo, Calcinato, Castelgoffredo 
ed altri luoghi importantissimi del piano avea già debellati 
sino dal terzo giorno d'aprile 2 . Yalcamonica fu la prima che, 
seguendo i nobili d'Angolo, lasciasse Pandolfo, e n'ebbe in 
premio l'obblio del passato, e ne vennero esenzioni, privi- 
legi , immunità che il nostro padre Gregorio largamente 
descrive 3 . 

Seguita la dedizione degli Orzi 4 , cui vilmente Andrea 
da Lecco e Bernardo Bellamusa capitani di Malatesta abban- 
donavano (6 maggio), conquistato Pontoglio (28 settemb*), 
Piadena, Ustiano, Canneto, e così di seguito le terre delia 
Bina, di Yolongo, di Fontanella, di Casalromano, battuto il 
forte dei Remedelli che gli costò tre giorni di pugna, né fuor 
che a patti acquistò, fu ad Asola, che cinse d'assedio; e la- 
sciatovi a sostenerlo Giovanni Piccinino, messo presidio nelle 
ròcche circonvicine, ad altro si volse, mentre Giovanni se- 
guitando a travagliare il sito, lo conquistò 5 finalmente. Ben 
vigorosa per altro ed insistente debb' essere stata in quel 

1. Murat. Annali - a. 1419. le concessioni del Carmagnola date 

2. Storie di varie terre del Bresciano. con diploma 16 agosto 1419. 

Cod. Quirin. C, I, 10. 4. Codagli, Storia Orceana - p. 56. 

3. Trallenim. Carmini, pag. 432. - Ivi 5. Mangini, Storie Asolane - a. 1419. 

Odorici, Storie B rese. Voi. VII 20 



306 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

fatto l'asolana costanza, perocché onorevoli e larghe le con- 
dizioni della resa furono assentite nella terra di Gussago 
(8 novembre) dal medesimo duca ': nò la Rocchetta fu 
risparmiata al Gonzaga, il quale, come abbiam detto, la si 
teneva in pegno. 

Quasi ad un tempo le genti del Carmagnola circondavano 
Rovato 2 , ed ottenuto per trattati quel luogo, V esercito 
svernò 3 . Gran parte della Valsabbia obbediva ancora alle 
insegne del Malatesta, le quali per virtù di Galvano della 
Nozza, gagliardissimo Valsabbino, sventolavano sugli ardui 
castelli di quel nome 4 , de' quali restano ancora le pittore- 
sche reliquie. 

Intorno al dì 16 d'aprile ricondusse Francesco le sue 
truppe in campo, il quale piantò presso alla chiesicciuola di 
s. Faustino da Sarezzo, spazzando come al solito primiera- 
mente tutta intorno la campagna. Ma un giorno che il Car- 
magnola venia scorrazzando con trecento cavalli fino a porta 
s. Giovanni, dall'alto delle nostre muraglie presolo di mira 
un arciere, cui dicevano il Peloso, con un balestrone lo ferì 
nel collo, onde tradotto a Milano, confidava l'esercito a Ga- 
sparino Visconti 5 . Il quale guastate in prima le suburbane 
terre, volse l'armata per quelle di Valsabbia, le quali nel 

\. Cod. Diplom. - 1419. da le bombarde: e così al VII de 

2. Cocchetti, Documenti patrii - pa- octobre felicemente il Conte entrò 
gina 17. in quella terra ». Tanto dal Como 

3. « Obtenne li Orsinovi et al XXIX nella Storia di Milano, a. 1419- al 
de agosto li vecchi . . . Poetavo che si accorda Ja nota desunta 
di septembre Parazolo, Ponte 0- dalle carte dell'Archivio coni, di 
lio . . . et altre caslelle che nel Rovato, e pubblicata dal bravo 
piano di Bressa tenea il nemico. Cocchetti ne' citati Documenti per 
Diede puose la obsedione a Rova- le storie patrie. 

te, mantenendola uno mese d' a- 4. Comparoni, Storia delle valli Trom- 

cordo pagando al Duca XV mìllia pia e Sabbia. 

ducati, e refare le muralie gittate 5. Capreoujs, Hist. Brix. lib. IX. 



DA PRINCIPI ITALIANI 307 

diciannove essendosi date al Carmagnola infino a Barghe, 
Galvano della Nozza per subita fazione rimetteva in potestà 
del Malatesta, riconquistando le ròcche di Sabbio e di Vo- 
barno '. Ma fu breve trionfo; perchè riprese quelle ròcche 
dall' armi di Francesco, non valse a Galvano militare virtù. 
Fatto prigioniero con Giovanni Avogadro 2 in quella medesima 
sua Nozza che con ostinata gagliardia volle difendere sino 
all'ultimo istante, vide quel patrio forte messo a ruba ed a 
soqquadro dalla rabbia del vincitore. Il quale retrocesso a' 
luoghi di san Giacomo del Mella, poste alcune ordinanze di 
militi a Mompiano, essendovi già ritornato il Carmagnola, 
divertite le sorgenti delle nostre fontane, guastava il corso 
del Bova, e disposto l'assedio alle nostre mura, ne impediva 
gli approcci: e se la mancanza delle fonti fu pena incompor- 
tabile a' sitibondi cittadini, fu in quella penuria di non lieve 
ristoro T antico fonte di Mercato Nuovo 3 . 

Stavasi il Carmagnola a Fiero. Beendo il Capriolo al- 
l' ingrosso non so che strani racconti di crudeltà commesse 
da quel gran condottiero, lo incolpa di atroci e vili fatti, di 
snaturate vendette non compatibili certamente colla liberale 
natura del capitano, colla disciplina (per quanto l'indole dei 
tempi il comportasse) delle sue milizie, l'una e l'altra dal 
Billia 4 , dal Sanuto 5 , dal Corio 6 commemorate. Chi vorrà 
credere, per mo' d' esempio, che il Carmagnola pugnalasse 
di propria mano ventisette prigionieri e non so quali donne 
di Fiero? che fattone dispogliare altre sette, le rimandasse 
in quel turpe modo, e che gli uomini propagginasse alla guisa 

1. Benemerenze delle valli Trompia e 4. Billia, Hist. Medio l. Rer. It. Scr. 

Sabbia, ms presso 1' autore. t. XIX, col. 49. 

2. Comparoni, 1. citato. 5. Sanuto, Vite dei Duchi di Vene- 

3. Capreolus, Chron. de rebus Brix. zia. R. L S. t. XXII, col. 928. 
lib. IX. 6. Corio, Storia di Milano a, 1419. 



308 BRESCIA SlGNOKKGGIÀfA 

di Eccelino e di Bernabò? Que'due poveri arcieri cui, ta- 
gliate le mani e appese loro a cintola siccome un vezzo. 
mandava il Carmagnola in città, potean dirsi una vendetta, 
per quel Peloso che l'avea ferito; barbara e vile anche i 
ma pur di quel tempo. Gli altri fatti eccedono; ed il silenzio 
di più valide testimonianze ci conforti a non macchiare quel 
po' di nome già troppo dai Veneti straziato del Carmagnola, 
onde alla infamia di traditore, che qualche storico gli ha dato, 
quella pur non si aggiunga di basso ed efferato animo, che 
nessuno gli dà. L' asseveranza per altro del Capriolo quasi 
contemporaneo, quel prescrivere fino al giorno in cui ven- 
nero scannati que' ventisette infelici ne fa sospettare delle 
narrateci esorbitanze alcunché di vero; e le terrei commesse 
dal Gasparino, o per altro suo capitano di simil conio. 

Pandolfo Malatesta chiedeva intanto ajuti al pontefice, e 
riaveva un rimprovero per risposta: chieseli al fratel suo, il 
quale mandovvi un Lodovico dei Migliorati da Fermo con 
grosso e valente seguito. Dei quali soccorsi avuto sentore 
l'audace Nicolò da Tolentino, correndo con un pugno di ca- 
valli e pochi fanti da Chiari a Brescia, fatto impeto nei soldati 
del duca, sostenuto dai nostri, rovesciati gl'intoppi che di- 
vertivano 1' acque, ravvivò la città delle sue fonti l . 

Giunto il Migliorati alla fossa che Bernabò su quel di 
Carpenedolo e di Montechiaro avea scavata 2 , trovato Pan- 
dolfo, congiunti gli eserciti, ambo quivi sostennero contro al 
nemico sanguinosissimo combattimento (10 ottob.), e d'am- 
bo i lati con disperato valore si battagliò: vinse il Carmagnola; 
più di tremila cavalli e mille fanti rimasero sul campo: i 
primi capitani del Malatesta fatti prigionieri , tradotto in 



I. Capreolus, 1. cit. - Ubi media est ampia lafiludi- 

% -Mancini, Storie Asolano, a. U20. nis fossa. Billids. 1. cit. col. 54} 



DA PUliNCIPI ITALIANI 



309 



ceppi a Rezzato il Migliorati medesimo l . Ivi accolto dal 
vincitore come si accolgono i prodi, libero e con molto e 
ricco presente il congedò; poi ripigliato il blocco di Brescia, 
costretto il Tolentino a ritornarsene a Chiari, cangiato il 
corso novellamente all'acque nostre, messa guarnigione ne' 
luoghi di Nave, di Bovezzo, di Concesio, già vinta Cremona, 
già fatto signore della contrastata Valtrompia, per non dire 
di quasi tutto il Bresciano, compartiva per l'agro nostro le 
proprie genti a' quartieri del verno. 

Ridotta Brescia allo stremo, non vedendo Pandolfo altra 
via di salute, per suo decreto e del cittadino Consiglio, Ni- 
colò Pedrocca, Nicolino Capriolo 2 , Pietro Avogadro, Delaido 
Gaido e Michele Ducco con seguito di diciotto gentiluomini 
escivano di notte, recandosi dai Veneziani e da Carlo Mala- 
lesta signor di Rimini e fratello di Pandolfo perchè venis- 



1. Chron. Tarvis. R. 1. S. t. XIX, 
e. 845. Post tamen confliclum ha- 
bitum in campanea Montlsclari, 
dum Ludovicus . . . cum MM equis 
in succursum illius Brixiam vellet 
accedere, adversus quem Carmi- 
gnola . . . cum 'òm equis occurrens, 
bello contriveraf. - Nel Fragmen- 
torum Liber, Codice della Bibliote- 
ca Mazzuchelliana, all'anno 1420, 
10 ottobr. si legge: « Andando M. 
Lodovico ... in soccorso del sig. 
Pandolfo Malatesta con cavalli trei 
milia et mille fanti, inteso questo 
il C. Cremignola . . . li andò con- 
tra con cavalli cinquemila , et 
scontrollo su la campagna de 
Monlechiaro, et per quattro ore 
combat tir no aspramente, ma alfin 
M. Lodovico fu rotto e preso et 
M. Alarico t et M. Hercule Benti- 



voglio , et Zecha de Montegnana 
et de tutta questa gente non cam- 
pò altro che cavalli tresento. 
A pag. 182, t. VI ho fatto deri- 
vare i Caprioli dai Goizj. Il Ca- 
priolo noi dice ; lo disse il Rosa. 
Un testamento del 1404 di An- 
driolo di Tommaso degli Ughetti 
de Capriolo parrebbe spargere 
qualche luce sulla origine di quella 
nobile famiglia nostra. Giovanni 
Ughetto è per V appunto fra li no- 
minati dal Capriolo come stipite 
de' suoi; come trovasi fra gli eredi 
dell' Andriolo un Tartarino. Tom- 
maso non potrebb' essere a ragio- 
ne di tempo figlio di Giovanni? 
Forse il Rosa trovò in qualche 
documento Goitii per Ugutii, od 
Ughetti , d' onde lo scambio faci- 
lissimo del nome. 



a.im 



310 imi;SClA SIGNOftEGGlÀtA 

sero in ajuto della pericolante città *, mentre Grazioli) da 
Gavardo e Tartarino Capriolo, zio dello storico, mandati da 
Pandolfo, si portavano alla corte di Filippo Maria per tentare 
un accordo. Trattarono; e per opera loro, e per quella di 
Galeazzo Porcellaga, di Baldo Fiorentino e di Paolo Appiano 
fu conchiusa la cessione 2 . Erano i patti = 

Si pagassero le gabelle all'uso antico; non sedessero in 
carica uomini di parte; ricuperassero i proscritti da Pan- 
dolfo le loro sostanze. = A questi termini, ed al massimo 
(che il Capriolo non diceva) dello sborso a Pandolfo di tren- 
taquattromila fiorini d'oro 3 , tornati gli ambasciatori da Mi- 
lano (era il 1G marzo), Francesco Carmagnola entrava in 
Brescia 4 , la quale fortificava poi d'argini, di fosse, di mu- 
nizioni alle rocche di s. Nazaro particolarmente e di Torre- 
lunga 5 . Né le cittadine soltanto, ma quelle ancora del terri- 
torio veniva rimarginando, lacerate com'erano dalle batterie 
nemiche: e sappiamo di un Delia-Bianca da Paratico, il 
quale per suggerimento o comando del Carmagnola, tentò il 
primo con un suo legno di rendere navigabile la Seriola 
Fusa, onde condursene materiali pel castello di Chiari 6 . 

Vennero poco stante gli spediti a Rimini ed a Venezia: 
ma Nicolino Capriolo fu da Carlo Malatesta (non è detta dallo 
storico la cagione) ritenuto in ceppi a Fano. V'ha chi sog- 
giunge ancora lasciasse Pandolfo le nostre mura cantando in 
francese la sua caduta 7 . 

1. Capreol. Hist. Brix. lib. IX. - Cod. 4. Brognoli , Memorie aneddote sui- 

Quir. C, I, 13. Miscellanea di no- l'assedio di Brescia dell'anno 1438, 

tizie spettanti a Brescia. C, I 

2. Capreol. Hist. \. e. - Ivi sono per 5. Capreolus, 1. cit. 

sommi capi anche le condizioni. 6. Veggasi la nota 3, pag. 210, 211 di 
3 SanutO, Vite dei Duchi di Venezia, questo volume. 

t. XXII, col. 937. - Billius, Hist. 7. Capreolus, Hisl. cit. - Brognoli, 






i'd. Rer. II. Scr. t. XIX, col. 54. Meni, anedd. cit. 



DA PRINCIPI ITALIANI 311 

D'allora in poi non fu più che condottiero di militi allo 
stipendio altrui, e di Firenze in prima, la quale, mentre avea 
ferma la pace col Visconti (che le avea promesso non si tra- 
vagliare delle cose che f ussero dal fiume della Magra e del Pa- 
naro in là l ), conoscendo che primo avrebbe trapassato que' 
termini, si preparava alla guerra. 

Il governo di Pandolfo Malatesta, governo da militare, 
ma forse più ancora da venturiero, fu torbido, violento, com- 
battuto; e quella violenza e quei contrasti erano al popolo 
presentimento che non avrebbe durato : oltre che le risorte 
fortune di casa Visconti rendevano più ineluttabile la sua 
precarietà. Quel birbo sì, ma profondo del Macchiavelli, con 
una cotal sua terribile e inesorata asperità soleva dire, che 
la natura dei popoli è varia; e però quando non credono più, 
bisogna essere ordinati in modo che si possa far loro credere per 
forza 2 : ma la forza e la violenza frenano, non cangiano la 
opinione. 

A quest'uomo per altro, che recava nelle cose urbane 
F acerba severità del campo, Brescia debbe più assai che agli 
altri Viscónti. Era una mente energica ed operosa : e forse, 
dove il dominio gli si fosse rassodato, né il sospetto l'avesse 
obbligato alle forti misure, sarebbe tornato più mite e ripo- 
sato il suo governo; come per lui fu la nostra città riconfor- 
tata di belle ed utili istituzioni, fra le quali sono a porsi le 
provvisioni sui pesi, come risulterebbe da due pesi bresciani 
marcati colla biscia, colla spazzuola e colla testa del moro, 
emblema del Malatesta (Tav. I, n. 8, 9). Ma fra le istituzioni 
che più altamente lo onorano è la riaperta zecca bresciana, 

1. Gino Capponi, Comment. Rer. li. lib. IV), dicono dalla Magra e dal 

Scrip. t. XVIII, col. 1138, il quale, Panaro in qua, riferibilmente però 

ed il Macchiavelli, che sembra ri- sempre ai Fiorentini, 

ferire le sue parole (Storie Fior. 2. 11 Principe - cap. VI. 



I) 1 2 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

di cui per l'appunto proponemmo parlarvi, perchè le notizie 
di quest'ultima non vadino disgiunte dalla sua memoria. 



IH. 



LA ZECCA BRESCIANA 

Benché Rinaldo Carli 4 non fosse lontano dal credere 
che nell'età longobarda potesse la nostra città battere mo- 
neta, non ha documento che ravvalori V ipotesi arrischiata. 

« Nessuna moneta bresciana del tempo longobardico (scri- 
vevami già dal 1847 il conte di s. Quintino), nessuna ». Meno 
ancora, soggiungerò, nell'età carolingia la infelicissima delle 
zecche italiane. Ha una carta dell' 878, 17 novembre, nella 
quale si danno alcune corti al censo di denarii boni fabricati 
expendibiles qualiler si in Brixiensi moneta pitblice ambulavcrint, 
dui in presentibus valentes 2 : ma qui non è cenno che di moneta 
al corso della piazza di Brescia, ben altra cosa che moneta 
battuta dal nostro Comune. Tentò il Gagliardi persuadere al 
Muratori 3 che la nostra città vantasse una zecca già dal 1042: 
ma prima della pace di Costanza è impossibile supporla. 

Anche un atto del 1088, quando non errasse nella data 
l' antico apografo, colla frase XL solidos imperiales monete bri- 
xie % non avrebbe che l'espressione del soldo imperiale se- 
condo il corso bresciano. 

Il primo cenno a me noto di moneta veracemente no- 
stra non risale che al 31 di maggio del 1184, per un con- 
tratto di quel giorno da me pubblicato, in cui si citano XII 

!.. Carli, Delle Monele e delle Zec- 3. Murat. Ani Hai. dissert. XXVII, 

che in Italia - t. HI, pag. 84. pag. 670. 

2. Codice Diplom. Bresciano, t. IV k Cod. Diplom. t. V delle Istorie - 

delle Istorie - pag. 62, n. Lll. n. X, pag. 75. 



DA PRINCIPI ITALIANI 313 

bonos mezanos Brixie, vel illius monete p. tempore currenlis 
que tantundem valeat. Il Gagliardi, ne'suoi Cenomani *, parla di 
zecca bresciana del 1162, ma fuor di proposito cita il Ca- 
priolo, che non ha quella data. 

Sembra indubitato che frutto della pace di Costanza 
fosse la nostra zecca: né so come dal Carli si accusi appunto 
il Capriolo d'aver asserito che a noi si concedesse nel 1162, 
quando cioè, nonché ottenerla, venivamo aggravati di fortis- 
sima taglia dal Barbarossa, ed obbligati a distruggere le no- 
stre mura, colmandone le fosse. Né col Biemmi avrem biso- 
gno della venuta di Federico in Brescia del 1186 per so- 
spettare conceduta in queir anno la zecca bresciana, delle 
cui monete due anni prima vedemmo le memorie, alle quali 
aggiungeremo un atto del Doneda stipulato il di 8 dicembre 
1184 2 , per cui sappiamo che allora cento soldi di mez- 
zani di Brescia equivalevano a cinquanta soldi imperiali 3 . 
Non era dunque il mezzano di Brescia che il mezzo 
soldo dell' impero. Ond'è, che quando leggesi nel Liber Po- 
teris Brixìce al 1187 ducentum et decem libras imperiales Bri- 
xiensis monetai 4 , dovremmo ritenerli quattrocentoventi lire 
dei nostri mezzani. In quanto alla venuta in Brescia di Fe- 
derico, il Capriolo non ne determina il tempo; e bene po- 
trebbe darsi che fossevi stato appena conchiuso il patto di 
Costanza. E tanto più ci persuade che dall'unica pace di Co- 
stanza derivasse la zecca bresciana, in quanto che già dal- 
l' anno in cui venne giurata (1183) i consoli bresciani con- 
venivano con quelli di Cremona 5 , che la moneta delle due 

1. Gagliardi, Stato dei Cenomani - Zanetti, pag. 20 - ivi non è detto 

pag. 127. che fossero mezzani di Brescia, 

2. Doneda, Zecca di Bresc. Edizione ma lo credo sottinteso. 
Bolognese del 1786, p. 16. Vigilili 4. Liber Poteris Brix. Cod. Pergam. 
sold. nostre monete. del secolo XIII - carte 9. 

3. Idem, ediz. 1786, con note dello 5. Doneda, Zecca di Brescia, ediz. 



314 BRIOSCIA SIGNOREGGIATA 

città corresse nelle loro contrattazioni allo stesso valore; che 
il popolo cremonese facesse la moneta dall' egual titolo della 
nostra, cioè de triginta et septem in micia, ma che Brescia la 
battesse al modo cremonese, e che l'atto fosse giurato ad 
ogni anno sino a tre lustri, salvo il sacramento della società 
lombarda fatto a Piacenza; di più che un maestro di zecca 
mandassero i Cremonesi a Brescia, perchè la fabbricasse al 
modo di Cremona. 

Vero è che un diploma del 945, pubblicato dal Volta 4 , 
ed a Lotario attribuito, parlerebbe di zecca nelle città di 
Mantova, di Brescia e di Verona; ma il documento è assai 
sospetto, e merita poca fede. Il fatto sta che noi sappiamo 
anche il giorno della incepta moneta Briociw, e fu il 2 maggio 
1184 2 ; e del trentuno di quel mese abbiamo la prima con- 
trattazione da noi ricordata, nella quale sia cenno della 
nuova moneta. Che se la cronaca stessa ci fa sapere che nel 
1205 moneta Brixie facta est, nuli' altro ne deriva che in due 
tempi venne battuta, e che la coniata in quest'anno fosse 
l'argentea, differenziandola da quella di lega, che primissima 
fu battuta; ed alla zecca, dirò così, del 1205 non dubito di 
attribuire la inedita n. 5 tav. T, e n. 2 tav. II. Né faccia caso 
il nome fre -f* imp. quando l'imperatore già più non era: 

di Bologna, pag. 25, in cui si legge 1. Zanetti, Zecche Italiane, t. Ili, 
nelle annotazioni l'intero atto che pag. 241. - Il Visi anch'esso (no- 
trovasi ancora nelle Zecche Ita- tizie storiche di Mantova) assen- 
nane del Carli (t. V, pag. 277).- sce d'aver conosciuto l'originale 
Questo importante accordo manca di quel diploma, benché mal concio, 
dellJ data. Ma la pace di Piacenza nell'archivio vescovile; malo Za- 
ivi detta recentissima, 1' Omobono netti ne dubita assai, 
console di Cremona, che lo fu nel 2. A. MCLXXXIIII die mercurj se- 
1183 (R. I. S. t. VII), Ruggerio cundo mirante madio incepta est 
tla Villa, che lo era di Brescia dal moneta Brixie. Doneda, Zecca di 
1182 al 1183, lo fanno argoineu- Brescia, ediz. di Bologna; ivi la 
lare di quest'ultimo anno. Cronaca di s. Salvatore, e l'ai- 




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forse i Bresciani volevano serbato il nome del concessore 
qual monumento della zecca ottenuta * e dell' alto dominio 
dell'impero serbato nella pace di Costanza. Questa moneta, 
posseduta nel secolo passato dal sig. Buzzoni di Brescia, del- 
l'argentea bontà di once 12 per libbra, e del peso di 43 grani 
bolognesi, chiamavasi grosso, a distinzione della più antica 
detta piccolo, dodici delle quali facevano il grosso, ovvero sol- 
do, che era la ventesima parte della lira, o mezzano, cioè 
della metà della grossa lira imperiale. Certo è del resto che 
lo Zanetti ha veduti gli esemplari della moneta, quasi dissi, 
bresciano -cremonese dopo l'accordo dell'anno 1183 eguali 
nella forma e nel segnale di zecca, e del peso già da quel 
tempo convenuto di un'oncia bresciana per trentasette. 

Il primo che pubblicasse impronte di monete bresciane 
fu il Rossi 2 . Il Muratori ne raccolse tre 3 , che lo Za- 
netti ha replicate: l'una è colla leggenda -J* fredericvs e nel 
mezzo i. p. r. (imperator) — ; dall'altro lato in giro alla croce, 
brisia (n. 1 della tav. II, in cui raccolsi le monete bresc. 
dello Zanetti). A questa risponderebbero le inedite del sig. 
Camillo Brozzoni, cioè n. 4 della tav. I, che si direbbe una re- 
plica con qualche varietà di zecca (omissione delle due punte 
alla lettera i); n. 3 (colle due punte, ma colla croce dall'al- 
tro lato prolungata e divisa al piede); n. 2 (eguale al n. 4, 
ma col circolo della croce non segmentato a globetti). 

La seconda del Muratori è coi ss. Faustino e Giovita— s. io- 
vita s. fnvs, e brisia dall' altra parte in giro alla croce, ne' cui 
lati le lettere i. n. p. r. (imperator) (tav. II n. 3). Ma se trovò il 
Doneda importante questa moneta, non lo è meno quella 
d'argento, inedita, del sig. Camillo Brozzoni, e della quale 

Ira di s. Pietro, pubblicate dallo 1. Zanetti, Zecche - t. II, p. 408. 

stesso. MCLXXXIIII Moneta bri- 2. Rossi, Memorie Bresciane- p. 18. 
xiensis faclu est. 3. MuRAT.Au/. Ital. M.Evi, t. XXVU. 



31() 



BRESCIA SIGNOREGGIATA 



ci permise il disegno (n. 1 tav. I). In giro alla protome di 
Federico è la parola -j* imperator; a tergo la croce coronata 
da -j- brisia. Una consimile ne publicò lo Zanetti (n. 4 tav. II) 
ed il Carli l ; ma la testa nimbata ed altre piccole diversità ne 
la distinguono. Certo è per altro eh' erra lo Zanetti nel 
sospettare che per l'unica ragione del nimbo porti la imma- 
gine di un santo. Quante immagini imperiali non si veggono 
nimbate nelle monete! A queste monete tutte imperiali dei 
tempi di Federico I aggiungeremo il grosso pubblicato dallo 
Zanetti (n. 2 tav. II) e l'inedito del Brozzoni, delle uguali 
leggende — FREdericus ng&emtor — *f- brisia — scritte Y una 
e l'altra intorno a due croci uguali. Nell'inedita per altro 
la prima leggenda è variamente distribuita, e due circoletti 
crociati la distinguono (tav. I, n. 5). 

Le più antiche delle imperiali da noi descritte mi parreb- 
bero le inedite n. 1 e 2 tav. I, e n. 1 tav. II, perchè simili a 
quelle di Cremona, perchè a forma scodellata e con parte di 
labbro non marcato come le mantovane del 1155, e perchè 
il loro peso risponderebbe al fissato nell'accordo del 1183 
fra i due comuni di Brescia e di Cremona. Questa lira si chia- 
mava dei mezzani, perchè imitavano il mezzano imperiale, di 
che si vegga lo Zanetti 2 , ed il cui valore intrinseco era di 
grani 4 d'argento, mentre 12 di esse formavano il soldo, e 
240 componevano la lira bresciana dell'entità di 960 grani. 

Altre monete correvano in Brescia nel secolo XII, anche 
dopo fondata la zecca urbana; ed erano la lira milanese 
(1101) 3 (1106) 4 ed i suoi denari vecchi e nuovi che il Carli 
non ha potuto definire 5 , il Soldo imperiale (1185) e il suo 

1. Zecche Ital. t. I, tav. II, n. 1. 3. Cod. Dipi. Bresc. t. V delle Storie 

2. Zanetti, nelle note alla II edizione presenti - pagina 80, numero XIX. 
della Zecca Bresciana del Doneda, A. Doneda, Zecca - Zanetti, p. 19. 
1780, p. 17. 5. Carli, t. V, pag. 30. 



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DA PRINCIPI ITALIANI 1)17 

Mezzano, la Medaglia ed il Denaro cremonese. Era questo 
equivalente alla Medaglia, una piccola moneta col nome di 
Federico, di soli otto grani; la metà quindi del denaro o pic- 
colo di Brescia. Il silenzio poi delle nostre carte dal 1200 al 
1244 sulla moneta bresciana non fu compreso dal Doneda, 
perchè non avvertì che il titolo mezanorum valeva per lei, 
come i solidos di una carta del 1109 l sono a tenersi sen- 
z' altro gì' imperiali. 

V erano ancora i Marabuti ricordati in una carta del 
1192 2 ; e discendendo al secolo XIII, v' era l'Asse, la quarta 
parte del denaro imperiale. Al Mezzano, che era appunto la 
metà della lira imperiale , corrispondeva il Terzuolo mila- 
nese, coniato nelle strettezze della guerra del 1161, a imi- 
tazione del quale fu battuto più tardi dai comuni di Brescia 
e di Verona, l'uno e l'altro dello stesso valore. 

Verso la metà del secolo XIII i contratti a moneta bre- 
sciana (mezanorum nostra? moneta?) si fanno meno radi, ed è 
probabile che al lento affievolirsi della imperiale potenza, 
fra l'evidente risollevarsi del nostro Comune, ch'era ap- 
punto in quegli anni più vivido ed operoso di cittadini prov- 
vedimenti, si pensasse alla zecca. Il grosso n. 3 della 
tav. II colla parola impeuator, ma colla sostituzione alla im- 
magine imperiale di quella dei nostri martiri Faustino e 
Giovita, sembra di questi tempi, come parve allo Zanetti an- 
che il mezzano n. 4: ma la scadenza della lega e la protome 
imperiale farebbe quest'ultimo dell'età di Federico I: per- 
chè non era supponibile che trovandosi allora il nostro Co- 
mune di parte guelfa, e tanto avverso agli Svevi, ne col- 
locasse le immagini sui nummi urbani. Erra poi lo Zanetti 
nel supporre in quella effìgie un santo protettore: perchè 

1. God. Dipi. t. V delle Storie, p. 89. rabulium etc. (Murat. Ant. Hai. 

2. Monaskrium Aquenigrcc, unum Ma- M. /Evi, t. V, col. 868). 



31S BRESCIA SIGNOREGGI AIA 

il nome intorno alle immagini dei nostri santi nelle patrie 
monete non manca mai, ed osservo ancora che se il nimbo 
parve documento allo Zanetti della sua congettura, nel 
numero 1 della tavola prima Y aureola non e' è. Ritengo 
adunque col Carli rappresentato lo stesso Federico, e giu- 
dico i due mezzani, che lo danno, coniati sul cadere del 
secolo XII. Una testimonianza della zecca bresciana ravvivata 
nella seconda metà del secolo XIII è un passo del Chronicon 
Parmense, in cui sotto l'anno 1259 narrasi che ne' tempi 
Ecceliniani Civilas Brixice . . . mutami bis monetarti K 

A vero dire dopo il 1 244 la moneta bresciana ritrovasi più 
di frequente rammentata negli statuti e nelle carte municipa- 
li 2 , che la ricordano per altro anche nel 1214 3 ; e noi ve- 
demmo che i Consoli della Giustizia per decreto del 1250 
dovevano avere un cavallo del valore di dieci lire della no- 
stra 4 moneta bresciana. Si sa che la lira imperiale di quel 
tempo valeva quasi uno Merlino. Ma in quanto a più esatti va- 
lori si veggano le belle tavole del Cibrario 5 , dalle quali può 
desumersi Y entità, nel medio evo, della nostra moneta. 

E che intorno alla metà del secolo XIII l' alacrità citta- 
dina provvedesse al corso monetario , emerge dallo statuto 
del 1249, pel quale si delegavano due galantuomini ed un 
giudice del podestà, che ad ogni quattro mesi dovessero co- 
gli assaggi riscontrarne 6 la voluta legalità, per togliere 
gli abusi delle leghe nel corso dei metallici valori; e nel 
1254 (3 giugno) Brescia, Cremona, Parma, Piacenza, 

1. Monum. Hist. ad Prov. Parm. et 3. Doneda, 1. cit. - p. 23, edizione 

Placent. periinentia. T. Ili , fase citata. 

Vili, p. 25. Panna, 1858. 4. Doneda, 1. cit. pag. 25 - e Stat. 

% Cod. Dipi, parte V e VI. - Luchi, Bresc. del sec. XIII. 

Cod. Dipi. Brix. presso gli eredi 5. Cibrario, Econ. Polit. - e. VII, 

Labus. - Doneda, Zecca di Bre- lib. III. Torino, 1854. 

scia ecc. pag. 22, ediz. Zanetti. 6. Statuti Municipali del secolo XIII. 



DA PRINCIPI ITALIANI 319 

Pavia, Bergamo e Tortona stipulavano fra di loro i patti 
d'una zecca uniforme *. Rappresentanti di Brescia furono 
in queir atto il giudice Zalterio Cucchi e Vassallo dei Con- 
cesii. Si decise allora che il denaro dei grossi valesse quattro 
imperiali, che si facesse una piccola moneta di mezzo denaro 
dell'impero, e che le medaglie avessero il valore di un quarto 
del denaro imperiale. Ma sembra che quell'accordo non 
avesse in Brescia qualche valore, perchè non trovo negli sta- 
tuti provvisione alcuna in proposito, e parecchie per quella 
vece che si direbbero opposte (^1254-1256). Ed un disordine 
monetario fu notato dallo stesso Doneda, fino a che sul chiu- 
dersi del 1256 la città vi si oppose con tal moneta bresciana 
di nuovo conio, che la lira potesse correre alla pari colla 
imperiale del 1244, rimettendola così sul piede antico. 11 
grosso di questa moneta parrebbe allo Zanetti, nel n. 6 
tav. II, il piccolo o mezzano al n. 7. Il numero 7 inedito 
della tav. I, posseduto dal signor Brozzoni, ignorato dal Carli, 
dallo Zanetti e dal Doneda, potrebb'essere dunque la Meda- 
glia, che è quanto dire la metà del mezzano; ed avremmo con 
ciò la serie intera della nuova moneta urbana. 

Gli statuti sulle monete si andavano aumentando, e dal 
1256 al 57 uscivano decreti — De computatione et valìmento 
earum ad rationem monete nove 2 — Quod omnis contractits 
fiat solum ad monetam novam — Et de ceteris fiard captiones ad 
monetava novam — quod Campsores habeant cisorium — De mone- 
tis proybitis etc. I quali statuti parevano dividere le monete 
in legali al corso (Grossi e Piccoli di Brescia, di Venezia e 
di Verona, i nuovi Grossi e Piccoli Mantovani, i Grossi di 

1. Neri, Osservazioni sul prezzo le- p. 27. - L'atto fu conchiuso in 

gale delle monete pag. 77. - Ar- Crema. 

gelati, t. V, p. 147. -Zanetti, 2. Statuti Municipali del secolo XIII 

nella Zecca di Brescia del Doneda, presso la Quiriniana - carie 158. 



320 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

Trento, della lega dei Grossi veronesi); in permesse, ma 
non ispendibili fra noi ecc. (Ambrosini grossi di Milano, le 
monete di Piacenza, di Cremona e di Pavia di 12 mez- 
zani), ed in vietate da condannarsi al taglio. Ma gli Aqui- 
lini, i Bolognini, i Parmigiani e gì' Imperiali milanesi furono 
dopo accolti nella classe privilegiata. E poi che il fiorino 
d'oro (stampato dai Fiorentini nel 1252) valeva in Bre- 
scia nel 1272 non più di dodici soldi l , nacque fra il Carli 
ed il Doneda un po' di discussione. Fu questa ravvivata da 
un passo della lettera che il comune di Brescia scriveva a 
Carlo II nel 1289, povero com'era di denaro, avvertendolo 
d'aver numerati per esso lui due mila fiorini d'oro e 600 
lire imperiali di moneta d'argento corrente in Brescia, e per 
altri 1000 fiorini in ragione di 32 soldi imperiali per ogni fiori- 
no d'oro secondo il corso bresciano. Il Carli suppose qui fatto il 
calcolo in ragione di soldi terzi, trentadue de' quali facesse 
l'imperiale, mentre dei Grossi ne bastavano dodici. Ingegnosis- 
simi tutti e due, sostennero mirabilmente le parti loro. Ma il 
Doneda per ultimo recava testimonianze alle quali non credo 
che il Carli rispondesse, e parveci che molto bene provasse 
l' alto valore della moneta bresciana collo scadimento in cui 
era discesa la lira imperiale dal 1249 al 1256, talché nu- 
merando sempre 20 soldi non ne valeva che 13 della 
nostra, che poi discese a non bilanciarne che 7 1/2. Fatto è 
per altro che verso il 1300 le lire imperiali di Brescia ri- 
sentirono un ribasso notevole fino a che non fu posta in 
campo una nuova divisione di moneta imperiale vecchia e di 
moneta imperiale bresciana nuova, per modo che la nuova 
del secolo XIII pigliò nel XIV titolo di vecchia. Pare che 
dopo il trecento e per questo appunto si coniasse un'altra 

1. MALY. Chron. R. I. S. t. XIV, col. 50. 



DA PRINCIPI ITALIANI 32l 

moneta, che il Doneda trovò più scadente dell'antica nelln 
lega, nel peso e nel valore. Ma se una di queste è il n. 8 della 
tav. II, essa fu trovata della antica bontà e del valore di 12 
denari dell'impero. Qui poi si veggono per la prima volta i 
ss. Martiri Faustino e Giovita col vescovo Apollonio, tutelari 
che furono e che sono della nostra città. Maraviglia lo Za- 
netti r insolito esempio d'una moneta in ambo i lati coniata 
così, e ne incolpa quasi Y imperizia o l' arbitrio dello zec- 
chiere, che si valse di un rovescio del Grosso antecedente in- 
vece di collocarvi la solita croce col nome brisia in giro *. 

Altri valori correvano in allora nella piazza bresciana del 
secolo XIV, in cui mentre il fiorino d'oro spenclevasi per 21 
soldi della nuova moneta (1306), il ducato d'oro (1310), 
quasi eguale al fiorino, ne valeva 22 e 4 denari dell'impero. 
Poi trovo gli Ambrogini per 9 denari (1309), e i denari par- 
migiani (1302), e i grossi di Venezia (1309) ad rationem octo 
imperialkmi. L'ultima moneta di Brescia è la celebre dei Pia- 
neti, che del 1311 erano già in corso colle loro suddivisioni 
in Pianeti, Soldi e Lire di Pianeti. Ma fino al 1350 duravano 
le imperiali; dopo il qual anno altra moneta non fu che di 
Pianeti, dove si eccettui la corte dei Visconti che in Brescia 
trattava costantemente a moneta imperiale. Certo volgevano 
altri tempi da quando vietato verso il 1156 dall' Enobarbo 
ai comuni di Mantova, di Bergamo e di Brescia l'uso della 
moneta di Milano 2 , la cui zecca avea tolta per favorirne 
Cremona, Brescia non badò all'impero, e continuò suoi 
commerci coi soliti denari della vecchia moneta milanese 3 . 

Qual fosse l'origine di quel nome; se derivasse dall'im- 
pronta di una stella, come narra Francesco Gallo 4 , e che 

1. Doneda, edizione Zanetti. 3. Atto 26 febhr. 1157 dei preti di 

2. Arch. Secr. di Crem. A, 66. - Il s. Andrea , presso il can. Onofri. 
Doneda non avvertì questo fatto. 4. Gallus, De Frucìibus etc. disp. 10. 

Odorici Storie Brcsc. Voi VII 21 



322 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

rimpetto alla piazzetta di s. Faustino maggiore vi si trovasse 
pur nel secolo XVII Y officina in cui si coniassero, è incerto 
ancora. Vero è si bene che la tradizione collocherebbe la 
nostra zecca nel luogo stesso ì . Il Doneda veggendo che i 
12 denari formanti il soldo si chiamavano Pianeti, ritrova 
naturalissima la conversione del nome 2 . Il Carli, osser- 
vando che i denari di Milano e di Cremona eran quasi sco- 
dellati, opinerebbe che le nuove monete si chiamassero Pia- 
neti dalla piana loro forma, diversa dall'* antica 3 . 

Ottavio Rossi molto bizzarramente inventaci un Planeto 
a modo suo 4 . Fatto sta che la moneta dei Pianeti e la im- 
periale delle città vicine serbavano lo stesso valore ; e forse 
i Bresciani, adottando quest'ultima, loro davano quel nome a 
separarla dalle due che si battevano da noi. 

Di quanti principi italiani signoreggiarono la nostra città 
non ci rimangono, o non conosco in fino ad ora, monete per 
essi fra di noi battute che dall'unico Pandolfo Malatesta, il 
quale facea coniare moneta imperiale non Pianeta. Egli 
stesso ci parla della zecca nel suo decreto 19 agosto 1406. 
Fieri fecimus et facimus prò presenti ad gener aleni fabricam 
nostrani monetarmi nostrce cimtatis Brixia? bonas et expendibiles 
tnonetas novas ad stampam nostrani ordinatemi eie. prcemissas 
vero monetas veteres reditximus ad pretiam idoneum etc. Ecco 
dunque le monete Malatestiane descritte nel decreto : 

Il Grosso nuovo argenteo (denari 26): n. 9 e 10, tav. IL 

Il Boldino (corruzione eli Bolognino) nuovo ci' argento 
(denari 13): n. 11 della tavola suddetta. 

Il Sestino nuovo d'argento (den. 6): n. 12 detta tavola. 

Il Quattrino nuovo d'argento (den. 4.): n. 13, 14 detta tav. 
corrispondente al denaro imperiale nuovo. Qui non appare 

1. Doneda, ediz. cit. - p. 53. 3. Carli, Zecche ecc. p. 143, t. IV. 

2. Doneda, Zecca Bresciana - p. 53. 4. Rossi, Mem. Brcsc. - p. 223, 227. 



DA PRINCIPI ITALIANI 323 

indizio di Pianeti. Narra il Capriolo che questi denarii minuti 
furono messi al bando dalla Repubblica Veneziana nel 1459. 
Ma il dubbio sta nel risolvere se i Pianeti fossero monete 
realmente bresciane; e poiché dovremmo a' tempi della Re- 
pubblica Veneziana tener parola del valore che durò lunga- 
mente sotto il nome di Lire e Soldi Pianeti, qui cesserebbe 
la storia della zecca bresciana, che realmente cessò nel 1421 
col finire in Brescia della signoria di Pandolfo Malatesta. 

Una moneta non abbiamo potuto aggiungere alle inedite 
della tav. I, spettante al Malatesta, e posseduta dal conte 
Morbio; onde al posto che le avevamo lasciato, collocheremo 
due inediti monumenti Malatestiani di pesi o campioni di bi- 
lancia^. 8 e 9, tàv. I) da Pandolfo introdotti nella sua città. 
Ma in quanto alla moneta, noi per altro possiam valerci della 
succinta descrizione che il Morbio stesso ne fa. — Denaro 
inedito d' argento di mirabile lavoro col ritratto di Pandolfo Ma- 
latesta signore di Brescia, e nel rovescio col s. Apollonio seduto ! . 

Una cosa n' è duopo aggiungere. Si è citata 2 una moneta 
bresciana coir effìgie di s. Andrea: questa prò tome potea 
bene desiderarsi dal comune di Brescia sulle sue monete; 
ma fino ad ora confesso di non conoscerne esemplari, come 
non né conosco di quella che secondo il Nassino 3 ed il Ros- 
si 4 fu battuta dallo spagnuolo leardo, quando nel 1515, in 
guerra coi Veneziani, fieramente ci governava col suo presidio. 

1. Morbio, Catalogo ragionato ed il- 3. Nassino, Memorie autografe ined. 
lustrato degli autografi e dei ritratti presso la Quiriniana. 

' dei celebri personaggi ecc. Milano 4. Rossi ; Annali di Brescia, ined. 
1857, per Bernardoni - pag. 143. Cod. Quirin. al 1515. - Anche il 

2. Muoni, Elenco [dì zecche italiane Gambara, nelle note a' suoi canti 

ecc. tolto dall'opera dello stesso, sulle Gesta Bresciane de' tempi 

intitolata Collezione di Autografi di della Lega di Cambrai, ne parla 

Famiglie Sovrane ecc. Milano 1858, (canto 111, nota 106). Brescia, 

per Colombo. presso Valolti, 1820. 



324 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

Doveva leardo appunto saldarne le paghe; nò sapendo come, 
fatta incetta d'argento, coniava in Brescia due monete, 
l' una del valore di cinque soldi planet, Y altra di due. Que- 
ste argentee monete ossidionali recavano da una parte due 
aquile, dall'altra la lettera Y: lettera iniziale d' leardo e 
marchio de' suoi decreti. Il signor Gelmini, raccoglitore di 
monumenti bresciani, ricordasi d' averla veduta. 

Già dissi che i ragguagli del Cibrario determinando colla 
possibile precisione i valori di zecca, mi risparmiarono di ri- 
cercali per la nostra. Siccome poi si fondano sui prezzi an- 
tichi dei prodotti dell'arte e della natura, non ho man- 
cato di pubblicare questi ultimi nel Codice Diplomatico, ad 
aumento di quelle notizie che sono dal Cibrario medesimo 
desiderate, 



IV. 



FILIPPO MARIA VISCONTI 

3.1422 A Pandolfo Malatesta era succeduto Filippo Maria Vi- 
sconti: ma l'anno prima della sua dominazione fu di triste 
augurio; perchè la pestilenza inavvertita dapprima, e quindi 
non più evitabile, coglieva la nostra città. Arrogi a questo 
che i reclami, le pretese dei banditi dal Malatesta sulla vio- 
lenza e sull' arbitrio di quelle confische vennero in campo ; 
e ne uscirono disordini, sentenze e componimenti infiniti. 
Un Rodolengo degli Isei cercò la restituzione, come dice il 
Rinaldi, del suo stato Iseano; ma rimasto deluso, e rinfaccia- 
tane al duca l'occupazione, pien di sdegno esulò: fu a Ce- 

1 . Un' altra monda autonoma direb- posseduta dallo Schweitzer. Ma 
besi dal Muoni battuta in Dega- forse quest' ultimo colse errore 

gna (!), distretto di Salò, e già nel luogo. 



DA PRINCIPI ITALIANI 325 

sena col figliuol suo Gottifredo, ed ebbe dal Malatesta acco- 
glienza ed uffici l . 

Non cessavano in questo mentre i lavori dintorno ai pro- 
pugnacoli municipali e del territorio. L'urbana rocca della 
Garzetta, i ponti, le muraglie, i forti di Cittadella, le rocche 
di Torrelunga, di s. Nazaro, di s. Alessandro, quali erette 
dai fondamenti, quali rimarginate (1423): da ciò le gravezze, 
le taglie, i balzelli gravissimi, insopportabili, peggiori che 
non ai tempi del Malatesta. Oldrado dei Lampugnani e Ja- 
cobino da Gostiole governavano Bressa con libertà di apichare 
et despìchare (!) senza far processo ne scrittura 2 . Di più, pa- 
rendo al duca poter ritogliere senza pericolo ad alcun luogo 
privilegi e concessioni, per poi rimeritarne i più costanti 
seguaci de' suoi divisamenti, sì lo faceva coi miseri Camuni, 
che indignati maravigliavano la slealtà del Visconti 3 : e chi 
crede che nei personaggi grandi i beneficii nuovi faccino dimen- 
ticare le ingiurie vecchie, s'inganna 4 . 

Né al duca bastando Forlì, parendogli poter disegnare 
qualunque impresa*, si volse ad Imola e l'usurpò; ed Angiolo 
della Pergola vi entrava in nome suo. Usurpò Faenza (1424), 
e già paventavano i principi italiani redivive le ambizioni dis- 
misurate di Giangaleazzo. Senonchè la militare fortuna di 
Francesco Carmagnola, il suo carattere fermo ed altiero, la 
grandezza forse de' suoi servigi 6 punsero l'animo del duca 
di quegli occulti sospetti di che nessun principe liberarsi al- 
l' intutto mai non potrà. 

Arrogi a questo, che i nemici del Carmagnola desiderosi 
di annientarlo per tutto osare da poi , assiepato il pauroso 

\. Rinaldi, Monum. d'Iseo, cit. p. 35. 4. Macchiav. il Principe - cap. VII. 

% Miscellanee di notizie spettanti a 5. Macchiavelli, Stor. Fior. - 1. cit. 

Brescia, Cod. Quiriti. C, I, 13- 6. Manzoni, Nozioni storiche premesse 

3. P. Gregorio , Traltcn. - p. 487, alla tragedia il Carmagnola. 



326 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

m«5 Visconti, di quei sospetti lo empievano; sicché Francesco 
dovette convincersi che non è fortunato condottiero senza 
nemici, e che il Visconte più non era per lui. Essendogli un 
dì negato fino al parlare col duca, rivoltosi a Filippo di egli 
vedea dalle balestriere, gli rimproverò la sua ingratitudine, la 
sua perfidia, e giurò che ben tosto ei si farebbe desiderare da 
chi non voleva allora ascoltarlo; poi die volta al cavallo e partì i . 
Giunto il Carmagnola a Venezia il giorno 23 febbr. del 1425, 
fu preso al servizio della Repubblica con trecento lance. 

Al cadere del venticinque, stanchi i Fiorentini di lor 
guerra infelice contro al Visconti, pregavano Venezia di 
congiungere le sue air armi loro; eia titubante e sospettosa 
Repubblica, francata per la scoperta d'una vii trama del 
duca contro al Carmagnola d'ogni paura d'infedeltà del 
condottiero, strinse coi Fiorentini la chiesta alleanza (4 di- 

a.j426 cembre) per dieci anni. Alla quale s' accostavano i marchesi 
di Savoja, Alfonso d'Aragona, gli Elvetici, gli usciti di Ge- 
nova, di Mantova e di Ferrara: e il 26 di quel mese, intimata 
la guerra al Visconti, fu dato il comando di tutte l'armi a 
Francesco Carmagnola 2 . 

Già da qualche tempo le gravissime taglie con cui Filippo 
angariava, come abbiam detto, la provincia nostra per sop- 
perire allo spendio delle costrutte fortezze, e le vessazioni 
d' ogni maniera avevano esasperata la nostra città: avevala 
indignata più ancora la superba repulsa fatta dal duca ai 
nostri ambasciatori chiedenti qualche sosta o diminuzione 

1. Manzoni, 1. cit. Sphortice, Rer. IL Scrip. t. XXI, 

2. Chi bramasse più dettagliate no- col. 201), lo Stella (Ann. Gen. 
zioni intorno a questi fatti del ce- Rer. IL Se. t. XVII, col. 1281 ), 
lebre venturiero, vegga il Billia il Chron. Tarv. (R. IL Scrip. 
(op. cit. 1. Ili, col. 45, Ber. Hai. t XIX, col. 846 e seg), il Sanuto 
Scrip. t. XIX, e col. 72, e seg.), (Op. cit. col. 978), il Bracciolino 
il Simonetta (Hist. Rer. GesL Fr. (Hist, Fior. R. L S. t. XX ecc.). 



DA PRINCIPI ITALIANI 327 

di quelle taglie, e che rimandò senza pure ascoltarli. 11 
perchè un pugno di risoluti già meditava i modi della rivol- 
ta l ; ed avean già i guelfi mandati alcuni della parte loro ai 
Veneziani profferendo alla Repubblica la nostra città, purché 
ne la togliesse al giogo di Filippo Visconti 2 . 

La severità dello storico debbe cedere per altro il luogo 
al desiderio del cittadino , che fosse stato cioè più generoso 
il fomite di quella trama. È detto dal Billia come il Carma- 
gnola, che ne fu, chi sa forse, promotore, avesse convenuta, 
ci duole il dirlo, dove pecuniam omnium proditorum mer- 
cedem, e dove ancora Venetiis civitatem nobilitatevi. 

Comunque fossero le cose, Pietro ed Achille degli Avo- 
gadri, Gherardo Averoldi, Giacomo Mazzola, Pietro Sala ed 
alcuni altri congiurati, raccogliendosi a Gussago presso 
Pagnone dei Racagni homo magnae doctrinae 3 , deliberavano 
di torsi al giogo di Filippo Maria. Alcuni fidati di quella 
terra preparavano ponti, scale, congegni d' ogni fatta per 
l'assalto delle mura; e all' opera secreta un Domenico del 
Pozzo, uomo astuto e da ciò, sopraintendeva, mentre Anto- 
nio della Blonda, discese le fosse della città, come ad estrarne 
le sabbie, scandagliava il profondo di quelle gore \ Dicesi 

1. Né il Carmagnola era estraneo a quale il Brognoli (Aneddoti cit. ) 
quelle mene delle quali parrebbe ebbe tratto il racconto della con- 
nel Billia il primo autore. - Pri- giura , e che ci duole non veder 
mum quidem tenlati (Caramagno- pubblicato in quel suo coscienzioso 
la) Brixienses, quod et finibus lavoro. Una parte di quel processo 
vicinores erant, et ex his plerique si darà nel Cod. Diplom. a. 1426. 
velut in clientelane Carmagnola 4. Ed il Billia qui pure farebbe sug- 
obnoxii .... precipue duo sunt geritore il Carmagnola de 1 modi 
operam polliciti (op. cit. col. 86). più adattati a prendere la città. 

2. Benemerenze delle valli Trompia. e Et rem et diem componit, quo aut 

Sabbia, Codice ricordato. unam portarum capiant, aut... 

3. Processo formato ad istanza del nocte muros perfodiant: se cum 

comune di Gussago nel 1499, dal exercitu affuhirum e/c. (1. e. col. 86). 



328 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

3.1*26 ancora non mancassero traditori nella ròcca, pronti ad ucci- 
dere il castellano *. D'altra parte l'Avogadro, scorse le valli, 
appuntava uomini fedeli ed animosi perchè si radunassero 
la notte dal 10 al 17 marzo a certo luogo: altro non aggiu- 
gnea. Giovanni Masperoni in Franciacorta, altri nobili in 
altre terre per una accolta di pochi, ma gagliardi, s'adope-' 
ravano. Venuta quella notte, un nerbo di seicento tutti chiusi 
neir armi aspettavano silenziosi un comando. 

Essendo l'Avcroldi a Gussago, chiamato in Brescia per 
sospetti 2 o per altro dal capitano del duca (era in venerdì), 
rispondeva che al sabato imminente, o tutt' al più la dome- 
nica di buon mattino sarebbe venuto : e fu puntuale. Perchè 
preparati in città e nelle proprie case alcuni villici suoi, 
venia lor fatto di rompere nella notte assegnata le nostre 
mura presso la porta dell' Albera, che si apriva tra le due 
delle Pile e di s. Giovanni 3 . Il Quagliotto, l'uno di questi 
che fu primo ad assalire il forte della Garzetta, colto da un 
sasso, morì, e fu primo sangue de' nostri per la Repubblica 
Veneziana. Tommaso Pulesella guardava intanto la breccia 
dell'Albera. Dato il segno alle genti appostate a Torricella, 
appressavano alle mura, cui gittali i ponti scalavano ad un 

1. Ferlur et usque intra arcem prò- agli stipendi suoi, onde intorno a 

ditores invertisse, qui prcesidem Brescia erasi accolto in queir irn- 

occiderent, 1. e. presa il fiore degli italici capitani. 

2. Aveva il duca mandato a Brescia 3. Medium ferme crai noclis...primum 

in qne' giorni un Oldrado qui vi- inde in platea per vias undique 

deat ne quid tumulclus aut peri- Venetum nomen conclamanti atque 

culum in civilate oriatur (Dilli US, is ierror expergefecil omnes qui 

1. cit). Ma perchè, soggiunge lo prirnum oh tubarum atque armo- 

Slorico Milanese, brixienses mu- rum fragorem attoniti; mox ut 

Tàtionem SUNT avidissimi, man- Carmagnolam sensere, domi fem 

dovvi ancora Francesco Cotignola quiescebant...nec aliud ea nocte 

suo condottiero; indi a poco a poco prcclcr nudam urbem cepil { Bil- 

tutli gli altri più celebri che avesse lius, 1. cit.). 



DA PRINCIPI ITALIANI 



329 



tratto, mentre la porta dell'Albera veniva presa dai congiu- 
rati di dentro *; e dopo un sanguinoso rabbuffamento (però 
che giunti ancor non erano i Valsabini, i quali sopravvenivano 
nel giorno dopo a mantenere gli occupati posti), le genti del 
duca furono respinte in cittadella nuova e dentro i ripari 
del castello. 2 . 

Ma un valoroso, che gli storici nostri non degnano pur di 
ricordo, facea prodezze in quella fazione. Quante volte la rie- 
scita di una grande impresa è dovuta all'ignoto che si aderge 
fra le grandi concitazioni, le volge a lieto fine, poi scompare 
ad un tratto, sicché la storia non ha pur tempo di registrarne 
il nome! E quello di Emiliano Nassino, di un uomo cui vera- 
mente fa dovuto l' acquisto dell' Albera e di Cantone Bagno- 
lo, sarebbe perito, se non fosse il processo che per avventura 



Ma si oda un cronaco nostro (Cod. 
Quir. C, 1, 13. Misceli, bresc). «Una 
notte pochi dì poi fecero entrar de 
Valsabia et de Valtrompia 6000 
uomini con le arme , et dentro 
rompeno li muri all'Albera. Et su- 
bito la città fu in arme ... La mat- 
tina in lo far del zorno se trovo 
sulla torre della Pallata lo sten- 
dardo del glorioso s. Marco , et li 
cittadini armati come s, Zorzi non 
aspettano essere assaltati, ma as- 
saltano. - Essendo dentro castellai! 
della Rocca di Porta san Giovanni 
Ludovico Poro milanese con sette 
figliuoli pareveno ziganti, tutti huo- 
mini de fatti quali furono gitlati 
da la cima de la torre fuori dei 
muri a capo chino». (Cron. ined.). 
Brognoli , Anedd. cit. Ma perchè 
meglio si conoscano le condizioni 
topografiche delle rocche di quel 



tempo, eccone un cenno che noi 
leviamo dal Bracciolino scrittore 
contemporaneo ( Hist. Fior. Ber. 
It. Scrip. t. XX, col. 340J. Brina 
tribus millibus passunm in circuito 
patens, tres firmissimas arces con- 
tinet. Prima in monte... separata 
a moenibus duplice latoque muro, 
ac frequentibus turribus cingitur. 
In ejus medio . . . turris incjens 
egregii operis a reliquis cedificiis 
disj uncla. Paulo inferius ab utra- 
que muri parte murus altissimus 
ducitur frequentibus turribus, qui 
alterata ampliorem efficit arcem a 
civibus inhabitatam. Ab ea ad in- 
feriora urbis loca , ad portam 
usque quee Garzetla dicitur , et 
ipsa operis munilissimi , urbem 
dividit murus lalissimus, frequen- 
tibus propugnaculis distinclus. Ab 
hoc muro et alius ad dexterum 



330 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

un altro dei Nassini cent'anni dopo ha conservato *. Ed io 
lo noto, perchè se la Repubblica dimenticava il povero Emi- 
liano, la sua memoria almeno sia consacrata per queste pa- 
gine alla tarda ma sempre ambita estimazione dei posteri. 

Quel processo lo dice di chiara stirpe bresciana, poten- 
tissima per aderenze e per facoltà nella Yaltrompia 2 . Ad 
ogni modo mentre gli Avogadri, l' Averoldi, il Sala ed il Maz- 
zola tramavano a Gussago, il Nassino facea segreto aduna- 
mene d'uomini per quelle valli, nelle quali assai poteva il 
suo nome 3 ; ed esortando le intere Comunità all'alta im- 
presa, stabiliva come luogo di ritrovo alle sue genti la terra 
di s. Vigilio 4 . Poi sul cadere del sabbato precedente air as- 
salto, deviate Tacque del fiume Celato, asciugava per tal 
modo le fosse della città 5 ; ed era astuto suggerimento a 
meglio guadagnarne gli spaldi. Quand' ecco farglisi incontro 
un Guialino da Savallo, uomo sospetto, cui mandavano gli 
ufficiali del duca di Milano in Valtrompia ad esplorare che 
mulinassero fra di loro quelle buone lane dei valligiani; e 

lalus ad Portarti Pilarem produ- 2. Quod diclus Milianus est civis Bri- 

ctus, quo efficitur terlia et nova xiae et est de familia de JSassi- 

arx secundce juncta. Intra liane nis etc. et multum poiesi in valle 

planities est ad quartam fere urbis Trompia etc. 

partem, duabus fere portis distin- 3. Suscepit onus et curam regulandi 

età in qua Guelfi habitant. Cetera et cohadunandi universos homines 

urbis loca a Ghibellinis incoluntur. de Valletrompia ad muros civila- 

Carminiola . . . urbis regione cui tis etc. (ivi); ed altrove: fecit omnia 

nova arx imminet deditione rece- Comuniavocarihortando ipsos ho- 

pta, eam cum civibus etc. mines ipsorum Comunium ut es- 

I. Memorie di Paudolfo Nassino: pre- sent boni amici eie. 

ziosissimo Autografo Queriniano del 4. Et venit ad S. Vigilivm et regula- 

secolo XVI, C, I, 15, pag. 164, e vii omnes homines Valìis eie. 

seg. Informatio assumpla de con- 5. Accipi fecit aquam fluminis Salati 

ditione et benegeslis Miliani Nas- quod labiiur in foveas ipsius ri- 

sini Anno MCCCCXXX, die XXIX vilalis ut, siccalis fovcis, facilins 

Inlj. - Cod ÌJiplom. a. U2G, introitili feri posse!. 



DA PRINCIPI ITALIANI 331 

il Nassino a pigliarlo, chiuderlo nella casa di un congiurato 4 , a.«2* 
né rilasciarlo che ad impresa compiuta. 

Poi fatto certo che gli uomini di Franciacorta erano al- 
l' ordine, e che guidati da Rizzardo Masperoni e Tommasino 
Pulesella venivano alla volta della città 2 , riordinati in s. Vi- 
gilio suoi montanari, di concerto colla squadra di Nave e colle 
genti condotte da Girardo Averoldi e per altri della congiura, 
ne li condusse a s. Bortolomeo, dove congiunte le sue alle 
accolte masnade di Franciacorta e del territorio suburbano 3 , 
s'avanzò fin sotto Cantone Bagnolo, e avuto il segnale dai 
collegati ch'erano sulla torre di quel baluardo, egli, il Nassino, 
circondato da quanti della sua famiglia potè avere con sé, 
cominciò il primo a battere fieramente con un palo di ferro 
le mura 4 . Gli furono intorno gli alpigiani, ed aperta in poco 
d'ora un'ampia breccia, le vie della città furono invase. Bada 
Emiliano a quel che fai! gli disse alcuno degli accorsi allo 
spettacolo inopinato. Non abbiate paura, so quel che faccio, 
rispondeva il gagliardo : io combatto a nome della Repubblica 
Veneziana 5 ; bensì voi mi potreste dar mano coli 3 armi vostre. 
Poi messosi alla testa di sessanta montanari, si piantò im- 
mobile a difesa della torre e del bastione, mentre che il 
marmagliume s' era gittato vergognosamente al sacco delle 

1. Cornino dei Bassi di s. Vigilio. palibus ipsorum vallium, et sic 

2. Oltre al processo da cui tolgo i fatti, iverunt ad sanctum Barthola- 
il documento III pubblicato dal no- mceum, ubi se comunicaverunt cum 
stro Cocchelli (Documenti per la hominibus de Franciecwrle. 
Storia patria) ne accerta che Ro- 4. Vidit ipsum Milianum cum uno 
vato mandò suoi uomini con de li palo feri frangere predictos muros. 
altri de Franciacorta a tor Bressa Ivi. 

al Duca de Milano. 5. Miliane respice quid facis. Et ipse 

3. D'altri condottieri parla il processo, respondebat: noìite timer e , quia 
e fra questi di Filippo Zola da Mar- facio sub nomine Due. Dom. Ve- 
tinongo, Giacomo Bonamici e Gio- netiarum; et eos exortabat ut vel- 
vanni .... qui erant ex primi- leni se ponere in armis. Ivi. 



332 BRESCIA SIGNOREGGIATA 

a . 1426 attonite contrade 1 : attonite di tal maniera, che vo' con- 
tarvi questa. 

Abbattendosi in quella un popolano in un suo compa- 
gnone, buon dì compare, gli disse, che novità ? Cose grosse, ri- 
spose l'amico; im momento ancora, e noi saremo dei Veneziani. — 
fiiavolcredici ! come può essere? — Lo vedrai ~. E detto fatto 
corse a casa per nascondere sotterra un gruppetto di ruspi 
che temea n'andassero in valle; ma nascosti appena, eccoti 
i valligiani correre a furore per la città. 

Veduta finalmente il nostro Emiliano secura la breccia 
di Cantone Bagnolo, volò co'suoi fedeli Triumplini alla rocca 
di Porta Pile, ed ivi con intoppi e barricate di graticci, di 
carri, di bottami, di tutto che gli venisse a mano asserragliò 
l' inimico in quel ridotto sì che l' uscita gli fosse tolta 3 . E 
quando il Carmagnola, come diremo innanzi, ottenuta Porta 
Pile progettò quel gigantesco recinto di cui doppiamente rac- 
chiuse le cittadelle, e del quale fanno gli storici le meraviglie, 
provveditore dei legnami e dei materiali di si grandioso la- 
voro troviamo appunto il buon Nassino; e munito di man- 
dati 4 lo vediamo farne incetta per le valli e pel territorio. 

Quattro anni dopo un povero vecchio domandava alla Re- 
pubblica l' ufficio della guardia notturna delle nostre mura, 
non foss' altro per quel po' di bene che avea fatto per essa. 

1. Multi et multi currerunt per ci- foret, vidit jam esse factus in- 
vitatemi ad derobandum. Ipse cum troilus. 

personis fortasse sexaginta reman- 3. Et postea eadem die . . . fuit . . . 
sit continue ad custodiam fractu- cum dictis montanariis facere re- 
ree dicti muri. paros et obstaculos cum vcgelibus, 

2. Et ipse teslis respondit: quomodo tinaciis, plaustris et aliis ligna- 
potest hoc esse? Et ille ait: tu minibus contra Rocham Pillarmi 
videbis; et his dictis, reversus fuit ne inimici qui in ea erant possent 
in domo, et accepit certos dena- eos offendere. Ivi. 

rios . . . et eos sub terra abscon- 4. Registrali da Pandolfo Nassino in 
dit . . . dum aulem postea reversus calce al processo. 



DA PRINCIPI ITALIANI 333 

E la Repubblica immemore che al vecchio doveva il primo 
assalto di quelle, chiedea per lettere al podestà di Brescia 
chi fosse questo Emiliano, e quali titoli avesse a meritare 
T ufficio *. Ingrata ! 

i. Ducale di Frane. Foscari 7 luglio simo nel ricordato Codice Quiriti. 
1430, serbataci dal Nassino mede- pag. 164, primo indice. 



FINE DEL VOLUME SETTIMO. 



INDICE DEL VOLUME SETTIMO 



COMPRESA L'APPENDICE DEI. VOLUME SESTO 



Prefazione Pag. v 

Codice Diplomatico Bresciano. 

Continua il Comune Bresciano fino alla morte di Federico II, cioè 

fino al 1250 9 

Serie dei documenti 141 

Brescia signoreggiata da principi italiani. 

(Di Cristo 1332 - 1426) 

Capo I. Scaligeri e Visconti 145 

« II. Pandolfo Malatesta .263 

« III. La zecca bresciana 312 

« IV. Filippo Maria Visconti 324 



COLLOCAZIONE DELLE TAVOLE 

Tavola I a pag. 314 

« Il « 316 






UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 
945 25 0D5S C001 V.7 
Storie bresciane dal primi tempi sino al 



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